«Cimici e maltempo, annata dura: serve il miglioramento genetico»

Fini (Cia): «Personale specializzato per risolvere il problema della fauna selvatica, fuori controllo: le conseguenze sono danni milionari ad agricoltura e ambiente, rischio malattie, incidenti stradali»

«È stata un’annata difficile sin dall’inizio con conclusioni non rosee aggravate dai danni arrecati delle piogge di novembre». Il presidente di Cia-Agricoltori italiani Emilia-Romagna Cristiano Fini sottolinea le enormi difficoltà delle imprese dovute ad un 2019 caratterizzato da un forte calo della produttività rispetto all’anno scorso e alla media degli ultimi 30 anni. «La flessione ha colpito quasi tutte le produzioni regionali – insiste Fini –. Le cause sono dovute a più fattori esterni, quali cimice asiatica e andamento climatico anomalo aggravato da precipitazioni estreme. A tutto ciò non ha corrisposto un adeguato aumento dei prezzi alla produzione e la cosa ha messo in forte crisi economica e finanziaria le aziende agricole del territorio: per salvaguardare la nostra agricoltura abbiamo il dovere di mettere in campo proposte innovative e ricevere risposte esaustive». Proprio per contrastare i cambiamenti climatici e gli agenti patogeni alieni potrebbe essere utile anche l’apertura della Ue a nuove tecniche per piante più resistenti. «L’agricoltura non può fare a meno del miglioramento genetico. La sua evoluzione e le nuove biotecnologie – ribatte Fini – sono gli strumenti con cui affrontare con tempestività le sfide dell’ecosostenibilità e combattere anche i patogeni che minacciano l’agricoltura italiana. Abbiamo bisogno, oggi più che mai, di un ulteriore miglioramento per adattare le nostre colture a un contesto ambientale trasformato dal cambiamento climatico. Con il genome editing si arriva a perfezionare il corredo genetico delle piante in maniera simile a quanto avviene in natura, ma con maggior precisione e rapidità». L’auspicio di Cia è che si possa finalmente intervenire su una legislazione comunitaria, datata 2001, ritenuta ormai obsoleta e che ha determinato la contestata sentenza della Corte di Giustizia del 2018. «Un ultimo aspetto – aggiunge Fini – riguarda la gestione di queste innovazioni. Non possiamo permetterci che il miglioramento genetico sia gestito solo da multinazionali lontane dalle esigenze reali del mondo agricolo. Vanno sviluppate nuove relazioni tra pubblico e privato e interazioni più strette tra mondo dell’impresa e mondo della ricerca, sia attraverso maggiori investimenti pubblici». Un altro tema scottante è quello dei danni da fauna selvatica. «A caccia tutti i giorni, ma con personale specializzato, per affrontare il problema, ormai fuori controllo, della fauna selvatica». È questa la provocazione della Cia in risposta alle proposte avanzate per il contenimento della presenza dei cinghiali in Italia. «La questione degli animali selvatici è molto seria – sottolinea Fini – perché si parla di danni milionari ad agricoltura e ambiente, di rischio malattie, di incidenti stradali sempre più frequenti e minacce alla sicurezza dei cittadini nelle città e in campagna. Solo i cinghiali sono responsabili dell’80% dei danni all’agricoltura. È del tutto evidente, quindi, che bisogna tornare a carichi sostenibili delle specie animali». La riduzione selettiva dei cinghiali, secondo Fini, non può essere affidata ai cacciatori «ma deve essere prevista o rafforzata la possibilità di istituire personale ausiliario, un ‘corpo speciale’ profilato, adeguatamente preparato e munito di licenza di caccia, per essere impiegato dalle autorità competenti in convenzione ». Questi sono anche alcuni degli elementi contenuti nella proposta di modifica della legge 157/92 realizzata da Cia e che è ispirata da un modello di corretta gestione degli animali selvatici. Riguardo alla legge di bilancio «diciamo subito che ci sono aspetti positivi, ma migliorabili –. precisa Fini –. Nella manovra c’è un’apertura positiva al settore agricolo e alle sue esigenze, sia dal punto di vista fiscale che sul fronte delle emergenze in atto. In particolare, è importantissimo l’azzeramento dell’Irpef agricola, che vuol dire nessun nuovo aggravio fiscale per gli agricoltori, stretti già tra alti costi di produzione e redditi inadeguati. Molto bene anche le misure a sostegno delle imprenditrici e degli under 40. Quanto all’emergenza cimice asiatica gli 80 milioni di euro per aiutare le aziende colpite sono una prima risposta essenziale, anche se servirà un sostegno finanziario aggiuntivo». Alla ministra alle Politiche agricole Teresa Bellanova è stata presentata una proposta articolata per dare risposte urgenti agli agricoltori danneggiati, firmata da Cia Emilia-Romagna, Cia Veneto, Cia Friuli Venezia Giulia, Cia Trentino-Alto Adige, Cia Lombardia e Cia Piemonte. «Riteniamo necessario – spiega Fini – un sostegno finanziario che si aggiunga agli 80 milioni di euro annunciati dalla ministra per far fronte all’emergenza in atto». Il passo successivo per l’associazione è quello di agire sulla semplificazione burocratica e di intervenire in maniera strutturale per la riduzione dei costi di produzione, agendo sulla riduzione del cuneo fiscale e sul costo del lavoro. Nei confronti della Ue, il Governo nazionale deve, a giudizio di Fini, chiedere le modifiche ai regolamenti comunitari per permettere l’aumento dell’aliquota di sostegno dal 50% all’80% per gli investimenti. «E in considerazione dell’andamento del mercato – conclude Fini – che vede la carenza di prodotto nazionale, si rende necessario aumentare i controlli sulla filiera per assicurare che l’origine dei prodotti sia garantita allo scopo di evitare fraudolente indicazioni che sarebbero un’ulteriore beffa al danno subito».


NODO ALLEVAMENTI

«Solo una minoranza si comporta male»

«Le imprese bio crescono, non si può criminalizzare un’intera categoria»

Recentemente, gli allevamenti che trasgrediscono le regole sono finiti al centro di polemiche e inchieste anche televisive. «Fanno notizia – dice Fini – quelli irregolari, passano inosservati quelli che rispettano le normative: non è così che si rende un buon servizio all’agricoltura italiana ed emiliano-romagnola, quest’ultima tra le più virtuose e a rischio di essere oggetto di discredito per pochi disonesti. Se un’esigua minoranza non sta alle regole è giusto che venga punito, ma non si può criminalizzare una categoria». Le aziende italiane, ricorda Cia, hanno lavorato molto sulla sostenibilità. «Le imprese biologiche sono in aumento e osservare pratiche che favoriscono il benessere animale è ormai una realtà».