Tanjga e De Leo, i leader dello special team

Contromisure – L’assenza dell’allenatore ha obbligato i più stretti collaboratori ad assumere maggiori responsabilità

PREZIOSI e fondamentali, ma abituati a lavorare nell’ombra e in silenzio, si sono ritrovati catapultati in prima pagina, chiamati a gestire in prima linea una situazione complicata sotto il profilo umano e lavorativo: sono gli uomini di Sinisa. Non è stato facile per il Bologna e per Bologna, incassare il colpo e fare i conti con la notizia della malattia di Mihajlovic: figurarsi per chi ha vissuto per anni, quasi quotidianamente, fianco a fianco e sotto l’ala protettrice del tecnico, leader nato. I nomi sono quelli del vice Miroslav Tanjga, dei collaboratori tecnici Emilio De Leo, Diego Gabriel Raimondi e Renato Baldi, del preparatore atletico Massimiliano Marchesi e del match analyst Davide Lamberti, che si sono uniti al personale rossoblù: ovvero Stefano Pasquali, Nicolò Prandelli e Luca Bucci, rimasti dopo l’addio di Donadoni prima e Inzaghi poi. Come il resto del club, hanno appreso la notizia da società e tecnico a Castelrotto, dove Sinisa non era salito. Niente è stato più come prima, anche se gli uomini di Sinisa hanno provato a difendere la ‘routine’. Ognuno di loro aveva compiti specifici e sono stati portati avanti. Ma ciascuno di loro si è dovuto assumere responsabilità in più, gestire un aspetto emotivo inimmaginabile. Tunjga, complici le difficoltà con la lingua italiana, ha svolto un compito più da supervisore e di raccordo con il tecnico. De Leo, Raimondi e Baldi hanno lavorato tatticamente sul campo, sui concetti di costruzione di gioco ed è stato soprattutto De Leo, nel corso delle prime uscite stagionali, ad alzarsi dalla panchina per fornire consigli ai rossoblù in corso d’opera. Il tutto portando avanti le rispettive specificità: : fase difensiva, offensiva, palle inattive, per fare alcuni esempi. Sul piano emotivo fondamentale è stato Marchesi: vuoi perché l’estate è tempo di preparazione e lui è il preparatore, vuoi per questione di carattere e feeling è stato lui ad assumere il ruolo di motivatore, con discorsi al gruppo prima di ogni seduta di allenamento. Si è pure unito al gruppo in giochi e scherzi, come dimostrato nel rito di iniziazione del giapponese Tomiyasu a Castelrotto, quando Marchesi ha fatto cantare il giapponese. De Leo e Tunjga si sono pure sobbarcati i compiti mediatici: il tutto grazie anche al contributo fondamentale di Riccardo Bigon, che è rimasto al fianco del gruppo in ogni istante, organizzando riunioni tra squadra e staff e con Mihajlovic, tenendo la barra il più possibile dritta.

LA CONVINZIONE e la speranza di tutti è che la macchina Bologna funzionerà anche così e che passato il primo periodo e la fase più aggressiva della terapia, Mihajlovic potrà dare più costanza di presenza. Intanto, queste sono le prime contromosse adottate da tecnico, staff e dirigenza per superare l’emergenza e la mancanza fisica del leader.


La nuova parola d’ordine:
tenersi stretti i tesori

Continuità – Cambio di passo, nessuna cessione illustre

L’ESTATE 2019 ha segnato una novità in casa Bologna: stop alle rivoluzioni. A Casteldebole la dirigenza ha varato la linea della continuità: niente più cessioni dei pezzi da novanta. Il nuovo ciclo di investimenti deciso da patron Saputo ha consentito ciò che dal ritorno in serie A non si era mai verificato: mantenere l’ossatura della squadra. Le operazioni di mercato più ingenti sono servite, di fatto, per conservare il nucleo che ha costruito una cavalcata entusiasmante: quella della salvezza, culminata con il decimo posto, a ritmo di Champions.

RINNOVATO con triennaleMihajlovic, a cui il club ha deciso di rimanere al fianco nel momento del bisogno. Riscattati anche i prestiti di Soriano, Sansone e Orsolini, per la bellezza di 30 milioni di euro. Rifiutati 20 milioni per Dijks, rinnovato il contratto di Palacio. In pratica, dell’undici titolare che ha fatto innamorare nuovamente i bolognesi del Bologna, nella seconda parte della scorsa stagione, nell’annata alle porte mancheranno soltanto Lyanco e Pulgar, su cui la società non poteva decidere visto che il primo era in prestito e il secondo ha scelto la Fiorentina forte della clausola compromissoria già fissata da tempo. Confermata in blocco, per nove undicesimi, la squadra che ha chiuso l’ultima stagione dando spettacolo, al ritmo di 3 gol a partita. Scelta controcorrente rispetto al passato, che raccontala voglia di Saputo di provare ad alzare davvero l’asticella.

UN’ASTICELLA rimasta fissa sull’obiettivo salvezza nei primi anni, caratterizzati da continue rivoluzioni. Fu totale, quella dell’estate del 2015, dopo la promozione, con la squadra interamente ricostruita. Fu tecnica e dirigenziale quella dell’estate successiva, con l’addio di Corvino, l’arrivo di Bigon e la cessione di Diawara per finanziare il primo mercato del nuovo diesse, con gli arrivi di Krejcì, Nagy, Viviani, Verdi, Di Francesco, Sadiq, Torosidis ed Helander. Anche l’estate del 2017 è stata contraddistinta dalla politica del restyling: con gli ingaggi di DeMaio e Gonzalez per ridisegnare la retroguardia, quello di Poli in mediana e infine Palacio, Falletti e Avenatti in attacco, con l’aggiunta di Orsolini in gennaio, per preparare l’addio di Verdi, rimandato a giugno per scelta del fantasista. Alcune scelte azzeccate ed altre meno, ma tutte all’insegna di profili low cost e di un mercato quasi a costo zero, alla voce saldo tra acquisti e cessioni. La rivoluzione è divenuta totale nel 2018: addio a Donadoni e Mirante, Verdi, Masina, Di Francesco e Ferrari, per finanziare il cambio radicale dal 4-3-3 al 3-5-2 di Inzaghi, che più che fire and desire avrebbe rischiato di fare terra bruciata sulla serie A. Fino alla svolta targata Mihajlovic: 4-2-3-1 segnato anche dagli innesti di Soriano, Sansone e Lyanco. E allora si cambia: dopo aver rischiato la retrocessione, nessun sacrificio, Bologna che vince, questa volta non si cambia. Si ritocca e i gioielli in vetrina non si toccano più. Ecco la linea dettata per tentare il vero salto di qualità.