Imprese del settore tessile: 
le migliori sul fronte 
di un’Economia Circolare

Si impegna molto anche il comparto alimentare

Quali sono le aziende maggiormente impegnate nell’abbracciare un modello economico di tipo circolare?A questa domanda e molte altre sullo stesso tema risponde il primo Atlante Italiano dell’Economia Circolare.Sul gradino più alto del podio, si trovano le imprese tessili. Circa il il 15,2% tra loro, infatti, recupera tessuti e capi usati, rigenera fibre tessili, organizza scambio di vestiti e trasforma materiali di scarto in abiti e accessori (a trovare impiego per questo scopo sono materiali tra cui cartone, bucce di arance e, addirittura, pneumatici).Segue il settore alimentare (11%) e, dopo ancora, quello della raccolta e gestione dei rifiuti (10,4%). Come creano “circolarità” le aziende legate al food? Ad esempio, distribuendo il cibo in eccedenza alle mense, oppure offrendo alcuni materiali di scarto all’industria agricola (che può sfruttarli, in genere, per la concimazione). Numerosissime anche le attività attinenti alla raccolta e gestione dei rifiuti (in primis, il riciclaggio).


Arriva la Quarta Rivoluzione industriale

L’Economia circolare è salutata da molti, assieme alla cosiddetta Economia 4.0, come la Quarta Rivoluzione industriale. Una svolta epocale rispetto al modo di pensare la produzione e il consumo per come vengono intesi oggi. Si passa, dunque, da un modello di tipo “lineare” con lo sfruttamento di ingenti quantità di materie prime, a uno “circolare”, che cerca di limitare gli sprechi e che si impegna a progettare beni più durevoli e sostenibili.


L’ESEMPIO

PVC sempre più ecosostenibile

La filiera del PVC negli ultimi anni ha compiuto passi da gigante sul sentiero dell’Economia Circolare. Non a caso, già agli inizi degli anni 2000, in ambito europeo la filiera si è impegnata nel Voluntary Commitment Vinyl 2010), il quale prevedeva la riduzione dei consumi energetici, delle sostanze pericolose e l’aumento di attività di riciclo dei rifiuti in PVC. L’impegno è stato rinnovato successivamente con VinylPlus pensato per il periodo 2011-2020 e già particolarmente vicino, con la chiusura dello scorso anno, all’obiettivo fissato per il 2020 (riciclare 800.000 tonnellate di PVC).