Il Pil sta continuando a crescere «Andiamo meglio del resto d’Italia»

Nel 2016 +1%, stesse previsioni per il 2017. Regione soddisfatta

Nei primi nove mesi del 2016 in Emilia Romagna risultano occupate mediamente circa 1.960.000 persone (Istat), vale a dire il 2,4% in più rispetto al 2015. Sono le donne a contribuire alla crescita dell’occupazione (+4%), a fronte del più contenuto incremento degli uomini (+1,1%).

L’EMILIA ROMAGNA cresce, ma non corre. In linea, tra l’altro, con quanto succende nel resto dell’Italia. Un aumento di crescita pari all’1% nel 2016 conferma comunque la regione,assieme alla Lombardia, tra quelle con la crescita più elevata del Pil, e quindi tra le protagoniste della ripresaeconomica del Paese. I dati emergono dal Rapporto 2016 sull’economia dell’Emilia Romagna, realizzato da Unioncamere e Regione, e presentato nelle scorse settimane,e ribadiscono le previsioni di Prometeia. L’Emilia Romagna,quindi, si è collocata tra le regioni più dinamiche.

L’EMILIA Romagna, ancora una volta, si contraddistingue per l’apertura ai mercati esteri: i dati Istat hanno registrato nei primi nove mesi del 2016 una crescita delle esportazioni del 1,5% (+0,5% in Italia). La ripresa del Pil, seppur moderata, ha avuto esiti positivi  sulmercato del lavoro, il cui andamento è stato caratterizzato da un apprezzabile incremento dell’occupazione. Nei primi nove mesi del 2016 in Emilia Romagna risultano  occupate mediamente circa 1.960.000 persone (Istat), vale a dire il 2,4% in più rispetto al 2015. Sotto l’aspetto del genere, sono le donne a contribuire alla crescita dell’occupazione (+4%), a fronte del più contenuto, ma comunque importante, incremento degli uomini (+1,1%). L’Emilia Romagna ha nuovamente registrato il secondo miglior tasso di occupazione del Paese, alle spalle del Trentino-Alto Adige. Con un tasso di disoccupazione del 7,1% si è collocata nei primi nove mesi del 2016, tra le regioni italiane meno afflitte dal fenomeno. Per quanto concerne il tasso di attività, nel terzo trimestre 2016 è la seconda regione italiana (73,4%), in virtù del tasso di attività femminile, tra i più elevati del Paese (67,2%).

I DATI Congiunturali raccolti dal sistema camerale dell’Emilia-Romagna sui principali comparti produttivi hanno evidenziato, sempre per i primi nove mesi del 2016, un andamento moderatamente positivo, in particolare per le imprese manifatturiere che esportano. La produzione dell’industria in senso stretto è mediamente cresciuta dell’1,5% rispetto allo stesso arco temporale del 2015; in calo però il commercio, mentre qualche segnale di risveglio arriva dall’artigianato e dalle costruzioni. Bene il turismo, che ha chiuso l’anno con una crescita di arrivi e presenze, sia sul fronte della clientela italiana che straniera. Per quanto riguarda la ‘demografia’ delle imprese, a fine settembre, la ‘consistenza’ di quelle attive (pari a quasi 410mila unità) è diminuita dello 0,5% (-2116) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Analizzando i settori, il calo generale del numero delle imprese è stato determinato dalle attività agricole (-1,0%) e industriali (-1,7%), mentre il terziario ha mostrato una tenuta migliore (+0,2%). Per il 2017, secondo le previsioni di Prometeia, il Pil dovrebbe crescere dell’1%, replicando il moderato incremento previsto nel 2016, per salire ulteriormente dell’1,3% nel 2018. «L’EMILIA-ROMAGNA sta crescendo a ritmi superiori- ha sottolineato il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini –, pari a quelli di Francia e Germania, confermandosi una delle locomotive del Paese. Puntiamo su innovazione e internazionalizzazione delle imprese, su attrattività e modernizzazione delle infrastrutture, comprese quelle digitali, portando in Europa e nel Mondo il valore aggiunto della nostra manifattura, dei nostri servizi e del nostro territorio. E su una politica anticiclica fatta di investimenti pubblici. Ma soprattutto a funzionare è il fare rete, è la condivisione delle scelte e degli impegni nell’ambito del Patto per il lavoro sottoscritto a inizio legislatura con 50 firmatari con l’obiettivo di creare sviluppo e buona occupazione, un sistema che ha fatto parlare di nuovo modello emiliano. E dei 15 miliardi previsti dal Patto, è già programmato l’utilizzo di 13,5». «Le previsioni sul Pil, confermano che l’Emilia-Romagna va meglio del resto dell’Italia, e non solo in termini numerici. – ha dichiarato l’Assessore alle Attività produttive Palma Costi – L’export continua a registrare dati positivi nonostante la situazione internazionali. Nonostante le difficoltà ancora esistenti, la disoccupazione in Emilia-Romagna continua a scendere registrando peraltro un forte incremento dei posti di lavoro per le donne (+4,7%). Oltre ai numeri, il dato più interessante è che la crescita e lo sviluppo della nostra regione si distribuisce sull’intero territorio». «Il nostro sistema economico regionale produce di nuovo dati di segno positivo che riguardano produzione, export e domanda sul mercato interno. – sostiene il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna Alberto Zambianchi – La nostra regione si conferma la locomotiva italiana insieme alla Lombardia. Una posizione conquistata attraverso le capacità delle nostre imprese, le competenze dei lavoratori, la qualità di un tessuto sociale che, nonostante tutto, regge meglio che altrove, ed una rete di relazioni – tra istituzioni, parti sociali, imprese, cittadini, mondo universitario, che contribuisce a creare un ambiente favorevole per la crescita delle imprese».

RICERCA DEL CSO PRESENTATA A BOLOGNA

Ripartono gli acquisti di ortofrutta

GLI ITALIANI mangiano un po’ meno; scelgono sempre più frutta e verdura al posto di carne e derivati del pane; risultano tra i piu’ magri d’Europa (grazie anche alle diete). È sulla base di queste tendenze che tutto il settore dell’ortofrutta deve continuare a crescere e a innovarsi, ma soprattutto conquistare nuovi mercati internazionali cercando di abbattere diverse barriere. E’ quanto emerso a Bologna alla presentazione di una ricerca ad hoc curata dal Centro servizi ortofrutticoli (Cso Italy), in presenza del viceministro Andrea Olivero e in collegamento con l’europarlamentare Paolo De Castro. Nel suo ambito l’Emilia-Romagna, che da sola vale l’11% della produzione nazionale del settore e segna tuttora una crescita dell’export di frutta e verdura, continua a registrare buone performance. Partendo dai consumi a livello nazionale, emerge dai dati illustrati a Bologna una lieve ma confortante ripresa degli acquisti di ortofrutta (+2%) da gennaio a novembre 2016, rispetto allo stesso periodo del 2015, anche se non può bastare per recuperare il calo 2000-2013 (acquisti da 9,5 a 7,6 milioni di tonnellate, -20%). L’export complessivo segna un +9% tra 2005 e 2015, oggi l’Italia esporta 3,8 milioni di tonnellate di prodotti (l’import si ferma a 2,9). Sulle variazioni nei consumi alimentari in generale, dai 2,58 chili di consumo pro capite di cibo del 2000 si e’ passati ai 2,33 di oggi, e appunto frutta e verdura risultano in pole position rispetto ad altri alimenti. «Dal 2013 i consumi hanno ricominciato a crescere, nell’ultimo semestre emerge un +2%. Poco rispetto a quel che si è perso, ma segno di una tendenza positiva», osserva il presidente del Cso Paolo Bruni.