I NUOVI PRINCIPI CONTABILI

LE MODIFICHE SONO IN VIGORE DAL 1° GENNAIO DEL 2016

Dal patrimonio netto fino all’utile
In media l’impatto non è significativo

di MARCO MARIA MATTEI e GIOVANNI MARTINASCO

IL 1° GENNAIO 2016 sono entrate in vigore importanti modifiche alle norme civilistiche sul bilancio d’esercizio, in attuazione della direttiva comunitaria 2013/34/UE, che aveva il duplice obiettivo di avvicinare i principi contabili locali (ossia, italiani) ai principi contabili internazionali e ridurre gli oneri di rendicontazione delle micro-imprese. Le novità riguardano sia gli schemi obbligatori di stato patrimoniale e conto economico (a cui è stato aggiunto il rendiconto finanziario), che i criteri di valutazione di svariate poste. Per questa ragione durante il 2016, l’Organismo Italiano di Contabilità (OIC) ha rivisto la quasi totalità dei principi contabili italiani in vigore. Le voci di bilancio più incise dalle modifiche sono: le immobilizzazioni immateriali, gli strumenti finanziari derivati, i debiti e crediti a mediolungo termine e le azioni proprie. A queste modifiche normative, si aggiunge la scelta dell’OIC di modificare le regole di contabilizzazioni degli errori e dei cambi di policy contabili, che oggi non si riflettono più a conto economico nell’area straordinaria – che tra l’altro è stata eliminata dallo schema civilistico – bensì retrospetticamente, modificando i saldi comparativi di patrimonio netto e conto economico. Ciò probabilmente con l’intenzione di agevolare il recepimento delle nuove regole imposte dal legislatore che, salvo poche eccezioni, dovevano essere applicate retrospetticamente nei bilanci 2016, ossia come se si fossero utilizzate da sempre. Data la rilevanza di questa riforma, abbiamo deciso di investigare quale fosse stato l’impatto quantitativo sui bilanci delle Top500. In particolare, abbiamo confrontato i valori di patrimonio netto e l’utile del 2015 rideterminato con le nuove regole (e presentati nel bilancio 2016 come valori comparativi), con il patrimonio netto e l’utile 2015 determinati con le vecchie regole, che si trovano nel bilancio 2015. A livello complessivo, la nostra analisi mostra che l’impatto della riforma non è particolarmente significativo. Mediamente, infatti, i patrimoni netti delle 462 imprese che utilizzano i principi contabili nazionali e presentano valori 2015 comparativi sono variati del -0,64%, ovvero dell’1,19% se consideriamo il valore assoluto delle variazioni.

ANALOGO è l’impatto sull’utile 2015, pari a -0,23%, ovvero all’1,75% sempre considerando il valore assoluto delle variazioni. È tuttavia opportuno chiarire che questi dati sono la media fra le imprese con bilanci non incisi affatto dalla riforma (almeno quantitativamente), pari all’80% delle 462 società esaminate, e il restante 20%, che invece ha visto mediamente i propri patrimoni netti variare del 6% (in valore assoluto). Infine, per comprendere precisamente quali fra le svariate modifiche apportate dalla recente riforma abbiano inciso maggiormente, abbiamo esaminato nel dettaglio i bilanci di 53 società fra quelle che hanno avuto una variazione di patrimonio netto o di utile 2015 almeno pari all’1% (in valore assoluto). La tabella riporta gli esiti di questa analisi. A tale riguardo è interessante notare che l’impatto più significativo, dopo la riclassificazione delle azioni proprie a riduzione del patrimonio netto (OIC 28), è quello generato dai cambi volontari di policy contabili (ad esempio dal FIFO al LIFO per la valutazione delle rimanenze) e dalla correzione di errori di esercizi precedenti (OIC 29), che sono l’unica modifica, come illustrato in precedenza, non imposta dal legislatore, ma scelta dall’Organismo Italiano di Contabilità. La possibilità di modificare retroattivamente i saldi contabili prevista dall’OIC 29, quindi, si conferma come una novità di ampia portata, non solo sotto un profilo meramente teorico (facendo venire meno il principio secondo il quale tutti i componenti di reddito devono essere presentati in conto economico), ma anche sotto il profilo operativo. L’impatto della valutazione a fair value dei derivati, nonostante riguardi 19 società, ha invece impatti a patrimonio netto e conto economico relativamente meno significativi.

2017-12-07T16:26:40+00:00Argomento: ECONOMIA|