«Investiamo ancora sul turismo
Cresce e sta aiutando il commercio»

Postacchini (Confcommercio Emilia Romagna): «Meno tasse»

«IL TURISMO continua a darci risultati importantissimi: un segnale inequivocabile che traccia la strada da seguire in futuro per continuare a rinnovarci e investire nonostante la crisi». Parola di Enrico Postacchini, numero uno di Confcommercio Emilia Romagna.

Presidente, perché credere tanto nel turismo?

«Lo dicono i numeri, è il settore che ci sta dando le migliori soddisfazioni e a cascata influisce in maniera molto positiva anche sulle attività commerciali nelle zone più apprezzate da chi viene da fuori. Bologna è un esempio che vale per tutti: fino a qualche anno fa parlavamo delle sue potenzialità, ma non riuscivamo a sfruttarle a pieno, oggi invece, grazie a una promozione molto intelligente portata avanti da Bologna Welcome e grazie alla partecipazione di tutte le categorie, registriamo un 20% di presenze in più e le prospettive sono ancora migliori».

L’Emilia-Romagna non è solo il suo capoluogo o le sue città, però.

«E’ vero, non ce lo siamo dimenticati e né vogliamo dimenticarcelo in questi mesi. L’Appennino, per esempio, ha bisogno di interventi sostanziali di supporto, ed è innegabile che su questo fronte c’è molto da fare, in particolare dal punto di vista infrastrutturale. Servono stanziamenti per la riqualificazione e il rifacimento degli impianti, usando quei fondi europei che sono dedicati al turismo e al commercio».

Come giudica il vostro rapporto con la politica?

«Si può fare di più anche sui comparti che non siano il manifatturiero. Il nostro auspicio è che il Patto regionale per il lavoro riguardi anche il comparto del terziario, che, vorrei ricordarlo, resta quello con il più alto numero di addetti. Per questo, chiediamo un occhio di riguardo: è necessario, perché il tessuto più prezioso della nostra economia resta quello delle piccole e medie imprese, che ne rappresenta l’anima».

Quest’anno scadono anche numerosi accordi per gli ammortizzatori sociali. Siete preoccupati come associazione? Chiederete che vengano prolungati?

«Sono stati molto importanti in un periodo di crisi pesantissima come quello attuale, su cui avevamo fatto affidamento per sostenere le nostre imprese più a rischio. Dunque, se venissero a mancare anche nei nostri comparti, sarebbe sicuramente un problema in più, anche se dobbiamo riconoscere che un certo mondo è finito e dobbiamo investire nella riconversione e nella formazione».

Capitolo credito: la maggior parte delle associazioni di categoria continua a chiedere un alleggerimento verso il mondo delle aziende, vi unite a questo coro?

«Il nostro rapporto con le banche è stato buono, grazie soprattutto al fatto che disponiamo di un ottimo strumento in questo ambito come Cofiter, il Consorzio fidi regionale che è intervenuti in molti casi critici. Stiamo comunque continuando a dialogare, anche con la Regione, per un rapporto virtuoso e il più possibile collaborativo. In questi anni, tuttavia, è innegabile che ci sia stata una riscoperta delle banche di dimensioni più ridotte e attive sul territorio che ci ha favorito».

Per quale ragione?

«E’ intuitivo. Le grandi banche tendono ad avere strumenti per grandi realtà, mentre invece tutto il mondo cooperativo e le casse di risparmio popolari sono istituti radicati sul territorio che per una realtà come la nostra sono fondamentali. Le nostre attività lavorano ‘in strada’, a contatto con la gente, e occorre una presenza fisica anche delle banche al loro fianco: non si può solo lavorare online, con i responsabili e i referenti di una materia così importante, serve un rapporto stretto, perché la conoscenza diretta va molto al di là di un rating finanziario». Un auspicio che andrebbe allargato anche al rapporto con il Fisco.

«Da sempre chiediamo un allentamento della morsa fiscale perché soprattutto le piccole e medie imprese sono state sopravvalutate nella loro capacità di soggetti di imposta. Questa eccessiva richiesta ha creato problemi che sono sotto gli occhi di tutti e la mancanza di liquidità delle imprese è dovuta anche alla necessità di assolvere il proprio dovere di contribuenti, tanto da rendere necessario a volte l’accensione di mutui solo per pagare le tasse. Insomma, chiedono risorse a chi non può permettersele. Naturalmente chiediamo di punire gli evasori fiscali, perché se si paga tutti, si paga meno».

Un altro allarme che spesso avete lanciato è quello della concorrenza sleale.

«E continueremo a farlo, ci preoccupa molto. In particolare non capiamo il tentativo di far passare la share economy come una forma di economia marginale e pseudosolidale, quasi un arrotondamento di chi porta avanti hobbies o passatempi. Non è così: se lasciamo che questa economia abbia il sopravvento su quella reale e fisica, finiremo per sdoganare l’abusivismo e il lavoro nero. Le regole devono essere uguali per tutti, altrimenti i problemi non faranno altro che crescere»

 

AIUTI AL TERZIARIO

«Il nostro auspicio è che il Patto regionale per il lavoro riguardi anche il comparto del terziario, che resta quello con il più alto numero di addetti»

I RISULTATI

«Il turismo continua a darci risultati importantissimi: un segnale inequivocabile che traccia la strada da seguire in futuro per continuare a rinnovarci»

L’APPENNINO

«L’Appennino ha bisogno di interventi di supporto, ed è innegabile che su questo fronte c’è molto da fare, in particolare dal punto di vista infrastrutturale»

L’AUSPICIO

«Chiediamo un allentamento della morsa fiscale perché soprattutto le Pmi sono state sopravvalutate nella loro capacità di soggetti di imposta»