I PROTAGONISTI

MOLINO SPADONI IL PRESIDENTE LEONARDO SPADONI: «CONTROLLIAMO INTERE FILIERE»

Antichi saperi nel segno dell’innovazione «Produciamo le eccellenze della nostra terra»

di LUCA ORSI

«ESPERIENZA, farine e molto altro». È un motto che incarna alla perfezione lo spirito e la realtà aziendale del Molino Spadoni. L’esperienza viene da una lunga tradizione di famiglia: dopo Livio (che nel 1921 comprò il Molino di Coccolia, tra Ravenna e Forlì) e Libero, con l’attuale presidente Leonardo Spadoni, alla guida dell’azienda c’è già la terza generazione. E la quarta si sta affacciando. Quel «farine e molto altro» dà l’idea della filosofia che guida il gruppo. Segna il passaggio dalla tradizione, dalle radici di un sapere antico – con cui si mantengono comunque solidi legami – all’innovazione. Innovazione come base dell’industria. Che significa, spiega Leonardo Spadoni, «essere attenti alle richieste sempre mutevoli del mercato ed essere in grado di assecondarle». Gli antichi saperi si trasformano così nel segno della modernità. E il 2018 ha visto la Molino Spadoni – un gruppo con oltre 220 dipendenti, e un fatturato di oltre 53 milioni di euro – completare quasi del tutto un ambizioso progetto nato alcuni anni fa, con l’obiettivo di presidiare completamente i vari punti della filiera alimentare e gastronomica.

«AUTOPRODUCIAMO le migliori materie prime, che poi si trovano nei piatti serviti nei nostri ristoranti», spiega Spadoni. «Ci piace chiamarla cucina autarchica, perché cerchiamo di fare tutto da soli nei nostri laboratori, nei nostri 14 stabilimenti, ciascuno con una propria vocazione, una propria ragion d’essere». Appassionato d’arte, Leonardo Spadoni ama ricordare che «Tiziano, nel Cinquecento, i colori se li faceva da solo, non li comprava». E così, quasi il 90% di ciò che oggi viene servito nei ristoranti di casa – dove si trovano anche spacci gastronomici con tutta la gamma di prodotti Molino Spadoni – è autoprodotto. «Questo garantisce l’assoluto controllo della qualità e della salubrità dei prodotti». Non solo farine e lieviti di alta qualità e prodotti derivati: tra cui ci sono farine manitoba, biologiche, macinate a pietra, preparati per pancakes, muffin, pan di spagna, pizza e pane; fino alle palline surgelate per preparare la pizza napoletana. La Molino Spadoni ‘firma’ anche salumi e carni di Mora Romagnola, «razza allevata da noi allo stato brado», su una superficie di 90 ettari, sulle colline di Brisighella. «E poi ci sono i nostri formaggi – aggiunge Spadoni –, i vini selezionati, e poi olii, aceti balsamici, i liquori della tradizione, i rhum, la birra artigianale che lanceremo il prossimo anno». «Siamo in grado di soddisfare le più svariate esigenze dei professionisti: dai pizzaioli, ai pasticcieri, ai fornai, con una linea completa di prodotti per l’alta cucina», afferma il presidente.

LE FARINE di qualità – prodotto nella cui produzione Molino Spadoni è leader nazionale – sono state insomma il punto di partenza che ha portato l’azienda a definire altre linee eccellenti, «riuscendo in pochi anni a raggiungere l’obiettivo di diventare un grande gruppo alimentare». Un gruppo che vede crescere in modo costante la propria quota di export, con una crescita anche superiore al 30% all’anno. Circa il 12% della produzione complessiva viene oggi esportato in più di trenta Paesi. Fra i mercati europei più interessanti ci sono Francia e Spagna. Ma i più recenti prodotti innovativi hanno portato, in questi ultimi anni, all’apertura di nuovi mercati, che vanno dai Paesi dell’Est agli Stati Uniti, fino all’Australia, considerato mercato «molto interessante». I prodotti più innovativi spaziano da palline per pizza di svariate tipologie (con lievito madre al farro ai 7 cereali) alle pizze in pala, a lentissima lievitazione, e alla pizza alla quinoa senza glutine confezionata singolarmente per evitare rischio contaminazione. All’inizio di quest’anno, Molino Spadoni ha varato nuovi investimenti per aumentare la presenza sul mercato dei prodotti salutistici. Perché, spiega il presidente della società, «oggi il mercato non si accontenta più di avere prodotti buoni. Occorre aggiungere anche contenuti salutistici e funzionali, che sono il frutto di ricerca e investimenti cospicui».

L’AZIENDA ha quattro molini a pietra destinati alla produzione di farine, biscotti e panificati senza glutine. E, a regime, saranno due gli stabilimenti (Forlì e Ravenna) destinati a prodotti gluten free e alla linea Vivifree. «La nostra volontà – spiega Spadoni – è quella di realizzare nei nostri stabilimenti prodotti che rendano l’alimentazione senza glutine un piacere e soddisfino le esigenze di una nutrizione equilibrata, attraverso l’utilizzo di nuovi ingredienti alternativi, di nuove formulazioni e di tecnologie innovative». La continua ricerca di prodotti speciali, nell’ambito di una strategia di rafforzamento e diversificazione della propria offerta, ha portato anche a investire nel biologico, «un settore che ha incrementi importanti di anno in anno». Dal 2011, farine, prodotti da forno, pane e derivati vengono commercializzati con il marchio Almaverde Bio.


GRUPPO VILLA MARIA ETTORE SANSAVINI: «SIAMO ORIENTATI ALL’ALTA SPECIALITÀ»

«La nostra filosofia è ‘la persona al centro’
Modello innovativo di assistenza sanitaria»

GVM CARE & RESEARCH nasce dal mondo ospedaliero e si occupa anche di ricerca e formazione medico-scientifica, cure termali, industria biomedicale, prodotti alimentari e servizi alle imprese. Ettore Sansavini, presidente del Gruppo, spiega la filosofia imprenditoriale alla base di questa espansione. «La persona al centro non è solo il pay off di GVM Care & Research; è anche la risposta alla domanda di salute del cittadino nel campo dell’healthcare e nel settore della ricerca e del benessere, affrontando le problematiche di salute del paziente secondo diversi approcci». «Sanità, terme, ricerca e formazione medico-scientifica, industria biomedicale, green economy, servizi alle imprese: il Gruppo coordina strutture in questi ambiti e partecipa a realtà di tipo immobiliare e finanziario, investendo per incrementare le opportunità di stare e vivere meglio. In particolare, ha sviluppato un modello innovativo di assistenza sanitaria, orientato all’Alta Specialità e attento alla totalità della persona, accreditandosi con le proprie strutture come polo medico scientifico d’eccellenza nel panorama italiano e internazionale».

La forza del Gruppo è la presenza in numerose regioni d’Italia (attualmente nove). Quali sono i criteri di espansione e collaborazione tra le strutture?

«GVM Care & Research è nato dall’idea di portare la sanità di eccellenza – l’Alta Specialità e l’alta complessità – nei territori più interessati dal fenomeno della mobilità passiva, secondo un modello di offerta complementare e collaborativa con i Sistemi Sanitari Regionali. Negli anni tale modello di diffusione territoriale si è evoluto in un modello di rete – più strutture nella stessa regione – fino a diventare un modello organizzativo per aree (nord-centro-sud), ispirato all’omogeneizzazione dei processi, a un’impostazione organizzativa e strategica condivisa che prevede un programma di valorizzazione dei professionisti e delle buone pratiche, una struttura funzionale multicentrica basata sulla mobilità di équipe mediche sul territorio nazionale. Il lavoro svolto in oltre 40 anni di attività ha riguardato principalmente la creazione di un modello organizzativo di Gruppo, in cui omogeneizzazione significa ma valorizzazione e riproposizione dei talenti secondo standard condivisi su più regioni, assicurando uniformità di out come a favore del paziente, indipendentemente dalla regione di appartenenza».

Siete anche all’estero: Francia, Albania, Polonia e Russia. Quali sono gli obiettivi a medio e lungo periodo in questo senso?

«Puntare sempre sull’Alta Specialità e l’innovazione sia in campo tecnologico che di practice medica per essere partner affidabili dei Sistemi Sanitari Territoriali o Nazionali in Paesi come Francia, Albania e Polonia significa cercare di esportare il nostro modello organizzativo declinandolo sulle realtà locali e, partendo dai contratti di committenza e dalle esigenze imposte dall’amministratore pubblico, cercare di fare sviluppo a rete integrando l’offerta sanitaria già presente». «Tale processo di integrazione è reso più complesso dalle differenze normative e di politica sanitaria che fanno di ciascun Paese un unicum e di ciascuna società estera del Gruppo una realtà sottoposta a regole e parametri completamente differenti non solo dal mercato italiano ma anche singolarmente intesa. Abbiamo in corso progetti sanitari anche in Croazia, Slovenia, Ucraina e Cina, mercato molto vasto in cui siamo già presenti con la nostra società biomedicale Eurosets, e con progetti sanitari per ospedali ready to use.

Investite in tecnologie d’avanguardia, e siete attenti a rendere confortevoli e performanti gli ospedali acquisiti.

«Investiamo molte risorse per la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie destinate a elevare la qualità dell’assistenza sanitaria e per l’acquisto di apparecchiature all’avanguardia per la diagnostica e la terapia. Fra questi, di estrema importanza ed efficienza sono i Laboratori di Emodinamica, gli Acceleratori Lineari per la Radioterapia, le TC volumetriche 4D TC, gli Angiografi digitali (emodinamiche), le RM digitali 1.5 T, 2 Gamma Knife e i mammografi». «Le strumentazioni d’avanguardia permettono una riduzione dei dosaggi e dei tempi di esposizione del paziente durante gli esami diagnostici, assicurando altissima qualità diagnostica, fino a permettere di acquisire immagini delle articolazioni in movimento o di acquisire in una singola immagine interi organi come il cuore in tempi rapidissimi e con la massima accuratezza».

Quali sono le aree di miglioramento e collaborazione fra la sanità privata e Servizio Sanitario Nazionale? E quali sono i vantaggi per il cittadino derivanti da questa collaborazione?

«La sanità privata accreditata con il Sistema Sanitario Nazionale – che garantisce il 28% delle prestazioni ospedaliere pubbliche ai cittadini, incidendo il 14% sulla spesa complessiva – mette a disposizione del Paese le sue strutture, presenti in tutte le regioni italiane, dal Nord al Sud, per contribuire a dare una risposta alla domanda di salute dei cittadini e ridurre le liste d’attesa, con costi certi e una qualità misurabile». «Per garantire una maggiore efficienza, a nostro avviso il sistema di accreditamento istituzionale dovrà trasformarsi da modello di concorrenza tra operatore pubblico e privato a strumento di controllo dei budget e della spesa pubblica. Il vantaggio per il paziente sarà la miglior cura per le proprie esigenze nel miglior centro».

Da qualche anno GVM sta investendo anche nelle storiche Terme di Castrocaro. Quali sono gli obiettivi per questo settore e come si colloca all’interno dell’attività del Gruppo?

«Il concetto del Ben Essere è la chiave di accesso all’articolato mondo del Wellness e dell’Healthcare. Riprendendo il modello della Medical SPA e forti dell’esperienza maturata nel settore della sanità, abbiamo deciso di coniugare i benefici delle acque e dei fanghi termali di Castrocaro a un approccio scientifico che permettesse di sviluppare trattamenti specifici per la prevenzione, la diagnosi e la cura di disordini o di particolari patologie». «Su questo si basano i sette profili del programma Long Life Formula, in cui, oltre a una comune configurazione di base del check-up, vengono inserite personalizzazioni per ciascun percorso, articolando l’offerta in base alle necessità del paziente».


BABBI GIAN LUIGI BABBI, RESPONSABILE MARKETING: «PRODOTTI BUONI E DI QUALITÀ»

Dal 1952, la dolcezza dell’eccellenza
Mix perfetto fra tradizione e innovazione

di LUCA ORSI

COME in molte aziende delle nostre terre, anche la storia di Babbi è la storia di una famiglia. Che, partita nel 1952 facendo coni e cialde per gelati in via Pietro Turchi a Cesena – casa e bottega comprate con un mutuo in banca dal fondatore Attilio – esporta in oltre 70 Paesi del mondo. E conta circa 140 dipendenti, dei quali 16 nel flagship store aperto un anno fa a Cesena, aperto 365 giorni l’anno, «i cui risultati hanno superato ogni nostra aspettativa». L’azienda può salutare il 2018 come «un altro anno molto positivo, con una crescita che ci permette di guardare con ottimismo al futuro e ai nuovi investimenti», spiega Gian Luigi Babbi, responsabile marketing. È la terza generazione – insieme con i fratelli Piero e Carlo – alla guida dell’azienda di famiglia presieduta dal padre Giulio, «che a 90 anni non fa mancare consigli, pareri e nuove idee». E anche la quarta generazione è già in azienda. Nelle prime settimane del 2019 aprirà una nuova filiale Babbi in Germania, «prevista in un progetto triennale che si chiude con un anno di anticipo, con buone prospettive di crescita sia per i prodotti e gli ingredienti da laboratorio che per i prodotti dolciari».

FRA LE SPECIALITÀ dolciarie griffate Babbi più conosciute e apprezzate nel mondo, ci sono senz’altro i Wafer Viennesi – ispirati dalla grande tradizione mitteleuropea – e i Waferini. Raffinati prodotti di nicchia, nati nel 1958 «dalla mano sapiente di nostro nonno Attilio, che aveva passione e attenzione al bello e al buono, con i consigli di un amico pasticciere». Attilio curava ogni dettaglio. Non aveva studiato marketing, ma sapeva leggere i gusti del mercato. Anche per le confezioni voleva il meglio. Nel 1958, la prima scatola in cartone per i ‘viennesi’ – quella con il violino e i ballerini – la fece disegnare a un pittore trentenne di Cesena, Alberto Sughi. Sessant’anni dopo, Viennesi e Waferini «sono ancora così come sono nati. Nonno Attilio aveva una precisa idea: bontà e qualità del prodotto. Non abbiamo mai voltato pagina». Anche oggi, i passaggi strategici della produzione – come i famosi ‘colli di bottiglia’, che garantiscono qualità e unicità dei prodotti – sono gli stessi di allora. Gli impianti sono modernissimi, «ma dove occorre abbiamo mantenuto il passo dell’artigiano», afferma Gian Luigi Babbi.

E RICORDA, da bambino, la visita del commendator Lazzaroni. «Si fermò in cortile a parlare con il nonno. E in merito ai nostri Wafer, gli disse: ‘Mi raccomando, Attilio, non fare l’errore che ho fatto io. Continua a farli come li hai fatti finora’». L’errore che Lazzaroni si imputava era «avere industrializzato i processi produttivi senza rispettare i passi in cui non si può andare veloci». Nel tempo, la Babbi ha ampliato e diversificato la gamma dei propri prodotti. «Nella nostra azienda convivono due anime – spiega il responsabile marketing –: il mondo del laboratorio, cioè gelateria e pasticceria, e il mondo del dolciario specializzato».

OLTRE a sviluppare l’attività tradizionale, infatti, la Babbi produce ingredienti per gelaterie e pasticcerie – in primis gelati artigianali e dessert – così esclusivi e fantasiosi da meritare l’appellativo di ‘leggenda del gelato italiano’. Specialità caratterizzate «da una lavorazione artigianale e dall’impiego di materie prime nobili, ricercate e genuine». Gli ingredienti per il laboratorio rappresentano oggi l’attività commerciale principale, rivolta a un canale di vendita di specialisti gelatieri o pasticcieri.

PRODOTTI sempre più apprezzati a ogni latitudine. «Il nostro export supera oggi il 40% del giro d’affari – spiega Babbi –. Soltanto otto anni fa era circa il 15%». Le bandierine del marchio Babbi sono presenti, come detto, in più di 70 Paesi; in oltre 40 con un’organizzazione strutturata. Alla filiale operativa in Spagna si aggiunge ora quella tedesca; agenti diretti e distributori sono in Gran Bretagna, Belgio e Olanda; e importatori operano in tutti gli altri Paesi. Da anni, l’azienda è anche molto attiva nel sociale. Nel 2010 è tra i fondatori di ‘Romagna Solidale Onlus’, che oggi conta circa 80 aziende associate. L’obiettivo è «migliorare la qualità di vita dei soggetti più deboli nel territorio attraverso l’aiuto finanziario a realtà noprofit che operano in diversi settori».

TRA i risultati più recenti, la raccolta di 80.000 euro che hanno contribuito all’acquisto di una Tomotherapy di ultima generazione per il trattamento radioterapico anche di pazienti in età pediatrica per l’Istituto scientifico romagnolo per lo studio e la cura dei tumori (Irst) Irccs di Meldola. «Dal 2000 – spiega Babbi – sosteniamo squadre di calcio dilettantistiche: Torre del Moro Calcio (calcio a 11) e Torre del Moro Futsal (calcio a 5). E nel 2007 siamo diventato sponsor del Volley club Cesena»


GRUPPO MARTINI FILIPPO MARTINI E ANTONIO MONTANARI: «AZIENDA IN SALUTE»

«Puntiamo su qualità e filiera integrata
Siamo un riferimento nell’agroalimentare»

di GIUSEPPE CATAPANO

UN’AZIENDA in salute. E in crescita. Lo testimoniano i numeri. Gli indicatori squisitamente economici, come ricavi e produzione. Nel dettaglio, si stima che il fatturato della filiera Martini, nel 2018, crescerà del 21,6% rispetto al 2017 passando da circa 400 milioni di euro a oltre 510. E ancora, incremento dei volumi stimato al +16,8% con oltre 470mila tonnellate di prodotti venduti. Ma i numeri che testimoniano lo stato di salute dell’azienda romagnola, attiva nel settore agroalimentare, sono anche quelli dell’organico: oltre 2.000 tra dipendenti e indotto con un centinaio di assunzioni nel corso di quest’anno. «Un incremento – ammette Filippo Martini, vicepresidente di Martini spa – di cui andiamo particolarmente orgogliosi». «Il 2018 – ribatte Antonio Montanari, consigliere delegato Martini Alimentare – è stato un anno positivo sia per la mangimistica, sia per la trasformazione alimentare. Come sempre guardiamo al futuro con l’obiettivo di fare ancora meglio».

FONDATA nel 1918 a Cesena da Enrico Martini, l’azienda inizialmente si occupava di commercializzazione di cereali e granaglie, per poi passare alla produzione di mangimi ottimizzati e specializzarsi, nel corso del tempo, nell’allevamento e nella lavorazione delle carni di suini, conigli e polli: oggi il Gruppo Martini è uno dei principali player nel comparto delle carni. Lo dicono i numeri, appunto: i 2mila collaboratori, i 500 milioni di fatturato, ma anche i 5 livelli di lavorazione delle carni e i 10 stabilimenti produttivi. Il gruppo è «fortemente integrato» e, grazie alle due divisioni che lo compongono, presidia l’intera filiera agroalimentare delle carni. La divisione zootecnica governa l’area dei mangimifici con cinque strutture operative distribuite in varie regioni del Paese: in tali stabilimenti vengono prodotti gli alimenti per animali destinati a una vasta clientela di allevatori, nonché alle strutture da riproduzione e da ingrasso, oltre 530 unità dislocate su tutto il territorio nazionale, in cui sono allevati gli animali che costituiscono la filiera Martini. La divisione alimentare, con i suoi stabilimenti concentrati in Romagna (Gatteo, Castiglione di Ravenna, Longiano e Felino), è responsabile della macellazione e della lavorazione delle carni di suino, pollo e coniglio: dai tagli più semplici, ai prodotti elaborati pronti in tavola, «in linea con le rinnovate abitudini alimentari delle famiglie». La parte logistico-distributiva è affidata a due piattaforme di primo livello (in Emilia Romagna per il Centro Nord e in Campania per il Sud e le isole) e da sette strutture di secondo livello «per servire capillarmente la clientela dei canali Gdo, dettaglio e Horeca». «Puntiamo su qualità e filiera integrata – ammette Filippo Martini –. Operiamo in mercati tutt’altro che semplici da affrontare, molto competitivi e anche statici nella domanda, ma riteniamo di poter confermare anche in futuro i trend di crescita degli ultimi anni».

IL SEGRETO si chiama innovazione. Di prodotto innanzitutto, con un’attenzione alla svolta salutistica. «Stiamo puntando molto sull’antibiotic free (animali allevati senza antibiotici, ndr) – osservano Martini e Montanari –: quella dell’alimentazione sana è un’abitudine che noi vogliamo favorire con i nostri prodotti. Stiamo portando avanti questi concetti con convinzione, per quanto riguarda l’azienda è cambiato il metodo di lavorare e anche di porsi su mercato. Sulle carni siamo promotori di un’innovazione green, tanto che stiamo specializzando tutta la parte zootecnica ai diktat dell’antibiotic free. E non manca un’attenzione all’ambiente, con la riduzione dei consumi elettrici». Un aspetto importante è anche quello che riguarda la logistica. «Siamo tra i pochi player a poter garantire la filiera tracciata di tutte le qualità della carne. Anche grazie al centro distributivo al Sud, riusciamo a ridurre i chilometri percorsi su gomma: significa meno impatto ambientale, ma anche più freschezza dei prodotti che viaggiano meno». A proposito di tendenza salutistica, «riteniamo – spiega Montanari – di aver anticipato una tendenza, lanciando nel 2013 la linea Martini Delight con meno grassi saturi nei prodotti. Ora abbiamo la consapevolezza di poter giocare ruolo importante con la grande distribuzione organizzata, nostro mercato di riferimento. Vogliamo essere un partner affidabile nella realizzazione di progetti complessi. L’impulso dell’antibiotic free nel pollo è partito proprio dalla grande distribuzione, noi lo abbiamo sviluppato anche per suini e conigli».

Ma la crisi ha avuto un impatto? «Ci ha fatto ripensare il nostro essere azienda. Ora – concludono Martini e Montanari – stiamo raccogliendo i frutti del lavoro svolto negli anni precedenti. Siamo un’azienda dinamica, aperta al cambiamento dei mercati».

2018-12-14T12:29:13+00:00Argomento: ECONOMIA|