Agricoltura integrata: di cosa si
tratta e quali le prospettive di sviluppo

Un modello più attento all’ecosostenibilità

L’impatto dell’agricoltura intensiva sull’ambiente è tra i più pesanti per l’intero ecosistema, ed è ormai accertato. Ai danni prodotti in termini di inquinamento da pesticidi e consumo di risorse si accompagna la consapevolezza crescente che un modello del genere è sempre più difficilmente replicabile per la scarsità delle materie prime su cui si basa, in primo luogo la terra. Un modello alternativo potrebbe essere allora quello dell’agricoltura integrata, dove con questo termine si intende un modello di produzione che tende a limitare il più possibile il ricorso a mezzi ed agenti che possano avere un impatto sull’ambiente. Utilizzo delle risorse naturali e riduzione per quanto possibile degli “aiutini” esterni, che siano agenti fertilizzanti, tecniche di lavorazione del terreno invasive o trattamenti fitosanitari ad alto impiego di pesticidi. È proprio in quest’ultimo ambito che tale modello agricolo sembra dare i maggiori… frutti, in quanto riesce a combinare con le tecniche della lotta integrata diverse strategie limitando così l’apporto dei prodotti chimici più nocivi, pesticidi e affini.


NORMATIVE

Che cosa prevedono le leggi nazionali e comunitarie

Allo stato attuale un vero e proprio quadro normativo per l’agricoltura (o produzione) integrata non c’è ancora: esistono però delle normative e alcune linee guida emanate principalmente a livello nazionale, quando non addirittura regionale o locale. Gli operatori del settore fanno in particolare riferimento alla direttiva comunitaria 128 del 2009, che delinea un quadro per l’utilizzo sostenibile dei pesticidi, e soprattutto alla certificazione cosiddetta SQNPI (Schema di Qualità Nazionale Produzione Integrata), che “bollina” le produzioni in base a disciplinari di qualità emanati a livello regionale.


STRATEGIE

Le modalità di azione e produzione

Come si sviluppa in concreto una coltivazione in base agli schemi dell’agricoltura integrata? Gli ambiti di intervento sono quattro: fertilizzazione; lavorazione del terreno; controllo delle infestanti; difesa dei vegetali. In tutte le fasi l’approccio non è assolutista: sono ammessi, per esempio, gli apporti di mineralizzanti in fase di fertilizzazione, o di diserbanti chimici in fase di controllo delle infestanti, ma il loro impiego deve essere il più possibile limitato e controllato, mentre la precedenza deve essere data a tecniche conservative e all’impiego di materiali organici. L’ultima fase, quella legata alla protezione dei vegetali, viene così condotta prevalentemente con i mezzi della lotta biologica, innalzando la cosiddetta soglia di intervento e privilegiando strategie “intelligenti” di controllo come quella della “confusione sessuale”. Adottando un mix delle diverse tecniche si riesce a ridurre di molto l’impiego dei trattamenti fitosanitari e a conciliare così tanto le esigenze dell’ecosostenibilità quanto quelle della produzione.