«Crcart, l’avventura della start up è donna»

Cristina Mattioli è imprenditrice da 33 anni: «Ci tocca lavorare di più e meglio degli uomini per essere credibili: ma ci riusciamo»

Ne sa qualcosa di imprenditoria femminile Cristina Mattioli, 53 anni e imprenditrice da 33, dal 2018 alla guida della start up a Sala Bolognese CRCart («Tutti sbagliano a pronunciarlo: C sta per mia figlia Chiara, R per mio figlio Riccardo, C per Cristina, che sono io, e Art perché ogni lavoro è un’arte…»), specializzata nella produzione di carta e cartone tagliato su misura e destinato al mondo della cartotecnica.
Mattioli, quali sono i vantaggi di essere un’imprenditrice?
«Noi donne siamo più predisposte a creare empatia e credere nel gruppo rispetto ai colleghi uomini. Certo, in certi contesti la fatica è doppia: ma con perseveranza, professionalità ed entusiasmo si possono raggiungere obiettivi importanti».
Ha incontrato difficoltà come donna, nel lavoro?
«Soprattutto agli inizi, quando partecipavo a riunioni in cui ero l’unica donna in contesti tipicamente maschili. Ora le cose sono cambiate, ma non tanto quanto si vorrebbe. Essere imprenditrice restando mamma, moglie, amica è faticoso, perché pretendiamo da noi sempre il massimo. Servirebbero più collaborazione, meno burocrazia, più buon senso e pragmatismo. In certi contesti dobbiamo lavorare di più e meglio degli uomini per risultare credibili: riusciamo a farlo grazie al nostro ’mood’ organizzativo innato, che ci permette di affrontare le difficoltà».
Ci racconti i suoi esordi…
«Sono figlia di un elettrauto e di una casalinga, ho una formazione commerciale. Dopo gli studi e tanto estero, ho deciso di accompagnare mio marito nella realizzazione della sua visione imprenditoriale. Acquistammo un’impaccatrice per fare conto lavoro per le cartiere, poi, con l’evoluzione del mercato e la crisi, investimmo in una taglierina: tagliavamo per cartiere e distributori, poi per noi stessi. Puntando su qualità del prodotto e servizi per commesse sempre più piccole e urgenti, senza dimenticare l’ambiente e sollecitando i clienti a ottimizzare gli sfridi, siamo diventati una realtà riconosciuta in tutta Italia».
E oggi?
«Ho lavorato nell’azienda di famiglia 16 anni, l’ho vista crescere: ora vanta 12 milioni di fatturato e 15 dipendenti. Ma con i figli grandi e l’azienda avviata, ho deciso di rimettermi sul mercato per soddisfare la mia curiosità e continuare a crescere come professionista. Come temporary manager mi sono messa in gioco in vari settori: dalla meccanica al fashion, dall’automotive allo stampaggio dei tecnopolimeri. L’approccio al mercato è sempre simile, oggi la differenza rispetto alla concorrenza è data dal servizio, mentre qualità e quantità sono intrinseche al progetto industriale».
Cosa propone CRCart?
«Abbiamo avvertito l’esigenza di sostenere ancor più i nostri clienti offrendo, oltre alla carta, anche cartone in formato speciale. È un mercato in crescita, anche data la crescente attenzione all’ambiente, che porta a sostituire le plastiche, dove possibile, con prodotti certificati riciclati e compostabili come il cartone».
Qualche segreto?
«Impegno, duro lavoro, porsi obiettivi misurabili ’step by step’, restare positivi. Non smettere mai di ascoltare e di aprirsi alle novità, mettendo da parte l’innato egocentrismo dell’imprenditore ».


L’OPINIONE

«Lavoro di squadra senza competizione, si può e funziona»

Un lavoro di squadra al femminile può esistere? Certo che sì, secondo Cristina Mattioli di Crcart: «Sempre di più mi capita di incontrare tante donne manager, finalmente, e ci capiamo, al volo: spettinate, struccate, sconvolte, stanche, ma sempre positive, ci appoggiamo l’un l’altra trovando nel nostro modo di lavorare grandi opportunità. Abbiamo una grande empatia senza mai perdere di vista il nostro obiettivo. Mi dicono sempre: ’quello che dici lo mantieni, nel bene e nel male’: in questo siamo ’tipicamente’ donne». Per quanto riguarda la sua Crcart, «guardo la mia squadra, siamo ’solo’ in cinque oppure ’già’ in cinque: il mio lavoro si trasforma in un impegno sociale nei confronti dei miei dipendenti, delle loro famiglie, degli stakeholders del progetto imprenditoriale: con rispetto e fiducia reciproci si possono fare cose importanti».


«Passione e professionalità, unica differenza»

Rosanna Vecchiettin è la titolare del salone ’Equipe Vittorio’ a San Lazzaro. «La carriera porta a tanti sacrifici, ma ne vale la pena»

Rosanna Vecchiet è imprenditrice da 39 anni. Attualmente è la proprietaria del salone di parrucchiere ’Equipe Vittorio’ sulla via Emilia, a San Lazzaro, ma la sua avventura imprenditoriale è cominciata diversi anni fa, in altre città.
Rosanna, ci racconti la sua storia di manager…
«Nella mia carriera, fino a oggi, ho gestito cinque saloni nella mia carriera: tre a Trieste, che è la mia città natale, uno a Roma e, attualmente, l’’Equipe Vittorio’ di San Lazzaro».
Perché la scelta di fermarsi qui?
«Perché qui mi ha portata il grande Stefano Milani, quando ho accettato di affiancarlo come direttrice nel suo salone. In lui avevo riconosciuto un ’artista del capello’ raffinato ed elegante, tanto che definirlo un ’parrucchiere’ diventa riduttivo. Rispacchiandomi nella sua filosofia di bellezza ‘globale’ e di look personalizzato, ho deciso di restare per affiancarlo nella sua continua ricerca di originalità e innovazione. Dopo la sua prematura scomparsa, quasi tre anni fa, ho voluto dare un seguito alla sua opera e ho deciso di portare avanti la sua mission di ricerca dell’«abito su misura» rivolta ai capelli e alla scelta accurata di un look personalizzato per ciascuno dei nostri clienti».
Nel suo settore vanta un’esperienza professionale di altissimo livello: qualche lavoro che l’ha resa particolarmente fiera?
«Nel mio curriculum sono presenti numerosi personaggi famosi e volti noti, tra cui Loredana Bertè, Bryan Ferry, Veronica Castro, Barbara Buchet, i Simple Red, Barry White, Valeria Mazza, Brigitte Nielsen, Michelle Hunziker, Esther Canadas, Sandra Mondaini. Sono stata per lungo tempo, inoltre, dietro le quinte di Canale 5, e ho «colorato e pettinato» tantissime sfilate di Gucci, Armani, Ferrè, Ferretti, oppure di AltaRoma e Alta- Moda e ancora del Gruppo Mitù per Wella. Ots mi interesso e sono promotrice dell’Organic Color, una tecnica di colorazione che basa sul rispetto del colore naturale dei capelli, degli occhi, dell’incarnato e in generale dell’armonia della persona che pettiniamo, non perdendo mai di vista la salute del capello, che resta la priorità».
Cosa ha comportato essere un’imprenditrice?
«Mi ha portato a dedicare anima e corpo al lavoro, nonostante abbia voluto dire mettere da parte la mia intimità e la mia vita privata. Spesso ho dovuto tirare fuori la mia parte più dura, obbligandomi a rinunciare alle mie qualità più femminili. Ma quando si è un’imprenditrice, l’arte nella quale si indirizza la passione per il proprio lavoro è tutto. Forse questa per me è stata la parte più difficile, su cui ancora oggi a volte rifletto. Un vantaggio però c’è: si può rendere la propria passione un lavoro a tempo pieno, e questo dà la spinta di andare avanti in armonia con sé stessi, consapevoli di ciò che si vuole essere. Per fortuna posso contare su un carattere ’multitasking’, che mi permette di fare più cose assieme e di essere presente e attenta a ciò che mi circonda…».
Una caratteristica tipica femminile…
«Certo, anche se penso che essere bravi imprenditori dipenda più dal valore della persona che dal suo sesso. Infatti in Stefano avevo trovato la mia stessa spinta, la stessa passione per il nostro lavoro. Un’affinità unica e speciale che ci accomunava e ci permetteva di lavorare bene insieme, ognuno nel rispetto e nell’ammirazione dell’altro».