«Valorizziamo le nostre produzioni
Nel 2017 bisogna invertire la rotta»

Mirella Gattari, presidente Cia Marche: «Ripartiamo dopo il sisma»

MIRELLA Gattari, presidente di Cia Marche, quale è stato l’impatto del terremoto sull’agricoltura in regione?

«Nelle aree colpite, il sisma ha quintuplicato le difficoltà».

Una situazione al limite della sostenibilità?

«Il bilancio del 2016 è assolutamente drammatico. Con una nota positiva».

Quale?

«Si sono salvate le aziende strutturate del settore vitivinicolo che svolgono anche attività di trasformazione e che hanno un contatto diretto con il mercato».

E le altre?

«Ogni settore è esposto ai mercati che non rispondono. I terremoti hanno creato ulteriori difficoltà, enormi: la situazione degli agricoltori nelle zone terremotate è drammatica, non descrivibile a parole».

La sopravvivenza può essere garantita?

«Il primo terremoto del 24 agosto ha distrutto 74 stalle. A cinque mesi di distanza nessuna tensostruttura è stata consegnata. Ci sono problemi nonostante la volontà politica e la disponibilità dell’ufficio agricoltura regionale. La causa è costituita dai ritardi burocratici a livello centrale. La vastità del territorio e l’enormità dei danni richiedono l’impegno di molte persone, senza mettere in dubbio la capacità del commissario Vasco Errani. Oggi ci sono oltre quattrocento stalle che hanno subito danni. Ho gradito la scelta di mettere in sicurezza le persone del cratere sismico spostandole sulla costa. Questo non può succedere agli agricoltori».

Si è messa anche la neve.

«Ci sono animali al pascolo che brucano neve e ghiaccio. Le temperature mettono a rischio la vita dei vitellini, ad asempio. Non possiamo permetterci il lusso di tenere animali nelle stalle pericolanti. Ma, all’aperto, rischiano la morte…».

Un corto circuito.

«Con conseguenze rilevanti: c’è l’allevatore che pensa di vendere o di macellare prima del previsto con un immediato abbassamento del prezzo, ci sono lo stesso allevatore o l’agricoltore che possono decidere di vendere l’azienda, magari rimettendoci, poi c’è chi è costretto ad andare avanti a scampoli di fortuna per passare la notte. La Cia si è attivata con diverse azioni solidali, consegnando decine di moduli abitativi temporanei su ruota nel rispetto delle regole: questi sono gli unici agricoltori che stanno al caldo».

Come si esce dall’impasse?

«Servono decreti urgenti, ma senza deroge sulla legge che vincola le aree protette ci saranno difficoltà».

Chiedete meno burocrazia.

«Abbiamo sempre chiesto meno burocrazia, ma questo è il momento di correre».

Qualcuno ha mollato nel frattempo?

«Sì, e altri stanno pensando di farlo. Poi ci sono aziende che hanno drasticamente diminuito il numero dei loro capi. Per questo bisogna agire subito sulla burocrazia: noi sappiamo che l’ambiente va tutelato, non pensiamo certo di abbattere un albero secolare per posizionare una stalla…».

Poi, cosa chiedete?

«Di tutelare chi ha voglia di restare. È necessario pensare a uno sviluppo vero dell’Appennino, partendo dal sisma e trasformando un dramma in un’opportunità. Chi rimarrà sarà il custode della nostra montagna».

E il turismo?

«Alcuni agriturismi nel Pesarese, prima delle ultime scosse, hanno dovuto fare i conti con disdette di prenotazioni perché è passato il messaggio che le Marche sono terremotate. Non è così. C’è una zona, pur vasta, che sta affrontando l’impatto del sisma. In altre non ci sono problemi. Abbiamo bisogno che il turismo riparta, perché è fonte di reddito per gli agricoltori».

Ma cos’era l’agricoltura marchigiana prima del 24 agosto?

«I seminativi erano in sofferenza, la situazione non era rosea anche in altri settori, come quello della carne. Intanto è stata accordata la Dop dell’olio marchigiano: in attesa che sia definitiva, è un ottimo punto di ripartenza. Abbiamo tanissime specialità: il tartufo, l’olio, i vini e il nostro fiore all’occhiello, le olive ascolane. Bisogna puntare su quello di buono che abbiamo».

Anche con attività di promozione?

«Se le Marche sono una delle regioni più longeve d’Italia è per la nostra alimentazione…».

Il 2017 sarà l’anno di un nuovo inizio?

«Deve essere così, non ci sono piani B».

 

MONTAGNA, UN BENE

«Occorre tutelare chi ha voglia di restare: è necessario pensare a uno sviluppo dell’Appennino, trasformando un dramma in un’opportunità»

LE STALLE

«Oggi ci sono oltre quattrocento stalle che hanno subito danni e problemi causati dai ritardi burocratici a livello centrale»

DURA VITA

«Alcuni allevatori e agricoltori stanno pensando di vendere l’azienda, magari rimettendoci, e c’è chi va avanti alla giornata»

IL TURISMO

«Una zona, pur vasta, sta affrontando l’impatto del sisma. In altre non ci sono grossi problemi. Abbiamo bisogno della ripartenza del turismo»