L’APPROFONDIMENTO

In salita le richieste di prestiti
«C’è vitalità nel mercato del credito»

Famiglie: analisi di Crif sull’anno appena concluso

di MARCO PRINCIPINI

L’ANNO 2017 si è chiuso con risultati positivi – pari a +9,3% a dicembre – per le richieste di prestiti da parte degli italiani (nell’aggregato di prestiti personali e prestiti finalizzati), che complessivamente fanno segnare un +1,9% rispetto al 2016. I dati emergono dal barometro della società bolognese Crif, che spiega: «Si tratta dell’ennesima conferma della vivacità del comparto, che giova del progressivo miglioramento della situazione economico-finanziaria delle famiglie», anche se è necessario evidenziare la presenza di due tendenze contrapposte: da un lato i prestiti personali continuano la performance costantemente positiva da inizio anno, registrando un +18,7% a dicembre che porta a una crescita complessiva del+5,4% su base annua; dall’altro, i prestiti finalizzati a dicembre fanno segnare un incremento del +4,7% che però non risulta sufficiente a evitare un leggero saldo negativo a livello di intero 2017, pari a -0,8% nel confronto con il 2016.

A DICEMBRE è proseguita anche la crescita dell’importo medio dei prestiti richiesti che, nell’aggregato di prestiti personali più finalizzati, si è portato a 8.100 euro (+5,8% rispetto allo stesso mese del 2016). Complessivamente il 2017 ha fatto registrare il valore medio più alto da quando Crif ha iniziato a monitorare il comparto, pari a 9.050 euro. Entrando nel dettaglio, relativamente ai prestiti finalizzati nel 2017 l’importo medio richiesto è stato pari a 5.954 euro, in crescita del +11,1% rispetto al 2016. Questo dato è probabilmente dovuto anche alla maggiore incidenza dei prestiti finalizzati auto, che per loro natura hanno importi superiori alle altre tipologie di beni finanziati. Anche i prestiti personali registrano un incremento dell’importo medio richiesto, seppur più contenuto (+3,6%), che si attesta a 12.961 euro. Relativamente alla distribuzione delle richieste per fascia di importo – prosegue l’analisi – il dato cumulato per il 2017 conferma la preferenza degli italiani per la classe inferiore ai 5.000 euro, con una quota del 45,9% del totale, in virtù del peso dei finanziamenti a supporto dell’acquisto di beni e servizi di importo più contenuto. Crif segnala però un calo di 2,9 punti percentuali per questa fascia di importo rispetto al 2016, a favore delle classi comprese tra 10.000 e 35.000 euro. L’analisi della distribuzione delle richieste di prestiti per durata conferma che nel 2017 la classe superiore ai 5 anni è quella in cui si concentrano le preferenze degli italiani, con una quota pari al 24,9% del totale (+2,1 punti percentuali rispetto al 2016).

OSSERVANDO, infine, la distribuzione delle richieste di prestiti in relazione all’età del richiedente, l’aggiornamento di fine anno del barometro Crif evidenzia come nel 2017 la fascia compresa tra i 45 e i 54 anni sia stata quella prevalente, con una quota pari al 25,7% del totale, seguita a breve distanza da quella tra i 35 e i 44 anni, con il 23,6%. Si segnala, invece, il progressivo spostamento in atto verso le classi di età superiori ai 55 anni che riportano una crescita di +1,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente. «Nel 2017 le richieste di prestiti da parte delle famiglie italiane hanno registrato un ulteriore significativo balzo in avanti – ha commentato Simone Capecchi, executive director di Crif – questo conferma la vitalità del mercato del credito che, fra l’altro, sta velocemente cambiando pelle, con le nuove tecnologie che favoriscono lo sviluppo di nuovi canali distributivi e l’ingresso di nuovi player».

INTANTO il forte calo delle operazioni di surroga e sostituzione mascherala crescita dei nuovi mutui, anche in Emilia-Romagna. Il dato complessivo evidenzia un calo del 12% nel 2017 rispetto al 2016, ma spiega Crif, la dinamica negativa è sostanzialmente riconducibile al ridimensionamento generalizzato delle richieste di surroga e sostituzione a fronte di una crescita dei nuovi mutui, che fanno segnare una accelerazione seppur «non sufficiente a portare l’intero comparto in territorio positivo». La flessione è diffusa, ma le province che nel 2017 hanno fatto segnare le variazioni più sostenute in regione sono state Ravenna e Forlì-Cesena, rispettivamente con un -20,8% e -17,3%. Segue a breve distanza Rimini con un calo del 17,2%. Bologna si ferma al -15,6%. Quanto agli importi medi richiesti, sottolinea la società specializzata in analisi creditizie, invece, si registra una crescita complessiva rispetto al 2016 e il dato regionale risulta superiore alla media italiana. La provincia di Bologna si conferma in testa alla classifica regionale, con 135.498 euro richiesti, seguita da Rimini (135.135 euro) e Modena (134.073 euro).Modena conquista la classifica regionale con una crescita del +6,6%. Seguono Reggio Emilia (+5,8%) e Parma (+3,1%). Rimini e Forlì-Cesena, invece, registrano le maggiori contrazioni, rispettivamente con -4,8% e -3,9%.

INDAGINE CRIBIS
Imprese, diminuiscono i fallimenti

NEL 2017 sono state 11.939 le imprese italiane ad avere portato i libri in Tribunale, l’11,3% in meno rispetto ai 13.467 dell’anno precedente. E’ quanto emerge dall’analisi effettuata da Cribis, società del gruppo Crif specializzata nella business information. Il dato del 2017, sottolinea una nota, «appare ancor più positivo se confrontato con il 2014, l’anno nero delle imprese italiane in cui i fallimenti erano stati 15.336». Nel solo quarto trimestre i fallimenti sono stati 3.283, -4% rispetto allo stesso periodo del 2016. «I dati emersi dalla nostra indagine a chiusura del 2017 confermano le previsioni ottimistiche di inizio anno – commenta Marco Preti, amministratore delegato di Cribis – e rappresentano una conferma del progressivo miglioramento dello stato di salute delle nostre realtà imprenditoriali». A livello territoriale, il maggior numero di fallimenti è avvenuto in Lombardia (2.514 casi, il 21,1% del totale), seguita dal Lazio (1.531, 12,8%) e dal Veneto (1.014, 8,5%). Per quanto riguarda invece i settori merceologici, al primo posto c’è il commercio (3.901 imprese fallite nel 2017, in calo dalle 4.493 del 2016), seguito dai servizi (2.807 da 2.918 nel 2016), edilizia (2.313 da 2.749) e industria (2.209 da 2.632).

2018-02-06T16:10:00+00:00 Argomento: ECONOMIA|Speciale |