«Più aggregazione, meno burocrazia
Così possiamo cambiare marcia»

Dosi (Cia Emilia Romagna): «Dobbiamo puntare sull’estero»

PIÙ AGGREGAZIONE e meno burocrazia. Condensa in queste parole le aspettative del mondo agricolo Antonio Dosi, presidente della Cia Emilia Romagna, a conclusione di un 2016 che ha messo in evidenza aspetti positivi, ma anche criticità. «Nonostante l’agricoltura sia ancora un settore trainante per l’economia italiana, gli agricoltori non beneficiano del valore aggiunto che essi stessi producono – sostiene Dosi -. Solo con una minore burocrazia è possibile cambiare marcia. Alcuni segnali ci sono già stati, ma servono misure più efficaci per mettere gli imprenditori nelle condizioni di lavorare meglio e competere in Europa. Dal canto loro –dice ancora il presidente Cia – gli agricoltori devono diventare più imprenditori, fare squadra e aggregarsi. Per portare le nostre tante eccellenze agroalimentari sui mercati internazionali questa è l’unica strada da percorrere».

SE PER il parmigiano reggiano e per il settore suinicolo c’è stata una inversione di tendenza dopo anni di profonda crisi, il 2016 è stato più difficile in altri settori: in particolare è stata un’annata critica per la cerealicoltura dove l’ottima qualità del frumento non ha avuto la giusta remunerazione, con prezzi molto al di sotto dei costi di produzione. «E’ andata meglio per la frutta che ha dato risultati ‘decenti’ anche per quelle colture ormai considerate non sostenibili come ad esempio il pesco e la nettarina – sottolinea Dosi -. Non hanno invece brillato le susine mentre risultati incoraggianti sono stati espressi dalle albicocche e dalle ciliegie. E’ andata bene anche la pericoltura, nonostante il grave problema della cimice asiatica in alcune aree produttive». Per la Cia l’agricoltura ha bisogno di essere rimessa al centro delle politiche e degli interventi nazionali ed europei («è ora di cambiare», recita lo slogan lanciato alcuni mesi fa dalla Confederazione) affinché si riappropri, rafforzandolo, del suo ruolo lungo la filiera del valore. «Ci sono questioni aperte – elenca Dosi – come la mancanza di aggregazione e pianificazione per la produzione e la commercializzazione, l’acuirsi della volatilità dei prezzi all’origine, la non copertura dei costi di produzione per diverse colture e la disparità del costo del lavoro fra aree geografiche italiane: da qui la domanda su come in Emilia Romagna si possa continuare a competere con questa situazione. Poi ancora le criticità riguardanti la gestione delle calamità naturali, le problematiche fitosanitarie delle colture (dalle aflatossine per il mais, alla batteriosi che colpisce il kiwi, fino alla cimice asiatica che già molti danni ha procurato a diverse colture), senza dimenticare i danni da fauna».

DOSI punta il dito anche sull’appesantimento che deriva dal frazionamento delle competenze:«Con quattro Ministeri interlocutori del settore agricolo, ovvero Agricoltura, Salute, Esteri e quello dello Sviluppo Economico – precisa Dosi – non si riesce ad alleggerire l’effetto macigno dell’entità degli oneri burocratici che gravano sulle imprese agricole, schiacciate dalla burocrazia, una Pubblica amministrazione farraginosa ed esosa e un’agricoltura caricata di un costo complessivo nazionale di 7 miliardi di euro annui. E’ uno scenario, questo, che emerge da un’indagine svolta da noi, mentre l’agricoltura che potrebbe rappresentare un assetto strategico per il Paese è un settore che però non esprime appieno le sue potenzialità – conclude Dosi – ma che con poche misure, ma ben mirate, potrebbe raddoppiare il proprio valore complessivo e garantire almeno 100mila nuovi posti di lavoro».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VALORE AGGIUNTO

«Nonostante l’agricoltura sia un settore trainante per l’economia, gli agricoltori non beneficiano del valore aggiunto che producono»

“FATE SQUADRA”

«Gli agricoltori devono diventare più imprenditori, fare squadra e aggregarsi, per portare le nostre tante eccellenze agroalimentari sui mercati internazionali»

EFFETTO MACIGNO

«Con quattro Ministeri interlocutori non si riesce ad alleggerire l’effetto macigno dell’entità degli oneri burocratici che gravano sulle imprese agricole»

LA RICHIESTA

Per la Cia l’agricoltura ha bisogno di essere rimessa al centro delle politiche e degli interventi nazionali ed europei