«Solo chi esporta riesce a emergere grave
Troppi pesi gravano sulle imprese»

Tosi (Confagricoltura Emilia Romagna): «Servono nuove politiche»

GIANNI Tosi, lei è il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna: il 2016 è stato un anno positivo per l’agricoltura della regione?

«Le cifre diffuse da Eurostat – l’ufficio statistico dell’Ue – ci dicono che il reddito agricolo europeo è calato di due punti percentuali rispetto al 2015 e, nello specifico, quello italiano è diminuito del 7,7%. L’economia agricola regionale vive una fase di transizione e di profonda trasformazione. Solo le aziende che crescono per dimensione e capacità di export sono in grado di vincere la sfida. Si profila dunque una nuova compagine imprenditoriale destinata ad emergere con l’internazionalizzazione. Il trend di settore è trainato dall’export di prodotti agricoli che ha registrato un + 7,3% nel periodo gennaio-settembre 2016, per un valore complessivo di 686 milioni di euro. Spiccano le aziende strutturate suddivise tra società di capitale (+ 2,04% variazione percentuale 2015-2016) e società di persone (+ 1,18%) mentre cedono il passo le imprese individuali (-1,56%). Quindi, adesso, l’attenzione va alle tante piccole aziende e agli allevamenti zootecnici che chiedono aiuto e sostegno nel percorso di crescita dimensionale».

Quali sono i settori che hanno sofferto di più? E perché?

«Il comparto cerealicolo e quello zootecnico. Il primo affossato dal crollo delle quotazioni e dalla volatilità dei prezzi delle commodity; il secondo, dalla mancanza di sufficienti politiche di tutela sia nazionali che comunitarie e da una campagna di comunicazione spesso diffamatoria che prende di mira il sistema allevatoriale nel suo insieme portando agli onori della cronaca casi isolati e delinquenziali che non devono essere associati ad un’intera filiera produttiva. Basta con le campagne di informazione che non valorizzano la nostra zootecnia, capace di produrre carni di alta qualità garantite da rigidi disciplinari di produzione rispetto a quelli applicati negli altri paesi europei».

Quali sono le prospettive per il 2017?

«Lo scenario non cambierà di molto… In alcuni comparti, per fare un esempio i seminativi ma anche l’ortofrutta, verranno premiati coloro che sapranno seguire le dinamiche della domanda e dell’offerta attraverso la pianificazione colturale di prodotti già contrattualizzati. In altri, invece, prevarrà chi saprà intercettare produzioni di qualità, di agricoltura biologica e sostenibile; chi saprà esportare e chi, anche con l’ausilio delle più moderne tecnologie, saprà ridurre la distanza tra produttore e consumatore. Ci sono poi produzioni del territorio di vera eccellenza – come ad esempio il Parmigiano Reggiano – che auspichiamo possano consolidare l’andamento positivo raggiunto sui mercati esteri».

L’ortofrutta sta dando segnali positivi, è un trend che può migliorare?

«La parola d’ordine è sempre una: aggregazione dell’offerta e capacità di penetrare i mercati con politiche di marketing agguerrite ed efficaci. La tipicità o distintività delle nostre migliori produzioni ortofrutticole – basti pensare alle pere e alle pesche e nettarine – va valorizzata con adeguate politiche di commercializzazione e con l’apertura a nuovi mercati. Merita una riflessione anche il panorama vitivinicolo regionale che offre spiragli di crescita davvero interessanti a partire dal comparto del biologico e biodinamico d’avanguardia fino alla produzione di vini di alta qualità che sempre più riscuotono consensi all’estero».

La crisi del grano è ancora pesante, soluzioni?

«Partire dalla programmazione delle semine e dalla selezione delle varietà da coltivare, quindi puntare solo su quelle più richieste dall’industria di trasformazione, dai pastifici alle panetterie. Guardare ai contratti di filiera per non andare sotto i costi di produzione e garantire una redditività alla propria azienda. Ma la svolta deve avvenire soprattutto attraverso la modernizzazione della rete logistica, di stoccaggio e segregazione del prodotto, che è tuttora inadeguata al nostro sistema Paese».

La Regione sta seguendo da vicino i problemi del settore?

«Ci attendiamo una maggiore capacità di ascolto ai tavoli sindacali da parte dell’Amministrazione, anche sul tema dell’ambiente e della sanità che sono settori strettamente connessi col mondo agricolo. Tanto è stato fatto in materia di tutela dell’aria e dell’acqua dall’inquinamento, ma continuiamo a chiedere una maggiore scientificità alla base di ogni processo decisionale per scongiurare misure troppo stringenti e scelte errate spesso abbracciate sulla scia di ingiustificati allarmismi e scandali».

Cosa si aspetta quest’anno? E a livello nazionale si può fare di più?

«L’sos che più volte abbiamo lanciato sulla Pac viene confermato oggi da ricerche condotte in ambito europeo dal Copa e dalla Cogeca (le associazioni che riuniscono agricoltori e cooperative europee). La programmazione agricola comunitaria si è dimostrata lontana da tutti; i Psr sono stati frenati da una burocrazia opprimente. Risultato: la dotazione finanziaria seppur aumentata si è rivelata insufficiente. Nonostante il leggero recupero dei prodotti lattierocaseari e della carne suina nei mercati europei, la situazione resta sfavorevole. A pesare sulle spalle degli agricoltori sono: la volatilità dei mercati, gli elevati costi dei fattori di produzione, l’aumento dei requisiti di certificazioni e attestazioni dei prodotti, il prolungamento dell’embargo russo che ha avuto effetti devastanti sulle esportazioni agricole soprattutto provenienti dalla nostra regione. Bisogna invertire la rotta con nuove politiche di respiro nazionale programmate in ambito Ue».

Un consiglio a chi vuole puntare sull’agricoltura?

«Produrre di più riducendo l’impatto ambientale, mantenendo alti standard qualitativi. È la sfida che spetta a tutti noi agricoltori. La soluzione passa inevitabilmente attraverso l’agricoltura di precisione, dalla sensoristica alla robotica nelle sue molteplici declinazioni, con applicazioni in tutti i comparti di produzione dai seminativi agli allevamenti. Ottimizzare l’utilizzo delle attrezzature e l’impiego di manodopera come anche prestare massima attenzione a cosa si produce: dobbiamo imparare a offrire ciò che ci chiede il mercato nelle quantità domandate».

 

 

 

 

 

 

 

ERRORI GRAVI

«La programmazione agricola comunitaria si è dimostrata lontana da tutti»

NUMERI POSITIVI

«Il trend di settore è trainato dall’export di prodotti agricoli che ha registrato un + 7,3% nel periodo gennaio-settembre 2016»

INVERTIAMO LA ROTTA

«Bisogna invertire la rotta con nuove politiche di respiro nazionale programmate in ambito Ue»

PUNTI DI DEBOLEZZA

«Pesano la volatilità dei mercati, gli elevati costi dei fattori di produzione, l’aumento dei requisiti di certificazioni e l’embargo russo»