Studenti: le differenze
di tipo socio economico contano poco in Italia

Un dato positivo rilavato dall’Ocse

Giudizio più che positivo da parte dell’Ocse sulla scuola italiana.
La nostra scuola, infatti, riesce meglio delle altre in Europa a ridurre il divario tra due diverse categorie di studenti: quelli più abbienti e i meno abbienti.
Questo avviene per quanto riguarda le competenze linguistiche e matematiche.
Vero è, purtroppo, che finita la scuola dell’obbligo le disuguaglianze riemergano, ma questa è un’altra questione.
A diffondere l’informazione è stato uno studio elaborato dalla Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico basato sul confronto tra i dati delle indagini Ocse-Pisa sulle competenze scolastiche e sulle competenze degli adulti (26/28 anni).
I dati sembrano confermare il tratto “inclusivo” della scuola italiana. Fra le nostre e i nostri quindicenni le differenze di natura socio-economica di partenza pesano meno che in altri Paesi e ciò non può che essere letto come un fatto assolutamente positivo.

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Il punto

Una piccola meritata “rivincita”

Essere uno studente proveniente da una famiglia abbiente o da una meno abbiente ha il suo peso.
è ciò che ha misurato il recente studio a cura dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. In Europa a fare meglio degli altri Paesi è proprio l’Italia, che, spesso bacchettata dalla stessa Ocse, dopo questa rilevazione ha avuto modo di prendersi la sua piccola, meritata, rivincita.
La sfida per il futuro?
Far sì che tali differenze pesino sempre meno anche una volta terminata la scuola dell’obbligo.


Una strategia per il futuro

Se è vero che le differenze di tipo socio-economico tendono a riemergere una volta finita la scuola dell’obbligo, occorre investire sull’acquisizione di competenze lungo tutto l’arco della vita.
Grazie a questa strategia, dovrebbe essere più semplice minimizzare le disuguaglianze, mettendo i giovani in condizione di poter valorizzare il loro talento, la loro creatività e la loro intelligenza.