«Pesche, ora puntiamo all’eccellenza»

Elisa Macchi, direttore di Cso Italy: «C’è un recupero di produzione del 13%»

di ALBERTO LAZZARINI

«È L’ORA di puntare sull’eccellenza ». È questo l’imperativo categorico di un particolare quanto importante settore del comparto frutticolo: pesca e nettarina. La situazione nella nostra regione denota un calo della superficie produttiva, ma al contempo una decisa crescita in termini di qualità e di prezzo. Approfondisce il tema Elisa Macchi, direttore di Cso Italy: «In questa annata, a livello nazionale, si rileva un recupero di produzione del 13% rispetto all’anno scorso. Valori che comunque restano inferiori del 4% rispetto alla media 2015/2017. Si prospetta, a livello produttivo, una campagna equilibrata, senza sovrapposizioni, né eccessive concentrazioni di offerta. A livello nazionale l’offerta attesa, per il 2019, di pesche da consumo fresco potrebbe risalire verso le 560.000 tonnellate (+11% sul 2018), le percoche potrebbero arrivare a sfiorare le 91.000 tonnellate (+26%) e le nettarine oltre le 642.000 tonnellate (+12%). Come totale della specie, si profilano 1.293.000 tonnellate in Italia».

TUTTO QUESTO in un periodo di forte transizione caratterizzato, negli ultimi cinque anni in Romagna, dalla più grande conversione frutticola di sempre, che ha cambiato il paesaggio e trasformato gli orientamenti produttivi di molte aziende. Sono stati abbattuti, nel quinquennio, 7.269 ettari di peschi e nettarine, sostituiti, in parte, da albicocche o mele ma anche da seminativi o piccoli frutti. L’Italia rimane pur sempre il secondo produttore di pesche e nettarine al mondo, dopo la Spagna, ma il grosso della produzione è in Campania e in Basilicata. Quanto alle superfici di produzione, Macchi rileva che «sulla base dei dati dei catasti di Cso Italy rileviamo un calo, in regione rispetto al 2018, pari al 12% per le pesche e al 13% per le nettarine».

SE POI si considerano le superfici di produzione fra il 2018 e il 2013, il calo è del 43% per le pesche e del 44% per le nettarine. «In questo contesto, però, è importante evidenziare – aggiunge Macchi – che l’offerta italiana si è evoluta sul versante qualitativo e questo ha pagato in termini di prezzo alla produzione. Si delinea una peschicoltura italiana che punta sull’eccellenza a differenza degli spagnoli più orientati su una offerta di massa a basso prezzo». In tale contesto di riqualificazione e riposizionamento dell’offerta italiana, si collocano le pesche e le nettarine di Romagna Igp, certificate dal Consorzio di Tutela che ne garantisce l’autenticità e saranno protagoniste di un progetto di promozione finanziato dal Piano di sviluppo rurale della Regione e realizzato da Cso Italy.

IL PROGETTO coinvolge i Soci del Consorzio tra cui ApoComerpo, Apofruit, Coferasta,Orogel, EuropFruit, Granfrutta Zani in attività che daranno grande visibilità al prodotto e alla Romagna. «Il Consorzio di promozione e tutela della pesca e nettarina di Romagna Igp – dichiara poi il presidente Paolo Pari – è uno strumento importante per dare visibilità al prodotto a origine certificata. Stiamo parlando di volumi commerciali attualmente molto bassi, ma certamente in potenziale crescita soprattutto alla luce delle esigenze dei consumatori italiani, sempre più attenti all’origine dei prodotti. L’Igp, per l’ortofrutta, «è sempre stato considerato una sfida difficile da vincere perché è difficile rendere percepibile una differenza valoriale tra prodotto normale e certificato. Oggi, probabilmente, la situazione è migliore perché c’è una domanda precisa da parte dei consumatori e la Grande distribuzione è interessata. Non dimentichiamo che, nell’immaginario collettivo, quando si dice nettarina si dice Romagna e questo è indubbiamente un punto di forza del nostro progetto e un plus raggiunto con le numerose attività realizzate in questi anni».


Selenella amplia la sua gamma

Il Consorzio Patata Italiana di qualità punta anche su cipolle e carote

SELENELLA-CONSORZIO Patata Italiana di qualità, un binomio inscindibile tanto da far diventare i due termini quasi sinonimi. Il risultato è una patata di alta qualità, Selenella appunto, in grado di detenere la leadership nel segmento delle patate confezionate, con una quota del 20,4% a valore. Ma dietro alla patata protagonista nei supermercati italiani, il consorzio sta scommettendo sempre più anche su altri prodotti come cipolle e carote, per allargare la sua gamma di offerta. E su questo si gioca la maggior parte delle sfide del 2019. IL BARICENTRO di Selenella è Bologna, con i suoi terreni argillosi e fertili che rappresentano l’habitat ideale per la coltivazione della patata. E d’altra parte è qui che nel 1990 produttori e commercianti di patate decisero di riunirsi nel Consorzio per la patata tipica di Bologna, con l’obiettivo di promuovere e valorizzarne la produzione. In collaborazione con l’Università, poi, prese vita il progetto Selenella: una patata con una quantità superiore di selenio, grazie a un processo brevettato di concimazione per via fogliare.

IL CONSORZIO Patata Italiana di qualità, proprietario del marchio Selenella, è arrivato a fine 2012: obiettivo, gestire e coordinare la produzione e commercializzazione di Selenella, continuando il processo di ricerca e sviluppo. Oggi il Consorzio, una società consortile a responsabilità limitata, conta undici soci: sono l’organizzazione di produttori di patate emiliano-romagnoli, tre cooperative e sette società private che si occupano della commercializzazione su scala nazionale, visto che il consorzio destina al mercato interno il 100% della sua produzione. A questi undici soci fanno capo 320 produttori in tutta Italia, per lo più operativi nel territorio emiliano-romagnolo, in grado di produrre ogni anno 60mila tonnellate di patate di alta qualità.

A CAMPAGNA 2019 già avviata, le previsioni per questa annata sono più che buone. La raccolta e la vendita delle patate novelle sono già iniziate: «Stiamo raccogliendo le patate novelle in Sicilia e Puglia – spiega Giacomo Accinelli, responsabile agronomico del Consorzio –. È una campagna molto buona dal punto di vista economico, ma complicata per il maltempo, che ha imperversato in questi mesi in tutta Italia ritardando le raccolte». SEGUE la campagna più importante, quella della raccolta nel Bolognese. E anche qui il Consorzio si attende ottimi risultati: «I campi sono perfetti, dal punto di vista agronomico non c’è problema. Questo clima, tipico del Nord Europa, ha giocato a nostro favore». Le patate Selenella, come detto, si differenziano per una qualità più alta della media. Qualità che, poi, bisogna riuscire a farsi riconoscere dagli acquirenti. «Grazie a tutte le attività che stiamo facendo, dalla scelta della varietà, a quella degli agricoltori, ai territori che scegliamo di coltivare riusciamo a ottenere una qualità che i supermercati ci riconoscono – assicura Accinelli –. Chiaramente dobbiamo investire, sia nei magazzini e confezionamento sia a monte».

LA CHIAVE di questo 2019, però, sarà soprattutto l’ampliamento della gamma, che già era iniziato nel 2018 ma aumenterà. «Portiamo sul mercato tre tipi di cipolle, bianca, gialla e rossa, e la patata rosè – elenca Accinelli –: quest’ultima è una nuova tipologia di patata esclusiva del consorzio». Parallelamente, il Consorzio ha intenzione di investire anche sulla comunicazione delle carote, che già venivano commercializzate da anni ma che ora vivono una nuova giovinezza. Tutte, carote e cipolle, sono in vendita con il marchio Selenella.

UNA SFIDA, quella di allargarsi oltre il cavallo di battaglia della patata, che secondo il presidente del Consorzio Massimo Cristiani sta già iniziando a dare buoni risultati: «Non possiamo che ritenerci soddisfatti – commenta –. A livello europeo, si sta registrando una situazione eccezionale e favorevole per questo settore, in cui la scarsità di prodotto rende il mercato ‘frizzante’ e i prezzi in aumento ». La novità più insolita, forse, è proprio quella della Selenella Rosé: forte di un gusto intenso e deciso, con una buccia rosa e una polpa giallo vivace, è ideale per gli gnocchi, il purè e le fritture. Non è solo fonte di selenio e altri sali minerali, ma anche di luteina, un carotenoide dalle funzioni antiossidanti e antinfiammatorie che contrasta i radicali liberi, protegge la vista ed è utile per la salute della pelle. E, naturalmente, è coltivata interamente in Italia.