«La parola d’ordine è investire
Più spazio alle nuove tecnologie»

Marchesini (Confindustria Emilia Romagna): «La fiducia cresce»

INVESTIRE, investire, investire. La ricetta di Confindustria Emilia Romagna non cambia. Anzi, si evolve cercando di intercettare i segnali di un mondo industriale che muta pelle vorticosamente: «Continueremo a investire – promette il presidente regionale Maurizio Marchesini -: nel 2017 con un orientamento forte sulle nuove tecnologie, per restare al passo con i tempi».

Presidente Marchesini, come si apre questo nuovo anno per le imprese emiliano-romagnole?

«Con un pizzico di fiducia in più. E non è poco. Il 2016 si è chiuso leggermente meglio delle previsioni e questo ci ha sollevato un po’, oltre al fatto che l’Emilia-Romagna conferma dati migliori rispetto a quelli nazionali: +1% di Pil rispetto allo 0,8%. Anche la domanda interna ci induce a un lieve ottimismo: il dato regionale è dell’1,5% in più. Certo, stiamo sempre parlando di piccoli spostamenti, ma visto un contesto a rischio decrescita si tratta di indicazioni positive».

Il 2017, però, pare aprirsi con numerose incognite sul piano politico ed economico. Quale temete di più?

«Purtroppo mi viene da dire che ci siamo abituati a tutta questa incertezza, dettata soprattutto da fattori esterni all’economia. Il terrorismo è una variabile incontrollabile, così come l’instabilità politica internazionale porta con sé il rischio di decisioni atipiche, come potrebbe accadere negli Usa dove vedremo se saranno confermate le voglie di protezionismo del nuovo presidente. Senza dimenticarci che andranno al voto paesi importanti come la Germania e la Francia, con evidenti riflessi molto pesanti sull’economia».

Forse toccherà anche all’Italia.

«Sapere che c’è un Governo a tempo non ci rende tranquilli, abbiamo chiesto da subito che si trovasse una soluzione a lungo termine alla crisi maturata dopo il referendum. Ribadisco l’auspicio di un esecutivo che non abbia solo la missione della legge elettorale o di tenere in piedi buoni rapporti internazionali, per quanto fondamentali, ma che nel frattempo operi e prenda decisioni per il Paese. E’ vero, non ci sentiamo a nostro agio».

Torniamo in Emilia Romagna: quali sono le prospettive economiche dell’industria regionale?

«Dobbiamo confermare le nostre caratteristiche: siamo una regione fortemente imperniata sul manifatturiero e sull’export, e su questi tasti dobbiamo continuare a battere, così come è imprescindibile non smettere di investire. Quest’anno, con una sfumatura molto importante: i nostri investimenti saranno orientati in ottica industria 4.0, una crescita soprattutto tecnologica per mantenerci al passo con i nostri competitor e restare all’avanguardia dei settori di riferimento».

Quali sono gli ambiti che vanno meglio e quali, invece, che soffrono di più?

«E’ difficile rispondere, perché ormai all’interno dello stesso settore ci sono imprese che vanno bene e altre in difficoltà. Certamente il manifatturiero sta crescendo e creando occupazione e questo significa anche una maggiore propensione nelle famiglie a spendere e consumare, perché il lavoro resta la garanzia di una vita tranquilla. Purtroppo, lo sappiamo da tempo, questa crisi ha penalizzato l’edilizia anche se qualche piccolo segnale di miglioramento si comincia a intravedere».

Difficile, però, che si possa andare avanti solo con il prolungamento degli ammortizzatori sociali.

«Le misure che un tempo erano state pensate per difendere i posti di lavoro oggi risultano antiquate. Questa non è una crisi, ma un cambiamento epocale e con grave ritardo finalmente stiamo adeguando anche gli ammortizzatori. E’ inutile continuare a tenere agganciati i lavoratori a professioni che non esistono più, dobbiamo investire su formazione, incentivi e sostegni economici per riconvertire queste figure. Un passaggio che ci deve insegnare, la prossima volta, a prevedere queste situazioni e a metterle in pratica quando le cose vanno bene».

Cosa vi aspettate dalle istituzioni nei prossimi mesi?

«Spero si possa continuare per questa strada. Il Patto regionale per il Lavoro ha dato degli ottimi risultati, riuscendo a mantenere stretti legami con il mondo economico e aumentando l’attrattività del nostro territorio. Quindi, nei limiti delle competenze e del budget della Regione, va mantenuta questa barra dritta e questa collaborazione».

Attrattività chiama nuovi investimenti.

«Philip Morris è l’esempio che viene in mente a tutti, ma ci sono anche Lamborghini, Ducati e altre aziende in questi mesi. La legge regionale del 2014 ha funzionato, facilita gli investimenti e diminuisce gli ostacoli della burocrazia. Poi, se si potesse fare anche un po’ di promozione, che purtroppo manca, secondo me raggiungeremmo traguardi ancora maggiori».

Nota dolente: le infrastrutture.

«In una regione avanzata bisogna riuscire a muoversi, altrimenti non c’è speranza: quanto ha contato il nuovo casello dell’A1 a Valsamoggia nella scelta della Philip Morris? La Regione sta discutendo la legge sul consumo di suolo, un tema molto delicato: è giustissimo rispettare l’ambiente, ci mancherebbe, ma scegliamo un approccio pragmatico, non ideologico. L’obiettivo è recuperare patrimonio esistente, ma anche permettere nuovi insediamenti, con opportune compensazioni».

Seconda nota dolente: il Fisco.

«Onestamente qualche piccolo taglio è stato fatto, abbiamo apprezzato, ma il nostro rapporto con il Fisco resta poco positivo. Riscontriamo ancora molto spesso atteggiamenti inquisitori, l’auspicio è di una collaborazione più serena e, fermo restando che le tasse si pagano tutte, ci piacerebbe non vedere più quell’atteggiamento di presunzione di colpevolezza».

 

AL PASSO COI TEMPI

«Continueremo a investire nel 2017 con un orientamento forte sulle nuove tecnologie, per restare al passo con i tempi»

Il MANIFATTURIERO

«Siamo una regione fortemente imperniata sul manifatturiero e sull’export, e su questi tasti dobbiamo continuare a battere»

IL CAMBIAMENTO

«Questa non è una crisi, ma un cambiamento epocale e con grave ritardo finalmente stiamo adeguando anche gli ammortizzatori»

L’INCERTEZZA POLITICA

«Sapere che c’è un Governo a tempo non ci rende tranquilli. Serve un esecutivo che operi e prenda decisioni per il Paese»