«Da noi prestiti anticipati
prima delle garanzie»

Il direttore della Banca di Bologna, Alberto Ferrari: «Conosciamo davvero i nostri clienti, ci fidiamo. E così abbiamo potuto velocizzare i tempi»

di Giuseppe Catapano
BOLOGNA

Trenta filiali. «Tutte sempre aperte» ricorda con orgoglio Alberto Ferrari, direttore generale di Banca di Bologna. L’istituto di credito, con i suoi 12.500 soci, 247 collaboratori e 38mila clienti tra famiglie e imprese, è un riferimento nel capoluogo emiliano. Si è distinto anche in solidarietà: donati 300mila euro agli ospedali bolognesi Sant’Orsola, Maggiore e Bellaria.
Ferrari, quale è stato l’impatto dell’emergenza sanitaria sulla vostra operatività?
«Siamo riusciti a garantire il servizio alla nostra clientela, anche nei giorni più difficili e anche a Medicina quando è stata istituita la zona rossa. Abbiamo utilizzato lo smart working, in media il 60% dei dipendenti ha lavorato da casa. L’attività è stata portata avanti con una grande attenzione alla sicurezza, non c’è stato alcun contagio all’interno delle nostre strutture».
Anche Banca di Bologna è stata messa sotto stress?
«Soprattutto nelle prime settimane dell’emergenza abbiamo ricevuto molte richieste per l’accesso alla moratoria: oggi ne contiamo circa 2.400 di cui il 60% da parte di imprese e il 40% da privati, per un importo complessivo di mutui residui di 280 milioni. Le moratorie hanno consentito di non pagare rate per circa 40 milioni».
Capitolo prestiti: com’è andata per quelli fino a 25mila euro?
«Ne abbiamo deliberati 900, il 70% dei finanziamenti è già stato erogato».
Molti imprenditori lamentano tempi troppo lunghi per ottenere la liquidità: hanno ragione?
«Per quanto riguarda Banca di Bologna, l’80% dei prestiti già erogati è stato anticipato da noi prima ancora che arrivasse la garanzia del Fondo centrale».
Si è trattato di un atto di fiducia nei confronti di aziende e famiglie?
«Conosciamo davvero i nostri clienti, ci fidiamo: abbiamo pensato che fosse il caso di velocizzare i tempi trattandosi di prestiti dall’importo medio di 15mila euro e con un rischio prossimo allo zero».
Quale dinamica, invece, per i finanziamenti sopra i 25mila euro?
«Abbiamo circa 120 pratiche per 20 milioni di euro, già deliberate e in attesa del ritorno del Fondo centrale di garanzia».
Dopo un ottimo 2019 per Banca di Bologna, quali sono le prospettive per quest’anno, il 2020?
«Guardiamo al futuro con fiducia. L’attività caratteristica funziona bene, l’ultimo bilancio ha confermato la solidità dell’istituto mentre continuano a calare le sofferenze».
Secondo lei il territorio bolognese ha i mezzi per risollevarsi?
«Senza dubbio, qui ci sono imprese solide e imprenditori in gamba. Il 2021 sarà un anno complesso, ma i presupposti per un rilancio ci sono. Chiaramente c’è differenza tra i settori, per quelli più penalizzati da lockdown e chiusure sarà più difficile tornare in carreggiata».
I conti con la crisi si faranno dopo l’estate?
«Anche oltre, tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021. Speriamo che non ci sia nuova ondata di contagi, uno dei temi cruciali è quello dell’occupazione. Noi comunque faremo la nostra parte ».
La crisi ha cambiato il rapporto tra cliente e banca?
«In questi mesi abbiamo privilegiato i canali digitali. Sarà vincente chi saprà far convivere al meglio digitale e reale, cioè il rapporto con persone in carne e ossa. Il nostro canale, Readi, è stato concepito proprio con quest’obiettivo».
Si perderà il classico rapporto cliente-consulente?
«No. Assistiamo a un trend di aumento del digitale che è ormai irreversibile, ma non verrà meno la voglia di confrontarsi con un consulente per questioni importanti ».


«Suggeriamo alle aziende
le strategie vincenti»

Lo studio Romoli: «Ci muoviamo non solo in ambito fiscale, ma anche finanziario, consulenza fiscale alla forza vendita, pianificazione e controllo»

di Achille Roncati
BOLOGNA

Non ‘solo’ bandi. Lo studio Romoli e associati, realtà con sede a Bologna, è un partner a tutto tondo di micro, piccole e medie imprese, professionisti e società immobiliari. «Siamo commercialisti – premette la titolare Romana Romoli, ragioniera commercialista iscritta all’Ordine di Bologna – e abbiamo sviluppato, nel corso degli anni, importanti competenze nel campo della consulenza alle imprese e nella finanza agevolata».
Qual è il vostro valore aggiunto?
«Proponiamo anche un servizio di consulenza: possiamo gestire insieme all’imprenditore i progetti di investimento o di sviluppo dell’azienda, dall’assistenza nella gestione dei rapporti con gli istituti di credito alla redazione di business plan, fino ai sistemi di pianificazione e controllo e alla formazione fiscale dedicata alla forza vendita. Questo è possibile grazie alla diversificazione delle competenze presenti nel nostro studio o dei professionisti con i quali collaboriamo: sono presenti dottori commercialisti ed esperti contabili, addetti alla gestione del personale e consulenti del lavoro, nonché collaboratori che hanno sviluppato una lunga esperienza nelle più importanti realtà multinazionali farmaceutiche al mondo».
Quale è stato il vostro ruolo in questo scenario di crisi?
«Siamo stati in trincea fin dai primi giorni del lockdown, consentendo l’accesso alle casse integrazioni, ai bonus di 600 euro e ai bonus riservati ai professionisti degli Ordini, oltre a gestire i finanziamenti Covid-19 assistiti dal Fondo di garanzia per le Pmi. Abbiamo richiesto, come intermediari dell’agenzia delle entrate, i contributi a fondo perduto previsti nel decreto rilancio e assegnato i crediti di imposta relativi ai canoni di locazione. Per le imprese di maggiori dimensioni invece ci siamo focalizzati sulle analisi dei flussi finanziari che hanno subito importanti variazioni in questi mesi. In fase di ripartenza stiamo monitorando tutte le opportunità finalizzate a fornire liquidità alle imprese. Gestiremo le operazioni relative all’ecobonus al 110%, quando le normative di riferimento saranno definite».
Ma come è cambiata l’operatività a causa dell’emergenza?
«Abbiamo compreso il momento di difficoltà anche autolimitando i nostri compensi: a volte abbiamo cercato di trasmettere un po’ di ottimismo e supporto morale ai nostri interlocutori».
Insomma, siete come una bussola per gli imprenditori.
«Siamo commercialisti e consulenti del lavoro, per questo siamo i primi a essere interpellati per ogni decisione dell’imprenditore, dal progetto d’investimento milionario alla singola giornata di ferie di un dipendente. Ci piace porci come partner dell’impresa e suggerire le strategie che riteniamo vincenti, muovendoci non solo in ambito fiscale ma anche finanziario, consulenza fiscale alla forza vendita, pianificazione, controllo e reporting. Un aspetto fondamentale è la fiducia che ci siamo guadagnati negli anni, visto che abbiamo clienti che ci seguono da tre generazioni».
Come siete riusciti a guadagnarvi questa fiducia?
«Nel brevissimo periodo riteniamo impossibile fornire un servizio adeguato ai nostri standard, risulta per noi importante avere almeno due o tre anni di conoscenza della realtà imprenditoriale che corrisponde anche al periodo necessario a stabilire un rapporto fiduciario. Questa nostra vocazione non ci impedisce però di gestire operazioni spot come i click day o le certificazioni dei crediti di imposta e di agevolazioni come bandi, voucher e patent box. Abbiamo notato che queste operazioni ci consentono di guadagnare la fiducia dell’imprenditore, facendogli capire che il commercialista non è solo colui che consegna un modello F24, ma un professionista che può essere di supporto anche per le decisioni più strategiche. Abbiamo sviluppato il mercato della finanza agevolata con ottimi risultati».


«La finanza agevolata
può aiutare la crescita»

L’attività della New Consult di Bologna: «Ci sono moltissime opportunità grazie al Piano Transizione 4.0: dall’innovazione alla formazione tanti incentivi»

di Marco Principini
BOLOGNA

Una consulenza strategica specializzata che va dalla finanza d’impresa, agevolata e ordinaria ai progetti europei. New Consult, società bolognese fondata da Gennaro Napolitano e Dino Graziano De Leo, si propone come partner delle aziende con l’obiettivo di accelerarne la crescita. Una delle aree in cui è impegnata New Consult è l’innovazione nelle imprese: il Mise ha firmato il decreto attuativo del Piano Transizione 4.0, pacchetto di 7 miliardi di euro destinato a incentivare gli investimenti dopo l’emergenza Covid.
Per le imprese è un’occasione da cogliere?
«Gli interventi spaziano dall’innovazione di prodotto e processo fino alla formazione 4.0. Le realtà che investono in questi ambiti possono ottenere importanti incentivi sotto forma di crediti d’imposta. È fondamentale sapersi muovere per cogliere quest’opportunità».
Quale è il vostro approccio al lavoro?
«New Consult è nata con l’obiettivo di creare una struttura di professionisti in grado di offrire servizi legati al modo della finanza agevolata in modalità ‘sartoriale’, coprendo le specifiche esigenze delle imprese, in particolar modo delle Pmi. Collaboriamo con importanti studi e associazioni di categoria industriali, per noi lo scopo principale non è quello di incrementare i numeri delle pratiche, ma di presentare le ‘giuste’ pratiche. Vuol dire fare un’attenta selezione: per questo non abbiamo mai scelto di implementare una rete di venditori, il contatto con i potenziali clienti è portato avanti esclusivamente da noi soci. Abbiamo invece rafforzato l’ufficio tecnico, siamo convinti che le dinamiche europee stiano facendo diventare la finanza agevolata una materia sempre più tecnica e complessa».
In quali ambiti è più concentrata la vostra consulenza?
«Il nostro core business è la finanza agevolata, ovvero la ricerca e lo studio di tutti gli strumenti finanziari messi a disposizione dall’Unione europea e a cascata adottati anche da governo, Regioni e Camere di commercio. Incrociamo poi le misure pubblicate con le esigenze delle imprese, siamo specializzati nella presentazione e nella gestione delle pratiche di contributo seguendo il cliente fino alla rendicontazione. Siamo in grado di poter offrire al cliente anche altri servizi correlati, non direttamente erogati da noi. Tra questi formazione, sicurezza, energia e marketing».
Quanto ha pesato la crisi sanitaria sulla vostra attività?
«Ci siamo rimboccati le maniche fin da subito, abbiamo deciso di non chiudere l’attività e di non fermarci. Durante il lockdown abbiamo continuato a lavorare in smart working, senza avviare procedure di cassa integrazione e portando avanti tutte le pratiche di contributo in gestione prima del Covid. Inevitabilmente ci sono state difficoltà nella pianificazione di nuove attività, in più molte aziende sono entrate in difficoltà e hanno annullato investimenti previsti. Per questo alla riapertura ‘fisica’ del nostro ufficio, il 4 maggio, siamo ripartiti studiando le prossime misure della politica europea e nazionale. Non dobbiamo dimenticare che si avvicina la prossima programmazione europea, il settennio 2021-2027, con diversi miliardi destinati alle imprese che investiranno in ricerca, innovazione, energia e ambiente. A tale programmazione si aggiungono i fondi straordinari messi a disposizione per il rilancio dell’economia post crisi Covid».
Su cosa sarà più concentrato il vostro lavoro d’ora in avanti?
«Ci stiamo concentrando sullo studio di tutti gli strumenti finanziari agevolativi legati a tematiche come gli investimenti in innovazione e in ambito energetico- ambientale. Un punto di forza è dato dall’eterogeneità delle nostre competenze che garantisce una forte flessibilità»


«Lavoro straordinario nell’emergenza»

Daniele Ravaglia, direttore generale di Emil Banca: «Ottimo lavoro degli istituti di credito. E per noi bilancio record»

di Giuseppe Catapano
BOLOGNA

Una storia lunga oltre un secolo, che affonda le radici nelle Casse rurali e artigiane. Emil Banca, aderente al Gruppo Iccrea, è un riferimento nelle province di Bologna, Ferrara, Modena, Parma, Reggio Emilia e Mantova, presidiate con 88 filiali. La Bcc emiliana vanta un rapporto forte con il tessuto socio-economico dei territori di riferimento. Un rapporto che si è ulteriormente rafforzato durante l’emergenza Coronavirus. «Abbiamo fatto la nostra parte» dichiara il direttore generale Daniele Ravaglia. Giovedì 25 è in programma l’assemblea dei soci 2020, rivoluzionata nelle modalità proprio a causa delle disposizioni in materia di sicurezza legate all’emergenza sanitaria.
Ravaglia, come arriva quest’anno Emil Banca all’assemblea?
«Presenteremo il miglior bilancio della nostra lunga storia. L’utile netto ha raggiunto i 20,6 milioni di euro, il rapporto sofferenze- impieghi è al 2,16%. Riconosciamo a tutti i dipendenti un premio di 3mila euro lordi, indipendentemente dal grado e dalla mansione svolta. In più il risultato ci permette di accantonare la cifra di 2 milioni di euro che destineremo a beneficenza e mutualità. Di questi, 500mila euro sono già stati donati nel mese di aprile per rafforzare le terapie intensive degli ospedali del nostro territorio».
Anche i dati commerciali sono soddisfacenti?
«Riteniamo di essere sulla strada giusta. Nel 2019 siamo stati scelti da quasi 5mila nuovi clienti, ora complessivamente 162mila. I soci sono quasi 50mila, grazie a un incremento di 1.400 unità. Significativo il dato relativo ai mutui casa, oltre 2.200 per un totale di 250 milioni di euro e un incremento del 45% rispetto all’anno precedente. Siamo cresciuti in modo significativo nei tre comparti sui cui puntiamo di più, quelli delle startup, dell’agroalimentare e del nonprofit. L’andamento positivo è comune ai diversi territori in cui siamo, con una crescita sostanzialmente analoga. I clienti ci danno sempre più fiducia».
La prima parte del 2020 è caratterizzata dall’impegno per garantire liquidità alle aziende, con moratorie e prestiti garantiti dallo Stato. Quale è stato il contributo di Emil Banca?
«Abbiamo elaborato circa 11.500 domande in due mesi e mezzo, ognuna di queste corrisponde a un contratto. Di solito, in un anno, ne gestiamo 9mila. Questo dà l’idea della mole di lavoro che ci siamo ritrovati ad affrontare. Si è discusso a lungo dei ritardi degli istituti di credito, ma era necessaria una fase di rodaggio con una modifica dei processi organizzativi. Noi abbiamo creato una vera e propria task force per far fronte alle richieste: per quanto riguarda le moratorie, ci sono arrivate 7.500 domande, due terzi da parte di imprese, per un totale di crediti congelati che, a regime, ammontano a 800 milioni di euro; il 96% delle operazioni è già perfezionato, questo significa che nei prossimi sei mesi i nostri clienti beneficeranno di una maggiore liquidità per 80 milioni».
Capitolo prestiti con garanzia statale.
«Emil Banca ha ricevuto 2.800 domande per i finanziamenti fino a 25mila euro, per un importo totale di 55 milioni di euro. Oltre il 90% delle pratiche è stato elaborato, con richiesta al Fondo di Garanzia per la copertura. Inoltre sono pervenute altre 600 richieste di finanziamento per aziende di grandi dimensioni, per un totale di ulteriori 230 milioni di euro di liquidità richiesta. In questo caso si tratta di operazioni per le quali serve un’analisi più approfondita, i tempi si allungano un po’».
Le banche, però, sono finite sotto accusa. Quale è la verità?
«Sono convinto che, quando si esaminerà questo periodo una volta passata l’emergenza, agli istituti di credito verrà riconosciuto il ruolo straordinario a sostegno dell’economia. L’attacco c’è stato, ma il sistema bancario ha reagito in maniera forte. Noi abbiamo lavorato anche il sabato e la domenica, con uno staff di una quarantina di persone impegnate. Tutto nasce da un messaggio sbagliato da parte delle istituzioni, che ha determinato aspettative irrealizzabili. Data la mole di richieste, all’inizio c’è stato un ingolfamento che ha coinvolto anche il Mediocredito centrale. Era inevitabile ».
Insomma, il sistema è stato messo sotto stress.
«Nei tre mesi di emergenza, Emil Banca ha anche aperto 600 conti corrente dedicati all’anticipo della cassa integrazione a soci e clienti, di cui solo un terzo rientra nel protocollo regionale e gli altri sono stati gestiti con un nostro protocollo. Gli imprenditori hanno compreso la complessità: il ruolo fondamentale delle banche in questa fase sarà riconosciuto».


L’ANALISI

«Primo trimestre migliore di quello 2019»

Un 2019 da record, un’ottima prima parte di 2020 nonostante l’emergenza. «Il primo trimestre di quest’anno – precisa il direttore generale Daniele Ravaglia – è stato migliore di quello dell’anno scorso. Il 2020 sarà comunque un’annata complessa, in cui incideranno le perdite sui crediti. Ma non vedo problemi all’orizzonte per Emil Banca, il numero dei clienti è aumentato e continueremo a crescere. È fondamentale la diversificazione, che ci caratterizza se si considera che siamo attivi in province con una forte vocazione manifatturiera e in altre in cui sono più forti l’agroalimentare o il turismo». Intanto a scontare gli effetti della crisi, a causa delle frontiere bloccate, sono «soprattutto le aziende che esportano, almeno nell’immediato. Ma chi ha investito in innovazione e qualità saprà ritrovare i propri sbocchi, è una questione di tempo». Un’eredità del Coronavirus è il maggiore utilizzo del canale online. «Le abitudini – continua Ravaglia – sono cambiate radicalmente. In parte questo trend continuerà, soprattutto per le operazioni a basso valore aggiunto. Ma, in particolare quando un cliente ha bisogno di una consulenza importante, non verrà meno la presenza fisica. Non rinunceremo a quest’ultima, semplicemente la selezioneremo».


ASSEMBLEA IL 25

Soci in aumento
Crescono i mutui casa

Le domande ricevute per i finanziamenti fino a 25mila euro sono state 2.800

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Realtà radicata

Emil Banca, aderente al Gruppo Iccrea, è un riferimento nelle province di Bologna, Ferrara, Modena, Parma, Reggio Emilia e Mantova. Giovedì 25 è in programma l’assemblea dei soci 2020, rivoluzionata però nelle modalità.

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Sotto la lente

«I soci sono quasi 50mila, grazie a un incremento di 1.400 unità. Significativo il dato relativo ai mutui casa, oltre 2.200 per un totale di 250 milioni di euro e un incremento del 45% rispetto all’anno precedente», dice il direttore Ravaglia.

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Lo scenario

3 Lo scenario «Emil Banca ha ricevuto 2.800 domande per i finanziamenti fino a 25mila euro, per un importo totale di 55 milioni di euro. Oltre il 90% delle pratiche è stato elaborato, con richiesta al Fondo di Garanzia per la copertura», spiega sempre il direttore Ravaglia.