«Deboli segnali di ripresa nel 2016
Credito e fiscalità le chiavi di volta»

Govoni, presidente di Cna Emilia Romagna: «Non cantiamo vittoria»

IL 2016? «Si è chiuso con alcuni segnali positivi, che ripetiamo come un mantra per farci coraggio». Paolo Govoni, presidente di Cna Emilia Romagna, è cautamente ottimista. Si parte dai dati che fotografano la situazione dell’economia in regione, a fine 2016. «Il Pil ha ripreso a crescere – Pil reale +1% – e la situazione del mercato del lavoro è migliorata con un +2,4% di occupati. L’ultima rilevazione Istat – osserva Govoni – ha registrato un dato di grande importanza, non solo simbolica: il numero degli occupati è tornato finalmente al di sopra dei livelli pre-crisi». Con una particolarità. «Sia per quanto riguarda il Pil che per l’occupazione siamo andati meglio dell’Italia, che ha chiuso rispettivamente con un +0,8% e un +1,4%». Non una ‘semplice’ tenuta, ma in alcuni casi un miglioramento consistente. «La nostra manifattura – aggiunge il numero uno di Cna Emilia Romagna – si è ulteriormente specializzata in alcuni comparti forti che sono riusciti a rafforzarsi nonostante la crisi: è il caso, ad esempio, dell’automotive e dell’agroalimentare. Abbiamo poi ulteriormente consolidato la nostra vocazione all’export, nonostante la fase critica del commercio internazionale. L’export è arrivato a incidere per il 38,8% sul Pil regionale, nel 2008 la quota era pari al 32,4%».

CI SONO quindi i presupposti per un 2017 positivo? «Dipende – ammette Govoni – perché questi segni più non autorizzano a cantare vittoria. I numeri non dicono tutto, sostenere che abbiamo imboccato la strada giusta e che a piccoli passi riprenderemo a crescere recuperando il benessere pre-crisi rischia di esser fuorviante». Anche perché, ai ritmi attuali, il Pil reale tornerebbe ai livelli del periodo antecedente alla crisi solo nel 2020 (stime Prometeia). «Ma soprattutto la percezione prevalente nel nostro tessuto imprenditoriale è che la strada capace di far uscire dalle secche il sistema produttivo non sia stata ancora individuata». La realtà dice che «i numeri positivi registrano le performance di una minoranza di aziende di successo, ma non raccontano le difficoltà persistenti di tante altre realtà soprattutto di piccole dimensioni. Nell’attraversare la crisi, il sistema produttivo regionale ha mantenuto la prevalenza di piccola impresa manifatturiera diffusa che lo caratterizza da sempre. Nonostante tutto, le imprese sotto i dieci addetti continuano a contare oggi per il 47% dell’occupazione, come nel 2001».

GIÀ, ma quali sono allora gli interventi da programmare per ripristinare un ambiente favorevole alla crescita? «Dal mio punto di vista – insiste Govoni – bisogna muoversi lungo le direttrici della legalità, della giustizia civile, della concorrenza, della semplificazione, dell’accesso al credito e della fiscalità». Vuol dire un Paese più moderno e al passo coi tempi, nel quale l’Emilia Romagna può continuare a essere regione trainante. Dopo aver risolto alcune contraddizioni. «Primo, tornare a crescere è impensabile senza una ripresa robusta degli investimenti in tutta la platea di imprese. Trender – l’indagine realizzata da Cna e Istat sulle aziende sotto i 20 addetti – è tornata a registrare nel 2016 dei segnali decisamente negativi, soprattutto sul fronte degli investimenti in macchinari, dopo una crescita nella seconda metà del 2015». Secondo: i dati dell’osservatorio Cna sull’andamento dell’occupazione nelle Pmi evidenziano, sul fronte dei contratti a tempo indeterminato, «il venir meno della spinta propulsiva generata dalla riforma del lavoro e dagli incentivi collegati». Il riferimento è al -4,5% delle nuove assunzioni, di cui -40% a tempo indeterminato.

DALL’INIZIO della crisi a oggi, l’artigianato in Emilia Romagna ha perso 15mila imprese. «E l’andamento riportato nel Rapporto Unioncamere sul 2016 – precisa il presidente regionale della Cna – è caratterizzato da segnali sul fronte congiunturale che sono debolmente positivi». Intanto è tornato a crescere il volume del credito, «ma a ritmi insufficienti, inferiori alla dinamica del Pil. A farne le spese sono le micro-imprese, per le quali i prestiti continuano a calare a prescindere dalla classe di rischio e a costare sempre di più». Quel che è certo è che il 2017 sarà un anno di grandi sfide per la piccola e media impresa emiliano-romagnola.

 

I GRANDI TEMI

«Bisogna insistere su legalità, giustizia civile, concorrenza, fiscalità, semplificazione e accesso al credito per stimolare la crescita»

L’EXPORT

«Abbiamo ulteriormente consolidato la nostra vocazione all’export che è arrivato a incidere per il 38,8% sul Pil regionale, nel 2008 la quota era del 32,4%»

LA CONGIUNTURA

Dall’inizio della crisi a oggi, l’artigianato in Emilia Romagna ha perso 15mila imprese. «E i segnali sul fronte congiunturale sono debolmente positivi»

L’OCCUPAZIONE

I dati dei contratti a tempo indeterminato testimoniano «il venir meno della spinta propulsiva generata dalla riforma del lavoro e dag