Senza paura, sempre al fianco di Mihajlovic

Impresa – Dopo il decimo posto dell’ultimo campionato, la band rossoblù alle prese con la sfida più dura

INIZIA il campionato e torna sul tavolo la sfera di cristallo per indovinare che Bologna vedremo. Difficile fare previsioni soprattutto per il problema di salute che costringe Mihajlovic a teleguidare la squadra da un letto di ospedale. Diciamo che dopo la bellissima rincorsa compiuta nella seconda parte del campionato scorso, la squadra ha subito solo un paio di modifiche, non di poco conto, ma l’intelaiatura del gruppo è rimasta la stessa. Certo che sostituire un buon difensore di fisico come Lyanco e un centrocampista, muro davanti alla difesa, come Pulgar non sarà gioco facile. E proprio in questi due ruoli chiave il Bologna sembra aver perso qualcosa in qualità. Poi nessun giocatore è insostituibile, soprattutto in questo periodo storico dove i calciatori sono alla disperata ricerca di salire sull’ascensore del successo.

MORALE: il Bologna può fare un discreto campionato se riesce a tamponare in modo proficuo le partenze di Lyanco e Pulgar. Poi ha acquistato una serie di giovani di belle speranze che potranno anche mettersi in luce strada facendo, ma che oggi stanno solo cercando di capire su quale pianeta sono atterrati. Ora, possiamo stare qui a predire il futuro del Bologna o di qualche suo ragazzotto, ma il vero nodo della questione è la guida tecnica. Mi spiego meglio, cercando di fare un ragionamento che esuli dai falsi pietismi.

SI PUÒ GUIDARE una squadra senza sedersi in panchina il giorno della partita, senza essere presente durante gli allenamenti? Forse, o almeno questo stanno tentando di fare encomiabilmente al Bologna dal giorno che si è saputo della malattia di Mihajlovic. Ma nessuno sa se questo esperimento si riuscirà a portare avanti. Il carisma di Sinisa a bordo campo è la più grande assenza che si sta avvertendo in questi mesi di preparazione al campionato. Non faccio una scoperta sensazionale se dico che Mihajlovic è uno di quegli allenatori che con i suoi comportamenti in panchina, nello spogliatoio riesce a cambiare l’andamento di una partita per la facilità con cui riesce a caricare psicologicamente i suoi giocatori. Quindi, verrebbe da dire che sarà molto difficile per il Bologna ripetere il decimo posto finale della scorsa stagione anche e soprattutto perché Sinisa Mihajlovic non è più lì, in piedi davanti alla panchina del Bologna a guidare i suoi ragazzi, a urlare di fare quel lancio o di marcare quell’avversario, ma è davanti a una tv a seguire, come un leone in gabbia, una squadra che lui ha plasmato dal primo giorno in cui ha messo piede a Casteldebole. Quindi sarebbe normale guardare dubbiosi a questo esperimento, a questa alchimia condivisa con la società appena saputo che il tecnico avrebbe dovuto giocare una partita ben più difficile tra le corsie dell’ospedale Sant’Orsola.

Il ruolo del comandante
Tempra da leader e idee chiare
Così il tecnico serbo
ha conquistato la fiducia di tutti

GIUSTO avere dei dubbi, ma c’è una variabile con cui bisogna fare i conti. E questa variabile si chiama solidarietà. Quella che in un battibaleno la città di Bologna ha messo a disposizione di Sinisa, della squadra e della società. Solidarietà, condivisione del problema, premura verso un uomo, un padre di famiglia alle prese con un seria complicazione di salute. E la solidarietà, quella vera, quella di cui è veramente capace questa città, non ti fa guardare alla parte destra o alla parte sinistra della classifica, non ti fa pensare che magari questa squadra potrebbe competere per una posizione migliore, magari con vista Europa. Quando sposi una causa la sposi nel bene e nel male. E la sostieni. Nel nome di Mihajlovic, l’uomo che con un colpo di bacchetta magica ha cancellato una retrocessione in serie B che a tutti pareva già scritta. Se poi l’esperimento di autogestione del Bologna dovesse rivelarsi un vero e proprio fallimento, sono sicuro che Mihajlovic, la società e tutti i componenti dello staff sarebbero i primi a fare un passo indietro per non rovinare tutto ciò che di buono è stato fatto finora. Anche se bisogna constatare che la vittoria di Pisa in Coppa Italia con la presenza continua e costante di Mihajlovic in video, ha portato una vittoria sonante.

ORA QUALCUNO potrebbe obiettare: accettare che un allenatore ricoverato in un ospedale continui ad allenare la sua squadra non è una forma di pietismo? Nient’affatto. A parte tutto bisognerebbe inchinarsi davanti a Mihajlovic, che nonostante stia combattendo contro la leucemia trova anche la forza di continuare a lavorare. Quanti, in una situazione così delicata e dolorosa avrebbero una forza d’animo tale da non abbandonare il loro posto di lavoro? Poi Bologna ha fatto la sua scelta, quello di schierarsi al fianco di Mihajlovic fino a quando ce ne sarà bisogno. E quando si fa una scelta da uomini veri, la si porta in fondo senza se, senza ma. Quindi nessuna paura del futuro, solo fiducia di vincere questa difficile battaglia, in campo e in ospedale. Perché al mondo c’è anche qualcosa di più importante dei tre punti della domenica. Forza Bologna, forza Sinisa.


Summit, video e cure:
Sinisa, un’estate di lotta

Grinta – Dopo l’annuncio della malattia non si è fermato

DOVEVA essere l’estate del decollo. Della serie: il comandante Sinisa vi dà il benvenuto a bordo e vi invita ad allacciare le cinture di sicurezza perché tra un po’ si vola. Sottinteso: nella colonna sinistra della classfica. E invece un’atroce beffa del destino ha lasciato a terra l’aereo diMihajlovic. Altro che cieli azzurri con sfumature di rossoblu: dal 13 luglio l’orizzonte di Sinisa è una complicata battaglia contro un avversario bastardo chiamato leucemia, combattuta con coraggio da una stanza d’ospedale. Poiché chi si è forgiato nelle battaglie non teme nessun nemico, nemmeno quelli più subdoli, Mihajlovic da quel 13 luglio si è calato l’elmetto giocando due partite parallele: la più importante, quella di fronte alla quale l’esito dell’altra appare quasi irrilevante, contro la malattia; e poi la partita, decisamente inedita, della conduzione tecnica a distanza di un gruppo di quaranta professionisti, i dieci che compongono il suo staff più i trenta calciatori dell’organico. Summit telefonici quotidiani con i suoi collaboratori, video di allenamenti e partite che hanno viaggiato in tempo reale dal rettangolo verde (prima Castelrotto, poi l’Austria, infine Casteldebole) alla camera di ospedale, video-conferenze per comunicare con i giocatori, dispensando loro carezze o picconate come succedeva nei giorni belli in cui Sinisa guidava la truppa sul campo, in quei quattro mesi, da febbraio a maggio, che hanno trasformato il brutto anatroccolo rossoblù in splendido cigno. Da questo punto di vista il precampionato è stato un viaggio nell’ignoto, reso possibile solo dalla caparbietà dell’allenatore e dalla competenza di uno staff che nell’ora del bisogno ha moltiplicato gli sforzi per supplire all’assenza del comandante supremo. Ma se è inevitabile che la casella vuota di Sinisa abbia pesato molto sullo stato d’animo del gruppo, adesso che la stagione entra nel vivo e si comincia a lottare per i tre punti è altrettanto inevitabile che peserà ancora di più sul cammino della squadra.

MODALITÀ PROVVISORIA, quella dell’allenatore a distanza, o scelta definitiva? La prima risposta alla domanda che tormenta città e dirigenza arriverà dalle condizioni di salute del tecnico, ovvero da come il fisico di Mihajlovic reagirà alla malattia. La seconda, invece, è legata a doppio filo ai risultati che otterrà la squadra sul campo. Diceva tre mesi fa Sinisa: «Se devo lottare per il decimo posto allora preferisco stare in famiglia». Poi sono arrivate, in rapida sequenza: la suggestione, non andata in porto, della Roma; la firma dell’accordo per tre stagioni col Bologna; la costruzione di una squadra modellata, moralmente ancor più che tecnicamente, attorno a lui. Oggi la domanda è: quanto può valere il Bologna di Mihajlovic… senza Mihajlovic?