Nuovo cinema Dall’Ara, un gioiellino Uefa

Il progetto – I lavori dovrebbero partire alla fine del campionato: i costi sono lievitati fino a 85 milioni di euro

ENTRO l’anno il Bologna e il Comune contano di chiudere la partita del restyling del Dall’Ara. Non è certo se i lavori potranno partire alla fine di questo campionato o, più probabilmente, al termine del prossimo. Ciò che è certo è che lo stadio della città sta per cambiare volto al termine di un percorso partito ufficialmente all’inizio del 2016, quando il patron rossoblù Joey Saputo, l’ad Claudio Fenucci e il sindaco Virginio Merola varcarono le porte della Soprintendenza per presentare il progetto. Da allora molto è cambiato, ma non le intenzioni di andare fino in fondo. Inizialmente si è ragionato su aree compensative (Cierrebi e Prati di Caprara), che potessero dare sostegno al piano finanziario. Poi ha fatto irruzione sulla scena il Comune, che ha negato l’area e si è costituito partner, in concomitanza con le difficoltà del gruppo Maccaferri.

NEGLI ULTIMI MESI, si è arrivati vicini alla sintesi, dopo analisi antisismiche e sulla stabilità e su certezza di tempistiche e costi dei lavori, all’interno di un progetto in cui è entrato l’antistadio, per ridisegnare il quadrante di città del quartiere Saragozza dandogli una vocazione sportiva. I costi del restyling sono lievitati: dagli iniziali 70 milioni, di cui il Bologna avrebbe dovuto coprirne 40 e il Comune 30, a circa 85. Il Bologna, una volta iniziati i lavori, dovrà giocare lontano dalla città per una stagione, per poi rientrare a lavori in corso: opere che dureranno ulteriori 2-3 anni, prima che il Dall’Ara assuma definitivamente il nuovo volto.

UN VOLTO da 30mila posti, come richiesto dall’Uefa per poter ospitare eventi internazionali. Avrà schermi moderni per consentire al pubblico di vivere esperienze multimediali, ma pure un museo dove assaporare la storia del club, aree allestite per mostre itineranti, ristoranti e pub. E già che ci siamo, approfittando dei lavori, sorgeranno pure nuovi parcheggi tra bocciofila e antistadio, dove troveranno casa le società sportive oggi ospitate al Dall’Ara per creare una vera e propria cittadella dello sport, con ulteriori bar e ristorante. Progetto, costi e piano finanziario sono stati analizzati nel corso dell’estate da club e Palazzo d’Accursio. Non c’è stata però la presentazione al consiglio comunale del progetto e l’inizio dell’iter, con le parti che hanno deciso di imboccare la via della nuova legge 147 per gli stadi.

PER IL PASSO DEFINITIVO, manca un dettaglio che dettaglio non è, in quanto obbligatorio: l’individuazione del partner dei lavori. Date le difficoltà del gruppo Maccaferri, il Bologna potrebbe essere quello di Astaldi, gruppo per il quale è stato studiato un pian di salvataggio con l’ingresso di Salini-Impregilo, con il coinvolgimento di Cassa Depositi e Prestiti. E’ il tassello mancante, che Bologna e Comune hanno l’intenzione di completare entro la fine di questo 2019.


In palio c’è lo ‘scudettino’
di una regione nel pallone

Record – Quattro squadre in A, come solo la Lombardia

NON È PIÙ SOLA, l’Emilia Romagna, in vetta alla classifica delle regioni con il maggior numero di squadre in serie A. La promozione del Brescia ha sancito il pareggio da parte della Lombardia, che aveva già Inter, Milan e Atalanta. Ma già confermarsi davanti ad altre regioni (Piemonte, Lazio e Liguria 2, Veneto, Toscana, Friuli, Campania, Puglia, Sardegna 1) significa una cosa. Anzi due, forse tre.

LA PRIMA: che negli ultimi anni, con qualche avvicendamento, il calcio nostrano ha comunque goduto di una discreta salute. La seconda: che in modo diverso e con proprietà molto differenti tra loro, le piazze il cui cuore palpita per Parma, Sassuolo, Bologna e Spal in rigoroso ordine geografico da nord a sud, hanno dimostrato di saperci fare, come da tradizione della casa in tutte le attività imprenditoriali nelle quali serve il ‘know how’, come lo chiamano adesso. La terza: che gli scudetti saranno ormai lontani negli anni, e in questo caso il ricordo riguarda solo Bologna, così come le coppe Europee, e qui c’entra anche il Parma. Ma seguendo strade diverse, tutte e quattro le piazze si sono costruite un loro percorso verso la rinascita e il consolidamento. E’ vero, solo in due casi gli imprenditori che sostengono il club sono locali: vengono dalla provincia, come i Colombarini che dalla Giacomense passarono a salvare la Spal, o sono appena rientrati come il Pizzarotti che ha guidato il gruppo ducale a riprendersi una proprietà passata per un po’ di tempo in mani cinesi.

LE ALTRE DUE squadre, quelle che l’anno scorso sono arrivate davanti (il Bologna decimo a 44 punti, il Sassuolo undicesimo a 43), devono tutto a due magnati venuti da lontano. Il Giorgio Squinzi, mister Mapei, che ha costruito il miracolo Sassuolo, in realtà era legato alla capitale dalle piastrelle da interessi economici anche prima, visti i settori merceologici affini. E’ andato oltre il puro interesse commerciale, arrivando ad avere uno stadio di proprietà a Reggio Emilia e un centro tecnico tutto nuovo a Sassuolo. Joey Saputo invece è uno dei proprietari stranieri del nostro calcio: nel Bologna fu coinvolto da Joe Tacopina, e sotto le Due Torri ancora ringraziano quel giorno in cui il canadese, rampollo di un impero costruito sulle mozzarelle, decise di non limitarsi a fare il socio di minoranza. Gli anni passati insieme in serie A sono serviti per conoscersi meglio, reciprocamente. Saputo ha preso casa in centro, e gradualmente ha reso più frequente la sua presenza in città. Da questa stagione ha anche deciso di accelerare il processo di crescita. Ai bolognesi è piaciuto che ci abbia sempre messo la faccia, compreso il momento dopo la sconfitta contro il Frosinone, quando andò a parlare di persona ai tifosi inferociti. L’impressione è che il bello debba ancora venire, per il capoluogo della regione più calcistica d’Italia.


‘Viareggio’ e promozione:
è l’ora della Primavera

Troise – Per il tecnico non sarà facile confermarsi al top

ORGOGLIO e soddisfazione. Queste le parole chiave della splendida passata stagione del settore giovanile del Bologna, che durante l’anno ha portato in dote alla bacheca del club rossoblù numerosi trofei, divisi tra le varie categorie, che hanno permesso di arricchire lo spazio dedicato ai premi giovanili in quel di Casteldebole.

A FARE da apripista e da colonna portante nello scorso campionato il gruppo di Emanuele Troise, quella Primavera partita a inizio anno in cerca di certezze e che ha concluso la stagione con riconoscimenti e trofei, tra i quali spicca il più prestigioso, il ‘Viareggio’ vinto a La Spezia a fine marzo battendo in finale il Genoa. Per la prossima stagione l’obiettivo sarà quello di confermarsi in Primavera 1 con un gruppo per buona parte nuovo che ha nei classe ‘2002’ la benzina per arrivare fino in fondo. Questione fuoriquota: saranno cinque quelli a disposizione (quattro ‘2000’ e uno libero da vincoli di età), con Troise che potrà utilizzare alcuni dei giocatori protagonisti della scorsa annata, mentre i 2001 faranno da forza trainante per un gruppo che vuole stupire anche nella massima serie del campionato Primavera. Ma non solo Primavera: l’under 17 avrà in panchina Luca Vigiani, con Paolo Magnani affiancato a Daniele Corazza; tra le squadre giovanili è quella che esce più scottata dal campionato 2018/2019, ma le possibilità di fare bene l’anno prossimo sono tante, con la speranza, l’obiettivo, di centrare i playoff.

L’UNDER 16 di Biavati è la selezione giovanile che più di tutte dovrà confermarsi, dopo l’ottimo lavoro fatto dai 2004 lo scorso anno, sia durante la stagione che nei tornei («We Love Football» su tutti); l’under 15, che ancora una volta sarà allenata da Francesco Morara, sarà rimpinguata da tutti quei giocatori che a giugno hanno trionfato all’International under 14, trofeo vinto a Montreal, con i giocatori che verranno messi alla prova in ambito internazionale. Attenzione anche all’under 14 di Juan Solivellas: sotto i consigli del tecnico spagnolo si ritroveranno tutti quei giocatori che hanno trionfato al torneo under 13 Pro, riservato ai vivai delle squadre professionistiche; i 2006 potranno stupire.

IL CALCIO IN ROSA sotto i portici bolognesi ha saputo fare discreti passi in avanti durante la stagione, e per il prossimo campionato non può fare altro che tentare di migliorarsi: la prima squadra dell’Asd Bologna Fc ha concluso in quinta posizione il campionato di serie C, e l’anno prossimo potrà andare a caccia della promozione. A livello giovanile, dopo la partecipazione alla prima storica edizione del ‘Viareggio’ al femminile, la formazione Primavera tenterà di fare addirittura meglio, provando a piazzarsi più in alto in campionato.