Ristrutturazione, un work in progress
anche sotto il profilo burocratico

Burocrazia / Il percorso per ottenere il Superbonus è articolato, e i documenti vanno presentati in più fasi

Per riuscire a usufruire dei benefici del Superbonus, certificazioni e documenti vanno presentati in più fasi della lavorazione.
Ciò per garantire che quanto previsto in fase di avvio venga portato avanti correttamente e quindi concluso secondo le premesse.
In altre parole, e visto che il contributo statale è piuttosto corposo, prima di concedere il finanziamento si vuole essere sicuri che non si verifichino irregolarità o tentativi di “barare”. Rientra in questo ragionamento la presentazione dell’APE, l’attestato di prestazione energetica, all’inizio e alla conclusione dei lavori. Serve a dimostrare che l’intervento eseguito abbia prodotto concretamente un efficientamento energetico, misurabile in almeno due gradi della scala di valore.
Dal punto di vista più strettamente tecnico, si è tenuti a produrre più asseverazioni secondo i modelli indicati nel relativo decreto attuativo, e quindi a circa il 30% del completamento dell’opera e alla fine. Nei passaggi intermedi e conclusivi dei lavori è prevista anche la presentazione di documentazione fotografica e schede descrittive degli interventi eseguiti.
Rientra nel normale iter di lavoro di ristrutturazione, infine, la presentazione di una certificazione di conformità edilizia e urbanistica e di uno SCA, una segnalazione certificata di agibilità, al termine dei lavori. Alcuni documenti vanno presentati al Comune di competenza, altri all’Agenzia delle Entrate e agli istituti di credito nel caso in cui si richieda il finanziamento. Il percorso verso il Superbonus è piuttosto lungo e l’aiuto di un consulente sarà sicuramente utile.


Consulenza

Fondamentale scegliere bene gli interlocutori

Vista la complessità dell’iter da seguire per accedere al Superbonus, è bene essere sicuri di affidarsi a professionisti qualificati e in possesso dei titoli adeguati. La presentazione di dichiarazioni infedeli comporta infatti non solo multe salate per i professionisti che ne sono responsabili (si va dai 5.000 ai 15.000 euro), ma ha come inevitabile conseguenza la mancata concessione dell’incentivo. Per eseguire tutti i rilievi e produrre le asseverazioni tecniche, c’è bisogno quindi di soggetti riconosciuti da ENEA o altri enti coinvolti, per esempio i Consulenti del Lavoro abilitati, geometri, architetti o periti con formazione specifica. Questi soggetti saranno importanti anche nella fase di valutazione iniziale, ovvero per fornire un esame onesto dell’intervento da realizzare e dell’entità del risultato che si può ottenere. Che, va ricordato, deve produrre un miglioramento di almeno 2 gradi della scala di efficienza energetica APE (solo 1 se l’immobile si trova già in classe A) per poter essere ammesso a finanziamento.


Privati

Che cosa cambia per chi intende
ricorrere alla cessione del credito

Per quanto riguarda la documentazione tecnica, asseverazioni e altri moduli vengono generalmente prodotti e trasmessi direttamente dalla ditta che si occupa dei lavori.
Il privato che decide di eseguire la ristrutturazione non avrebbe quindi molto di che occuparsi, oltre alla naturale attività di supervisione, ma le cose si complicano se decide di ricorrere agli strumenti effettivamente più allettanti messi a disposizione dal DL Rilancio, ovvero lo sconto in fattura e la cessione del credito a terzi. In particolare in quest’ultimo caso, e nella situazione in cui il privato opti per la cessione del credito alle banche, dovrà armarsi di pazienza. Magari sarà il caso di chiedere una consulenza specializzata, perché per aprire la pratica sono richiesti vari certificati. Ha fatto notizia, poco dopo l’approvazione del decreto, la constatazione che un privato possa arrivare a presentare ben 38 documenti a un istituto di credito perché questo si decida ad “acquistare” l’importo ricavato dalla ristrutturazione. Succede perché oltre alla documentazione tecnica relativa ai lavori da eseguire, sono necessarie ulteriori certificazioni che riguardano la condizione economica del singolo e la sua relazione con l’immobile oggetto dell’intervento.
Certificati diversi andranno così prodotti nei casi in cui chi presenta la richiesta sia proprietario, locatario, familiare convivente del proprietario e così via. Si aggiungono poi le dichiarazioni sostitutive di atto notorio per quanto riguarda il possesso di reddito e altra documentazione ancora.
Il totale può arrivare così alla cifra notevole di trentotto documenti, un numero che può scoraggiare non poco chi decida di avvalersi del superbonus.