«Un dialogo costante moltiplicato per dodici
Faticoso, ma fondamentale. E funziona»

Enzo Lattuca, sindaco di Cesena: «La riforma dei Quartieri era una nostra priorità. La prossima sarà dotarli tutti di sedi adeguate»

Simone Arminio

Sindaco Enzo Lattuca, dopo un lungo periodo di ascolto, lo scorso 3 maggio si sono siglati in Comune i Patti di Quartiere: quanto faticoso è stato portarli a casa?
«Più che il percorso che ha portato ai patti di quartiere è faticoso, non lo nego, portare avanti, oltre all’attività in Consiglio e a quella di Giunta, anche il dialogo costante con i dodici quartieri cittadini che abbiamo intrapreso. Discutere frequentemente, ascoltare tutti, moltiplicare il percorso di ascolto per dodici, è una cosa molto impegnativa e dispendiosa in termini di tempo. Ma lo sapevamo. È un’impostazione che abbiamo scelto, lo facciamo convinti, senza pentimenti.
Il processo decisionale non si è allungato a dismisura?
«Si allungano le discussioni preliminari, non il processo decisionale. Ma riteniamo questo ulteriore sforzo di ascolto, confronto e mediazione con le figure che sono più vicine territorialmente ai problemi affrontati una pratica fondamentale di conoscenza reciproca».
C’è bisogno di ulteriore conoscenza? Cesena, in fondo, è piccola.
«Piccola per abitanti, ma il territorio, come amo ricordare, è grande il doppio il doppio di quello di Milano. E in più non si tratta di spazio tutto urbanizzato, per fortuna. Così i nostri quartieri spesso sono distanti dal centro e hanno delle loro forti peculiarità. In un contesto del genere i consigli di quartiere aiutano a ridurre la distanza».
Per molti, sia amministratori che cittadini, avere un Quartiere con capacità progettuale è una novità ancora da metabolizzare.
«È normale, siamo nella fase iniziale. Quella che abbiamo scritto è una pagina del tutto nuova della storia amministrativa cittadina ».
La capacità progettuale dei nuovi Quartieri non fa rima con budget, visto che il sistema scelto, alle voci autonome di spesa ha preferito i bandi.
«Anche quello è un passaggio da rodare. Notiamo che, soprattutto chi partecipa da molto alla vita amministrativa di un quartiere, fa fatica a capire la ratio di questa scelta».
Ma perché cambiare? Mancanza di fiducia? Desiderio di centralizzare le spese?
«Più che altro la necessità di omogeneizzare le voci di spesa. Ormai anche il Comune ragiona sempre più spesso per bandi. Uno strumento di sicuro migliore e più corretto per affrontare le spese».
Nelle domande che abbiamo fatto ai presidenti di quartiere, tra i loro desiderata ci sono sempre: cura del verde, spazi di socialità e mobilità sostenibile. C’è il vostro zampino?
«No. Ma quei tre temi sono, se ci pensa, i tre ambiti che più riempiono la nostra vita di cittadini. Ed è il motivo per cui, su questi temi, il nostro impegno finora è stato massimo. Si pensi solo ai tanti progetti di Green City Cesena e alla nascente Bicipolitana, una metropolitana delle bici che unisca centro e periferia e le periferie tra di loro».
Perlomeno il convergere sugli stessi temi denota una comunione di vedute tra Palazzo e Quartieri.
«Ci inorgoglisce: dimostra che abbiamo saputo leggere l’umore e le necessità della città».
Ci sono argomenti che, durante i confronti, i presidenti di quartiere vi hanno rinfacciato?
«Ci sono argomenti naturalmente divisivi, come i cambi di modalità di raccolta della spazzatura, o una richiesta d’attenzione nel contrasto all’abbandono dei rifiuti, che non è mai abbastanza ».
C’è chi dice: chiaro che Comune e quartieri vadano d’accordo, hanno lo stesso colore politico…
«Probabilmente con presidenti di un altro schieramento la dialettica sarebbe stata più spigolosa, ma io onestamente non credo che qualora accada debba essere per forza un problema. Lo dimostra il dialogo che intratteniamo anche con i consiglieri di quartiere di minoranza».
Sedi di quartiere: alcune sono più nuove, altre davvero da rifare. Ne è consapevole?
«Stiamo affrontando il tema infrastrutturale in tutti e dodici i quartieri. L’obiettivo di medio e lungo termine è quello di avere dappertutto almeno una sede nuova e funzionale che, oltre a ospitare gli uffici del Quartiere, sia sufficientemente grande e polivalente da consentire la socialità, l’organizzazione di incontri e piccoli eventi, ma che possa ospitare anche ambulatori o le biblioteche, spazi per bimbi e ragazzi e altri servizi».
Sarà un impegno di spesa non da poco.
«Confermo. Ma io credo che debba entrare tra le priorità di mandato».
Era un impegno di mandato anche la riforma che ha portato all’attuale impostazione. Ci siete riusciti, con una pandemia di mezzo. È stato difficile?
«Il percorso di riforma dei quartieri in sé non è stato troppo lungo. Il dialogo, anche con le opposizioni, è stato serrato ma proficuo. A bloccarci, appunto, è stata la pandemia, che ha creato un lungo scollamento temporale tra la riforma e l’effettivo voto. Non di certo la cosa migliore per una riforma di questa portata. Ma alla fine ci siamo arrivati lo stesso. I nuovi quartieri sono realtà».


LE TAPPE DEL PERCORSO

Dal regolamento al giuramento

1
12 dicembre 2019
Approvazione del nuovo Regolamento che ha ridefinito l’architettura degli organismi più vicini ai cittadini

2
20 settembre 2020
Domenica 20 settembre dalle 8 alle 21 si sono tenute le elezioni per il rinnovo dei Consigli dei 12 Quartieri di Cesena. Sono 14.698 i cesenati recatisi alle urne.

33
maggio 2021
Nella Sala del Consiglio di Palazzo Albornoz la Giunta e i Presidenti dei 12 quartieri cittadini hanno sottoscritto i patti di quartiere, la cui elaborazione è stata avviata a gennaio con gli incontri settimanali giunta e consigli.


«Era una sfida ambiziosa, ma l’abbiamo vinta»

Christian Castorri: «Con le elezioni i Quartieri si sono arricchiti di nuova linfa. La voglia di fare è tanta, e il dialogo è costante»

Luca Ravaglia

Christian Castorri, vicesindaco con delega ai quartieri, con quale approccio l’amministrazione si sta relazionando con le rappresentanze dei cittadini nelle varie zone della città?
«L’obiettivo è stato fin da subito quello di rafforzare i rapporti. Lo dimostra il diverso metodo di confronto che abbiamo instaurato e che per esempio prevede ogni mese la riunione del collegio dei presidenti e dei vice presidenti di tutti i nostri dodici quartieri: in quelle occasioni vengono definitivi obiettivi reali e realizzabili che la giunta si impegna a portare a termine nell’arco dei trenta giorni successivi. Stiamo ovviamente parlando di interventi di ordinaria amministrazione, che testimoniano comunque il forte ascolto del territorio e delle sue esigenze ».
Ogni consiglio di quartiere è stato anche invitato a indicarvi un progetto prioritario del valore massimo di 500.000 euro da realizzare entro la legislatura. Dunque a oggi nell’arco di tre anni.
«E’ una sfida difficile e ambiziosa, ma secondo noi imprescindibile. E’ importante muoversi nel quotidiano tenendo presente non solo le necessità stringenti, ma anche il quadro d’insieme e l’obiettivo finale attorno al quale aggiungere ogni volta un nuovo mattone. In questo modo sul tavolo abbiamo raccolto dodici ‘grandi progetti’: alcuni sono più immediati, altri di più complessa realizzazione: per questi ultimi in particolare ci prenderemo tutto il tempo disponibile, con l’assicurazione di fare il massimo per mantenere le aspettative della comunità nei tempi prefissati ».
Il successo della politica si misura col rispetto della parola data.
«Nessun dubbio su questo. Il messaggio che stiamo cercando di far passare è quello che l’amministrazione comunale e i consigli di quartiere stanno giocando la stessa partita, vestendo la stessa maglia. La collaborazione è cruciale per ottenere risultati, magari anche muovendosi insieme per sollecitare enti terzi a risolvere problemi che ufficialmente non spetterebbero al Comune».
L’esempio delle manutenzioni sulle strade provinciali è emblematico. Ma il vostro intento è anche quello di favorire collaborazioni tra i singoli quartieri.
«I progetti di Green City sono uno degli esempi più rappresentativi di questo spirito. Il successo è misurato dall’alta partecipazione espressa dalle associazioni del territorio».
Le associazioni. In passato i consigli di quartiere avevano rapporti diretti con loro, oggi il loro ruolo è più quelli di intermediari col Comune capofila.
«E’ un falso problema. Oggi i Quartieri hanno molto più margine rispetto a prima: lo dimostrano gli importanti budget che stiamo riservando al settore. Detto questo è chiaro che i fondi arrivano dalle casse di palazzo Albornoz, ma nella sostanza questo non cambia nulla. Il messaggio è stato colto: lo vediamo dall’intensa attività messa in atto dai vari consigli. E anzi, rilancio ulteriormente».
In che modo?
«Il valore aggiunto dei Quartieri dovrà diventare quello di mettere a sistema le varie realtà del territorio, dalla parrocchia alle società sportive locali, passando dai gruppi di genitori fino alle associazioni: riunire tutte queste figure intorno a un tavolo significa avere un fertile terreno di confronto, dal quale potranno emergere le esigenze e le necessità della Cesena di domani».
La formazione dei consigli è tornata ad essere elettiva.
«Un ulteriore valore che conferisce legittimità. A fianco dei ‘veterani’ si sono aggiunti tanti giovani e l’impressione è quella di trovarci davanti a gruppi estremamente motivati nei quali le controversie partitiche vengono spesso messe da parte nel nome dell’interesse della comunità. Si è creato un processo virtuoso che sta crescendo mese dopo mese».