Il mito che battè la grande crisi del ’29
Compie novant’anni il miracolo Ferrari

Il Drake investì quando gli altri avevano paura: oggi il marchio vale 20 miliardi

Leo Turrini

GIÀ IL NOME, SF90, dice tutto. 90 anni fa, nel 1929, infischiandosene della grande crisi economica innescata dal tracollo di Wall Street e non curandosi degli inviti alla prudenza, il giovane Enzo Ferrari alzò la saracinesca. Una spanna davanti a tutti, come sempre. Nasceva così la scuderia, veniva gettato il primo seme di una leggenda. Quasi un secolo dopo, il mito vale sui mercati finanziari più di 20 miliardi di euro. E in questa cifra è facile cogliere il senso di una evoluzione infinita, di una progressione culturale e tecnologica che sempre ha cercato di anticipare il futuro.

QUASI suscita stupore la costatazione che alla popolarità della Ferrari abbiano contribuito, insieme ai trionfi, anche le sconfitte. Non è un paradosso. Non si tratta di una contraddizione. In verità, la Ferrari è diventata tale, nell’immaginario collettivo, perché non si è mai sottratta, in pista, alle amarezze, alle delusioni, alle disillusioni. Ci fu un buco di undici anni, dal 1964 al 1975, tra il mondiale di John Surtees è quello di Niki Lauda. Ci fu una voragine di ventuno anni, dal 1979 al 2000, tra l’impresa iridata di Jody Scheckter e il primo trionfo di Michael Schumacher. Adesso siamo già a dodici anni, essendo datato 2007 il miracolo in rimonta di Kimi Raikkonen…

NATURALMENTE, a scanso di equivoci, nessuno se la sentirebbe di affermare che la sconfitta fa bene alla Ferrari. Ci mancherebbe altro. Anzi, tutte le energie degli uomini e delle donne che lavorano a Maranello hanno un unico obiettivo comune. Spezzare il fastidioso digiuno. Riuscirci in coincidenza con il 90º compleanno della scuderia conferirebbe a risultato una valenza simbolica non indifferente, la vittoria nel 2019 costituirebbe la conferma di un impegno collettivo che il frutto di una tradizione mai rinnegata.

DOPO di che, alle alate e flautate considerazioni bisogna aggiungere i fatti concreti. Tecnologicamente parlando, sono alcune stagioni che la Mercedes detta legge. I tedeschi hanno esasperato il vantaggio figlio di una migliore conoscenza del motore ibrido. La Ferrari rincorrere e da fuori sia come l’impressione che abbia quasi raggiunto la lepre dipinta d’argento. Sarà vero? A Vettel e Leclerc, piloti che sommano esperienza e freschezza, maturità e verde entusiasmo, si chiede di confermarlo sulla pista. Hamilton È un avversario durissimo, cui non si possono concedere margini.

DI TUTTO questo, il nuovo uomo forte di Maranello, l’emiliano Mattia Binotto, possiede piena consapevolezza. Soltanto una Ferrari forte ed equilibrata, lontana da convulsioni interne ed estranea ad autolesionistiche lotte intestine, ecco, soltanto una Ferrari all’altezza del l’insegnamento di chi la fondo’ potrà essere competitiva on the road.

NOVANTA ANNI fa, a Modena nasceva la scuderia. Novanta anni dopo, a Melbourne, una macchina chiamata SF90 conta di vince


Da Berger a Seb, nove trionfi rossi in Australia

Melbourne

IN AUSTRALIA la Ferrari ha vinto nove volte, la prima con Gerhard Berger nel 1987, ad Adelaide, l’ultima l’anno scorso proprio con Vettel. La location dell’Albert Park gli suscita «grandi ricordi» ha sottolineato in avvicinamento alla gara. «Ovviamente i più belli sono legati alle ultime due stagioni, quando abbiamo conquistato altrettante vittorie – ha aggiunto Vettel – ma mi piace ricordare anche il mio primo podio con la Ferrari, conquistato nel 2015 all’esordio con la Scuderia». Si tratta di una pista «molto particolare perché bisogna trovare sintonia con il tracciato: devi ricordarti bene le traiettorie, non è sempre facile identificare il punto perfetto per le frenate e in più il fondo stradale è spesso sconnesso. A noi piloti però piace. Se ci chiedessero se vorremmo che venisse riasfaltato probabilmente diremmo di no, perché è unico nel suo genere».