«Avanti tutta sui mercati esteri di rating
Solo aggregandoci saremo più forti»

Bucciarelli (Confindustria Marche): «Gli Usa daranno una spinta»

BRUNO Bucciarelli, presidente di Confindustria Marche, vuole essere una specie di Cristoforo Colombo: vuole traghettare tutti, entro la fine di quest’anno, verso il nuovo mondo. In tutti i sensi perché punta sull’economia statunitense per crescere ed anche, e soprattutto, perché vuole arrivare alla creazione di un Confindustria unificata «che sarebbero il primo caso in Italia», dice. E continua: «Sono ottimista. D’altra parte non possiamo noi industriale andare a pontificare fuori, ma poi non riusciamo a risolvere i nostri problemi interni».

A che punto è l’aggregazione tra le varie territoriali?

«Diciamo che sono fiducioso, se da parte di tutti ci sarà buonsenso. Dopodiché non farò il presidente ponte perché lascio con un anno di anticipo. Questo obiettivo fra l’altro era al primo punto del mio programma quando ho preso in mano Confindustria regionale».

Esportazioni come punto di risalita. Ma dove?

«Io contrariamente a quello che pensano in molti credo che gli Stati Uniti con l’elezione di Donald Trump avranno una forte accelerazione economica, per cui penso che il mercato statunitense, ma direi anche canadese, potranno dare una forte spinta alle nostre esportazioni. In questo anno nuovo direi che gli Usa devono diventare il primo obiettivo per l’industria marchigiana».

Lei ha fatto parte di una missione istituzionale in Iraq: arrivano i frutti?

«Benché qualcuno sollevi citiche alla missione, devo dire invece che è stata molto positiva per il sistema. Sono arrivate poi nelle Marche delegazioni di imprenditori e di politici iracheni e si stanno iniziando a chiudere rapporti. Certo che non è un mercato facile, per tanti ragioni, come quello americano, ma bisogna anche aggiungere il fatto che la missioni dell’imprenditore comporta anche di questi rischi».

Il fatto nuovo è anche il passaggio di Nuova Banca Marche ad Ubi banca. Come vede lei questo passaggio?

«Io credo che sarà un fatto positivo e credo anche che tutti i progetti industriali, se fatti bene, verranno finanziati e da parte delle banca ci sarà il massimo appoggio. E non potrei nemmeno pensare il contrario visto che questa regione ha sempre mostrato grande capacità sotto il profilo industriale».

Ma le statistiche dicono che non si investe in innovazione o si investe poco. Lei cosa risponde?

«Guardi io sono per la valorizzazione del capitale umano e quando dico questo mi riferisco alle piccole e grandi invenzioni che vengono attuate all’interno delle aziende, specialmente in quelle più piccole dove si deve aguzzare l’ingegno per diventare competitive. E questo vale anche sotto il profilo delle idee. Tutte queste cose non rientrano nelle statistiche ma ci sono e contano tantissimo e sono contributi che si trasformano in tecnologie che vengono anche esportate. Quindi quando si afferma che non facciamo innovazione, viene detta una stupidaggine. Poi…».

Poi cosa?

«Non va dimenticato un fatto che è questo: le Marche sono tra le primissime regioni italiani sotto il profilo delle startup. E ce ne sono in giro per la regione di veramente molto interessanti e non solo come portatrice di idee. E devo dire che le grandi industrie, senza andare a ‘rubare’ le idee, sono molto attente sotto questo profilo per cui partecipano e cercano di accompagnare lo sviluppo. Questo discorso è molto diffuso tra gli imprenditori, da Ascoli fino a Pesaro. E alcune di queste startup hanno fatturati ed assumono persone».

Solo un 25% circa delle aziende marchigiane esporta e il mercato interno ancora non brilla…

«Io direi che la recessione è finita ed in questo momento siamo nella fase della resistenza. Guardare al mercato estero è un punto fondamentale per cui noi come Confindustria puntiamo e contiamo molto sulle aggregazioni e sui sistemi di rete proprio per agevolare le imprese a guardare oltre i confini nazionali».

Quando gli imprenditori di altre regioni arrivano nelle Marche, la prima cosa che dicono è questa:

«Non si arriva mai…».

Che si fa?

«Abbiamo un forte problema infrastrutturale e questo è innegabile». Anche l’aeroporto di Falconara vacilla…

«Questo è un problema che va assolutamente risolto cercando una soluzione che passi attraverso il collegamento e la collaborazione con gli altri scali a noi vicini, e come noi in difficoltà. Ma nel frattemopo occorre assolutamente potenziare il problema dei collegamenti ferroviari, soprattutto con il nord del Paese. Altrimenti rischiamo l’isolamento, quello vero».

I punti neri?

«Diciamo che sono sostanzialmente due. Il primo è legato alla burocrazia. Ed io lo vedo con il terremoto perché quelle sono le mie zone: ancora ci sono i calcinacci per la strada. Un problema che va risolto altrimenti andiamo avanti per una generazione. Questo lo dico pensando a quelle persone, perché poi ci sono i problemi quotidiani di tutti: gli imprenditori spendono un 20 per cento di quello che fatturano solo per stare dietro la burocrazia. Paghiamo tutto di più rispetto agli altri, energia elettrica compresa. Se poi uno ci mette sopra anche il carico delle burocrazia, occorre dire che chi fa l’imprenditore in questo Paese è veramente un eroe».

Secondo punto nero?

«Le ultime vicende riguardanti il declassamento dell’Italia da parte delle agenzie di rating internazionali. Siamo parlando di istituti privati che danno giudizi di merito su una nazione. Persone private che agiscono all’interno dei mercati finanziari e delle borse. Questa è una vicenda che occorre assolutamente far cessare».

 

 

 

 

 

 

 

SGUARDO ALL’ESTERO

«Penso che l’industria di questa regione debba guardare nel corso del 2017 soprattutto al mercato statunitense che vedo in forte espansione»

TROPPA BUROCRZIA

«Il male peggiore è la burocrazia non solo per quello che riguarda il terremoto, ma anche sotto il profilo industriale: ci costa un 20% in più»

LA MIA MISSIONE

«La missione che mi sono dato come presidente di Confindustria Marche è quella di portare all’unificazione di tutte le territoriali entro l’anno»