Basso impatto ambientale e molti vantaggi:
il teleriscaldamento è una realtà concreta

In Italia questo sistema fa però ancora fatica a decollare

Partiamo intanto dallo spiegare cosa sia il teleriscaldamento. Con questo termine si indica un sistema che utilizza fonti rinnovabili per distribuire il calore da una centrale termica su territorio e che evidenzia dunque molti vantaggi: riduce gli sprechi e abbassa di gran lunga l’impatto ambientale. In Italia il teleriscaldamento ancora non decolla, complice una serie di difficoltà strutturali e una scarsa conoscenza da parte dei cittadini che di certo non facilita la situazione. Ma stando ai dati del rapporto del GSE (Gestore dei servizi energetici), con pazienza, i numeri relativi a questo sistema di diffusione del calore potrebbero aumentare. A fine 2017, secondo GSE, risultavano attive in Italia ben 295 reti, per un’estensione di quasi 4.600 km, in 238 comuni del centro e nord del Paese: 25 territori e circa 500 km in più rispetto al 2013 che mostrano uno sviluppo lento ma comunque consolidato. Certamente i margini di miglioramento sono ancora molti. Il teleriscaldamento potrebbe rivelarsi la migliore soluzione per riscaldarsi cercando di contenere l’impatto sull’ambiente.


OBIETTIVO SFRUTTARE LE FONTI RINNOVABILI PER SALVAGUARDARE IL PIANETA

Dal Friuli al Lazio, cosa si usa per fornire calore

E’ interessante riprendere un passaggio dell’ultimo rapporto GSE per capire, da regione a regioni, quali siano i combustibili maggiormente usati per il teleriscaldamento: “Osservando la composizione percentuale dell’energia termica immessa nelle reti di teleriscaldamento suddivisa per fonte energetica emergono le peculiarità delle singole regioni/province autonome. Mentre infatti in Piemonte, Liguria, Umbria, Marche e Lazio la fonte energetica utilizzata è quasi esclusivamente il gas naturale, in Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Trento e Bolzano è evidente l’impiego diffuso di biomassa solida. La Toscana si differenzia dal resto delle regioni per un elevato uso di fonte geotermica per alimentare le reti di TLR; Lombardia ed Emilia Romagna evidenziano invece un elevato uso di rifiuti in termini percentuali sul mix energetico che alimenta le reti di teleriscaldamento”.


DATI

La Lombardia svetta in classifica: è la più prolifica

Non stupisce che il teleriscaldamento, in Italia, sia un sistema di diffusione del calore che trova più impiego nelle regioni settentrionali rispetto a quelle meridionali dove, essendo le temperature mediamente più elevate, c’è anche meno necessità di accendere il classico termosifone. Stando ai dati di GSE relativi all’anno 2017, la Lombardia è, tra le regioni del Nord, quella che guida la speciale classifica dedicata a estensione delle reti e potenza installata per un totale di 39 comuni serviti. Piemonte (44 comuni serviti) ed Emilia Romagna (20 comuni) occupano rispettivamente il secondo e terzo posto in materia di capacità termica, mentre sul lato diffusione infrastrutturale la classifica premia la Provincia Autonoma di Bolzano (53 comuni serviti) con il secondo posto e il Piemonte con il terzo.