Kimi, a 40 anni il matrimonio perfetto

Il veterano Ultimo a far vincere la Ferrari, il finlandese potrebbe essere il primo a far rivincere l’Alfa

Leo Turrini

L’IDEA a KR 7 non dispiace. Ultimo pilota campione del mondo in Ferrari, nel 2007. Ultimo pilota a far vincere un Gp al mitico marchio Lotus, nel 2013. Perché non dovrebbe essere il primo a riportare l’Alfa Romeo sul podio? Kimi Raikkonen, classe 1979, è il più vecchio driver in pista. La sua popolarità è trasversale. Da Maranello se ne è appena andato ma i ferraristi lo adorano. Motivo? Eh, stiamo già a quota dodici. Sempre anni. Senza titolo. Cioè, quello che stiamo sperimentando è il secondo digiuno iridato nelle cronache del Cavallino. Tra Surtees (1964) e Niki (1975) passarono cent o t r e n t a d u e (132) mesi. Poi venne la più nera delle carestie, il doppio decennio con tanto di coda, dal 1979 del citato Jody al 2000 griffato Schumi. La cosa dolorosa, anche nelle riflessioni del Santo Bevitore di Finlandia, è che KR 7 era tornato a Maranello, all’alba del 2014, proprio per spezzare la striscia negativa. So che è difficile da credere, soprattutto a cospetto di una caciara mediatica che spesso e volentieri ha inzuppato il pane nella brodaglia della manipolazione: ma Kimi alla Ferrari ci tiene davvero, ci tiene in un modo persino scomodo da spiegare e dunque, con buona pace di todos, ci sta un motivo se, alla fine della fiera e delle statistiche, i numeri narrano che solo Michael Schumacher ha disputato più campionati di lui a bordo della Rossa. Otto avventure iridate, suddivise in due periodi distinti e distanti: mica uno scherzo. Adesso, scatta l’operazione Alfa. Voluta da Sergio Marchionne, che prima di andarsene aveva programmato di affiancare al finnico l’italianissimo Antonio Giovinazzi. Una operazione intelligente, tecnicamente perfezionata dall’arrivo di Simone Resta, già progettista delle Rosse, al vertice del team del Biscione. Sarà una avventura con brivido incorporato.

PER KIMI, un ritorno alla giovinezza, quasi a fari spenti. Del resto, sin dal primo giorno gli è capitato di essere misconosciuto, ignorato, trattato quasi come un clandestino. Non sto facendo del vittimismo, riferisco un episodio di cui per puro caso fui testimone oculare. Allora, 2001, primavera. Le Torri Gemelle a New York stavano ancora in piedi, stiamo a Melbourne, tappa inaugurale di una stagione nella quale la Ferrari deve difendere il fresco titolo di Schumi, che ha appena messo fine alla biblica astinenza (vedi sopra, eh).

CORSI E RICORSI. In F1 sta per debuttare un finnico ingaggiato da un team chiamato Sauber. All’Albert Park è giovedì mattina e io mi avvicino ai tornelli dell’area paddock. E lì mi imbatto in una scena da film di Totò. Oppure in una cover della canzone del formidabile Enzo Jannacci, su testo di Dario Fo premio Nobel: vengo anch’io, no tu no, ma perché, perché no. Ci sono tre sceriffi con cappellaccio da sole d’Oceania che stanno questionando con un ragazzo pallido pallido. Sento che il giovanotto bisbiglia: ehi, fatemi entrare, debbo raggiungere i miei ingegneri. Ma gli sceriffi, implacabili, ostruiscono il passaggio. Fuori il pass, intimano. Sono un pilota, risponde il soggetto. Ah ah ah, buona questa, sghignazzano gli sceriffi. Fuori il pass, pilota dei nostri stivali… Andò a finire che Kimi Raikkonen, perché era lui, venne salvato dall’intervento di un tecnico del team che oggi si chiama Alfa.


Carletto di Monaco punta sul Rosso

L’emergente A Maranello è attesissimo: in parte anche per merito dello zio Andrea Bertolini

Leo Turrini

CARLETTO Leclerc. E ho detto tutto. O quasi. Al netto di qualunque strumentalizzazione, il ragazzo è circondato da una attesa vagamente messianica. Ci sta. È giusto così, se pensiamo che da tempo immemore la Ferrari non decideva di affidarsi, anche, ad un pilota tanto giovane. Qui siamo di fronte ad un salto generazionale, ad una svolta filosofica addirittura. Su Leclerc, a Maranello hanno deciso di investire quando ancora era un bimbetto. Lui ha ripagato la fiducia vincendo tutti i campionati cui ha partecipato, F2 compresa. E un anno fa, al debutto nei Gp, ha bene impressionato al volante della Alfa Sauber. Adesso, arriva la grande impressione.

IL TUTOR. In Emilia c’è una persona cui Leclerc si rivolge chiamandolo zio. Lo zio di Carletto è Andrea Bertolini. La storia di Andrea è fantastica. Sassolese, era una grande promessa del kart. La famiglia non aveva i soldi per finanziarne la carriera. Lui entrò comunque in Ferrari. Da operaio. Gli facevano anche collaudare le auto di serie. Un giorno Schumi lo vide guidare una Rossa da strada sul circuito di Fiorano. Michael rimase così colpito da suggerire a Todt di inserire il giovanotto nella squadra corse. Le favole a volte esistono. Bertolini è diventato campione del mondo con la Maserati, ha fatto test con la Formula Uno, corre ancora per il Cavallino, infine è lo zio di Leclerc. Mi ha raccontato qualcosa del…nipote. «Ho conosciuto Charles quando aveva dodici anni e stava sul kart. Un bambino, in pratica. Mi ha impressionato subito per una dote che ha poi sviluppato crescendo… ». «Mi spiego. Lui ha un senso della velocità pazzesco, incredibile. La velocità in un driver è qualcosa che appartiene al DNA e non è uguale per tutti. Hamilton ce l’ha ed è un grandissimo… ».

«IO CREDO che Leclerc sia consapevole di dover imparare da Vettel. È normale, Vettel è un campione, ha vinto quattro titoli. Seb di sicuro non è preoccupato dalla concorrenza interna, anzi, penso sia stimolato, di Raikkonen sapeva tutto, con Charles cambia la prospettiva. Vedrai che avranno una eccellente cooperazione… ». «Charles ha tutto per realizzare i suoi sogni. Nel privato è un ragazzo umile, educato. Però quando mancano venti minuti alla accensione del motore, che siano prove libere o qualifiche o Gran Premio, si trasforma. Si isola dal resto del mondo, ha la capacità di concentrarsi esclusivamente sull’evento… ». «Visto che mi chiama zio, quando l’ho visto in palestra a Fiorano gli ho detto: magari all’inizio, in Australia, non esagerare, ti guarderanno tutti, prendila con calma. Mi ha risposto: no zio, io parto subito a tutta… ». «Da ferrarista, spero che Vettel e Charles abbiano da subito la macchina per giocarsela sempre. Intendo per la vittoria, perché sono d’accordo con te, se fossero vicini in pista per un quinto posto mica potremmo essere contenti, da tifosi. E nemmeno sarebbero contenti loro… ».