«Adesso avanti verso lo sviluppo
Dobbiamo avere fiducia nel futuro»

Monti (Legacoop Emilia Romagna):«Ma la situazione è difficile»

AVANTI, adagio, ma avanti. Le prospettive di Legacoop EmiliaRomagna per il 2017 sono «moderatamente positive». Il presidente Giovanni Monti naviga a vista, ma vede segnali incoraggianti:

«L’anno scorso siamo riusciti a produrre qualcosa in più in termini di fatturato, associati e occupati: c’è molto da fare, però ci sono segnali per avere fiducia nel futuro».

Presidente Monti, allora ‘accendiamo’ un 2017 in ripresa?

«Calma, sicuramente ci aspettiamo di migliorare risultati che non erano straordinariamente esplosivi, però, sì, qualche dato positivo potrebbe esserci. Dobbiamo crederci».

Cosa ve lo fa credere?

«Intanto veniamo da un 2016 di crescita, pur limitata. Gli associati sono aumentati del 3% e gli occupati del 2,7%: mica poco di questi tempi. E poi ci sono alcuni comparti che sono in salute e ci stanno trainando».

Quali?

«L’industriale, dove le nostre imprese sono molto vivaci non solo all’estero, ma anche in Italia, e l’agroalimentare, in particolare nel vitivinicolo e nella trasformazione dei prodotti alimentari».

Gli altri soffrono?

«C’è stato un aumento moderato nei servizi, dalla ristorazione alla logistica, ma la ripresa dei consumi, pur in crescita, ha dato per ora risultati deboli».

Però rimanete fiduciosi.

«Sì, lo dice anche lo slogan che abbiamo scelto per il 2017: ‘Passare dalla crisi allo sviluppo’. L’obiettivo è migliorare i risultati degli ultimi due anni e spingere su una rete cooperativa come risposta alla capacità competitiva dell’intero sistema: e per farlo dobbiamo stare dentro a un progetto di società, che non sia solo economico. Questa è la nostra sfida per quest’anno».

Non vi preoccupano gli ultimi dati che vedono un Paese in deflazione?

«Natuarlamente sì, prezzi fermi sono sinonimo di consumi bloccati e poca capacità di reazione. L’auspicio è di un consolidamento che porti a un rilancio, pur moderato, ma credibile: senza fuochi artificiali, lo sappiamo, la situazione è difficile e la crisi c’è ancora tutta».

Un altro nodo è quello degli ammortizzatori sociali: quest’anno scadono le misure in molte coop.

«E’ un aspetto che non ci fa dormire tranquilli. Nel settore dell’edilizia a livello regionale queste misure riguardano ancora 5mila persone su 30mila occupati, anche se per fortuna è un dato in diminuzione dato che la gente si sta ricollocando o sta riconvertendo le proprie professionalità. Il tema della cassa integrazione, comunque, resta imprescindibile, anche se le nuove direttive del Jobs Act dovrebbero garantire una copertura per almeno 9-12 mesi, ma la sfida vera resta quella di creare nuova occupazione».

Facile a dirsi, un po’ meno a farsi.

«Qualcosa abbiamo già fatto l’anno scorso e su quella spinta, stiamo lanciando l’idea di una cooperazione come ‘autolavoro’. E’ un progetto che vogliamo estendere a tutta la Regione: incontreremo i sindaci che si dichiareranno disponibili per concordare risorse e competenze da mettere in campo».

Di cosa si tratta?

«Da un lato come Legacoop vogliamo promuovere nuove imprese grazie a Coopfond, la nostra realtà che garantisce investimenti e aiuti soprattutto nelle fasi iniziali più difficili, dall’altro non vorremmo più assistere a imprese che falliscono perché il fondatore o chi le guida non sa a chi lasciarle: quelle realtà possono essere riconvertite in cooperative trasformandone i lavoratori in soci, abbiamo già creato 1.200 posti facendo così».

Che ruolo avranno i territori?

«Lo concorderemo con le amministrazioni e con l’Anci regionale, che incontreremo a breve. L’idea è creare una cabina di regia aperta a pochi soggetti, in modo che non diventi uno di quegli enormi tavoli a cui partecipano tutti e non si decide nulla, e individuare le linee di sviluppo di ciascun territorio. E in quel solco investire in maniera decisa e competente. Un esempio? Il porto di Ravenna, dove c’è spazio per lavorare sulla logistica, la distribuzione e l’agroalimentare».

Coinvolgerete anche il capoluogo Bologna?

«Certamente sì. Il nostro progetto abbraccia l’intera politica regionale, chiederemo di collaborare a tutti i gruppi politici, anche al di fuori della maggioranza, perché questa è la nostra idea di cooperazione come soggetto attivo sul territorio».

Che cosa chiedete alla politica nel 2017?

«Non possiamo lamentarci dell’ascolto, abbiamo un rapporto stretto che deve essere mantenuto e, se possibile, anche migliorato. Il ‘Patto per il Lavoro’ è un punto di riferimento, attorno al quale dobbiamo aumentare le occasioni in cui si fa il punto e si mettono sul tavolo nuove strategie. Una cosa che chiediamo è un’applicazione corretta della nuova legge urbanistica: è giusto limitare lo sviluppo delle aree insediative, ma va portata avanti in modo coerente ed equilibrato, senza bloccare il progetto produttivo e sociale. In poche parole: non ci piacciono i pasdaran del consumo zero, è un’idea sbagliata, ci pare che la Regione stia tenendo conto del nostro ragionamento».

Fisco: vedremo delle novità?

«Sono problemi dell’intero Paese, anche se qualcosa in questi ultimi anni è stato fatto. Abbassare il cuneo fiscale sul lavoro è un tema fondamentale, perché pagare 4mila euro un operaio che ne prende 2 mila di stipendio è impossibile. Però, ci siamo tolti una soddisfazione: gli ultimi dati dicono che a parità di fatturato, le cooperative sono il soggetto che paga di più le tasse, alla faccia di chi dice da anni il contrario».

 

RILANCIO CREDIBILE

«L’auspicio è quello di un consolidamento che porti a un rilancio, pur moderato, ma credibile»

CRESCITA

«L’anno scorso siamo riusciti a produrre qualcosa in più in termini di fatturato, associati e occupati: c’è da fare, però ci sono segnali per avere fiducia nel futuro»

I NUMERI

«Veniamo da un 2016 di crescita, pur limitata. Gli associati sono aumentati del 3% e gli occupati del 2,7%: mica poco di questi tempi»