Caselli: «Alleanze in Europa per la nuova Pac»

L’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna reduce dalla Settimana della Cucina: esportiamo la nostra cultura

di Claudio Ferri

Fare un gioco di squadra nella promozione e nella commercializzazione delle eccellenze agroalimentari emiliano romagnole, allacciare alleanze con altre regioni europee per portare avanti proposte unitarie sulla nuova Pac, la Politica agricola comune: Simona Caselli, assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna, crede nel dialogo con i partner europei.
Gli incontri in Germania in occasione della Settimana della cucina cosa hanno prodotto?
«Nel corso della missione ho incontrato i colleghi delle regioni Baviera, Brandeburgo e Assia per parlare della Nuova Pac. Con la Baviera facciamo già parte di Agriregions, una coalizione formata dalle principali regioni agricole europee che è nata per difendere le risorse a disposizione della Pac, evitare ogni forma di rinazionalizzazione e mantenere un ruolo diretto delle Regioni nella gestione dello sviluppo rurale in modo da rispondere al meglio ai fabbisogni dei diversi contesti agricoli e territoriali. La Pac è la politica dei suoli più importante del mondo e di fronte alla sfida del cambiamento climatico non può certo essere indebolita, ma anzi deve essere più forte e condivisa coi territori, per promuovere la qualità e la sostenibilità ambientale, economica e sociale, investire su ricerca e innovazione, difendere il reddito degli agricoltori dai rischi climatici e di mercato. Per sostenere queste posizioni di fronte alla Commissione è indispensabile fare rete e costruire alleanze con le altre regioni a livello europeo: è quello che abbiamo fatto con questa missione in Germania».
Contraffazioni, un problema che va di pari passo con la produzione delle nostre eccellenze: il dialogo con Paesi in cui questo fenomeno è accentuato aiuta?
«È fondamentale rafforzare l’azione comune europea affiancando all’attività di contrasto vera e propria una corretta informazione dei consumatori e degli operatori economici. La missione in Germania è iniziata proprio con un evento sulla contraffazione nel quale sono intervenuti gli ispettorati italiani e tedeschi di tutela della qualità e repressione frodi. Con le autorità tedesche collaboriamo da tempo anche per la formazione dei loro ispettori ed è un rapporto prezioso da mantenere vivo. Importanti passi sono stati fatti da quando è in vigore la Protezione ex officio che impone a ciascuno Stato dell’Ue di intervenire a tutela dei prodotti a indicazione d’origine anche di altre nazioni. L’attività di diplomazia agroalimentare portata avanti in questi anni ci ha permesso di rafforzare i rapporti con le autorità degli altri Paesi e la reputazione delle nostre eccellenze sui mercati esteri. La forte attività di promozione attuata, anche in questa occasione, presso i consumatori, i ristoratori e gli albergatori tedeschi è cruciale per diffondere la nostra cultura gastronomica e aiutarli a fare scelte consapevoli e informate».
Riguardo ai dazi e alle misure adottate dagli Stati Uniti si può fare qualcosa?
«L’Emilia-Romagna ha detto un no chiaro e forte ai dazi applicati da Trump che colpiscono alcune delle principali produzioni regionali. La nostra è un’economia aperta, vocata all’export: 8 miliardi di euro per il solo settore agroalimentare di cui l’8% sul mercato Usa. Anche per questo siamo contro dazi, muri e barriere al commercio. Ci siamo mossi da subito per difendere i nostri prodotti di qualità, indicando una piattaforma di proposte che è stata consegnata direttamente alla Commissione Europea dal presidente Bonaccini il 5 novembre scorso. Alla Ue chiediamo di riconoscere ai produttori adeguate e rapide compensazioni per i dazi subiti, di attivare un fondo per la tutela legale delle nostre Dop e Igp e di prevedere dei punteggi di priorità nei bandi europei di promozione delle Indicazione geografiche sui mercati in cui sono applicati i dazi. A riscontro delle richieste della Regione il commissario europeo Phil Hogan, in una lettera inviatami nei giorni scorsi, ha dato due rassicurazioni di grande importanza: l’integrazione del fondo di riserva per le crisi e la difesa “in qualunque circostanza” dei prodotti Dop e Igp nei negoziati commerciali ».
Con l’autunno si accentuano i fenomeni di dissesto idrogeologico, il territorio è presidiato a sufficienza?
«Il cambiamento climatico, lo vediamo in questi giorni, accentua la naturale fragilità idro-geologica del nostro territorio e l’agricoltura è uno dei settori che più ne paga le conseguenze. La prevenzione è l’asse portante dell’azione regionale per la messa in sicurezza: proprio per questo, attraverso un bando del Programma di Sviluppo Rurale, abbiamo di recente concesso 17 milioni di euro per 173 progetti a difesa di strutture produttive agricole e zootecniche, stalle, serre, terreni coltivati. Per potere finanziare anche i progetti rimasti fuori dalla graduatoria, abbiamo fatto una modifica del Psr stanziando ulteriori 6,8 milioni di euro. Con questo investimento, che non ha precedenti, saranno realizzati in maniera diffusa su tutto il territorio regionale interventi di consolidamento dei versanti, opere di regimazione idraulico-forestale e di drenaggio delle acque superficiali finalizzati proprio a ridurre le conseguenze delle calamità naturali e delle avversità atmosferiche. Ci sono segnali di apertura da parte dell’Ue sulle nuove tecniche che rendono più resistenti le piante, il genome editing, in particolare: Siamo sulla buona strada o ancora ci sono pregiudizi ideologici che rallentano la ricerca. Per adattarsi al cambiamento climatico e migliorare la sostenibilità delle produzioni agricole senza perdere in resa produttiva, la ricerca nel campo del miglioramento genetico e varietale è indispensabile. Bisogna però aggiornare la normativa europea che è vecchia di 20 anni e non tiene quindi conto del recente progresso delle tecniche di genome editing che non hanno niente a che vedere con gli Organismi geneticamente modificati. Queste tecniche permettono, con interventi mirati, di migliorare le caratteristiche genetiche di una determinata coltura senza inserire Dna estraneo e senza lasciare tracce nel prodotto finale. Fondamentale, in questo senso, è sostenere la ricerca pubblica, per evitare speculazioni, dare il massimo di garanzia di trasparenza, libera disponibilità e accessibilità di queste tecniche ».
Per i danni arrecati dagli animali selvatici il mondo agricolo suggerisce di ricorrere a personale specializzato, una sorta di ‘corpo speciale. Che ne pensa?
«Noi preferiamo un’impostazione centrata sul coinvolgimento attivo dei cacciatori e sul ruolo delle autorità pubbliche, affiancate da coadiutori specializzati e debitamente autorizzati. La strategia di contenimento della popolazione del cinghiale è definita all’interno del Piano faunistico venatorio regionale che individua delle soglie massime di danno per ettaro superate le quali scattano misure straordinarie. L’agricoltore può richiedere l’intervento immediato dell’Atc (gli Ambiti territoriali di caccia) o dell’azienda faunistica, se in zona di caccia, oppure del Parco o della Polizia Provinciale, se in zona protetta, ma può anche intervenire direttamente qualora abilitato alla caccia e autorizzato. Non va poi dimenticata la prevenzione dei danni: oltre a un bando straordinario del Psr con 3 milioni di euro, come Regione stanziamo annualmente risorse che nel 2019 sono state di 450 mila euro».


AGRIREGIONS

Una coalizione senza frontiere

La Bretagna guida quattordici enti di sei Stati diversi

La coalizione Agriregions è la voce delle regioni agricole europee che si sono mobilitate per difendere le risorse della Pac, renderla più semplice e più vicina ai bisogni locali degli agricoltori e alle specificità dei territori, valorizzando il ruolo delle Regioni. La coalizione, promossa e coordinata dalla Regione francese della Bretagna, è formata da 14 Regioni di sei Stati (Italia, Francia, Germania, Spagna, Portogallo e Polonia) che rappresentano il 13% della popolazione europea e il 18% della superficie agricola. Per l’Italia, oltre alla Regione Emilia-Romagna, ne fanno parte anche la Toscana e la Provincia di Bolzano.