Fabbrica italiana contadina

Fico, due anni sempre di corsa
con lo sguardo proiettato al futuro

Festeggiato il secondo anniversario dall’inaugurazione, dal 2017 a oggi passati 5 milioni di visitatori. L’ad Primori: «Faremo emergere ancora di più l’anima di questo luogo e lavoreremo sul ruolo del cib

Sabato 16 novembre, nella giornata mondiale della dieta mediterranea, Fico Eataly World ha festeggiato il suo secondo compleanno nel segno del buon cibo e della tutela del territorio, del piacere di stare insieme, di gustare, d’imparare e di sperimentare, con le ricette d’eccezione realizzate da 150 chef dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi, uno sguardo alle straordinarie attrazioni del primo luna park a tema contadino d’Italia, che aprirà le porte nell’arco di poche settimane, e l’inaugurazione di un monumento al tortellino, vera e propria opera d’arte alimentare a cura della Dotta Confraternita. Fico Eataly World ha ospitato, dal 16 al 18 novembre, il terzo incontro dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi, con l’obiettivo di lavorare sul territorio e di aprirsi alle tradizioni di tutto il mondo. Sono arrivati 150 esperti di cucina tradizionale da tutta Italia e da tre Paesi stranieri: Sudafrica, Francia e Bielorussia. Gli esponenti dell’associazione, custodi della biodiversità, si sono confrontati in questi giorni per scambiarsi esperienze, programmi, visioni, affrontando anche temi legati alla crisi climatica, che mette a rischio l’agricoltura e i prodotti della terra. Per celebrare i dieci anni dell’Alleanza, anche i ristoranti di Fico hanno aderito simbolicamente proponendo, dal 15 al 18 novembre, un menù a base di prodotti di oltre 60 Presìdi Slow Food: un’occasione per conoscere le piccole produzioni tradizionali che rischiano di scomparire. Ma al di là delle celebrazioni, il parco continua a guardare avanti, con l’obiettivo di crescere. «Il terzo anno di attività è rivolto all’innovazione nella modalità in cui il parco dev’essere usufruito – spiega Tiziana Primori, amministratrice delegata di Fico Eataly World –. Bisogna sempre più fare uscire l’anima di Fico, fatta di stalle, campi e fabbriche, per fare in modo che tutte le persone che arrivano qui entrino in contatto con questo mondo. Poi bisogna fare un grande lavoro sul ruolo del cibo, legato alla salute della persona e dell’ambiente». L’appuntamento clou, sotto questo aspetto, sarà il Food2050 in programma a ottobre 2020: «Un’iniziativa molto importante –riflette Primori – perché mette al centro l’Italia del cibo e tutti gli esperti verranno a parlare in Italia, a Bologna, a Fico». Il 7 dicembre, intanto, aprirà il Luna Farm: «Tutta l’area per imparare divertendosi si arricchisce molto per le famiglie con bambini dai due agli undici anni. Ci saranno 17 attrazioni». Intanto si avvicinano le feste. E, per Natale e Capodanno, il parco si prepara a offrire esperienze a tema ai propri ospiti. «Abbiamo un Natale unico, con le luminarie di Sorrano – racconta la manager – distribuiremo le principali ricette in tutte le lingue per darle ai turisti stranieri, in modo che conoscano le ricette della tradizione e poi possano replicarle a casa». E, per la prima volta, il parco festeggerà la notte di San Silvestro. Sarà possibile scegliere tra 20 differenti proposte di cenone in altrettanti ristoranti e venti modi di divertirsi tra spettacoli e piste da ballo. All’insegna della libertà di gusto e per tutte le tasche. Sul sito del Parco si può scegliere la formula preferita, la location e il menu del cenone fra tutte le migliori proposte di piatti della cucina italiana, con una cena a bordo pista, sulla spiaggia, menu regionali, tematici, e molto altro per tre fasce di prezzo che comprendono musica, balli, e ovviamente il brindisi finale. Ben sette piste da ballo con tutti i generi musicali permetteranno di ballare fino alle 4 del mattino: dal latin pop alla disco anni ’70 e ‘80, dal lindy hop al liscio fino alla house e il reggaeton. Il San Silvestro di Fico accoglierà anche i più piccoli, con menu dedicati ai bambini, pista per la baby dance e perfino una festa tutta per loro, nell’Agribottega. Per il futuro, si lavora molto sull’estero: «Stiamo lavorando anche sulla possibilità di portare prodotti in Cina e di avere la nostra presenza là – racconta Primori – per supportare la presenza del Made in Italy in quel mercato». Intanto, Fico Eataly World mette in archivio i primi 48 mesi di attività con 5 milioni di visitatori. Il 70% di loro proviene da fuori Bologna e, di questi, il 20% arriva dai Paesi esteri: Francia, Olanda, Germania, Usa, Gran Bretagna e Cina sono le nazionalità più rappresentate. Interessante il dato sui visitatori business, che parla di 250.000 persone che hanno utilizzato gli spazi per eventi e congressi. Mentre sono state 300.000 le persone che hanno preso parte a corsi, tour guidati ed esperienze dal vivo. Gli studenti che hanno visitato Fico, dal giorno dell’apertura del parco, sono 150.000, mentre gli eventi culturali e di intrattenimento organizzati sono stati 1.400. Il fatturato totale ammonta a 90 milioni di euro, dall’apertura a oggi. Ma hanno un certo peso anche le ricadute occupazionali, visto che le persone occupate nel parco, per lo più giovani, sono 900. Il loro numero sale a 3.000 se si considerano anche gli occupati nell’indotto.


IL MONUMENTO

Svelato l’omaggio al tortellino

Un modo per sottolineare la sacralità del simbolo dell’identità emiliana

«La tradizione è un’innovazione ben riuscita», diceva Oscar Wilde. E così, in occasione del secondo compleanno di Fico, è stato inaugurato un monumento dedicato al prezioso simbolo dell’identità bolognese ed emiliana, un vero e proprio ‘monumento al tortellino’ corredato dalla pergamena con la ricetta originale depositata a cura della Dotta Confraternita del Tortellino, che da oltre 50 anni opera per valorizzare la tradizione e la qualità del prodotto alimentare più famoso di Bologna, e non solo. L’opera sottolinea la ‘sacralità’ del tortellino e segna l’inizio di un percorso di riconoscimento e premiazione di personalità che hanno lavorato per il sostegno e la diffusione della tradizione gastronomica locale.


Nel 2020 un calendario senza soste. Prodotti d’eccellenza protagonisti

Mostre-mercato, degustazioni e show cooking: nel parco appuntamenti per tutti i gusti. E tra feste e picnic non mancano i momenti ludici, oltre alle ormai celebri Disfide in Arena

La notte di San SIlvestro, che Fico festeggerà per la prima volta mettendo a disposizione dei visitatori innumerevoli eventi, è solo il debutto di un anno ricchissimo di nuovi appuntamenti legati al meglio dell’enogastronomia italiana. Nel 2020, nel fine settimana centrale di ciascun mese, Fico ospiterà un evento principale dedicato a esaltare e conoscere un prodotto d’eccellenza e i suoi migliori produttori italiani attraverso mostre-mercato, presentazioni, degustazioni, show-cooking, produzioni dimostrative. Si comincia a gennaio con il prosciutto, per proseguire con il torrone, l’olio d’oliva, i formaggi di pecora, il miele e tante altre bontà del Belpaese. Spazio anche alle produzioni più tipiche dei tanti territori italiani, ogni primo fine settimana del mese, con un ‘ambasciatore’, un prodotto simbolo che porta con sé il meglio della regione da cui proviene. Confermate le ormai celebri Disfide in Arena, nell’ultimo fine settimana del mese, e gli appuntamenti con Ismea che fino ad aprile sono dedicati alla degustazione dell’olio extravergine. Di seguito, i principali appuntamenti del primo semestre 2020. Gennaio Sabato 11 e domenica 12, come Ambasciatore della Sicilia, ci sarà l’arancia di Ribera, il simbolo del territorio del Parco e della Costa Sicana, vicino ad Agrigento. Una piccola area che vanta anche altre produzioni agroalimentari di grandissimo pregio: pesca, fragola, olio, vino, conserve di pesce, conserve di frutta. Il 17 sarà celebrato Sant’Antonio, mentre sabato 18 e domenica 19 l’evento principale ‘Prosciutto prosciutto’ si svilupperà in una mostra mercato del principe della norcineria italiana. Presso il Salumificio Antica Ardenga i visitatori potranno cimentarsi nella ‘Norcino Experience’ diventando loro stessi addetti alla salatura dei prosciutti (secondo il metodo Parma o quello San Daniele). Negli stessi giorni sono previste degustazioni Ismea, mentre sabato 25 si terrà il corso di cocktail con Conapi e domenica 26 la disfida in Arena tra Cinta senese e Nero di Calabria. Febbraio Sabato 1 e Domenica 2 come ambasciatore della Puglia, ci sarà il Sospiro di Bisceglie. Il weekend successivo è previsto un evento speciale a cura del Bistrot della patata di Pizzoli: PataTIAMO, un piccolo giro d’Italia della patata. Le degustazioni Ismea sono in programma per sabato 15 e domenica 16, e sempre domenica si terrà FicNic, il pic nic di Fico. Sabato 22 e domenica 23 il Salone del Torrone, evento principale del mese, sarà caratterizzato da una mostra mercato di vendita, promozione, divulgazione e confronto fra le diverse interpretazioni regionali di questo dolce. Domenica 23 è in programma il brunch di miele con Conapi, mentre dal 24 al 2 marzo Fico sarà il quartier generale della Maratona di Bologna. Sabato 29 la disfida in arena metterà in competizione le chiacchiere, le bugie e le frappe, tre dolci della tradizione carnevalesca. Marzo Sabato 29 e domenica 1 marzo il Lambrusco di Sorbara, l’Aceto Balsamico e il Parmigiano saranno ambasciatori della Bassa Modenese. Sabato 7 e domenica 8, l’evento speciale sarà appannaggio delle Donne in Campo di Cia – Sezione Marche, con una rassegna mercato, degustazioni, vendita, showcooking e racconti sui territori e sulle aziende coinvolte. Sempre per la Festa della Donna, domenica 8, ci sarà Donne in movimento, la corsa con Uisp. Sabato 14 e domenica 15 si terrà l’evento principale del mese: la Festa dei Frantoiani, dedicata ai migliori produttori di extravergine in Italia. Nello stesso weekend sono previste le degustazioni Ismea, mentre dal 17 al 24 si terrà il Tatoo Expo e sabato 21 la disfida in Arena si trasformerà nel TiramisuDay. Lunedì 23 ci sarà Pizza star, una sfida di pizza in arena all’ultimo spicchio. Sabato 28 e domenica 29 sarà il weekend del Festival delle orchidee. Aprile Sabato 4 e domenica 5 saranno Ambasciatori del Lazio, e in particolare dei Colli Romani, la Porchetta di Ariccia, il Pane di Genzano e il Frascati. Lunedì 13 è in programma il concerto di Pasquetta, mentre sabato 18 e domenica 19 l’evento principale verterà sul Pecorino, con la festa e il mercato dei formaggi di pecora Italiani. Nello stesso weekend sono in programma le degustazioni Ismea e il 26 la disfida in Arena premierà il miglior Blu d’Italia. Maggio Sabato 2 e domenica 3 pasta, olio e limoncello saranno ambasciatori di Gragnano e della penisola sorrentina. Il weekend successivo l’evento principale ospiterà Arnie Aperte, la grande festa degli apicoltori italiani. Domenica 10 ci sarà la seconda edizione della Sfoglia più lunga. Sabato 16 e Domenica 17 si terrà Vinoè, kermesse enologica firmata Fisar che nel weekend trasformerà Fico in una vigna indoor. Domenica 24 sarà il giorno della disfida in Arena, in cui si confronteranno tagliatella, tajarin e maccheroncino. Giovedì 28 si celebrerà la giornata mondiale dell’hamburger. Giugno Martedì 2 ci sarà la terza edizione della Repubblica dei Contadini, sabato 6 e domenica 7 la rassegna degli Ambasciatori dei territori farà tappa in Veneto e il weekend successivo l’evento principale sarà ‘Forme di grano’, il mercato della pasta italiana. Domenica 21 la Disfida in Arena incoronerà la miglior confettura d’Italia.


IL CONVEGNO

Come sarà il cibo fra cinquant’anni

Food2050, in programma dal 14 al 16 ottobre, richiamerà esperti globali

Food2050, a cura di Mci, è un progetto internazionale che coinvolgerà tutti gli attori della catena globale del cibo. L’evento è in programma a Fico Eataly World dal 14 al 16 ottobre 2020. Gli innovatori, gli educatori e gli esperti del settore alimentare s’incontreranno a Fico per affrontare e discutere da punti di vista differenti le sfide che affronteremo da qui ai prossimi 30 anni nell’ambito della produzione, della distribuzione e del consumo dei prodotti alimentari, immaginando quali forme, quali proprietà e quali nuovi modi di consumo il cibo del futuro potrà, e dovrà assumere, in funzione dei grandi cambiamenti in atto.


Un tour tra i capolavori dell’enogastronomia

Con 14 tappe e l’aiuto di una guida è possibile visitare alcuni dei luoghi più significativi del Parco, conoscendone i sapori e i colori

Quattordici tappe per lasciarsi sorprendere dalla storia, le curiosità, i sapori di altrettanti capolavori dell’enogastronomia italiana: dall’Aceto balsamico di Modena alla mortadella, dal pane alla pasta fresca all’uovo fino al cioccolato, i confetti, il vino… Prodotti che spesso pensiamo di conoscere, ma che hanno molto da svelare ai curiosi e ai golosi. E che ora sarà più semplice conoscere. Da qualche giorno, infatti, a Fico Eataly World una guida permette di scoprirli e assaggiarli, in un percorso che svela la vera essenza del parco del cibo più grande del mondo. La guida viene diffusa gratuitamente all’ingresso e propone quattordici appuntamenti, dalle 10 del mattino fino alle 20,30, in altrettante fabbriche e chioschi della Fabbrica italiana contadina, in un itinerario esperienziale goloso. In ciascuna tappa, all’orario stabilito, si può assistere liberamente e gratuitamente alla spiegazione di ciascuna lavorazione e filiera, essere coinvolti in un’esperienza sensoriale e infine partecipare a un piccolo assaggio. Ogni tappa del percorso è contrassegnata da un grande totem e si può scegliere liberamente quale di queste visitare. «Chi viene a Fico e partecipa a un tour guidato, un corso, un evento – spiega Federico Gardumi, responsabile del progetto – esce dal parco entusiasta. Con questa guida, vogliamo cercare di coinvolgere anche chi fino ad oggi ha passeggiato nel parco magari ammirando l’abbondanza dell’offerta ma senza lasciarsi coinvolgere, senza godere appieno e dal vivo i suoi contenuti. In questo modo vogliamo offrire a tutti la possibilità di sperimentarlo in prima persona, al meglio». Il giro tra le meraviglie di Fico comincia alle 10 del mattino, con il pane appena sfornato del Forno di Calzolari, dove il fornaio racconta la sua storia, la lavorazione da cui nasce il pane, gli ingredienti come i grani antichi e il lievito madre, mostra la fabbrica e infine fa assaggiare un prodotto da forno. Subito dopo, alle 10,45, si può fare un salto da Roboqbo dove scoprire le conserve di frutta e verdura. Mentre poco più tardi, alle 11,30 la tappa è dal Grana Padano, per capire e assaggiare la sua unicità. Alle 12,15 è il momento di lasciarsi attrarre dai profumi e dai colori del vino, alla Bottega del vino. E alle 13 va in scena Oway, il cuore dell’agricosmetica biodinamica a chilometro zero. Alle 13,45 William Di Carlo di Sulmona svela i segreti dei confetti e della loro lavorazione artigianale. Alle 14,30 si fa tappa da Fabbri, dove amarena e sciroppi si intrecciano alla storia d’Italia. Alle 15,15 invece è protagonista uno dei cavalli di battaglia della tavola bolognese: la mortadella, la cui ricetta risale addirittura al Seicento. Alle 16, invece, Grandi Riso svela il riso in purezza e le sue tante curiosità. Alle 16,45 il Parmigiano Reggiano offre un ‘viaggio’ nei 12 mesi (minimi) di stagionatura del grande formaggio. Alle 17,30 è il momento di conoscere un’altra eccellenza del territorio emiliano: il ‘nettare nero’ dell’aceto balsamico di Modena si racconta. Alle 18,15 l’attenzione si sposta sulla pasta secca all’uovo e sulla pasta fresca, con La Campofilone e Sfogliamo. Alle 19 si fa tappa da Venchi, per scoprire la magia del cioccolato. Il percorso tra i prodotti di Fico si conclude alle 19,45 nella Giostra del fuoco, che racconta l’ingrediente base di ogni cottura. Per finire, la Guida dà un assaggio delle attrattive da non perdere nel Parco: le giostre multimediali, i tour, i corsi e naturalmente i menù dei ristoranti e dei chioschi.


Verso l’esordio della nuova attrazione

Arriva il Luna Farm

Ideata dal Gruppo Zamperla, l’area rappresenta un grande rinnovamento ed è dedicata al divertimento

La fine di questo 2019 ricco di appuntamenti, per Fico Eataly World, coincide con un evento molto atteso: l’apertura di Luna Farm, il primo luna park a tema contadino d’Italia. Il progetto segna un ampliamento strutturale e un rinnovamento molto importante per il parco del cibo, con la realizzazione di un’area estesa interamente dedicata al divertimento e alle famiglie di visitatori. La data dell’apertura è già stata resa ufficiale: Luna Farm spalancherà i suoi cancelli al pubblico il 7 dicembre di quest’anno, per introdurre uno straordinario finale di 2019. Intanto, già in occasione della presentazione ufficiale del progetto, i partecipanti hanno potuto sperimentare un piccolo assaggio, con un ‘Giro di Test’ sulle giostre riservato alla stampa. Luna Farm è il più importante progetto sviluppato nel nostro Paese dal Gruppo Zamperla, una realtà che gestisce fra le altre attrazioni mondiali il Luna Park di Coney Island e Victorian Gardens a Central Park, due icone celeberrime della città di New York. Basato su un concept originale ideato ad hoc per Fico Eataly World, Luna Farm si presenta come una magica fattoria: e così, tra scenografie curate nei minimi dettagli, genitori e bambini si potranno divertire saltando da un’attrazione all’altra: sono in tutto diciassette, con quindici giostre. Tra queste, anche una monorotaia sospesa da percorrere a bordo di una gallina, una ruota del mulino panoramica o il recinto dei tori autoscontro con proiezioni interattive in pista. Un’attenzione particolare, inoltre, è riservata al tema dell’inclusione e della fruibilità, con attrazioni dedicate a persone con esigenze speciali.


«Una Fondazione sempre più internazionale»

Segrè: «Quasi 500 eventi, dalle lezioni frontali ai seminari: e con il Bologna Award premiate personalità di altissimo livello»

Professor Andrea Segrè, presidente della Fondazione Fico, perché l’esigenza di un soggetto come questo?
«Prima dell’apertura del parco, abbiamo deciso che dovevamo costituire una Fondazione di partecipazione insieme a partner fondatori e istituzionali per promuovere la parte culturale, scientifica e didattica di Fico, offrendo ai visitatori – ma non solo – quegli approfondimenti necessari che vanno evidentemente oltre le visite, le esperienze e i laboratori. Questo per far sì che il parco potesse offrire elementi divulgativi e didattici a 360 gradi per ogni tipo di pubblico, dai bambini agli studenti universitari, alle famiglie e a tutto il mondo che ruota attraverso il cibo. Ci siamo mossi in modo da avere un’offerta molto ampia ».
E ci siete riusciti, dal vostro punto di vista? Qual è il bilancio di questi due anni?
«In due anni abbiamo avuto quasi 500 eventi, che vanno da lezioni frontali a convegni a seminari. Ora abbiamo anche una piattaforma webinar, andiamo anche in rete con un’offerta che quindi esce dal parco. Sono quasi mille ore di didattica erogate. Abbiamo richiamato anche personaggi di altissimo livello, grazie pure al Bologna Award, che abbiamo promosso insieme ad altri partner come il Comune di Bologna, la Camera di commercio e la Regione. Quest’anno ha vinto Raj Patel, un nome internazionale di altissimo livello. L’anno scorso ha vinto Sunita Narain, una donna indiana nota nel mondo per le sue battaglie legate al rapporto tra agricoltura e ambiente».
Come è nato il Bologna Award?
«Il Bologna Award nasce come idea nel 2015, anno di Expo, Fico in fase di costruzione. Come Caab pensammo a un modo per premiare la sostenibilità del cibo trovando buone pratiche, significative a livello internazionale e in qualche modo ‘copiabili’. Ricordo che nel 2015 oltre ad Expo ci fu la sottoscrizione dell’Agenda Onu sullo sviluppo sostenibile. La novità è nel fatto che al vincitore, scelto con una giuria internazionale molto ampia, viene data una somma in denaro che non va a lui ma a un progetto di sostenibilità alimentare e agricola che lui sceglie. E i vincitori hanno tutti trovato un progetto in linea con gli obiettivi del premio».
Quali sono stati gli altri appuntamenti clou del 2019?
«La cosa più rilevante che abbiamo fatto quest’anno, il 4 febbraio, è stata sottoscrivere una convenzione con la Fao, che ci ha aperto le porte alla dimensione internazionale. E la Fao ci ha invitato a un summit sulla sostenibilità a cui partecipano le fondazioni più importanti: il Philanthropy Summit sulla Filantropia per lo sviluppo sostenibile si è tenuto il 23 novembre a Pechinom insieme a realtà eccellenti come la Rockefeller Foundation e la Bill & Melinda Gates Foundation. A rappresentare Fico c’era il nostro direttore generale Alessandro Bonfiglioli. Essere accolti in questo parterre, pur essendo nati solo tre anni fa, è un ottimo segnale, sono molto contento di questa cosa. Questo significa che Fico attira e che è già un nome riconosciuto a livello internazionale. La nostra mission è portare dei contenuti alti in un parco che ha come missione la promozione del cibo buono e della dieta mediterranea, valori importanti dal punto di vista economico, ambientale e nutrizionale ».
Cosa farà Fondazione Fico nel 2020?
«Abbiamo vari temi, con tre linee guida principali. C’è il tema del packaging sostenibile, importantissimo anche perché qui c’è un distretto importantissimo: il forum internazionale Packaging Speaks Green, organizzato con Ucima, si terrà il 20 e 21 febbraio 2020 presso il Centro Congressi di Fico. Poi c’è il tema del paesaggio, che sviluppiamo con la Fao e poi le celebrazioni per i dieci anni dal riconoscimento della dieta mediterranea come patrimonio Unesco. Abbiamo intenzione di celebrare in modo degno, faremo un’iniziativa importante su questo a metà novembre 2020».


Obiettivo: mettere in rete i big della cultura agroalimentare

Educazione al centro

Oltre 50mila le presenze ai corsi formativi attivati, stretta collaborazione con quattro Università

La Fondazione Fico è nata per promuovere l’educazione alimentare ed i saperi del cibo, il consumo consapevole, la produzione sostenibile, mettendo in rete le più importanti realtà della cultura agroalimentare e della sostenibilità in Italia. Opera all’interno della Fabbrica Italiana Contadina. Presieduta dall’agroeconomista Andrea Segré, include fra i soci fondatori Caab – Centro Agroalimentare Bologna, CoopFond, Azienda Sanitaria Usl di Bologna oltre alle Casse previdenziali che esprimono professionalità strettamente legate al tema della salute alimentare: Enpam, Enpav, Enpab e Fondazione Enpaia, Gestione Separata Periti Agrari e Gestione Separata Agrotecnici e Agrotecnici Laureati. A Fondazione Fico si sono uniti alcuni dei più importanti atenei e istituzioni nazionali di ricerca sul cibo: l’Università di Bologna, quella di Trento, l’Università di Trento, l’Università Suor Orsola Benincasa, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo oltre al Future Food Institute e al Conaf. Guida di riferimento per la progettualità di Fondazione Fico è il Comitato scientifico, un coordinamento ristretto del quale è stata affidata la presidenza a Paolo De Castro. Il Coordinatore Scientifico è l’agronomo e divulgatore Duccio Caccioni. Nei primi due anni di funzionamento del parco, Fondazione Fico ha ospitato 448 eventi in 24 mesi, erogando oltre 900 ore di formazione gratuita a cittadini, studenti, operatori e stakeholder della filiera del cibo, dell’agricoltura, della salute, della sostenibilità. Oltre 50mila le presenze ai percorsi formativi ed espositivi che la Fondazione Fico ha attivato e nei quali sono inclusi festival, eventi e Premi internazionali come Bologna Award, diventato appuntamento di riferimento per l’educazione alimentare e ambientale e per la sostenibilità, con i suoi grandi protagonisti e ‘ambasciatori’ di Buone Pratiche.


«Debito azzerato ed energia pulita, così il Caab si prepara al futuro»

Il Centro agroalimentare chiuderà l’anno con un risultato di bilancio positivo per la nona volta di fila. Il dg Bonfiglioli: «Si è chiusa una fase lunga anni, ora lavoriamo su aggregazioni e internazionalizzazione»

Debito azzerato in anticipo, bilancio verso il nono risultato positivo consecutivo, accelerazione sul fotovoltaico. Il 2019, per il Caab, è stato un anno da incorniciare. E ora, nel Centro Agro Alimentare di Bologna, si guarda alle opportunità che riserverà il futuro, tra il rafforzamento territoriale con gli altri hub della regione e i mercati internazionali. È del 30 settembre il pagamento che ha completamente estinto il debito, risalente agli anni Novanta con la costituzione della società, nei confronti del Comune di Bologna. L’ultima tranche versata è di 800mila euro: «Con l’azzeramento del debito e il completo avviamento del parco agroalimentare si chiude una fase strategica di sviluppo della nostra società che era partita all’inizio del 2011 – spiega Alessandro Bonfiglioli, direttore generale del Caab –. È stato uno sforzo finanziario notevole, che però in qualche modo chiude una fase e ne apre un’altra, che è quella che ci attrezziamo a pianificare e vivere in questi prossimi anni. Ora, tutte le risorse che genereremo da qui in avanti potranno essere destinate allo sviluppo ». Intanto, la società di via Canali si prepara a chiudere il nono anno consecutivo con un risultato positivo di bilancio. Nel 2018 l’utile netto era stato pari a 1,01 milioni di euro, calcolati ante imposte. Senza considerare che il mercato ortofrutticolo genera un indotto economico annuo che, solo per l’attività mercatale, raggiunge quota 500 milioni di euro all’anno. Il 2019, però, verrà ricordato anche per l’accelerazione sul fotovoltaico. A febbraio di quest’anno, infatti, è giunto a compimento il Progetto Caab 3: si tratta dell’installazione di un impianto fotovoltaico di potenza 450 kWp sul tetto della Nuova Area Mercatale, quella dov’è operativo il mercato ortofrutticolo e dove si trovano gli uffici Caab. La nuova distesa fotovoltaica, abbinata a un sistema di accumulo di taglia industriale da 50 kWp – 210 kWh, è pensata per permettere al Caab di autoconsumare circa l’80% del proprio fabbisogno elettrico annuo. Grazie all’impianto è garantita una produzione annua di energia elettrica complessiva pari a circa 520.000 kWh annui, capaci di soddisfare il consumo medio di 200 famiglie. Si tratta dell’impianto fotovoltaico con sistema di accumulo energetico per autoconsumo più grande d’Italia, finalizzato a guidare il Centro Agroalimentare di Bologna verso il 100% a energia solare e a km-zero. «Anche questo è un pilastro fondamentale – spiega Bonfiglioli –. E lo è il tema della sostenibilità in generale. Siamo stati il primo mercato in Italia e tra i primi in Europa ad avere una certificazione di qualità a cui nel tempo abbiamo aggiunto una certificazione per la sicurezza sul lavoro ». Altra partita è quella che si gioca sull’acqua e sui rifiuti. E anche qui il Caab cerca di raggiungere i livelli di eccellenza assoluta per quanto riguarda la sostenibilità ambientale. «Tramite una convenzione con il Consorzio bonifica renana, ormai oltre il 90% del nostro fabbisogno viene soddisfatto con acqua non potabile ma di bonifica, che va benissimo per lavare i piazzali e fare tutta un’altra serie di attività. L’ultimo progetto che lanceremo l’anno prossimo sarà la differenziazione al 100% dei rifiuti ». Ora, il Caab guarda avanti e a una nuova fase da pianificare e vivere e che poggerà da un lato sul radicamento territoriale e, dall’altro, sull’internazionalizzazione. «Pensiamo che come già capita in tanti Paesi europei non sia più possibile avere tante piccole strutture per ogni città – sottolinea Bonfiglioli –. Stiamo lavorando attivamente già da un anno, grazie a un protocollo firmato a gennaio, con la Regione, il centro agroalimentare di Parma, quello di Rimini e ultimamente anche con quello di Cesena per arrivare a un’unica grande struttura regionale a supporto dell’agroalimentare, che nella nostra regione è estremamente importante». E, quindi, l’idea è quella di lavorare «attraverso un’unica grande struttura che diventerebbe la seconda o terza a livello nazionale». Poi c’è il lavoro di sviluppo sui mercati esteri. «Tutto il nostro lavoro – insiste Bonfiglioli – dev’essere finalizzato a trovare nuove opportunità di mercato per il nostro agroalimentare, per le nostre aziende e quindi pensiamo di poter svolgere un ruolo importante di filiera. Un po’ quello che era una volta il vecchio ruolo dei mercati ortofrutticoli: creare una piattaforma su cui le aziende potessero trovare servizi, spazi, opportunità di mercato per poter andare direttamente nei luoghi di consumo. Queste dimensioni oggi sono diventate internazionali, quindi per noi l’aspetto fondamentale è proprio poter accompagnare le nostre aziende, i nostri prodotti in giro per il mondo ».


IL CENTRO

Oltre 2,4 milioni i quintali scambiati

Realtà di riferimento della tradizione commerciale bolognese

Caab è il Centro Agroalimentare di Bologna, realtà di riferimento della tradizione commerciale bolognese e dei circuiti distributivi del settore alimentare nazionale ed europeo. Sostenuto da servizi logistici d’eccellenza, dal 2016 è sede della Nuova Area Mercatale dedicata al commercio ortofrutticolo all’ingrosso. Caab promuove così la produzione, la distribuzione e quindi il consumo di frutta e verdura sostenibili e di alta qualità: sono oltre 2,4 milioni i quintali di ortofrutta annualmente commercializzati. Dal novembre 2017 nell’area Caab trova sede Fico Eataly World, il più grande parco agroalimentare del mondo.


Italia Zuccheri, la grande sfida del biologico

La battaglia dei produttori continua e la bietola si sta imponendo come una delle colture più pronte al cambiamento clim

Quella dello zucchero italiano è una sfida continua. Alla riforma europea dell’Ocm zucchero del 2006, culminata con il termine delle quote entrato in vigore l’1 ottobre 2017, senza clausole di salvaguardia, che ha favorito i grandi produttori del nord Europa (Francia e Germania in testa) portando al tracollo di prezzi, si è aggiunta ora la tassazione sulle bevande che contengono zucchero che potrebbe avere un impatto devastante anche sull’intera filiera. Sullo sfondo di questo scenario si sta assistendo poi a un repentino cambio climatico che penalizza un po’ tutte le produzioni agricole. Tutto male quindi? La risposta della Cooperativa Coprob è no. I suoi soci bieticoltori non demordono e difendono a spada tratta il loro zucchero investendo e innovando in tutta la filiera. Le 7.000 imprese agricole italiane che coltivano circa 34.000 ettari di bietole, ma che di fatto rappresentano oltre un milione di ettari di superficie coltivabile in Pianura Padana e in Veneto, sono presenti a Fico con il marchio Italia Zuccheri per raccontare la loro storia e il loro impegno per il territorio italiano. La cooperativa, nata negli anni Sessanta per rispondere ad un’emergenza di carattere sociale nel mondo produttivo dello zucchero, rimanendo fedele alla sua mission di crescita e soddisfazione dei propri soci, con uno sguardo attento alla responsabilità sociale nei territori in cui opera, vuole oggi rispondere all’urgenza ambientale del mondo moderno. Grazie alla propria divisione di ricerca che affronta tematiche agronomiche, di coltivazione, nutrizione, lotta a infestanti e parassiti cerca infatti la massima sostenibilità della coltura sia in termini ambientali che economici. La nuova genetica e tecnica agronomica, inoltre, fanno della bietola una delle colture più pronte al cambiamento climatico. Parlare di zucchero significa parlare di agricoltura, di barbabietole, ma non solo perché ormai, per parlare di vera sostenibilità, occorre ritornare a ragionare in termini di rotazione agraria. Ecco allora che prende piede il concetto di multifiliera. La sostenibilità deve essere affrontata a 360 gradi e quella economica delle imprese agricole passa necessariamente anche per accordi di multifiliera che consentono di stabilire il prezzo delle colture prima delle semine. In questo modo sarà possibile anche garantire un’assistenza tecnica professionale e puntuale che tenga conto di tutte le colture per valorizzarne le rotazioni efficientando i costi. Tutto questo nel parco agroalimentare più grande al mondo è ben visibile: si possono infatti vedere gli avvicendamenti delle colture e cogliere quel filo che lega una filiera all’altra. Questo è dunque il palcoscenico privilegiato per raccontare l’agricoltura, le fatiche e le soddisfazioni che da essa derivano. Parlando di soddisfazioni, proprio a Fico fu lanciato Nostrano, il primo zucchero grezzo di bietola 100% italiano, garantito da una filiera tracciata dal campo alla tavola, rispettosa dell’ambiente e dei lavoratori e che oggi si è affermato quale alternativa allo zucchero di canna perché fornisce le stesse caratteristiche organolettiche garantendo in più il controllo diretto sulla filiera. Da gennaio Nostrano si arricchirà della nuova referenza bio. Dal concetto di multifiliera è nata infatti la prima filiera bio dello zucchero italiano: dopo la sperimentazione condotta su 140 ettari nel 2018 per avere la certezza che si potesse fare, nel 2019 sono stati coltivati 1.300 ettari dai quali è stato prodotto il primo zucchero bio 100% italiano che arriverà sugli scaffali a partire da gennaio 2020. La via italiana per la sostenibilità passa allora anche dalle scelte che compiono i consumatori finali, siano essi l’industria alimentare e delle bevande o gli artigiani, i pasticcieri, gelatieri fino a chi acquista attraverso la Grande Distribuzione Organizzata. La strada per il futuro di una filiera sostenibile e biologica è ormai tracciata.


La cooperativa nata nel 1962

I numeri di Coprob

Due stabilimenti attivi a Minerbio e Pontelongo, ogni anno un indotto da 100 milioni per ciascuno

Italia Zuccheri è lo zucchero 100% italiano prodotto da Coprob, l’unica cooperativa di produttori bieticoli che si caratterizza per una gestione completa della filiera, dal campo al cliente. Unico operatore del settore bieticolo saccarifero italiano con i suoi 2 zuccherifici di Minerbio e Pontelongo, è nata nel 1962 in Emilia-Romagna e si è imposta sul mercato nazionale aumentando il volume d’affari e il bacino associativo. Conta 5.000 soci produttori agricoli (cui si aggiungono altri 2.000 conferenti di materia prima) e offre ai bieticoltori consulenza agronomica e servizi, coordinando il trasporto delle barbabietole dalle aziende agricole ai due zuccherifici che creano ogni anno un indotto economico di circa 100 milioni di euro ciascuno. Ha consolidato la produzione di zucchero in Italia e ha valorizzato l’italianità dello zucchero prodotto. Lo zucchero è un dono della natura, che tutti i giorni ci fornisce rapidamente energia e da secoli rende più gustosa la migliore tradizione culinaria. Chi cerca il marchio Italia Zuccheri acquista zucchero controllato, tracciato e garantito; certificato per aumentare consapevolezza e sicurezza alimentare dei clienti. L’italianità dello zucchero certificato ‘100% italiano’ di Italia Zuccheri rappresenta la promozione di pratiche agricole sostenibili e garantisce l’ottimizzazione degli indicatori di impatto ambientale a vantaggio del sistema agroalimentare nazionale nel suo complesso. Oltre allo zucchero 100% italiano semplice e vicino, perché proveniente dalle campagne emiliano romagnole e venete, Italia Zuccheri garantisce l’approvvigionamento del 23% del mercato nazionale gestendo le importazioni da altri Paesi dell’Unione europea e zucchero di canna selezionato da Paesi esotici. L’80% di questa quota è destinata all’industria alimentare e delle bevande e la restante parte ad artigiani, pasticcieri, gelatieri e gdo.


Fileni, l’importanza della filiera per la carne biologica di qualità

Da vent’anni l’impegno per migliorare la produzione ’green’: obiettivo, la sostenibilità ambientale. E con il progetto Arca spazio all’agricoltura rigenerativa, per contrastare l’impoverimento del suolo

È la qualità della filiera a fare la differenza tra un’azienda agroalimentare e l’altra. Se oggi Fileni Bio è la linea di carni biologiche di riferimento nel mercato italiano il motivo è semplice: ogni passaggio della filiera mette la qualità sempre al primo posto. Da ormai vent’anni Fileni si impegna per maturare esperienze e competenze, per mettere il giusto tempo e adeguate risorse nel migliorare i dettagli della propria produzione biologica. «Il bio è stata un’intuizione che abbiamo avuto in famiglia, quando ancora non si poteva nemmeno definire un fenomeno di nicchia nel nostro settore – racconta Massimo Fileni, membro del Cda dell’azienda fondata dal padre Giovanni –. Allevavamo già da tanto tempo, con successo, in maniera convenzionale. Poi è bastato guardarci attorno per afferrare il valore di ciò che, per noi che siamo nati nelle Marche, poteva apparire scontato: la straordinaria bellezza e conservazione delle campagne e del territorio naturale marchigiano, perfetti per l’agricoltura e l’allevamento biologici. La nostra scommessa è partita così e oggi possiamo dire che la stiamo vincendo. Il brand Fileni Bio è nato nel 2014, ma già negli anni precedenti affinavamo la nostra esperienza partecipando come soci al consorzio Almaverde Bio. Gli allevamenti e la produzione biologica Fileni continuano ad espandersi, con investimenti molto rilevanti anche nell’ultimo anno, identificando ormai la nostra azienda». I prodotti biologici Fileni offrono al consumatore moderno le garanzie di qualità e sicurezza alimentare, che sono sempre più richieste, ma soddisfano in pieno anche la sensibilità di chi vuole contribuire alla sostenibilità ambientale e ad assicurare benessere agli animali. Per poter garantire tutto questo Fileni tiene sotto stretto controllo tutta la filiera, con una cura che va al di là delle regole previste dai disciplinari di produzione biologica, spesso anzi facendo scuola su come si debba allevare correttamente bio. «In aggiunta ai diversi disciplinari imposti dalle normative noi abbiamo un manuale tecnico interno dove abbiamo ampliato e approfondito tematiche tecniche e gestionali per garantire un approfondimento sulla biosicurezza e il benessere animale», spiega Massimo Fileni. La filiera bio Fileni è completamente integrata. Si parte dai riproduttori: maschi e femmine vengono allevati insieme rispettando le normali esigenze fisiologiche. Le uova fecondate passano poi all’incubatoio dove avviene la schiusa. L’azienda possiede un proprio mangimificio, a Jesi, dove sono preparati gli alimenti per lo sviluppo degli animali. Sono ottenuti da materie prime biologiche (mais, grano, sorgo, favino bianco, pisello proteico e soia), no ogm e senza utilizzo di prodotti di sintesi. Queste sono coltivate su terreni di proprietà di Fileni e in aziende esterne con contratti di coltivazione. Ciò significa che vengono controllate e analizzate dalla semina fino al loro utilizzo come mangimi, per avere la certezza della loro qualità. Nei centri di allevamento – la maggior parte si trova nelle Marche e viene gestita con contratti di soccida da agricoltori e allevatori locali – i polli sono allevati per almeno 81 giorni, sono liberi di uscire e razzolare su ampi terreni biologici, mantenendosi sani e attivi per tutto il ciclo di vita. All’interno dei capannoni i parametri dell’aria, dell’umidità e della temperatura sono tenuti sotto controllo in tempo reale con sonde e sensori per assicurare un ambiente sano. La trasformazione e il confezionamento dei prodotti avvengono nello stabilimento dedicato di Castelplanio (Ancona), per evitare in ogni fase qualsiasi contaminazione con prodotti non biologici. «Il nostro credo è l’antibiotic free – aggiunge Massimo Fileni -, che applichiamo con successo non solo nel bio ma anche nel convenzionale, nonostante il disciplinare consenta l’uso di una cura farmacologica a ciclo. La pulizia e la corretta gestione che vigono nei nostri allevamenti ci permettono di ottenere ottimi risultati e ridurre così all’eccezione l’uso di medicinali». Fileni ha deciso di andare oltre il disciplinare bio anche per quanto riguarda il versante agricolo della filiera, praticando già da diverso tempo l’agricoltura rigenerativa nell’ambito del progetto Arca (Agricoltura per la rigenerazione controllata dell’ambiente). Nato da un’intuizione di Bruno Garbini negli anni ‘80 portata avanti oggi in collaborazione con Giovanni Fileni ed Enrico Loccioni, il progetto Arca vuole migliorare e rigenerare il terreno attraverso pratiche agricole virtuose per contrastare l’erosione e l’impoverimento del suolo, incrementando la sostanza organica e risparmiando energia fossile. «La nostra filiera bio porta benefici anche a chi vive il territorio e ci lavora e, più in generale, all’ambiente – sottolinea Fileni –. Quello che produciamo con le aziende e con la nostra terra è un percorso che crea valore nel tempo. Essere parte del progetto Arca significa per noi andare ancora oltre, vuol dire infatti impegnarsi in prima persona per arrivare a un tipo di agricoltura che rispetta e migliora l’ambiente, che ci darà mangimi di più alta qualità e quindi cibo sempre più sano».


I NUMERI

Il fatturato vola oltre i 400 milioni

Più di 1.800 dipendenti e 300 allevamenti per il gruppo marchigiano

Il Gruppo Fileni, leader nel mercato delle carni bianche biologiche, è sul mercato da oltre 40 anni e ha sede a Cingoli (Macerata). Con i marchi Fileni, Fileni Bio, Sempre Domenica e Club dei Galli, è una delle principali aziende italiane del settore. Fileni Alimentare Spa può contare su un fatturato di 422 milioni, oltre 1.800 dipendenti e circa 300 allevamenti. L’azienda fa del benessere animale e della sostenibilità ambientale i suoi tratti distintivi: dal 2000 ha acquisito la certificazione per la produzione biologica e ha investito con decisione sulla filiera. Oggi propone una gamma di prodotti biologici completa e in linea con i bisogni dei consumatori. Dal 2013 è partner strategico dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.


«La nostra Linfa in aiuto a Fico»

Tonelli (Ascom) e Ravaglia (EmilBanca):
«Benefici per l’intera città, crescerà ancora»

«A due anni dalla partenza, non possiamo che essere soddisfatti ». Secondo il direttore generale di Ascom Giancarlo Tonelli (nella foto a sinistra) i primi 24 mesi di vita di Fico hanno dato risultati positivi. Soprattutto per quello che è l’obiettivo di Linfa srl, la società nata per sostenere il parco agroalimentare scommettendo sulla sua capacità di portare vantaggi all’intera città di Bologna. Con quest’idea associazioni di categoria e imprenditori avevano raccolto 2,5 milioni di euro da investire nel parco. «Abbiamo creduto in Fico fin dall’inizio, perché abbiamo sempre pensato che potesse essere un valore aggiunto per Bologna ». E i primi risultati, secondo il dg di Ascom, sembrano confermare la bontà della scommessa: «Abbiamo superato i 5 milioni visitatori in due anni, ma soprattutto il 20% viene dall’estero: Francia, Olanda, Germania, Stati Uniti e Cina. C’è una presenza internazionale che ha scelto Fico ma ha anche scelto di restare qualche giorno a Bologna, attratta dalla bellezza del nostro centro storico medioevale e dal tessuto imprenditoriale bolognese che si è consolidato in questi anni», insiste Tonelli. Insomma, Fico e la città si sono sostenute a vicenda: «Quella che inizialmente era vista come una possibile rivalità tra Fico e il resto della città è stata abbondantmente superata da una strategia comune e da un lavoro di squadra». Ma non bisogna fermarsi: «Fico deve rinforzarsi ulteriormente, ampliare la propria attività: per questo salutiamo con piacere l’apertura del Luna Farm, che si va ad aggiungere alle iniziative già presenti in Fico ».

Promozione, per i primi due anni di Fico, anche da parte di Daniele Ravaglia (nella foto a destra), dg di EmilBanca: «Ci sono stati momenti di qualche difficoltà, legata a una non adeguata conoscenza della bellezza del parco, ma stiamo crescendo e siamo ottimisti: credo che il parco giochi darà ulteriore occasione alle famiglie di visitare questo luogo». Un rapporto molto stretto, quello tra EmilBanca e l’agroalimentare a tutto tondo: «A settembre avevamo 4.000 clienti e avevamo investito nel settore oltre 410 milioni di euro», ricorda il manager. Un impegno che sta crescendo: «Abbiamo incrementato gli impieghi dell’11% in nove mesi, quando sicuramente il mercato bancario non ha fatto lo stesso incremento. Questo è sicuramente un dato molto significativo ». L’impegno dell’istituto di credito, poi, si esprime anche attraverso iniziative mirate: «Con Euro2000, cinque anni fa, abbiamo lanciato il progetto Agrimanager che mira a qualificare in termini impenditoriali e di innovazione le imprese agricole. Quest’anno abbiamo coinvolto ben diecimila imprenditori e oltre mille hanno partecipato alle nostre iniziative». Solo quest’anno, inoltre, sono stati firmati «quattro accordi agevolati per il sostegno di filiera in agricoltura. Di questi tre erano iniziative Sos, dedicate all’allagamento di Argelato, alla grandine a Modena e Reggio e alla cimice per Modena, Reggio e Bologna. Iniziative a cui abbiamo destinato 10 milioni di finanziamento a tasso agevolato per supportare momenti di difficoltà degli imprenditori agricoli».


La società nata per sostenere il progetto di via Canali

L’investimento degli imprenditori bolognesi

Associazioni di categoria e realtà private insieme: una scommessa da 2,5 milioni di euro

Linfa srl è una società promossa da alcune realtà imprenditoriali del Bolognese. L’obiettivo con cui è stata costituita è quello di sostenere Fico: dargli, appunto, «linfa vitale». Gli imprenditori bolognesi che la formarono raccolsero 2,5 milioni di euro per promuovere il parco, favorendo così l’economia cittadina. Della Linfa srl fanno dunque parte EmilBanca, Ascom, Cna, Confcooperative, Saca, il Gruppo Monrif, Coprob, Poi Isea srl, Silmac, Finsta Immobiliare, Stanzani Spa, A&G Impianti e Sistemi. Gli imprenditori hanno come obiettivo quello di sostenere Fico, sfruttandone la natura di polo turistico a beneficio dell’intera città, dei bolognesi e, soprattutto, delle loro attività. Già in questo primo biennio si sono raccolti i primi frutti di questa iniziativa, a giudicare i dati che indicano come un’importante fetta di visitatori approfitti della visita a Fico per allargare i propri orizzonti verso la città, recandosi nel centro storico e visitando, così, le attrazioni turistiche che le Due Torri possono offrire. Insomma, una vera e propria sinergia tra il parco dell’agroalimentare di via Canali e l’intera Bologna.