«Studiamo il territorio con i dati»

Seravalli (Sis.ter): «Le città oggi sono connesse e possono offrire sempre più spunti»

SERAVALLI, c’è sempre più bisogno del vostro lavoro?

«La società in cui viviamo offre una continua disponibilità di informazione, ma molto spesso manca la capacità per operare una sintesi e dare un senso ai dati che ci sommergono». Lo sottolinea con fermezza Alessandro Seravalli, presidente di Sis.ter, società di Imola (Bologna) che da oltre quindici anni lavora nell’ambito delle soluzioni geospaziali per comprendere, analizzare e monitorare il territorio. Un’impresa che ha fatto dell’innovazione e dell’integrazione delle competenze due capisaldi, che hanno portato alla costruzione del GeoSmart lab, laboratorio di ricerca sulle Scienze e tecnologie geografiche e sulle ‘Smart cities’ iscritto al Miur e accreditato alla Rete alta tecnologia dell’Emilia-Romagna.

Di cosa vi occupate?

«Il nostro lavoro è quello di accompagnare le aziende in base alle diverse esigenze, dagli open data a quelli sensibili, fino agli erogatori di piattaforme di dati e alle acquisizioni, oltre alla realizzazione di strumenti in grado di far sì che queste informazioni vengano digerite e siano utili allo scopo».

Operate in contesti molto diversi?

«Esattamente, con una forte componente geografica che ci lega al territorio. Nasce proprio da questo il nostro lavoro e il laboratorio riconosciuto ufficialmente anche come centro tecnologico di industria 4.0, con la certificazione di Unioncamere».

Un passo importante?

«Ci sono 16 centri riconosciuti in maniera ufficiale in Italia e l’elenco è sempre disponibile sul sito online di Unioncamere: è una rete di consulenza affidabile, soprattutto per quanto riguarda le nuove tecnologie, l’integrazione di sistemi, l’integrazione verticale e orizzontale, la geolocalizzazione, Big data analytics e realtà virtuale o aumentata».

Qual è il rapporto con le imprese?

«Le grandi industrie sono molto ricettive su queste tematiche e cercano di cogliere le opportunità, com’è normale che sia, ma le piccole e medie imprese hanno molte più difficoltà. A volte manca l’informazione, a volte purtroppo non c’è la possibilità di costruire una progettualità in merito».

Il Paese come si rapporta a tutto questo?

«È un percorso di traghettamento molto difficile e complesso». Ci dica di più. «La realizzazione di centri accreditati vuole spingere proprio in questa direzione: far conoscere e favorire le opportunità del territorio. È fondamentale agevolare un accesso alle informazioni e alle infrastrutture digitali, soprattutto per quanto riguarda la crescita delle imprese locali».

E per far fronte al continuo mutamento.

«Le città oggi sono connesse e possono offrire sempre più spunti diventando resilienti alle difficoltà, ormai del tutto improvvise e imprevedibili ».

Cosa serve per generare lavoro?

«È appunto in questa logica che occorre traghettare il territorio verso una maggiore sensibilità per l’innovazione: permette al tessuto delle imprese, anche quelle medio-piccole, di crescere e generare posti di lavoro».

Con uno sguardo al futuro?

«Ragionare in questo modo significa proprio rimanere davanti alle sfide del mondo contemporaneo ».

Mentre in caso contrario?

«Si rischia il tracollo. Potremmo ritrovarci, in futuro, con territori che sono andati avanti e hanno raccolto le sfide poste dal sistema. Mentre altri…».

Altri?

«Rischiano di scomparire ed essere tirati completamente fuori».

Cosa comporterebbe?

«Non ci sarebbero più opportunità per un giovane che inizia a muoversi nel mondo del lavoro, che ha bisogno di un territorio abitabile e ricco di opportunità. Altrimenti si rischia la polarizzazione estrema verso quei centri in grado di attrarre ricchezza e innovazione ».

Francesco Moroni


Transtecno, l’innovazione per crescere

Il gruppo di Anzola Emilia al lavoro sui processi produttivi e l’assistenza al cliente

NUOVE linee di montaggio, più performanti, per mantenere al passo coi tempi un’azienda con 36 anni di storia in continua crescita anche nell’epoca dell’Industria 4.0. Transtecno, fondata nel 1983 ad Anzola Emilia (Bologna) da Claudio Lorenzoni che tuttora ne è presidente, produce una vasta gamma di motoriduttori per tutti i principali settori industriali. Anno dopo anno, l’azienda è cresciuta fino a superare, nel 2018, quota 60 milioni di euro di fatturato, con un balzo intorno al 15%: il 35% del giro d’affari è concentrato in Italia e viene prodotto negli stabilimenti di Anzola. Il gruppo Transtecno dà lavoro a 270 persone e, negli ultimi anni, si è sviluppato in tutti i continenti, potendo contare su stabilimenti – oltre che in Italia – in Cina e in Messico. La vendita e l’assistenza sono dislocate in oltre 50 Paesi, che valgono complessivamente il 65% dei ricavi.

PER CONTINUARE a crescere, tuttavia, è necessario investire. E questo ha fatto Transtecno negli ultimi dieci anni, continuando a investire su tutti i fronti con un focus particolare sulla realizzazione di prodotti innovativi, sul miglioramento dei processi produttivi e sulla formazione professionale dei dipendenti e del network commerciale. In particolare, a partire dai primi mesi dello scorso anno ha iniziato un processo, che durerà fino alla fine del 2019, per sostituire progressivamente le principali linee di montaggio dei riduttori. Al loro posto, nuove linee pensate e sviluppate in ottica ‘Industria 4.0’: saranno più performanti e consentiranno una completa tracciabilità di ogni singolo riduttore montato, registrando e archiviando tutti i risultati che hanno portato all’accettazione del prodotto.

RACCOGLIENDO tutti i dati sensibili legati alla produzione, che è la filosofia di Transtecno, è possibile migliorarsi sempre di più. «Prima, le linee di montaggio prevedevano una serie di lavorazioni fatte manualmente dagli operatori – spiega il direttore di produzione Sergio Bisi –: non è sbagliato, nel nostro settore serve sempre l’esperienza dei lavoratori. Però le nuove linee permettono di avere un controllo continuo e costante cercando di evitare il più possibile l’errore umano». Sempre puntando sull’innovazione, da gennaio in Transtecno è andata a regime la linea di montaggio di motori elettrici a corrente alternata, che permetterà il montaggio di 7.000 motori al mese.

L’INNOVAZIONE, naturalmente, ha i suoi riflessi anche su quello che è il profilo dei dipendenti. «Il fatto di lavorare con questo tipo di automazione e di controllo – è la considerazione di Bisi – presume anche la necessità di avere degli operatori con una professionalità sempre più alta. In prospettiva questo è uno degli elementi per continuare ad avere la crescita e nuovi posti di lavoro. Per essere efficienti le persone devono essere preparate in modo professionale e questo tema è centrale fra gli obiettivi aziendali».

TRA LE TANTE sfide che l’azienda di Anzola si trova ad affrontare, però, c’è anche quella del rapporto con il cliente, perché produrre un ottimo prodotto non basta. E così, si presta particolare attenzione alle loro esigenze. «Da alcuni anni, oltre a tutti gli strumenti informatici indispensabili per i clienti per lavorare in autonomia nella scelta e configurazione dei prodotti – spiega il direttore commerciale di Transtecno Stefano Sabattini – mettiamo a disposizione un ufficio prevendita totalmente dedicato a loro. L’ufficio risponde in diretta otto ore al giorno con tecnici specializzati, che sono un vero e proprio punto di riferimento. I tempi di consegna, una volta effettuato l’ordine, oscillano dai cinque ai nove giorni lavorativi. E allo stesso modo c’è un servizio post-vendita, per guidare il cliente all’installazione dei prodotti o alla soluzione dei problemi ».

FONDAMENTALE, poi, la gamma dei motoriduttori, una delle più complete presenti oggi sul mercato. Solo negli ultimi quattro anni sono state inserite quattro tipologie di prodotto: motoriduttori in ghisa ad elevata resistenza, motoriduttori in corrente continua con grado di protezione IP66, motoriduttori brushless e, l’ultima, appunto, quella dei motoriduttori a corrente alternata sempre con protezione IP66.


«La nostra lotta bio alla zanzara tigre»

Paolo Ceccardi (Centro agricoltura e ambiente): «Tecnologia a basso impatto»

«ESPORTATORI di un modello all’avanguardia fatto da anni e anni di innovazione». Paolo Ceccardi è presidente del Centro agricoltura e ambiente ‘Giorgio Nicoli’ di Crevalcore, struttura di riferimento internazionale impegnata da anni nella ricerca per la corretta gestione ambientale. In particolare, nello studio di sistemi di lotta biologica rivolti agli insetti d’interesse agrario e medico-veterinario. Con un fatturato di 4,2 milioni di euro e una crescita del 23% tra il 2017 e il 2018, il centro è fortemente proiettato verso il futuro.

Ceccardi, qual è il segreto?

«È fondamentale un approccio scientifico e pragmatico. Caposaldo che il Centro non ha mai abbandonato in oltre 30 anni di storia ».

Ci racconti di più.

«Attualmente collaboriamo con importanti strutture di ricerca nazionali: le Università di Bologna, Parma e Reggio Emilia, La Sapienza di Roma, Enea e attori internazionali, come l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica di Vienna. Il centro è entrato a far parte del gruppo l’Operosa di Bologna dal 2017 e attualmente la coop detiene il 75% delle nostre quote sociali».

Di cosa vi occupate?

«Il centro si occupa della messa a punto di tecniche innovative di lotta biologica e integrata a basso impatto ambientale, contro insetti dannosi alle colture agrarie».

In che modo?

«Prevalentemente attraverso un approccio agro-ecologico, che valorizza i benefici forniti all’agricoltura dalla presenza di siepi, maceri e altre aree di rifugio per flora e fauna selvatica, oltre alle possibilità d’impiego di organismi utili per il controllo biologico dei fitofagi chiave delle nostre colture». Come è strutturato il lavoro? «Operiamo su quattro settori distinti: rifiuti e biomasse, agricoltura sostenibile e gestione del verde, entomologia e zoologia sanitaria, palineologia e paleoarcheobotanica ».

Il tutto con un approccio che rimane innovativo.

«Sì, tanto da suscitare anche l’interesse della Regione Emilia-Romagna per il modo in cui lavoriamo. Parlo di un sistema innovativo sviluppato in collaborazione con Hera: soffiando l’elio, creiamo dei compost mischiati a fanghi».

Le vostre creature, però, sono soprattutto le zanzare.

«Sì, lavoriamo con una tecnica che comincia ad avere 15 anni. I primi a svilupparla in Italia e in Europa, uno dei pochissimi esempi nel mondo. Un processo all’avanguardia, in cui si vede la vera transizione verso l’innovazione e l’industria 4.0».

Di cosa si tratta?

«Il centro – nell’ottica dell’importanza della salvaguardia ambientale – sta sviluppando la tecnologia Sit (Sterile Insect Technique) o del maschio sterile, che si basa sull’allevamento della specie nociva (in particolare la zanzara tigre), sulla separazione dei maschi dalle femmine, sulla sterilizzazione dei maschi attraverso radiazioni (raggi X) e il loro rilascio in ambiente, dove, accoppiandosi con le femmine vergini, le rendono sterili in modo definitivo».

Per l’ambiente, quali sono le conseguenze?

«La metodica non ha impatti negativi sull’ecosistema, sugli animali e sulla salute pubblica. La tecnologia Sit può essere applicata a 360 gradi per la lotta contro insetti dannosi per le colture agrarie: nei laboratori del centro è in fase di realizzazione un prototipo di struttura modulare per l’allevamento industriale di maschi sterili di zanzara tigre».

A cosa serve?

«Consentirà di espandere le esperienze in atto in Italia, Germania, Grecia e Montenegro, rendendo il metodo più facilmente applicabile e alla portata di tutti».

Attraverso quale sistema?

«Il prototipo prevede l’impiego di tecnologie innovative e all’avanguardia, come sistemi di visione artificiale dotati di fibre ottiche ad altissima risoluzione, che consentono di velocizzare il processo di separazione del maschio dalla femmina, rendendo maggiormente efficace il ciclo produttivo».

Di che numeri parliamo?

«Oggi sterilizziamo ogni settimana circa 150mila maschi. Ma questo prototipo di lavoro per biofabbriche consente di effettuare la sterilizzazione anche su un milione di esemplari ogni settimana».

Una vera rivoluzione?

«Qui si vede un segnale netto della transizione forte verso l’industria del futuro. In Spagna ci sono altri esempi di sterilizzazione di insetti, come la mosca degli aranceti. Ma sulla zanzara tigre siamo i primi».

Francesco Moroni


Cecchini, «il futuro del sollevamento»

Il gruppo bolognese, leader nella movimentazione industriale, si regala una nuova sede

di GABRIELE TASSI

BASTASSERO due giri di nastro isolante e qualche scatolone. Il difficile momento del trasloco – prima o poi – arriva per tutti, anche per le aziende. Cominciavano a star stretti a ‘Cecchini group’ i muri della storica sede bolognese di via dei Fornaciai: poco più di 2000 metri quadrati che dal 2010, oltre alla sede direzionale, ospitano anche la produzione. Il gruppo felsineo, fondato da Nicola Cecchini, quarant’anni di storia sulle spalle, e un ruolo da leader nel settore del sollevamento e movimentazione industriale, si sta preparando a un trasferimento su grande scala in un nuovo stabilimento. L’espansione era cominciata nel 2013, quando alla sede di Bologna si aggiunse un distaccamento della produzione a Imola, per riuscire a far fronte alle sempre crescenti richieste della clientela. Una platea composta principalmente da aziende provenienti dall’automotive al packaging, dall’agricoltura fino all’alimentare. Ma ora si guarda avanti: 5700 metri quadrati a Sala Bolognese, per dare libero sfogo alla crescita del gruppo che, come conferma anche Francesca Cecchini (ad di Cecchini Top Assistance e direttore tecnico e commerciale), «fa le valigie ma non va in vacanza».

Vi serve solo più spazio o c’è dell’altro?

«Il clima in generale, per le imprese, non è dei migliori, ma noi crediamo tanto nel nostro progetto e abbiamo deciso di guardare al futuro ».

E cosa c’è nel futuro di Cecchini?

«Nella nuova sede di Sala Bolognese potremo finalmente installare una linea di produzione dalla A alla Z. In pratica, passeremo dal solo processo di saldatura a una catena di montaggio completa; sarà un’occasione per essere più flessibili con i nostri clienti, e allo stesso tempo incrementare velocità, qualità ed efficienza negli ordini; e non ultimo, far lavorare i nostri dipendenti in spazi più ampi e di conseguenza più sicuri».

Un passo avanti importante quando si creano impianti ‘su misura’ per la clientela.

«Sì, sostanzialmente il nostro gruppo progetta, costruisce e vende impianti, componenti ed accessori per il sollevamento e la movimentazione industriale, definendo soluzioni ad hoc e taylor made, per risolvere le problematiche specifiche di ogni cliente durante le fasi di lavorazione e trasporto, agevolando il lavoro degli operatori e di conseguenza anche la performance delle aziende nostre clienti, con grande risalto alla sicurezza. Questa nostra prerogativa sarà ancora più forte ora che la maggior parte della lavorazione verrà fatta in casa».

Questo non rischia di incrinare un po’ il rapporto con i vostri fornitori storici?

«Più che fornitori noi li abbiamo sempre chiamati ‘partner’, perché hanno da sempre lavorato con noi. Molti di loro rimarranno, altri diventeranno nostri consulenti ».

Che ‘faccia’ avrà quindi la nuova sede?

«Indubbiamente hi-tech. Verranno implementati nuovi software e tecnologie, per stare al passo con l’avanzare dell’industria 4.0. Software che siano capaci di interfacciarsi fra loro, per migliorare tempi ed eliminare sprechi. È un punto su cui abbiamo insistito a lungo, sia dal punto di vista degli investimenti, sia da quello della formazione del personale. Vedremo così nuove postazioni di rilevamento dati, banner sullo stato dei materiali e programmi gestionali, in grado di comunicare con i magazzini ».

A proposito di personale, l’acquisto del nuovo stabilimento vorrà dire anche nuovi potenziali posti di lavoro?

«Questo non lo escludiamo. Al momento l’intero gruppo conta 40 dipendenti. Siamo sempre alla ricerca di profili tecnici competenti e adesso che avremo più spazio a disposizione, saranno sicuramente necessarie nuove figure».

Chi potrebbe trovare lavoro da voi?

«Quasi esclusivamente profili tecnici, ce n’è un grande bisogno, e le aziende fanno una grande fatica a trovarli. Il gruppo fondamentalmente è alla ricerca di personale per l’ufficio tecnico, manutentori e tecnici di produzione, figure indispensabili per continuare a cavalcare l’onda dell’industria 4.0. Negli anni abbiamo inserito molte figure neofite e le abbiamo formate per farle crescere. Crediamo molto nella formazione e nella buona volontà delle persone. Siamo un’azienda che offre molte possibilità di crescita alle persone ambiziose e capaci, siamo il futuro del sollevamento».