Ricerca, una rete da Piacenza a Rimini

Clust-Er, laboratori e centri operativi riuniti per le nuove tecnologie

UN NETWORK ad alto tasso di innovazione da Piacenza a Rimini per sostenere progetti in stretto raccordo tra mondo delle imprese, università e istituzioni. La Rete Alta Tecnologia riunisce 82 laboratori di ricerca industriale, 14 centri per l’innovazione, 10 Tecnopoli in 20 sedi, 10 spazi S3 (Smart Specialisation Strategy) destinati a neolaureati all’interno dei Tecnopoli e 9 Clust-ER tematici. E ancora: 83 tra incubatori e strutture a supporto della creazione di impresa, tra cui 22 FabLab (Fabrication Laboratory), nuovi modelli di business per l’impresa, 10 laboratori aperti nelle città. Alla ricerca di nuove tecnologie in grado di aumentare la competitività del sistema produttivo regionale è rivolto il secondo bando per la ricerca industriale strategica uscito nel 2018, che grazie a 34 milioni di euro di euro ha finanziato 46 progetti per il biennio 2019-2020, con una copertura del 70% dei costi. Con il precedente bando, valido per il biennio 2016-2017, sono stati finanziati 59 progetti, di cui 47 già conclusi nel 2018, grazie a contributi per oltre 48 milioni di euro che hanno innescato investimenti superiori a 68 milioni. Assunti 715 nuovi ricercatori, 1.762 quelli stabilizzati, 219 le imprese e 230 i laboratori coinvolti.

COMPLESSIVAMENTE dal 2015 a oggi nell’ambito della crescita sostenibile per la Specializzazione intelligente sono stati finanziati oltre 5mila progetti nei settori industria agroalimentare, edilizia e costruzioni, energia e sostenibilità, cultura e creatività, salute e benessere, innovazione nei servizi e meccatronica e motoristica. I Tecnopoli, attivi in settori strategici e realizzati grazie a fondi Por Fesr, sono luoghi di incontro tra mondo produttivo e della ricerca. Qui le imprese possono trovare assistenza per l’accesso a bandi pubblici e finanziamenti europei o per lo sviluppo di nuove idee imprenditoriali.

I CLUST-ER (sette cui si aggiungono le due associazioni Muner e Big Data), nati tra 2017 e 2018, riuniscono oltre 450 tra imprese, start-up innovative, laboratori, centri di formazione, Fondazioni Its, per sostenere la competitività del sistema produttivo. È a maggio 2019 è nata Art-ER, ovvero Attrattività, ricerca e territorio dell’Emilia-Romagna, una nuova società consortile per azioni, frutto della fusione tra Aster ed Ervet per lo sviluppo dell’innovazione e della conoscenza, l’attrattività e l’internazionalizzazione del sistema territoriale. Ancora nel 2018 è iniziato l’ampliamento del Tecnopolo Mario Veronesi di Mirandola (Mo), con la nuova frontiera della medicina personalizzata. Inaugurato nel 2015, nel cuore del territorio colpito dal sisma del 2012, è oggetto di un ulteriore potenziamento con due nuovi laboratori, uno chimico e l’altro funzionale ai test di sicurezza dei nuovi prodotti. L’investimento è di 900mila euro – più della metà stanziati dalla Regione – che si sommano al finanziamento iniziale di 4,25 milioni euro, di cui oltre 3,8 da fondi Por Fesr 2007-2013.

AMMONTANO a 4 milioni di euro le risorse che nel 2019 la Regione ha stanziato a beneficio dei Tecnopoli di Modena e di Ravenna – per progetti nei settori dell’intelligenza artificiale e della crescita blu sostenibile – e per il Parma food business incubator, il primo incubatore di imprese dell’agroalimentare che verrà realizzato dall’Università di Parma. Il 2018 ha visto infine l’avvio del processo che ha portato alla sigla del protocollo d’intesa tra Enea, Regione Emilia-Romagna e Regione Toscana per rilanciare il Centro Enea del Brasimone, sull’Appennino bolognese, come polo scientifico e tecnologico di rilievo internazionale, nel settore dell’energia pulita e sostenibile, con ricadute anche sul piano sociale ed economico. Nell’ambito di tale accordo l’Emilia-Romagna ha in particolare stanziato 3,5 milioni di euro per il triennio 2019- 2021 per finanziare progetti di sviluppo pubblico-privati. Nel 2017, l’inaugurazione del Tecnopolo di Rimini, attivo in due settori: energia e ambiente, meccanica e materiali.

GLI INVESTIMENTI per la parte infrastrutture ammontano a 2,9 milioni di euro, di cui 1,5 della Regione (fondi Por Fesr); per attrezzature e programmi di ricerca, a 2,26 milioni di cui 1,3 regionali. Il 2016 è stato un anno di importanti inaugurazioni: il Tecnopolo nel Casino Mandelli di Piacenza, grazie a un investimento di 5,2 milioni di euro, di cui 3,64 milioni cofinanziati dalla Regione con risorse Por-Fesr; il Tecnopolo dell’Università di Parma, con tre centri interdipartimentali per la ricerca applicata; la sede di Ozzano dell’Emilia del Tecnopolo di Bologna attivo nel settore delle neuroscienze. E ancora: il taglio del nastro di una delle sedi del Tecnopolo di Forlì-Cesena, la seconda sede del Tecnopolo di Piacenza presso l’ex Officina Trasformatori, con competenze in campo energetico-ambientale.


La nuova vita dell’ex Manifattura

La cittadella dei Big data nel complesso alla periferia di Bologna

FARE dell’Emilia-Romagna un hub europeo della ricerca è uno degli obiettivi che la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha assunto firmando il Patto per il Lavoro nel 2015, per riposizionare l’intero sistema scientifico ed economico regionale in un contesto globale. L’Emilia-Romagna ha tutte le condizioni per svolgere questo ruolo: terra di antiche università, luogo di insediamento dei più importanti istituti nazionali di ricerca, di grandi imprese multinazionali e di filiere di medie e piccole imprese, con un’alta qualità della vita, servizi di livello europeo e un sistema di comunicazioni autostradali, ferroviarie, aeroportuali che fanno di questo territorio uno snodo strategico. Tutte condizioni particolarmente favorevoli, oggi, se si guarda ad un altro snodo essenziale per ogni nuovo sviluppo scientifico, tecnologico, industriale: la capacità di raccogliere, elaborare, gestire masse enormi di dati per la ricerca scientifica e per la loro applicazione industriale. Buona parte dell’Industria 4.0, infatti, ruota attorno ai Big data, moli di dati immensi che rappresentano, in un certo senso, il vero e proprio ‘petrolio’ della quarta rivoluzione industriale.

I NUMERI possono diventare materia prima per una nuova economia in grado di affrontare le grandi sfide globali: estrarre valore da grandi quantità di dati è una necessità destinata a crescere e l’Emilia-Romagna conta oggi su importanti infrastrutture di rete e su una ‘Big data community’, oggi diventata associazione, che con oltre 1.800 ricercatori, di cui 200 provenienti da università internazionali, vede concentrarsi nella nostra regione il 70 % della capacità di calcolo del Paese. Il primato conseguito in questi anni da Bologna e dall’Emilia-Romagna nell’high performance computing, data services management e big data processing, è emerso da un lavoro di ricognizione delle competenze, delle tecnologie e dei servizi disponibili in Emilia- Romagna presso le università, gli istituti pubblici di ricerca e in parte presso le imprese del territorio regionale.

E SARÀ l’ex Manifattura Tabacchi di via Stalingrado, che presto avrà a tutti gli effetti il titolo e la funzione di Tecnopolo di Bologna, il centro in cui si concentrerà gran parte della capacità di supercalcolo di questa regione. Il via libera all’apertura dei cantieri nel complesso alla periferia di Bologna, non lontano dal distretto fieristico, è arrivato un anno fa. L’investimento ha un valore complessivo di circa 56 milioni di euro e darà vita a un polo dell’innovazione con importanti operatori della ricerca, come il dipartimento Rti (Rizzoli innovazione tecnologica) dell’Istituto ortopedico Rizzoli, la struttura di Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), l’Università di Bologna con il laboratorio sull’edilizia. Tutti protagonisti grazie a cui il Big data Technopole è destinato a divenire un grande incubatore di nuova scienza e di nuove imprese di valore internazionale, rivolto ad affrontare le sfide del nuovo secolo.

SEMPRE nel Tecnopolo troverà spazio il Data centre del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf), organizzazione intergovernativa fondata nel 1975 da 20 Stati membri europei e 14 Stati associati: al Centro dati andrà un’area di 9mila metri quadri coperti. Un accordo siglato dal Miur e dalla Regione impegna il Ministero a destinare a viale Aldo Moro 43,5 milioni di euro per la realizzazione del centro. Inoltre arriveranno il nuovo complesso Cineca-Infn, la nuova Agenzia nazionale Italia- Meteo, il Centro di competenze Industria 4.0, Arpae Emilia-Romagna, piccole e grandi imprese e laboratori di ricerca industriale. Insomma, sarà una vera e propria cittadella in un’area sterminata, a poca distanza dalla tangenziale e dall’autostrada.

UNA SECONDA vita e un rilancio, per un complesso storico del panorama bolognese: realizzato a inizio anni Cinquanta da Pier Luigi Nervi, il complesso è stato abbandonato nel 2004. Da allora è iniziato il lungo percorso che ha portato, infine, alla decisione di destinarlo a una nuova funzione. La svolta decisiva è arrivata il 20 maggio 2015, con l’approvazione del progetto definitivo. Qui, tra pochi anni, si giocherà una grossa fetta per il futuro dell’Industria 4.0. E ormai il conto alla rovescia è iniziato, se si pensa che già entro il 2020 dovrebbe arrivare il Data Centre del Centro meteo europeo.


BRASIMONE

In Appennino il polo internazionale della fusione

DOPO la sigla del protocollo d’intesa tra Enea, Regione Emilia-Romagna e Regione Toscana prende forma il progetto di rilancio del Centro Enea del Brasimone, per un piano di potenziamento del centro bolognese nel settore dell’energia pulita e sostenibile. Il Protocollo prevede investimenti di Enea per realizzare il primo prototipo di macchina, Sorgentina Rf, con l’obiettivo di arrivare a coprire fino ad un terzo del fabbisogno mondiale di radionuclidi mediante neutroni da fusione e sviluppare progetti specifici collegati al reattore a fusione Demo e alla Divertor Tokamak Test Facility. A seguito del protocollo, la Regione Emilia- Romagna ha pubblicato l’invito a presentare proposte per investimenti tecnologici connessi a progetti di sviluppo del Centro, finanziato con 3,5 milioni, cui seguirà nel mese di settembre l’emanazione di un bando specifico per il Centro Brasimone sulla legge regionale 14/2014. Lo stato di attuazione del Protocollo ha già portato ad un incremento dei progetti che verranno realizzati nel Centro da soggetti diversi da Enea. Sono infatti in corso di realizzazione diversi progetti che comprenderanno anche la sperimentazione delle radiazioni ionizzanti nel campo sanitario e di tecnologie evolute per il monitoraggio di sicurezza e la diagnostica di impianti ed opere ingegneristiche. L’andamento e l’attuazione dei punti di sviluppo previsti dal protocollo d’intesa sono seguiti nel suo monitoraggio dagli enti territoriali che fanno parte del ‘Tavolo per il Brasimone’, promosso dalla Regione Emilia-Romagna e cui partecipano la Regione Toscana, i sindaci di Castiglione dei Pepoli, Camugnano e Vernio, l’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese e l’Unione dei Comuni della Val di Bisenzio, Città Metropolitane di Bologna e Firenze.