Quali forme pensionistiche esistono
per un domani meno incerto

La previdenza complementare rappresenta una risorsa preziosa

Per quanto si possa guardare con ottimismo al futuro, non c’è dubbio che rappresenti un incognita davvero per tutti. Anche per questo motivo, è importante iniziare a pensare il prima possibile alla propria vecchiaia e a strumenti che possano andare a complemento della previdenza già prevista dallo Stato. è scopo della previdenza complementare quello di integrare quella di base obbligatoria e concorrere ad assicurare al lavoratore, per il futuro, un livello adeguato di tutela pensionistica. In pratica, diverse forme pensionistiche possono raccogliere il risparmio previdenziale e al termine della vita lavorativa, sarà così possibile beneficiare di una pensione integrativa. Da ricordare, inoltre, che optando per la previdenza complementare, vengono previste agevolazioni fiscali riconosciute anche a favore dei familiari fiscalmente a carico, per una ulteriore opportunità di risparmio.
Tra le forme pensionistiche complementari possono essere individuati i fondi chiusi, di origine negoziale e quindi costituiti dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro nell’ambito della contrattazione nazionale, di settore o aziendale; i fondi aperti istituiti da banche, imprese di assicurazioni, società di gestione del risparmio e società di intermediazione mobiliare; i piani pensionistici individuali (PIP), ovvero contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziale; e i fondi pensione “preesistenti”, cioè che erano già esistenti al 15 novembre 1992, prima del decreto che ha isituito la previdenza complementare. Dato la loro “precedenza” rispetto alla normativa, questi ultimi fondi hanno caratteristiche proprie che li rendono particolari e diversi dagli altri.
Il finanziamento delle forme pensionistiche complementari è a carico del lavoratore destinatario della prestazione e, in caso di rapporto di lavoro dipendente, in parte anche a carico del datore di lavoro. Inoltre, i lavoratori dipendenti possono decidere di integrare i versamenti contributivi anche mediante il conferimento al Fondo del trattamento di fine rapporto (TFR). In ogni caso, Le forme pensionistiche complementari, nella gestione degli investimenti, sono tenute al rigoroso rispetto di regole di prudenza, definite per legge. Il fine, infatti, è previdenziale e non speculativo.


Un decreto del 2005 stabilisce i destinatari dei fondi

L’ art. 2 del D.lgs. n. 252/2005, Disciplina delle forme pensionistiche complementari, ha definito anche quali sono i destinatari dei fondi pensione: lavoratori dipendenti, privati e pubblici; soci lavoratori e lavoratori dipendenti di società cooperative di produzione e lavoro; lavoratori autonomi e i liberi professionisti; persone che svolgono lavori non retribuiti in relazione a responsabilità familiari; lavoratori con un’altra tipologia di contratto (ad es. un lavoratore a progetto o occasionale). Lo stesso decreto, all’art. 11, stabilisce che il diritto alla prestazione pensionistica si acquisisce al momento della maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni stabiliti nel regime obbligatorio di appartenenza, con almeno cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari.