Un settore cardine trascurato dalla politica
Eppure il 15% del nostro Pil nasce nei campi

La filiera vale 205 miliardi di euro ed è la più sicura, controllata e certificata d’Europa. Ma vanno sostenuti gli investimenti

Beppe Boni

Domanda: e se un giorno non esistessero più gli agricoltori? Continuerebbero ad esistere ingegneri, architetti, operai, impiegati, avvocati, imprenditori. Ma non avrebbero chi produce il cibo e le bevande. Quindi, no agricoltura no party.
È ovviamente un concetto provocatorio, ma la categoria di coloro che lavorano la terra è più necessaria degli astronauti della stazione spaziale. Quindi teniamoci buono il settore, non strapazziamolo e non sottovalutiamolo. E dall’agricoltura si sviluppa l’agroalimentare che per l’Italia vale 205 miliardi, il 15% del prodotto interno lordo con una buona fetta di export.
Uno scenario che fa sventolare la bandiera del Made in Italy nel mondo. Con 1,3 milioni di addetti, +33,3% in 5 anni, 41,8 miliardi di euro di esportazioni con un incremento del 47,8% dal 2008: le imprese agricole di eccellenza rappresentano ancora una parte robusta dell’economia del Belpaese. Ma è un’area da ‘maggioranza silenziosa’, che lavora, produce molto e parla poco, mentre deve districarsi dalle trappole della burocrazia e dalla storica scarsa attenzione (nonostante le smentite) della politica che promette tanto e realizza il minimo. Intanto la produzione agricola nazionale e la parte migliore dell’industria alimentare condividono un obiettivo che va nel senso di promuovere e valorizzare un modello di sviluppo unico per crescere in Italia e all’estero. Ma proprio in questo momento di grande turbolenza i prodotti italiani destinati all’export sono sotto attacco soprattutto per i dazi imposti dagli Stati Uniti che colpiscono i prodotti Dop provenienti da latte vaccino.
C’è dunque necessità che l’Europa, gigante pigro e sempre in ritardo, si svegli. Come rileva anche all’interno di queste pagine il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Nicola Bertinelli, Bruxelles deve riequlibrare la spesa. E deve soprattutto rivedere l’assegnazione delle risorse, vista la buona performance dell’Italia, la quale vanta un valore aggiunto per ettaro nazionale che è più del doppio della media europea e il triplo della Germania.
L’agricoltura italiana è la più sicura, la più controllata, la più certificata d’Europa e se offre garanzie di sicurezza più di altri anche l’Unione europea deve dare in cambio qualcosa, come impegnarsi per l’etichettatura obbligatoria che garantisce la provenienza del prodotto. Infine qualche consiglio, come suggeriscono anche Cia e Confagricoltura, a chi guida la locomotiva Italia: sfrondare la burocrazia agricola, finalizzare il piano di sviluppo regionale a sostenere gli investimenti per potenziare le strutture aziendali, garantire una maggiore redditività alle aziende. Sfogliate le pagine successive e vi accorgerete quanta energia sprigiona l’agroalimentare in regioni come Emilia Romagna e Marche.