«La crisi continua a far male vuoti
Bisogna tagliare tasse e affitti»

Manzoni (Confesercenti Emilia Romagna): «Puntiamo sul turismo»

QUESTO si annuncia un anno cruciale per la Confesercenti dell’Emilia Romagna. Si incrociano da un lato la scadenza che porterà al rinnovo di gran parte delle cariche di rappresentanza, a partire dall’elezione del nuovo presidente regionale (Roberto Manzoni lascerà dopo 10 anni), dall’altra molte piccole e medie imprese all’interno dell’associazione vedranno esaurirsi gli ammortizzatori sociali in deroga che fino ad oggi ne hanno garantito l’esistenza. Toccherà loro, dunque, tornare a navigare in mare aperto, dopo i difficilissimi anni della crisi economica che hanno messo seriamente a rischio la caratteristica principale del tessuto economico del territorio emiliano-romagnolo.

Presidente Manzoni, il 2017 è appena iniziato: ha sensazioni positive? Sarà l’anno del rilancio o è meglio continuare a volare bassi?

«Non aspettiamoci troppo per non rimanere delusi, meglio essere realisti: gli ultimi dati a livello nazionale ci raccontano di un’Italia che è addirittura in deflazione e le nostre prospettive sono in linea con quelle dell’economia nazionale».

Niente ripresa, insomma.

«La mia sensazione è che ancora per una decina di anni dovremmo imparare a convivere con questa situazione: l’economia vive una staticità spaventosa e finché non ci saranno importanti provvedimenti da parte del governo su punti nevralgici che si fatica a toccare, allora toccherà sempre ragionare su numeri da zero virgola: +0,1% o -0,1%, questa è la prospettiva che ci troviamo di fronte».

Quanto incide ancora la crisi economica?

«Sta continuando a fare male, chi sostiene che sia passata dice una cosa falsa. Per questo firmerei se a fine 2017 avessimo finito di calare, di incassare segni meno: purtroppo incide molto l’incertezza sul piano politico».

Un nuovo governo c’è.

«Sì, ma veniamo da mesi in cui è successo di tutto: la Brexit, il terremoto, gli scontri tra i partiti, il referendum, la caduta di Renzi. Più incerti di così… chi è che può scommettere su un futuro roseo? Ci vuole un po’ di incoscienza per pensarla in modo positivo. Io mi accontenterei di poco: un’economia con un segno più anche dell’1% e mille euro di tasse in meno, perché altrimenti non andiamo più avanti».

Punto nevralgico resta il Fisco? «Beh, la pressione fiscale deve calare. Se ne parla da anni, da decenni, ma purtroppo non vediamo cambiamenti sostanziali. Quando ci sarà un taglio nelle tasse di 100 o magari 1.000 euro, allora sì che inciderà sulle casse delle aziende». Ci sono altre priorità?

«Una su tutte: il costo degli affitti».

Troppo alti?

«Veniamo da anni di crisi nera del mercato immobiliare, sarebbe ora che i proprietari degli immobili commerciali si rendessero conto che è diminuito il costo del denaro e che le imprese fanno una fatica boia a pagare gli affitti. Dunque, l’unica soluzione è abbassarli».

Detta così suona molto facile, soprattutto per voi.

«Ma non c’è altra strada: o i proprietari si adattano a incassare affitti più bassi, altrimenti i loro immobili resteranno vuoti: piuttosto che niente è meglio piuttosto, no? E’ un problema veramente molto serio, di cui purtroppo si parla troppo poco, ma i centri storici stanno soffrendo e si stanno svuotando anche per questo».

I negozi soffrono anche per la concorrenza sleale. Che cosa si può fare per contrastare questo fenomeno?

«Questo è un punto dolentissimo, quasi ogni giorno mi sale la rabbia, prendo il telefono e chiamo i nostri politici per lamentarmi. C’è troppo spazio per furbi e furbetti: vendite promozionali che iniziano prima dei saldi o agriturismi che hanno regole diverse dai ristoranti che a loro volta hanno regole diverse da altri locali. E’ una giungla, una follia: così non aiutiamo i nostri commercianti».

Spesso si punta il dito contro le attività a conduzione straniera che in questi anni si sonomoltiplicate nelle nostre città.

«No, non è una questione di nazionalità, ma di legalità. A noi non interessa se il commerciante è cinese, pakistano o di San Pietro in Casale: l’importante che è tutti seguiamo le stesse regole, paghiamo le tasse regolarmente e i contributi ai dipendenti. Per questo ci vogliono più controlli, più semplificazione e meno regole: nella somministrazione alimentare ci sono 37 regolamenti diversi, ma vi pare possibile lavorare in queste condizioni? Facciamo delle norme uniche, uguali per tutti».

Come giudica la situazione dell’Emilia Romagna?

«Per fortuna andiamo un po’ meno peggio che nel resto del Paese: siamo una regione molto attiva, curiamo particolarmente l’export e abbiamo una cultura di rispetto delle regole radicata. Il nostro punto forte resta il turismo che, come dico sempre, è l’unica impresa che non si può dislocare».

Anche le città sembrano aver scoperto questa risorsa.

«Era ora. Il turismo è una leva eccezionale di rilancio: pensare di puntare sul manifatturiero o su altri settori è un bellissimo sogno, ma ci vogliono dieci anni per raggiungere degli utili. Un concerto o un evento porta migliaia di persone a breve scadenza e i tempi di ritorno dell’investimento sono molto più veloci. Lì dobbiamo spingere: creiamo posti di lavoro e reddito, aumentando la coesione sociale e la possibilità di acquisto». Parliamo di voi: tra pochi mesi rinnoverete tutte le cariche, come cambierà Confesercenti?

«Abbiamo due obiettivi: consolidare la nostra credibilità e adeguarele nostre imprese ai tempi attuali, altrimenti vanno fuori mercato».

E lei, come si sente a lasciare dopo 10 anni?

«Bene, mi autorottamo… è giusto così, anche perché col passare degli anni si diventa più insofferenti e qui invece c’è da restare calmi e sul pezzo».

 

 

 

 

 

 

 

ANNI DIFFICILI

«Ancora per una decina di anni dovremo imparare a convivere con questa situazione: l’economia vive una staticità spaventosa»

INCERTEZZA POLITICA

«Firmerei se a fine 2017 avessimo finito di calare, di incassare segni meno: purtroppo incide molto l’incertezza sul piano politico»

DUE OBIETTIVI

«Come Confesercenti abbiamo due obiettivi: consolidare la nostra credibilità e adeguare le nostre imprese ai tempi attuali»

IMMOBILI VUOTI

«O i proprietari si adattano a incassare affitti più bassi, altrimenti avranno immobili vuoti»