COOPERATIVE

IL COMPARTO RAPPRESENTA L’11,2% DELLE TOP 500

Confermati i segnali di ripresa
Si consolida anche la forza lavoro

di FILIPPO LO PICCOLO

SEGNALI di ripresa confermati anche per il 2016 per la cooperazione bolognese, che continua a svolgere un ruolo di grande importanza all’interno della economia provinciale. Con le sue 56 imprese, che occupano oltre 84.000 dipendenti, il comparto rappresenta l’11,2% delle Top500, in lieve aumento rispetto all’anno precedente. Il fatturato aggregato si attesta oltre i 19,5 miliardi di euro, del quale più della metà è prodotto dalle prime cinque cooperative del campione.

NOVITÀ
La neonata Coop Alleanza 3.0 balza al primo posto del ranking

Vi è da segnalare un’importante novità: la presenza di Coop Alleanza 3.0 – nata dalla fusione di tre cooperative di consumo Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Consumatori Nord Est – che balza al primo posto del ranking per fatturato. I dati aggregati nella sostanza tendono ad essere fortemente influenzati dalle realtà di maggiori dimensioni, circostanza riscontrata anche nelle scorse edizioni di Top 500 Bologna, infatti cinque delle prime dieci imprese del territorio e dieci delle prime venti sono cooperative. Cionondimeno, la cooperazione bolognese conferma la sua presenza lungo tutto la graduatoria delle Top 500.

L’ATTIVITÀ delle cooperative bolognesi si svolge in una varietà di settori, che comprendono sia ambiti che tradizionalmente sono cooperative friendly, sia settori che sono storici presidi di imprese che adottano la forma giuridica di società di capitali lucrative, come quello della meccanica di precisione. L’agroalimentare e il commercio sono i settori nei quali si riscontra la massima presenza cooperativa. Seguono i trasporti e le costruzioni. Un importante apporto viene inoltre dalla cooperazione sociale, che annovera cinque realtà (9%) e che nel tempo ha rappresentato e tuttora rappresenta una presenza costante nel nostro campione. L’andamento 2016 conferma quanto già rilevato nel 2015, dove si segnalavano segnali di ripresa del mercato, anche se non distribuiti in modo omogeneo fra tutte le imprese cooperative. Il fatturato aggregato infatti cresce del 42% (33%, se si esclude Alleanza Coop 3.0), nonostante un quarto delle unità chiuda l’esercizio con un calo dei ricavi.

AFFARI
Le coop sono più presenti in settori come agroalimentare e commercio

Proseguendo l’analisi emerge inoltre che se da un lato il 17% delle cooperative del campione perde più del 3% del volume d’affari, dall’altro il 35% del campione ha invece una crescita superiore al 4%. Confrontando questi dati con quelli dell’intero campione delle prime 500 imprese della provincia, notiamo come la cooperazione sia nella sostanza allineata all’andamento generale, ma tenda ad avere variazioni – sia in positivo che in negativo – meno ampie delle imprese non mutualistiche. Infatti, tra le Top 500 non cooperative il 23% perde più del 3% del fatturato, mentre il 55% del campione ha una crescita superiore al 5%. Per confermare l’importanza economica della cooperazione, infine, è opportuno evidenziare come il 32% del fatturato aggregato delle Top 500 sia prodotto da imprese che adottano tale forma giuridica. L’uso di tradizionali indici di redditività, netta o operativa, per analizzare comparativamente imprese cooperative e società di capitali lucrative manifesta numerosi limiti, in quanto il beneficio intrinseco al rapporto quali-quantitativo che il cooperatore pone con l’azienda e che viene determinato dallo scambio mutualistico è rappresentato non dall’utile, bensì dal ristorno (possibile soltanto in condizioni di equilibrio economico). Il ristorno – che caratterizza rappresenta la quantificazione dello scambio mutualistico – può distorcere gli indici di bilancio in quanto aumenta contabilmente l’entità dei costi caratteristici (o decurta i ricavi nelle coop-consumo e di utenza), con un conseguente effetto riduttivo su EBIT e utile netto. È opportuno quindi esaminare la dinamica reddituale nell’ottica del mantenimento di un equilibrio economico, che rappresenta nel medio-lungo temine un vincolo imprescindibile affinché ogni cooperativa possa continuare ad operare nel perseguimento del fine mutualistico e a vantaggio dei soci, e non nella prospettiva di massimizzazione della redditività. In questa ottica, il 2016 rappresenta certamente un anno positivo per le cooperative, che vedono in generale migliorare i loro risultati economici rispetto all’anno precedente. In particolare, il 52% delle imprese del comparto chiude l’esercizio con un risultato economico migliore di quello del 2015, con il 33% delle cooperative che incrementa il proprio reddito netto di oltre il 9%. Diminuisce anche il numero di imprese cooperative in perdita, passando dal 27% nel 2015 al 21% nel 2016. Migliora anche il dato delle imprese in disequilibrio operativo (ossia con EBIT negativo), che si riducono dal 19% del 2015 al 14%. Tutto questo non fa altro che confermare la ripresa del settore cooperativo e un aumento di competitività di molte imprese.

ULTERIORE elemento di valutazione è il rischio finanziario. L’analisi dei dati di indebitamento non evidenzia variazioni di particolare intensità. Il valore mediano del rapporto fra passività di terzi e patrimonio netto infatti evidenzia un lieve peggioramento (da 3,35 del 2015 da 3,58 del 2016), che tuttavia non risulta significativo. Va specificato che le cooperative hanno una forma di finanziamento ulteriore rispetto alle società di capitali, ovvero il prestito sociale, di cui si deve tenere conto nella interpretazione della entità del quoziente di indebitamento. Nonostante sia una fonte di finanziamento da terzi, il prestito sociale ha spesso il pregio di essere una posta caratterizzata da elevata stabilità e ciò permette un contenimento del rischio finanziario, in particolare di breve termine. Non da ultimo, l’occupazione.

LA PERCENTUALE
Il fatturato aggregato è cresciuto del 42% nel 2016

Questo dato ha sempre rappresentato, in tutte le edizioni di Top 500, un elemento importante per testare non solo la capacità inclusiva della cooperazione, ma anche la sua funzione storicamente anticiclica. Già nel 2015, che ha segnato la chiusura di una fase congiunturale negativa, il campione di cooperative in Top 500 aveva fatto registrare un aumento in termini aggregati del numero dei dipendenti. Il 2016 rappresenta un ulteriore rafforzamento di questo trend positivo, con un forte aumento dei dipendenti che superano complessivamente le 84.000 unità, anche grazie alla nuova realtà cooperativa Coop Alleanza 3.0. Tale aumento aggregato è in linea con quello rappresentato da tutto il campione Top 500 e diffuso fra tutte cooperative del campione. Infatti, senza considerare variazioni anomale, solamente il 22% delle imprese cooperative presenta un calo numerico di dipendenti.

2017-12-07T16:26:56+00:00 Argomento: ECONOMIA|