L’efficiacia dell’ippoterapia contro insicurezza e molti disagi psicologici

I cavalli stimolano emozioni e movimento

Diminuisce il senso di solitudine, sconfigge la depressione, dona sicurezza e tranquillità e riduce lo stress, più in generale, migliora la vita Sono solo alcuni degli effetti benefici derivanti dalla compagnia dei cavalli. Il termine di riferimento è ippoterapia: questi nuovi amici a quattro zampe contribuiscono a restituire il benessere ai pazienti affetti da disabilità fisica o psichica. Le finalità possono essere di diversi tipi: psicologica-educativa, psichiatrica, medica e motoria-riabilitativa. Gli animali, oltre a fare compagnia, stimolano le emozioni e l’esercizio fisico, donano autostima e sviluppano il senso di responsabilità. Il cavallo si trasforma in una sorta di vero e proprio “dottore” per disturbi neuromotori e psichiatrici e per correggere la postura, nei bambini e negli adulti. Provando a riavvolgere il nastro degli eventi, in Italia la terapia assistita con il cavallo è impiegata in maniera ufficiale dagli anni Settanta con risultati accertati su forme di autismo e sulle paralisi cerebrali infantili.


La valutazione sanitaria del veterinario

Gli animali scelti per l’ippoterapia sono sottoposti a una valutazione dal medico veterinario che può avvalersi di colleghi specialisti. In seguito alla procedura ne viene riconosciuta l’idoneità che viene monitorata nel corso degli interventi. È compito del medico veterinario individuare le modalità per il monitoraggio sanitario dell’animale. Al termine del progetto viene effettuata una nuova valutazione dello stato sanitario dell’animale impiegato.


Le sedute

Destinatari sono sia bambini che adulti

Nel corso delle sedute di ippoterapia, il paziente, piccolo o grande che sia, è generalmente affiancato da una squadra di specialisti che comprende le seguenti figure: addestratore, assistente sociale, conduttore pet partner, etologo, infermiere, insegnante, medico, pedagogista, psicologo, terapista della riabilitazione e veterinario. I destinatari della pratica terapeutica sono infatti sia i bambini che gli adulti, con i primi che, grazie all’interazione emotiva e affettiva con l’animale, mostrerebbero progressi nell’apprendimento e una più spiccata acquisizione di fiducia in se stessi.