«Ci sono ottimismo e segnali positivi
Ma la Regione deve fare di più»

Tonelli (Coldiretti Emilia Romagna): «I problemi sono tanti»

MAURO Tonello, lei è il presidente della Coldiretti Emilia Romagna: è ottimista sul futuro dell’agricoltura regionale?

«L’ottimismo è d’obbligo: l’agricoltura ha sicuramente un suo valido futuro grazie anche all’attenzione crescente per il cibo e l’alimentazione, che ci fanno ben sperare. A frenare l’ottimismo è l’interrogativo su quanto tempo impiegheranno a comprendere le potenzialità future anche le istituzioni, in particolare la Regione che ha tante competenze in materia agricola. In questo senso non è facile essere ottimisti, viste le lentezze e le inefficienze dimostrate fin ad oggi. Andando incontro al futuro, oltre alle risorse è importante avere anche idee ed iniziative con prospettive concrete. Va bene innovazione e internazionalizzazione, ma bisogna avere anche le aziende ancora vive per poter essere protagonisti. Il rischio, con le nostre lentezze, è che si arrivi tardi».

Come è andato il 2016?

«Il 2016 è stato un anno iniziato con tante difficoltà, ma grazie anche ad interventi legislativi, come l’etichettatura per latte e derivati, e le norme fiscali, ad esempio sull’Irpef, l’annata si è conclusa in generale con segni positivi, anche alla luce del fatto che il settore agricolo nel 2016 è stato fondamentale per l’occupazione, con una crescita del 16%, decisamente al di sopra dell’incremento medio dell’occupazione regionale che è risultato del 2,4 per cento, e che ha trainato le esportazioni con un incremento annuo del 7,3%, contro una crescita media regionale dell’1,5%. I problemi sono comunque ancora tanti».

Dove si è sofferto di più?

«Nel 2016 il comparto più in difficoltà è stato ed è ancora quello delle colture estensive. Nel settore dei cereali i produttori dell’Emilia Romagna hanno perso più di 70 milioni di euro per il crollo dei prezzi del grano, diminuiti rispetto allo scorso anno del 43 per cento per il grano duro e del 19 per cento per il tenero, senza che questo abbia portato nessun beneficio per i consumatori, in quanto non ci sono stati cali del prezzo del pane o della pasta. Purtroppo gli agricoltori subiscono in tanti casi sistemi di rilevamento prezzi alla produzione inadeguati e penalizzanti».

Dalla crisi del grano a quella dei suini: soluzioni?

«Ovviamente non esiste la bacchetta magica, ma ci sono passi importanti che possiamo fare, ad esempio, per quanto riguarda i cereali, con sistemi di rilevamento dei prezzi più efficaci. In generale, per tutti i comparti, oltre a misure specifiche bisogna estendere il sistema dell’etichettatura. Sta per arrivare l’etichetta obbligatoria per la pasta, ma dobbiamo arrivare ad etichettare anche, ad esempio, i salumi e i prosciutti. Non è più possibile che 2 prosciutti su tre arrivino dall’estero senza che il consumatore lo sappia. Poi, chiaramente, noi italiani dobbiamo accrescere la capacità di valorizzare e promuovere al meglio i nostri prodotti, esaltandone i lati positivi, anche dal punto di vista salutistico».

Da dove arrivano i segnali positivi?

«Vi è già una atmosfera più positiva nella ricerca del made in Italy, non solo nei consumatori, ma anche sul fronte di chi lavora e trasforma i prodotti agricoli, anche da chi fino a ieri lo snobbava. Questo, è evidente, non vuol dire che è già tutto fatto, ma che comunque ci sono i presupposti affinché possano avviarsi veri sistemi di filiera».

Cosa vi aspettate dalla Regione?

«L’impegno ormai è a tutto tondo, ma oggi vi sono più difficoltà a farci capire a livello regionale che non al livello nazionale. La Regione ha un ruolo molto importante sul fronte agroalimentare, per cui diventa fondamentale una istituzione aperta ad un confronto approfondito per affrontare questioni che vanno dallo snellimento burocratico alle politiche di filiera».

Dove serve più impegno? Anche a livello nazionale.

«Bisogna sciogliere il nodo dei Distretti produttivi. Non possiamo avere una Regione che non recepisce leggi nazionali senza nemmeno capirne il perché. In Emilia Romagna si insiste sulle organizzazioni inter professionali, di cui non si trova un caso positivo in tutta Europa, e si rifiuta a priori l’esperienza dei Distretti, di cui possiamo invece trovare qualche esempio funzionante».

Su quali punti Coldiretti si concentrerà nel corso del 2017?

«Come sempre, saremo impegnati a promuovere l’attività degli imprenditori agricoli in un’ottica di bene comune, quindi i nostri punti di impegno saranno difendere gli interessi dei nostri agricoltori e garantire ai cittadini e ai consumatori produzioni sicure e una corretta gestione dell’ambiente e del territorio».

Ha un obiettivo particolare?

«Dare tutte le possibilità a chi ci governa di cogliere gli apporti positivi che agricoltura e pesca, insieme con la buona cooperazione, possono dare alla società civile e all’intero Paese».

Un consiglio a chi vuole fare impresa in agricoltura?

«Il consiglio è di non credere alle chimere: il nostro settore si è molto specializzato e complicato. Oltre ad avere bisogno di investimenti molto robusti, non è più il mondo dell’avventura e delle improvvisazioni. Come in qualsiasi altro settore occorre una attenta analisi di costi e ricavi. Questi sono i capisaldi, ma è chiaro che per chi vuole fare impresa l’agricoltura può offrire e ricevere un valore aggiunto in termini di qualità e salubrità sia alimentare sia ambientale».

 

 

 

 

 

 

 

SERVONO RISPOSTE

«Non possiamo avere una Regione che non recepisce leggi nazionali senza capirne il perché»

IL BILANCIO DEL 2016

«Il 2016 è iniziato con molte difficoltà, ma grazie anche ad interventi legislativi l’annata si è conclusa con segni positivi»

CEREALI IN DIFFICOLTÀ

«Nel 2016 il comparto più in difficoltà è stato ed è ancora quello delle colture estensive. Nei cereali i produttori hanno perso milioni»

ETICHETTA OBBLIGATORIA

«Sta per arrivare l’etichetta obbligatoria per la pasta, ma dobbiamo arrivare ad etichettare anche i salumi e i prosciutti»