Leggera contrazione del fatturato. Va meglio per le piccole imprese

Il comparto continua a svolgere un ruolo di grande importanza all’interno dell’economia provinciale. Le 57 società del settore occupano oltre 84.000 dipendenti e costituiscono l’11,4% delle Top500

di Maurizio Marano
e Filippo Lo Piccolo

Il 2018 porta qualche piccolo segnale di rallentamento nella cooperazione bolognese, che continua comunque a svolgere un ruolo di grande importanza all’interno dell’economia provinciale. Con le sue 57 unità – che occupano oltre 84.000 dipendenti – la cooperazione costituisce l’11,4% delle Top500 di città e provincia, contro il 10,6% dello scorso anno; inoltre, sono cooperative cinque delle prime dieci imprese del territorio e nove delle prime venti.
Il fatturato aggregato – che rappresenta un terzo di quello delle Top 500 – si attesta oltre i 19,5 miliardi di euro, del quale più della metà è prodotto dalle prime cinque cooperative del campione. Le cooperative bolognesi si contraddistinguono per la varietà di settori in cui operano, da quelli prevalentemente occupati da imprese ordinarie – come la meccanica di precisione – a quelli istituzionalmente ‘cooperative friendly’, come per esempio il commercio (19%), l’agroalimentare (16%), i trasporti (16%) e le costruzioni (9%). La cooperazione sociale mantiene un ruolo stabile, rappresentando il 7% del comparto. Se il fatturato aggregato della cooperazione bolognese mostra una leggera contrazione (-2,9%), tuttavia la quasi totalità del calo si manifesta in due realtà. Differenti i dati analitici: se nel 23% della cooperazione bolognese il fatturato si riduce di più del 3% (in linea col 20% del campione generale), nel 49% delle unità cresce più del 3% (non lontano dal 58% del campione generale). Infine, la cooperativa mediana aumenta il fatturato del 3%.
Gli incrementi paiono caratterizzare in maggiore misura le cooperative di minore dimensione, presentandosi comunque in alcune grandi cooperative di produzione- lavoro e di supporto. Quanto alle performance reddituali, il 15% delle cooperative è in perdita, risultato migliorativo rispetto al 2017, quando ci si attestava sul 17%, mentre il 40% ha segnato un peggioramento del proprio risultato netto, dato anche in questo caso migliore rispetto al 2017 (51%). Lo studio della capacità di generare redditi operativi assoluti (EBIT) mostra nel 16% del campione perdite operative (9% nel 2017) e nel 42% un peggioramento del risultato (60% nel 2017).

FOCUS

Dati in linea col trend generale

E le perdite risultano inferiori a quelle registrate nel 2017

1 Percentuali
Se nel 23% della cooperazione bolognese il fatturato si riduce di più del 3% (in linea con il 20% del campione generale), nel 49% delle unità cresce più del 3% (non lontano dal 58% del campione generale). Infine, la cooperativa mediana aumenta il fatturato del 3%.

2 Perdite
Il 15% delle cooperative è in perdita,un risultato comunque migliorativo rispetto al 2017, quando ci si attestava sul 17%, mentre il 40% delle società ha segnato un peggioramento del proprio risultato netto, dato anche in questo caso migliore rispetto al 2017 (51%).

Premessa l’usuale difficoltà di lettura di questi dati assoluti, considerato che – con riguardo alle cooperative in utile – sull’entità del risultato netto di bilancio incide l’influenza delle politiche di ristorno (che nelle cooperative comportano incrementi di costi o riduzione di ricavi netti e conseguenti riduzione di margini), i dati aggregati e medi risentono fortemente delle dinamiche dei redditi netti di poche grandi cooperative: infatti, mentre gli utili netti aggregati delle cooperative sopra i 250 milioni di fatturato subiscono un calo, si osserva un incremento degli stessi nelle cooperative al di sotto di tale soglia.
Gli indici di redditività – che nelle cooperative utile in risentono delle citate politiche di ristorno – confermano il quadro sopra analizzato, con una relativa tenuta a livello della cooperativa mediana rispetto al 2017, e la situazione differenziata all’interno del campione. Ulteriore elemento di interesse è nel rischio finanziario, che nella cooperativa va letto alla luce della presenza, rispetto alle società di capitali, di una particolare forma di finanziamento, il prestito sociale; quest’ultimo va considerato nell’interpretazione del quoziente di indebitamento, essendo una fonte di finanziamento estremamente stabile. Ad ogni modo, per il 2018 non si segnalano significative variazioni per la cooperativa mediana, con un indice di indebitamento che passa da 3,4 del 2017 a 3,5. Il dato occupazionale consente infine un’analisi di rilievo in questo tipo di imprese, in quanto indicatore della capacità inclusiva della cooperazione, resa particolarmente evidente dalla sua funzione anticiclica, statisticamente attestata in presenza di crisi economica.
La cooperazione provinciale impiega oltre 84.400 unità e nel 70% delle cooperative analizzate si registra un incremento di occupati rispetto al 2017, con un incremento aggregato dell’1% (a fronte del 4,3% del campione generale). L’incremento aggregato è tuttavia del 2,4% se dall’analisi si esclude un’unità statistica di grandissime dimensioni che nel 2018 vede calare l’occupazione oltre che il fatturato. Vi è però da aggiungere che le cooperative – 11% del campione della Top 500 provinciale – occupano da sole più del 36% della forza lavoro complessiva del campione generale, dato che conferma la funzione sociale della cooperazione, cui dà rilievo la stessa Costituzione della Repubblica. In conclusione, l’analisi mostra una cooperazione bolognese che, nonostante le dinamiche contrastanti del fatturato aggregato e gli scenari economici nazionali di stagnazione, nel 2018 registra una generale tenuta in termini di redditività operativa, senza sottoporsi a rischi finanziari eccessivi e con l’ulteriore incremento dei livelli occupazionali.

FOCUS

Buona tenuta della redditività

1 L’analisi
Nonostante le dinamiche contrastanti del fatturato aggregato e gli scenari economici nazionali di stagnazione, nel 2018 registra una generale tenuta in termini di redditività operativa.

2 Occupati
L’incremento riguarda il 70% delle società. Il dato aggregato è del 2,4%.