«Imprese, serve liquidità in tempi brevi»

Secondo Poggipolini (Confindustria Emilia), «il taglio dell’Irap previsto dal governo non basta. Occorrono misure strutturali»

di Luca Orsi

Il mondo delle imprese si prepara a un autunno-inverno molto difficile. E anche il 2021, secondo molti analisti, sarà tutto in salita. Anche per questo, la misure fin qui proposte dal Governo – con tempi lenti – vengono ritenute insufficienti. «Oggi le aziende hanno una disperata urgenza di velocità», afferma Michele Poggipolini, presidente del Gruppo Giovani di Confindustria Emilia. E velocità «deve essere tradotta in liquidità ». La disponibilità di liquidità finanziaria è presupposto imprescindibile per la sopravvivenza delle aziende. Ma, come ha di recente sottolineato Carlo Bonomi, neo presidente di Confindustria, si registrano «gravi ritardi anche per le procedure annunciate a sostegno liquidità». Al momento, il Decreto Rilancio prevede, «come unico strumento », il taglio dell’Irap, ma soltanto del saldo 2019 e dell’acconto 2020. «Questo non può bastare. Altri provvedimenti strategici e strutturali per aiutare in generale il mondo delle imprese non sono stati fatti», commenta Poggipolini. Che le misure proposte fossero insufficienti era stato sottolineato ‘ a caldo’ da Claudio Schiavoni, presidente di Confindustria Marche. Che aveva commentato: «Questo è un Decreto Rilancio che di rilancio mi sembra abbia ben poco». Un giudizio negativo confermato anche da Valter Caiumi, presidente di Confindustria Emilia. «Il Governo – afferma – deve ancora dimostrare di avere chiarezza e lucidità», per guidare la ripartenza economica del Paese. Anche per quanto riguarda la Cassa integrazione – altro nodo da sciogliere per il Governo – gli imprenditori danno un giudizio molto critico sull’operato di Roma. Secondo l’Inps, sarebbero circa mezzo milione i lavoratori ancora in attesa della Cassa integrazione. Quasi il doppio secondo i sindacati, ’solo’ 152mila a dire del ministero del Lavoro. In ogni caso, gli imprenditori si sono sentiti penalizzati. «La Cassa integrazione è stata liquidata in buona parte dalle imprese», commenta Poggipolini. E si teme che le cose non cambieranno in fretta. Qualche provvedimento, va detto, va a sostegno di una parte delle aziende. Per esempio, i contributi a fondo perduto a favore di società e imprese individuali con ricavi fino a 5 milioni. O i bandi tagliati per le imprese molto vacate all’export e all’innovazione. «In generale – afferma Poggipolini – mancano provvedimenti rivolti a tutto il settore ». Molte aspettative vengono riposte nel Recovery Fund, un fondo per la ripresa con titoli comuni europei per finanziare la ripresa di tutti i Paesi più colpiti, tra cui l’Italia. «Ci auguriamo che possa essere impiegato dal Governo in maniera costruttiva», spiega Poggipolini. Se così sarà, «forse per la prima volta in Italia potremo avere una politica industriale di lungo termine».


IL SONDAGGIO

In sette casi su dieci ricorso alle banche

Molti imprenditori hanno intrapreso linee di credito personali

Secondo l’Osservatorio di Confindustria Emilia sull’emergenza Covid-19 – che ha ricevuto risposte da 879 aziende associate, che rappresentano oltre 22 miliardi di fatturato, con quasi 58mila dipendenti coinvolti – è meno negativa rispetto ad aprile la situazione per chi, a maggio, ha utilizzato il Decreto Liquidità. Il ricorso al Decreto ha registrato infatti difficoltà nel 60% dei casi, contro l’84% del mese precedente. Circa il 68% delle imprese ha utilizzato direttamente i canali dei propri fornitori bancari. «Molte aziende hanno intrapreso linee di credito personali – spiega Valter Caiumi, presidente di Confindustria Emilia – perché pensavano che i tempi sarebbero stati troppo lunghi. E questo è un segnale sulla fiducia che non possiamo sottovalutare».