Ciao Sergio, questa Rossa è figlia tua

Da Binotto a Leclerc, la Ferrari rimpiange Marchionne ma continua il suo progetto: anche con l’Alfa

di LEO TURRINI

L’ULTIMA volta che ci siamo visti mancava poco al Natale del 2017. Io dovevo lasciare in anticipo la riunione conviviale per un impegno di famiglia. Sergio Marchionne mi prese in disparte. Ci teneva a farmi sapere una cosa. «Presto lascerò il vertice di Fiat Chrysler e questo è di pubblico dominio, però tenga presente che resterò a lungo presidente della Ferrari e anzi sto cercando casa qui nei dintorni di Maranello, adoro la terra e la gente, ci metterò radici… ». Non è andata così. Il destino ha voluto diversamente, tanto che quello che sta per iniziare in Australia è il primo mondiale senza Marchionne. L’uomo non ha avuto il tempo di coronare il sogno del tifoso. Celebrato per i trionfi manageriali e finanziari, era più interessato alla consacrazione in pista. Senza dirlo, questo invidiava al predecessore Montezemolo: la gloria e la popolarità spettanti al leader di una Signora in Rosso sul tetto del mondo. Una volta, in una fase negativa per il Cavallino, sempre battuto dalla Mercedes, mi aveva telefonato. Desiderava invitarmi ad evitare equivoci: lui sì era Marchionne, mago dei conti e delle trattative sul filo del rasoio. «Ma sono anche Sergio – aggiunse senza retorica –. Sono un italiano a lungo esule all’estero e quando ero un immigrato in Canada vedevo nella Ferrari uno dei pochi motivi per andare orgoglioso delle mie origini, quindi stia tranquillo, io non tradirò mai il Dna della Rossa… ». Lo dico? Lo dico. Alla fine avevo imparato a volergli bene. Dopo il successo di Vettel in Canada nel giugno di un anno fa, 2018, non rilasciò la consueta dichiarazione di giubilo. Mi fece sapere che aveva evitato perché in quella gara Raikkonen, compagno di Seb e mio idolo, era andato davvero piano e il presidente non lo voleva criticare in pubblico. In realtà, stava già lottando contro la malattia fatale. Si sarebbe spento poche settimane dopo. Racconto tutto questo perché la prima Ferrari senza Marchionne è figlia sua. Mattia Binotto era un pupillo del presidente, che ne ammirava competenza e compostezza. Leclerc era un progetto di campione in cui Sergio confidava.

L’ORGANIZZAZIONE orizzontale del lavoro a Maranello, con l’abolizione di strutture gerarchiche piramidali, veniva dalla sua cultura. Persino il rilancio del marchio Alfa nei Gran Premi, con Raikkonen e Giovinazzi a combinare esperienza e freschezza, era una sua idea, corredata dalla nomina di Simone Resta, già progettista delle Rosse, a direttore tecnico del Biscione. Sto dicendo che Marchionne errori non ne ha commessi, nei quasi quattro anni a Maranello? Per carità: ne ha fatti. Stava ancora imparando il mestiere, perché la Ferrari è unica, non la puoi governare come FCA. Ma era sulla strada giusta, secondo me. Vedremo, da Melbourne in poi, cosa saranno in grado di combinare i successori.