Ecco Max il Predestinato
Vince tutto nei pronostici

Solo 5 vittorie ma tutti lo vedono campione del mondo

MAX VERSTAPPEN. Ovvero, il Predestinato. C’è poco da fare. Ci sono etichette che ti vengono appiccicate addosso all’inizio della carriera e non sarà mai possibile rimuoverle. Prendete il caso di questo pilota olandese. Non aveva ancora l’età per la patente di guida, era minorenne per l’anagrafe e però già si presentava sulla griglia di partenza dei Gran Premi. Nemmeno contava granché il fatto che fosse un figlio d’arte: del padre Jos si ricordavano in pochi, tanto erano stati scadenti i risultati in carriera. Così è nata la leggenda che Verstappen junior abbia preso tutto dalla madre. Magari è vero, magari la signora era perfetta al semaforo e nei sorpassi. Sia come sia, Max è entrato nella storia con rapidità impressionante.

A POCO più di 18 anni è diventato il più giovane pilota di sempre ad aggiudicarsi un Gran Premio, con la Red Bull in Spagna nel 2016, davanti alla Ferrari di Kimi Raikkonen, uno che aveva corso con suo padre. Da allora, Verstappen junior è un campione del mondo in pectore. In attesa di consacrazione. Tutti dicono che è solo questione di tempo, non essendo possibile mettere in discussione il suo formidabile talento naturale. Solo che nel frattempo l’orologio scorre. Il tempo, appunto, passa. L’Olandese Volante ha vinto qualche altra gara (non troppe, cinque successi in totale). Ha regalato emozioni con mirabolanti sorpassi. Ha fatto numeri straordinari sul bagnato. Ha provocato attacchi di ulcera a milioni di tifosi della Ferrari, innescando collisioni con le macchine di Maranello. Ha guadagnato una popolarità strabiliante tra i teen ager, che si riconoscono nel primo driver cresciuto a pane e Play Station. Ha stregato i proprietari della Red Bull, che lo hanno coperto d’oro pur di tenerlo lontano dalle sirene della concorrenza. Non a caso Ricciardo, che non gradiva l’esuberanza smargiassa del Tulipano, ha cambiato aria. Tutto bene? Fino ad un certo punto. Siamo nel 2019 e Verstappen, fin qui, non è mai stato seriamente in lizza per il titolo mondiale. Si sta adattando ad un ruolo, cinematograficamente parlando, al ruolo di guest star. Ospite d’onore, sì. Protagonista assoluto, mai. Non finora. Dicono sia dipeso, in passato, dai limiti del motore Renault. Lo dicono i Bibitari, che hanno congedato in malo modo il partner francese. Per scommettere sul nuovo socio asiatico. La Honda è un mito che scricchiola. In F1, almeno.

LA COLLABORAZIONE con la McLaren è sfociata in un dispettoso divorzio. Ora i nipponici giurano di essere pronti: con la power unit nella schiena, Verstappen, il Predestinato, sarà in grado di confezionare miracoli. Vero? Falso? Sarebbe già abbastanza se fosse verosimile. Per bravura ed ardimento, l’Olandese Volante merita una macchina che gli consenta di manifestare fino in fondo le sue qualità. Così, se non altro, finalmente sapremo se Max Verstappen è forte tanto quanto Hamilton e Vettel, che di mondiali in due ne hanno vinti nove…

Leo Turrini


Daniel l’eterno secondo
che ama le scommesse

«Vice» di Vettel e Verstappen ora sarà il primo driver

DANIEL RICCIARDO deve essere un tipo che ama le scommesse. Nel 2014 gli dissero: in Red Bull abbiamo bisogno di un nuovo gregario per Vettel, all’epoca all’apice della gloria, fresco reduce dal quarto titolo mondiale consecutivo. Webber smetteva, serviva un valletto bis. Risultato, anzi, risultati. L’australiano di origine italiana accetta e batte Seb 3-0, cioè lui vince tre corse e il tedesco niente. Poi gli mettono accanto il Predestinato, alias Max Verstappen. Ricciardo sbuffa, contesta i favoritismi dei Bibitari, che adorano l’olandese, però sta spesso davanti al Tulipano.

FINCHÉ si rompe le scatole e sceglie la Francia. Intesa come Renault è uno dei quattro costruttori in lizza sulle piste della Formula 1. La tradizione del marchio è strepitosa. Il primo turbo di Jabouille. I dolori del giovane Prost. L’irresistibile motore aspirato installato sulla Williams dei trionfi. La macchina bi iridata di Fernando Alonso. Anche qualche cosa brutta e sgradevole, tipo il crash gate di Singapore 2008, costato carissimo a Flavio Briatore, allora capo della Scuderia. Difficile comunque immaginare che la Renault sia rientrata nel giro in prima persona giusto per fare atto di presenza. Anche se resta da capire l’effetto dello scandalo Ghosn, l’ex grande capo incarcerato in Giappone per una vicenda molto oscura. Ghosn ha sempre sostenuto l’investimento nelle corse. Che non gli dispiacevano. Tutto ciò premesso, Renault rappresenta la scommessa (fatale? fatata?) di Daniel Ricciardo. A tanti Ricciardo garba tantissimo. È un campione. Lo ha già dimostrato. Dodici mesi fa, Daniel aspettava due telefonate. Una dalla Ferrari. Una dalla Mercedes. La prima è arrivata, sotto forma di sondaggio. E la cosa è finita lì. Toto Wolff non si è fatto vivo: nella sua filosofia, soprattutto dopo Rosberg, nessuno deve disturbare il manovratore. Inteso come Lewis Hamilton. Ricciardo è un tipo orgoglioso. Ha molti sostenitori anche per questo. Non poteva restare in una Red Bull zerbinata pro Verstappen. Certi atteggiamenti di Marko ce li ricordiamo bene. Dopo di che, è chiaro che Renault è un rischio. Al netto di tutte le garanzie “parigine”. COME costruttore integrale, macchina e motore, in era power unit ha combinato pochino. Sebbene Hulkenberg sia un altro buon pilota. In Francia se ne rendono conto, infatti non a caso mesi fa avevano pensato a Mattia Binotto come direttore tecnico. Per Ricciardo sarebbe stata una ottima soluzione. Per la Ferrari, mica tanto. Ma questo è un altro discorso…

Leo Turrini