Conad, nuove idee per guardare avanti

La riflessione del direttore generale Francesco Avanzini: «La sostenibilità è una priorità. Così seguiamo i gusti dei clienti che cambiano»

di Francesco Moroni

A caratterizzare Conad è una forte crescita. Nei numeri, nei progetti, nelle idee. Una crescita che prende linfa vitale da ottimi risultati e numeri nel 2019, e che permette di guardare al 2002 con fiducia. A tracciare un bilancio e a raccontare i prossimi sviluppi di Conad, soprattutto per l’anno appena iniziato, è il direttore generale Francesco Avanzini.
Direttore Avanzini, con quali prospettive Conad si prepara ad affrontare le nuove sfide del 2020?
«I risultati economici del 2019 evidenziano un aumento del patrimonio netto (2,6 miliardi di euro) del +4% rispetto al 2018. Un dato di partenza che consente di affrontare con la necessaria solidità economica il piano degli investimenti 2019-2021».
Di che entità sarà?
«Parliamo di 1,2 miliardi di euro complessivi, di cui 482 milioni stanziati per il 2020 e finalizzati a interventi sulla rete di vendita, per instaurare processi di innovazione. Anche il dato sulla marca Conad va in questa direzione, con un fatturato di quasi quattro miliardi di euro e una crescita pari all’8% (500 milioni in più rispetto al 2018). La marca ha raggiunto una quota di mercato del 30,3% contro una media di mercato del 20,8% (Fonte IRI), confermandosi un punto di riferimento per 9,7 milioni di famiglie italiane che fanno settimanalmente la spesa nei punti di vendita di Conad».
Dati molto buoni che fanno ben sperare per il futuro.
«Si tratta di dati di crescita che sono da associare al valore della nostra marca commerciale, che individua nell’italianità dei prodotti la risposta ai bisogni di qualità, sicurezza e convenienza, oltre che di sostenibilità economica, ambientale e sociale».
L’attenzione all’ambiente e alle sue trasformazione è una priorità per molte imprese e realtà. È così anche per voi?
«A questo riguardo, l’innovazione sostenibile è da considerarsi fondamentale per innovare mantenendo al centro il patrimonio di tradizioni, saperi e saper fare legato alle proprie radici. La sostenibilità non è un costo né un freno alla crescita, piuttosto una leva che moltiplica gli effetti positivi di tale scelta ».
Che azioni avete messo in campo?
«In questo scenario, i valori della prossimità e di vicinato fanno da guida alla definizione del nuovo format ‘Spazio Conad’, che andrà gradualmente a rimodulare e ammodernare le grandi superfici di vendita e a intercettare i cambiamenti delle abitudini di acquisto dei clienti».
Ci dica di più.
«Sul nuovo format saranno improntate tutte le grandi superfici di vendita dai 3,5 agli 8 mila metri quadrati in su. Uno spazio connotato da tanta innovazione, di prodotto e servizio».
Da cosa nasce il progetto?
«L’idea di ripensare l’ipermercato poggia su tre pilastri: luogo, spazio e servizi. Uno spazio che va oltre il luogo fisico, è multiforme e in grado di evolvere a fianco delle persone e plasmarsi sulla comunità. Per non essere più solo un contenitore di prodotti, alimentari e non, ma per ampliare l’offerta a servizi che aiutino il cliente a risparmiare tempo, evitandogli spostamenti ripetuti ».
Avete avuto un buono slancio dal 2019? Che anno è stato?
«I risultati sono positivi e incoraggianti. Conad chiude il 2019 con un fatturato di 14,3 miliardi di euro, in crescita del 5,9% (800 milioni rispetto al 2018). Dati significativi anche rispetto al contesto di ripresa generale dei consumi alimentari (+1,8%), che inverte il trend decrescente dello scorso anno e traina la crescita dei fatturati della distribuzione (+1,4%) (Fonte: Nielsen). Conad è il retalier che è cresciuto maggiormente: aggancia il leader del mercato (13,4%) raggiungendo una quota del 13,3% (0,4 punti percentuali in più rispetto al 2018 e 3,8 in più rispetto al 2009) (fonte: GNLC I semestre 2019). Entrando nel merito, risulta consolidata la leadership nei supermercati con una quota del 22,8% (22,4% nel 2018) e quella di mercato in Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Calabria e Sardegna – dove Conad è leader –, oltre a Emilia-Romagna, Marche, Campania, Sicilia e Toscana ».
Il che, tradotto, cosa significa?
«Sono dati ancor più significativi, perché Conad è presente con 515 punti di vendita, che corrisponde al 14% della rete, in Comuni con meno di 5 mila abitanti, in cui sta svolgendo un ruolo di vicinato e servizio rispetto alle comunità locali».
Ci parli dei punti vendita.
«Sono complessivamente 3.651, con un incremento di 118 negozi rispetto al 2018 e frutto anche dell’integrazione dei primi 66 dalla rete Auchan. La produttività a metro quadro arriva a 6.660 euro rispetto a 6.510 euro dello scorso anno, superiore ai 5.740 euro della media di mercato, con una superficie media di 666 mq (fonte: GNLC, I semestre 2019)».
Cosa spinge verso questi traguardi?
«I risultati conseguiti sono il frutto del modello imprenditoriale in cui a fare la differenza sono i nostri soci imprenditori, la nostra marca e la capacità di investire nell’innovazione».
E sul fronte lavoro?
«Abbiamo avuto un incremento dell’occupazione di 3.582 addetti, comprensivi di quelli del gruppo Auchan, e complessivamente diamo lavoro a 59.587 persone, a cui andrebbe aggiunto l’indotto».
Abbiamo già parlato dell’importanza della sostenibilità: farà davvero da traino alle prossime politiche?
«La strada è tracciata e continueremo a percorrerla con sempre maggior impegno. Il valore della marca dei prodotti Conad consente di fare investimenti per diffondere le buone pratiche di sviluppo sostenibile, contribuendo alla transizione ecologica del modello produttivo».
Con quali strumenti?
«A oggi, tra i progetti per l’innvoazione sostenibile, possiamo citare quelli per l’efficientamento della logistica e dei magazzini della marca del distributore attraverso l’impiego di pallet pooling per la riduzione della generazione di rifiuti, sprechi energetici ed emissioni di gas serra, le attività di piantumazione di 92.400 pioppi in Pianura Padana per la compensazione delle emissioni derivanti dalla movimentazione dei prodotti a marchio. Un ulteriore sguardo al futuro? «Per favorire la diffusione della mobilità elettrica, inoltre, Conad sta procedendo all’installazione di 240 colonnine elettriche per la ricarica delle auto presso i propri punti di vendita, sulla base del protocollo di intesa siglato con Enel».

LA SCHEDA

Numeri solidi che danno fiducia

Fatturato in crescita e nuove proposte
La ricetta del marchio

1- Il fatturato
Conad chiude il 2019 con un fatturato di 14,3 miliardi di euro, in crescita del 5,9% (800 milioni rispetto al 2018). Dati significativi anche rivolgendo lo sguardo alla ripresa del comparto dei consumi alimentari (+1,8%)

2- Il trend
Conad è il retalier che è cresciuto maggiormente: aggancia il leader del mercato (13,4%), raggiungendo una quota del 13,3% (0,4 punti percentuali in più rispetto al 2018 e 3,8 in più rispetto al 2009)

3- I punti vendita
Sono 3.651, con un incremento di 118 negozi rispetto al 2018 e frutto anche dell’integrazione dei primi 66 in arrivo dalla rete Auchan


Hera, il futuro è sostenibile
«Siamo la multiutility del territorio»

Tomaso Tommasi di Vignano, presidente esecutivo del Gruppo, traccia un bilancio dell’anno passato. Approvato il nuovo Piano industriale quinquennale: «Noi primi nel settore in Italia, ma non rallentiamo»

di Francesco Moroni

«L’evoluzione più significativa nel mondo economico e industriale, non solo in quello delle multiutility, è la forte attenzione che stanno tutti rivolgendo alle tematiche della sostenibilità». Parola di Tomaso Tommasi di Vignano, presidente esecutivo del gruppo Hera. Alla luce dei positivi risultati del preconsuntivo 2019, la multiutility leader nei servizi ambientali, idrici ed energetici – con sede a Bologna – ha presentato il nuovo documento strategico quinquennale, che riflette «l’impegno per un ulteriore sviluppo industriale, sostenuto da investimenti, innovazione e attenzione alla sostenibilità ».
Presidente, parliamo della grande attenzione verso la sostenibilità. Un aspetto che viene fuori in maniera sempre più preponderante: voi questa strada come avete intenzione di percorrerla?
«I risultati economici non possono essere più raggiunti se non vanno di pari passo a quelli della sostenibilità. Noi questo processo lo abbiamo intrapreso da molto tempo. La strada da percorrere è quella che conduce al miglior servizio per i cittadini e le imprese: questo è, e deve continuare a essere, il primo obiettivo per chi come noi opera nell’ambito della pubblica utilità ».
Parliamo dell’anno concluso da appena un mese: numeri che danno fiducia per il futuro e hanno portato all’approvazione del nuovo piano quinquennale.
«Le proiezioni di chiusura dell’anno confermano risultati superiori alle aspettative: il MOL (Margine operativo lordo, ndr) atteso è di circa 1.081 milioni di euro, in aumento del 4,85% rispetto ai 1.031,1 milioni del 2018, mentre il rapporto PFN/MOL si attesta a circa 2,5x, prima della contabilizzazione dell’impatto finanziario dell’operazione Ascopiave, che porta l’indice a circa 3,05x».
Tutto questo, vi da la possibilità di affrontare le nuove sfide con una spinta rinnovata?
«Sulla scia di una crescita ininterrotta da 17 anni, che ha visto il consolidarsi di una posizione di leadership in tutti i business, il nuovo documento strategico quinquennale conferma e consolida il ruolo di Hera come ‘multiutility del territorio’, che basa la propria crescita sulla generazione di sempre più valore per l’ecosistema in cui opera e per tutti i propri stakeholder. Tra questi, i nostri azionisti, a cui continueremo a garantire dividendi in progressiva crescita fino a 12,0 centesimi per azione a fine Piano nel 2023, con un rialzo del 20% nel quinquennio. Abbiamo sempre dichiarato con largo anticipo ed estrema chiarezza il dividendo per azione previsto per ciascun anno di Piano, mantenendo sempre, o migliorando, le promesse fatte. Ma i nostri obiettivi non sono solo dimensionali, sono anche e soprattutto qualitativi, perché la nostra strategia è condivisa da tutti, dagli azionisti fino ai nostri stessi lavoratori».
E adesso, cosa vi attende?
«La nostra strategia è perfettamente in linea con i principi dell’economia circolare, attraverso proposte che favoriscono il risparmio energetico, la decarbonizzazione e il riuso delle risorse. La sostenibilità è da sempre nel nostro Dna: guardiamo favorevolmente ai temi e alle sensibilità ambientali sostenute con forza dalle politiche europee, con il Green New Deal, e che stanno sempre più entrando anche nel dibattito e nelle politiche del nostro Paese».
Che ancora, però, risulta essere troppo indietro rispetto a qualche esempio estero. O non è così?
«Anche in un panorama economico nazionale complesso e caratterizzato da limitate prospettive di crescita, Hera intende proseguire il proprio percorso di sviluppo, mantenendo la resilienza storicamente dimostrata in questo tipo di scenari, facendo leva sul rilevante portafoglio di asset a propria disposizione, sulle competenze dei propri dipendenti, sulla diversificazione del proprio portafoglio di attività e sulle opportunità emergenti nei vari business presidiati».
L’obiettivo è affermarvi sempre di più come leader nel settore?
«Siamo già la prima multiutility in Italia, lo dicono i nostri numeri: nell’indice principale di Borsa Italiana – ovvero il FTSE MIB –, in cui siamo stati inclusi dal 18 marzo 2019, siamo diventati la maggiore azienda del settore multiutility per capitalizzazione (26esima azienda italiana nell’indice, ndr). E, sempre nel corso dello scorso anno, le azioni Hera hanno superato la soglia dei quattro euro, con il nostro titolo che è salito del 47%».
Avanti tutta con convizione verso il futuro, dunque.
«Nel Piano prestiamo grande attenzione all’innovazione, alla gestione ex ante dei rischi e all’economia circolare. In particolare, sul fronte della sostenibilità, continueremo a operare in linea con l’Agenda 2030: quasi tre quarti della crescita prevista sarà sostenuta da progetti per rispondere agli obiettivi Onu».

LA SCHEDA

Un programma da quasi tre miliardi

Pianificazione attenta e ulteriori investimenti per guardare avanti

1- Il totale
Il nuovo Piano industriale al 2023 del Gruppo Hera prevede investimenti per circa 2,9 miliardi di euro, di cui circa 2 miliardi per il mantenimento della attuale base impiantistica e 900 milioni per il suo ulteriore potenziamento.

2- I comparti
In particolare, sono previsti in aumento gli investimenti per lo sviluppo organico degli impianti, a cui saranno destinati 540 milioni, 120 in più (+30%) rispetto alla precedente pianificazione.

3- La crescita
Hera prevede un MOL di 1.250 milioni di euro al 2023, in aumento di 219 milioni rispetto ai 1.031,1 milioni di fine 2018, con un incremento medio annuo di circa 44 milioni e superiore di 65 milioni rispetto al valore di uscita (al 2022) del Piano precedente.


Scm Group, fatturato record: 700 milioni

La multinazionale produce macchine e impianti per la lavorazione di un’ampia gamma di materiali: esporta il 90% della produzione

Un gruppo sempre più solido, con un fatturato superiore a 700 milioni di euro, che nel 2019 ha continuato a registrare numeri record di fatturato e ordinato, migliorando anche la propria posizione finanziaria netta, oggi di oltre 70 milioni. La multinazionale romagnola Scm Group produce macchine e impianti per la lavorazione di un’ampia gamma di materiali – come legno, plastica, pietra, metallo e compositi – e componenti industriali. Il gruppo esporta il 90% della produzione, investe il 7% del fatturato in ricerca e sviluppo e vanta 4mila dipendenti, tre principali poli produttivi in Italia e una presenza mondiale diretta e capillare. Negli ultimi due anni ha aumentato il fatturato complessivo di 200 milioni e l’organico di circa 900 persone, oltre a concludere due acquisizioni strategiche negli Usa e in Germania.
Giovanni Gemmani, presidente di Scm Group, i risultati finanziari del 2019 danno ragione alle vostre scelte strategiche?
«Il 2019 è stato un anno positivo per tutti i nostri segmenti di business: Scm per il legno, Cms per gli altri materiali e Hiteco per i componenti industriali ad alta tecnologia. Rispetto al contesto economico internazionale e al trend dei nostri mercati di competenza, siamo molto soddisfatti delle performance registrate, anche superiori alle aspettative. I risultati finanziari del 2019 riflettono una tenuta di fatturato e ordinato in tutti i mercati per noi strategici. Ma il dato più positivo è l’aumento della posizione finanziaria netta a conferma della nostra solidità finanziaria ».
A cosa si deve questo trend positivo?
«È il risultato di una visione strategica di lungo termine e di scelte che, se da una parte hanno richiesto importanti investimenti negli ultimi anni, dall’altra ci hanno consentito di distinguerci e guadagnare quote di mercato a livello internazionale rispetto ai nostri concorrenti. Abbiamo investito, e continueremo a farlo, per avere una presenza mondiale sempre più capillare e diretta, con filiali solide e un team dedicato a livello sia commerciale che tecnico. Parallelamente, continuiamo a investire in innovazione e digitalizzazione per consolidare la leadership di tutte le nostre divisioni nei rispettivi settori di competenza, dall’industria del mobile all’edilizia, dall’automotive all’aerospaziale, dalla nautica alla lavorazione di materie plastiche. Ma il nostro obiettivo è anche quello di conquistare nuove nicchie di mercato in ambiti applicativi in forte espansione come, per fare un esempio, l’additive manufacturing ».
Internazionalizzazione: quanto e come influisce su Scm Group la questione dazi?
«Le dinamiche sono in continua evoluzione. Il recente accordo tra Stati Uniti e Cina e il piano di acquisti di prodotti americani da parte di quest’ultima potrebbero generare ritorsioni se di fatto la Cina non sarà conseguente. Questa apertura, inoltre, rischia di penalizzare le relazioni commerciali con gli altri paesi mondiali, compresi quelli europei. Il nostro impegno è di continuare ad investire negli Stati Uniti per offrire, oltre a tecnologie d’ultima generazione, un servizio che sia sempre più di valore aggiunto per questo mercato ».
Vi siete dotati di un Campus interno. Che valore ha la formazione per Scm Group?
«La continua formazione delle risorse professionali è un fattore altrettanto decisivo per continuare a competere con successo in settori altamente specialistici e in continua evoluzione. Ed è uno dei migliori investimenti che potessimo fare: già negli anni Ottanta siamo stati tra i primi ad istituire un polo formativo e oggi il nostro Campus coordina e promuove tutte le attività volte a sviluppare le competenze professionali, tecniche, gestionali e manageriali dei dipendenti del gruppo. Inoltre, vuole essere un punto di riferimento per i nostri settori di competenza: per le scuole secondarie, le università e business school e i vari enti di formazione professionale con cui collaboriamo e per i clienti che possono seguire anche da remoto corsi e-learning sulle ultime tendenze tecnologiche con esperti Scm Group. Il fatto di avere un Campus nostro è un ulteriore stimolo per tutti noi per migliorarci, per affrontare sempre più fiduciosi le nuove sfide che ci attendono ».
Avete anche istituito dei premi sull’innovazione per i vostri dipendenti. Perché?
«L’innovation Award, che da quest’anno assegniamo con cadenza trimestrale ai collaboratori con le migliori idee innovative di prodotto e di processo, è per noi un prezioso traguardo. È uno stimolo a migliorare sempre di più non solo le nostre tecnologie, ma anche l’approccio alla vita lavorativa di tutti i giorni, la nostra stessa capacità di innovare. Diverse sono le iniziative nate con lo stesso obiettivo nei nostri quasi settant’anni di storia: tra le più recenti, lo sviluppo di un modello avanzato di condivisione di idee innovative tra gli oltre 500 progettisti che lavorano nelle nostre sedi in tutto il mondo. È fondamentale fare sempre più sinergia, anche da sedi territorialmente distanti, per favorire lo scambio e la contaminazione reciproca di idee, intuizioni e progetti che siano fondati sulle migliori pratiche, procedure e standard».

LA SCHEDA

Leader mondiale con solide basi

Alla guida del gruppo ci sono le famiglie fondatrici

Scm Group è leader mondiale nelle tecnologie per la lavorazione di una vasta gamma di materiali: legno, con la divisione Scm, plastica, vetro, pietra, metallo e materiali compositi con la controllata Cms Spa, e componenti industriali Hiteco, ES e Steelmec. Le società del gruppo sono, in tutto il mondo, partner di affermate industrie che operano dall’industria del mobile all’edilizia, dall’automotive all’aerospaziale, dalla nautica alla lavorazione di materie plastiche. Alla guida ci sono ancora le famiglie fondatrici, rappresentate nel CdA da Giovanni Gemmani, presidente, Andrea Aureli, ad, e dagli amministratori Alfredo Aureli e Linda Gemmani.


Il mondo Apple non conosce crisi
«Apriamo altri dieci punti vendita»

Stefano Parcaroli, direttore generale di Med Group: «Pronti a investire in nuove aree geografiche. Alla politica chiediamo meno burocrazia e detassazione a favore di chi assume e dei dipendenti»

di Luca Orsi

Per il gruppo Med Store di Macerata, i prodotti dell’universo Apple non hanno segreti. Sandro Parcaroli, che fondò la società nel 1982, fu uno dei primi a portare il marchio di Steve Jobs in Italia, diventando rivenditore ufficiale dei prodotti della Mela morsicata. Oggi, Med Store è leader nel settore. Med Computer – la società principale di un gruppo che conta oltre 180 dipendenti – ha chiuso il fatturato 2019 con 105 milioni di euro: un +22 per cento rispetto agli 86 milioni dell’anno precedente. «E per il 2020 prevediamo un budget in crescita del 30 per cento, cioè di un’altra trentina di milioni di euro», afferma il direttore generale del gruppo, Stefano Parcaroli, figlio di Sandro, che ne è amministratore unico.
Stefano Parcaroli, che numero di punti vendita avete raggiunto?
«Sono diciannove, in Italia. E quest’anno contiamo di aprirne altri dieci, soprattutto in centri commerciali del centronord. Aperture sempre valutate in partnership con Apple».
Com’è cambiato, nel tempo, il vostro target di clienti?
«Più che cambiato, si è ampliato. Nei primi tempi, ci si rivolgeva al mondo dei professionisti Poi, con l’espansione del mondo retail, dal 2002 abbiamo cominciato ad aprire i nostri negozi ».
Quanto ‘pesano’ i negozi nella vostra attività?
«Circa il cinquanta per cento del nostro fatturato».
Il restante cinquanta?
«Da due settori in cui siamo impegnati su tutto il territorio nazionale ».
Quali sono?
«L’educational, in stretti rapporti con scuole, università e istituti di ricerca. Crediamo molto nell’utilizzo di tecnologia Apple per migliorare il sistema didattico italiano e aumentare l’apprendimento ».
Il secondo settore?
«Il B2B, business-to-business. In fondo, Apple è nata nel mondo B2B: era il computer dedicato alla grafica, ai montaggi video, a lavori professionali».
E oggi, invece?
«Il settore è molto più ampio: si va dal libero professionista individuale a grandi aziende con migliaia di dipendenti».
Come avete chiuso i conti del 2019?
«Med Computer, la società principale del gruppo, ha chiuso il fatturato 2019 a 105 milioni di euro. L’anno precedente eravamo a 86. Come gruppo occupiamo circa 180 dipendenti».
Quali sono le prospettive per il 2020?
«Molto positive. Abbiamo davanti aree geografiche nuove sulle quali investire, in un’ottica di espansione territoriale. Ma vogliamo consolidarci anche nelle aree in cui già lavoriamo per diversificare la clientela, con una particolare attenzione sopratutto ai clienti business».
Cercherete una maggiore penetrazione nelle imprese?
«È uno degli obiettivi. Apple, diffusissima nel mondo dei privati, da qualche anno sta puntando molto anche sul mondo delle aziende. Riteniamo che il 2020 sia un anno decisivo per quanto riguarda questa espansione. Quindi, come detto, aggrediremo nuove fette di mercato e nuove aree».
Con quali previsioni di fatturato?
«Prevediamo, a budget, una crescita del trenta per cento. Una trentina di milioni».
Che cosa intende quando parla di ‘nuove aree’?
«Al momento siamo molto forti nelle Marche, in Umbria, in Abruzzo e in Emilia-Romagna, fino a Bologna. Ora puntiamo ad allargarci verso Milano».
Nessun piano in direzione centrosud?
«Lavoriamo molto nel settore della Pubblica amministrazione, di cui dal 2018 siamo fornitori ufficiali. E il cuore pulsante della Pubblica amministrazione è senza dubbio Roma. Puntiamo a crescere molto anche nella Capitale ».
Da imprenditore, che cosa chiede alla politica?
«Meno burocrazia. E sgravi per potere assumere più personale. Parlo di detassazione non solo a favore dell’azienda che assume, ma anche a vantaggio del dipendente ».
Nel vostro settore, le vendite online sono un fenomeno di enormi dimensioni. Molti imprenditori, però, chiedono più trasparenza.
«Non c’è dubbio. Ritengo necessario un maggiore controllo del mercato online, in termini di legalità. Ci sono ancora, purtroppo, molte zone grigie».
Le leggi però, non mancano. Non sono adeguate?
«Nell’online la legge svantaggia chi, come per esempio noi, si muove nella massima limpidezza, verso lo Stato e verso l’Erario. Spesso combattiamo contro società non proprio cristalline, e quindi ci troviamo a lottare non certo ad armi pari».

FOCUS

Fatturato in crescita
Previsioni positive

Per quest’anno il budget prevede un +30%
Espansione verso Milano

1- Bilancio 2019
Med Computer, la società principale del gruppo, ha chiuso il fatturato con 105 milioni di euro: un +22 rispetto all’anno precedente

2- Previsioni
«Per il 2020 prevediamo, a budget, una crescita del trenta per cento. Cioè una trentina di milioni».

3- Sul territorio
«Siamo molto forti nelle Marche, in Umbria, in Abruzzo e in Emilia-Romagna, fino a Bologna. Ora puntiamo ad allargarci verso Milano».

4- Le normative
«Nell’online la legge svantaggia chi, come per esempio noi, si muove nella massima limpidezza, verso lo Stato e verso l’Erario».


Illumia, grandi sfide e innovazione
«E ora via allo smart working»

Energia e gas, il 2019 si è chiuso con numeri positivi, successo delle vendite attraverso il web. Il presidente Bernardi: «L’obiettivo è quello di trovare sempre nuove idee come in una start up»

di Giuseppe Catapano

La via maestra resta quella dell’innovazione. Illumia ha nel suo dna la capacità di rinnovarsi in ogni ambito, dall’offerta all’organizzazione del lavoro fino alle modalità di comunicazione. L’azienda bolognese, primo family business italiano nel mercato retail di energia e gas, si appresta ad affrontare un 2020 fatto di sfide importanti. Raccogliendo i frutti del lavoro svolto in un 2019 che il presidente Marco Bernardi definisce «molto positivo ». Tanto da gettare le basi per lo sviluppo futuro.
Bernardi, da quali risultati siete ripartiti quest’anno?
«Il 2019 si è chiuso con numeri positivi per il nostro business tradizionale, la vendita di energia e gas: aumenteremo la base clienti di oltre 30mila unità, con un incremento notevole dei contratti chiusi via web. Il fatturato sarà in linea con quello del 2018, superiore ai 950 milioni di euro. Risultati che vanno considerati ancor più importanti perché il settore sconta l’immobilismo della politica che influisce negativamente: è la politica ad aver preso impegni precisi con l’Europa sulla completa liberalizzazione del mercato e ora non li sta rispettando. Così si perdono opportunità».
Come si spiega il successo delle vendite via web?
«L’incremento è superiore a quello dei canali commerciali tradizionali fisici. Siamo presenti sui social cercando di segmentare l’attività, questo può aver influito: Linkedin è un po’ il diario della vita aziendale, a Twitter riserviamo le comunicazioni istituzionali, mentre usiamo Facebook come un vero e proprio canale commerciale. A questo si aggiungono il web marketing e i comparatori che avvicinano potenziali clienti».
Il 2019 è stato anche l’anno in cui è partita la sperimentazione dello smart working. Risultati?
«La sperimentazione è andata bene, con una ventina di addetti coinvolti: a loro abbiamo dato la possibilità di scegliere un giorno alla settimana in cui lavorare da casa, dando priorità alle mamme e a chi abita lontano dall’ufficio».
C’è volontà di andare avanti?
«Quest’anno daremo a più lavoratori la possibilità di accedere allo smart working. La nostra è una modalità che si basa per lo più sulla fiducia nel collaboratore, visto che non abbiamo strumenti di controllo tecnologico. Responsabile e addetto costruiscono insieme un percorso finalizzato a valorizzare il lavoro da remoto: i risultati sono positivi, anche in termini di produttività, ottimi i feedback di chi è stato coinvolto».
Quali sono i traguardi che Illumia punta a raggiungere quest’anno?
«Saremo impegnati anche nel comparto del risparmio energetico con una business unit che si occuperà esclusivamente di questo. E stiamo valutando di entrare nella sharing mobility elettrica».
Fornirete energia elettrica al Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, di cui Bologna ospiterà il data center e la cui attività dovrebbe partire tra giugno e luglio: questo vi darà ulteriore prestigio?
«Siamo felici di aver vinto la gara, anche se non è la fornitura in sé l’aspetto principale. Ciò che più ci dà entusiasmo è l’ambito operativo, perché sono diverse le possibili sinergie. L’energia elettrica è sempre più legata alla meteorologia grazie all’impatto delle rinnovabili: così, per ottimizzare gli acquisti, da qualche anno sfruttiamo proprio le proiezioni meteorologiche. Conoscere in anticipo alcune informazioni, ad esempio se il vento attiverà l’energia eolica oppure se la parte idrica di un impianto idroelettrico sarà impiegata, è importante. La partnership può dare prestigio all’intero territorio ».
È la capacità di fare innovazione a spingere Illumia?
«L’obiettivo è quello di trovare sempre nuove idee: vuol dire concepire l’azienda come una startup, puntiamo continuamente a migliorarci».
‘Innovativa’ è stata anche la convention annuale dello scorso dicembre con Fabio Zaffagnini, ideatore del progetto musicale Rockin’ 1000 che ha messo insieme in un’unica band mille musicisti di tutto il mondo. Com’è venuta l’idea?
«Sono emerse diverse analogie tra Illumia e Rockin’ 1000, a partire dall’ambizione di costruire qualcosa di grande, dal coraggio di sfidare gli ostacoli e dalla voglia di non arrendersi».
Dalla partnership con il Bologna Calcio ai regali per i bambini dell’ospedale Sant’Orsola nati prematuri. Illumia continuerà ad avere un occhio di riguardo per il proprio territorio?
«Siamo riconoscenti al territorio che ci ha permesso di crescere. Quando possibile, cerchiamo di dare il nostro contributo».

FOCUS

Molta attenzione al territorio

Dalla partnership col Bologna ai regali per i bimbi del S. Orsola

1- La realtà
L’azienda bolognese, primo family business italiano nel mercato retail di energia e gas, si appresta ad affrontare un 2020 fatto di sfide importanti. Raccogliendo i frutti del lavoro svolto in un 2019 che il presidente Marco Bernardi definisce «molto positivo»

2- I numeri
Per la vendita di energia e gas l’azienda aumenterà la base clienti di oltre 30mila unità, con un incremento notevole dei contratti chiusi via web. Il fatturato sarà in linea con quello del 2018, superiore ai 950 milioni di euro

3- Il sociale
Dalla partnership con il Bologna Calcio ai regali per i bambini dell’ospedale Sant’Orsola nati prematuri. Illumia continuerà ad avere un occhio di riguardo per il proprio territorio


«Lube aiuta a riscoprire il valore della cucina»

L’ad Fabio Giulianelli racconta i progetti del gruppo: «Puntiamo sui negozi e il piacere dell’acquisto. Così azzeriamo la nuova distribuzione»

di Francesco Moroni

Stiamo portando avanti una sorta di rivoluzione, che vuole rimettere al ‘centro del villaggio‘ il piacere e l’emozione dell’acquisto, in grado di dare gratificazione al cliente che vuole comprare una nostra cucina». Nell’era digitale e dei social, dove tutto è a portata di click e dove ormai gli acquisti si ordinano da casa, il progetto del gruppo Lube può essere considerato rivoluzionario. «Per far questo bisogna riscoprire il valore, mettendo da parte il prezzo. Una cucina vale, non costa», firmato Fabio Giulianelli, amministratore delegato del gruppo.
Giulianelli, il marchio Lube si conferma per il secondo trimestre 2019 il primo brand nel settore dei mobili per cucina, e al primo posto nella classifica dei cucinieri per quota di mercato nel territorio nazionale. Dati forti per affrontare al meglio il 2020 appena iniziato: quali prospettive avete?
«Fare una previsione sui prossimi dodici mesi, per noi, significa continuare con il trend che prosegue da almeno quattro o cinque anni. La crescita, infatti, non si vede solo dai numeri, anche se i nostri parlano di un fatturato per il gruppo in aumento ogni anno del 4 o 5 percento. La vera rivoluzione, per noi, è tornare ad aprire i negozi».
Una sfida difficile, nell’epoca dove tutto può essere comodamente ordinato su nuovi canali telematici, che tolgono sempre più spazio ai punti vendita.
«Eppure il valore dell’acquisto, l’emozione che ne scaturisce, la bellezzia di quel momento sono ancora degli aspetti unici. Il nostro è un progetto ambizioso, lo riconosciamo: riportare al centro il negozio non è cosa da poco. Ma gratificare chi acquista è la nostra missione, perché vedere con i propri occhi, toccare con mano la qualità e riscoprire il piacere dell’acquisto, sono elementi che non possono sparire in nessun modo».
Come intendete portare avanti questa partita?
«Questo valore è l’unico aspetto che può frenare – o magari fermare – la bellezza che i nuovi canali e le nuove forme di distribuzione azzerano completamente. Per noi, continuare ad aprire negozi, significa già arrivare a un successo. E così continuano le inaugurazioni dei nuovi Store Lube e Creo Kitchens, in tutto il territorio nazionale e anchea livello internazionale: due realtà che abbiamo voluto mantenere distinte e con identità ben diverse, che vivono però sotto lo stesso cappello della ‘casa madre’ del gruppo Lube rivolgendosi a target differenti. E, proprio per questo, necessitano di spazi indipendenti».
Questo in cosa si traduce nel prossimo periodo?
«L’obiettivo nei prossimi dodici mesi – e non solo – sarà quello di continuare a incrementare la quota di mercato, che per il brand Lube si attesta al 10,7%, e posizionare il marchio come punto di riferimento di mercato, dal target medio fino al posizionamento nel design italiano, attraverso il lancio della ‘Design collection’. Vogliamo sottolineare con chiarezza l’identità e il potere espressivo indipendente dal gruppo e dal marchio Creo, ribadendo il concetto dell’‘essere Lube’».
Che significato ha per i clienti questo slogan?
«Molto più di due semplici parole: esprime un modo di essere e concepire il proprio ‘spazio cucina’, la propria casa e la propria vita. Un insieme di valori condivisi e tangibili, che si concretizzano nei numerosi store. L’essere come somma degli elementi che caratterizzano il mondo Lube e ne definiscono l’identità».
I dati di bilancio cosa raccontano?
«Certificano la sostenibilità economico- finanziaria della strategia del gruppo, che ha proprio nello store uno dei suoi punti cardine. Il negozio, il valore della qualità e della specializzazione sono anche il centro delle campagne di comunicazione che Lube ha lanciato negli ultimi anni: la qualità prima di tutto, senza fronzoli».
Ci dica di più sul marchio ‘Creo kitchens’.
«Ha raggiunto negli ultimi anni una forte connotazione nel mercato, aumentando del 18% la crescita nel biennio 2018-2019 e raggiungendo il quinto posto come notorietà e presenza nel mercato di riferimento, vantando oggi performance superiori alla media del settore».
Cosa lo contraddistingue?
«L’elemento più rilevante è il value for money’. Secondo un’indagine di GfK – il più grande istituto di ricerche di mercato in Germania, ndr ,– si nota come Creo sia al primo posto tra tutti i brand di cucine, e di fatto è quello che nelle percezioni degli operatori ha il miglior rapporto tra qualità e prezzo. Creo vuole prendere posizione rispetto al mondo delle cucine a prezzi stracciati, dalla dubbia qualità e dalle ancor meno solide garanzie, mettendo in guardia il suo pubblico dall’accontentarsi della sola convenienza, ma di aspirare a una vera e propria esperienza d’acquisto: moderna, sicura, soddisfacente, professionale e a 360 gradi».
Un antidoto ai nuovi canali distribuitivi, dunque.
«Il brand vuole prendere una posizione chiara rispetto la grande distribuzione, vuole ribadire al proprio target la volontà di porsi come valida alternativa, in quanto consapevole di avere dalla propria parte il valore, la qualità e la garanzia di appartenenza. Le persone entrano negli store e sanno che lì possono trovare una cucina Lube».
Qualcosa che i clienti ancora cercano?
«Assolutamente sì. Non solo, perché negli anni è cambiato il modo di intendere la cucina: ormai è il fulcro della casa. Se prima era qualcosa da nascondere e tenere distante da occhi indiscreti, oggi invece è una parte estramemente intima, ma da mettere a disposizione di tutti. Dimmi che cucina hai, e ti dirò chi sei…».
La strategia comunicativa è importante?
«Fondamentale. Noi la curiamo nel dettaglio: mostriamo tutti i passaggi al cliente, dal montaggio alla vendita, fino a spiegare i vari componenti e il funzionamento degli elettrodomestici».
Il riscontro è alto?
«Le persone vogliono tuffarsi nel mondo imprenditoriale, vogliono aprire negozi».
Il cliente non è più solo un soggetto che acquista.
«No, diventa un imprenditore. E le persone sono estramente stimolate e interessate a buttarsi in questa nuova proposta. Cominciano a ragionare su tanti aspetti: la città, infatti, è in continuo mutamento e si sposta freneticamente. E allora, chi è flessibile, riesce a intercettare queste nuove dinamiche e ad agire di conseguenza. Solo così può essere mantenuto alto il valore della qualità, senza accontentarsi mai. Non si aspetta più il consumatore nella propria struttura, ma lo ‘si insegue’, gli si va incontro ».
E la concorrenza?
«C’è, ma il nostro è un modo, come ho già detto, rivoluzionario. Un processo accattivamente: aprire tre o quattro store, sotto il grande marchio della casa madre, dà fiducia ai nostri imprenditori e rende tutto più vivibile e ricco di stimoli».
Voi, dal canto vostro, li accompagnate passo dopo passo?
«Sicuramente all’inizio. Ma vediamo anche una certa capacità e autonomia poi. Noi vendiamo negozi: cerchiamo di rappresentare un mondo diverso da quello del semplice acquisto di un prodotto. Significa avere la certezza di cosa si ha di fronte, di essere seguiti in ogni momento, di sapere sempre a che punto si è e dove si vuole arrivare. E questo non ci sembra poco oggi».

FOCUS

La garanzia di ‘Creo Kitchens’

Nel biennio 2018-2019 ha raggiunto il 5° posto nel mercato di riferimento

1- Il progetto
Creo Kitchens, ramo del gruppo Lube, si attesta su ottimi livelli nel rapporto tra qualità e prezzo e punta a combattere le cucine a prezzi stracciati fornendo un servizio che è certezza di qualità e garanzia.

2- Alternativa
Attraverso la nuova comunicazione, vuole prendere una posizione netta verso la grande distribuzione, ponendosi come alternativa a quest’ultima portando dalla propria parte il valore, la qualità e la garanzia di appartenenza a un gruppo d’eccellenza.

3- Incremento
Ha aumentato del 18% la crescita nel biennio 2018/2019, vantando performance superiori alla media del settore.