«Baby sitter, asilo e ricerca casa
Così si conquistano i migliori»

La sfida di Metalcastello per ancorare i professionisti a Castel di Casio

di CRISTINA DEGLIESPOSTI

UN assunto su quattro proviene da fuori regione e le donne, ormai, concorrono alla pari con i colleghi uomini anche nel settore della metalmeccanica. Ma per conquistare le migliori menti su piazza e poi trattenerle a Castel di Casio (Bologna), Metalcastello ha deciso di prendere di petto la sfida, costruendo progetti a misura di dipendente: «Dobbiamo studiare le edigenze dei nostri lavoratori, capire quali servizi servano loro, dalla ricerca della casa alla baby sitter per gestire i carichi familiari », afferma Stefano Scutigliani, amministratore delegato Metalcastello Spa e M-CIE Automotive Gear division director.

Partiamo dall’inizio, da un’azienda di 300 dipendenti che cerca comunque sempre nuovi profili. Quali sono i più gettonati dell’industria 4.0?

«Ingegneri meccanici, elettronici, meccatronici, gestionali e chimici, non necessariamente in possesso di laurea magistrale».

E come sta andando la ricerca?

«Purtroppo si fatica, come in passato. Per questo siamo coinvolti in una serie di progetti di recruiting su più fronti, dalle università, agli istituti tecnici fino scuole secondarie di primo grado».

Qual è la difficoltà maggiore che avete incontrato?

«Guardiamo i dati. L’anno scorso abbiamo assunto 40 persone tra ingegneri e periti: 10 provengono da fuori regione e 30 dall’Alta Valle del Reno. Molti ingegneri sono donna, perché è ormai sfatato il mito che la metalmeccanica sia mschile e sono in genere le migliori. Ma molti giovani provenienti da regioni del sud, dopo un po’, ci lasciano».

Come mai?

«Tendono a riavvicinarsi a casa, sebbene la maggior parte delle richieste che ci arrivano via web in risposta alle nostre selezioni sia da fuori regione. Il rischio sul lungo periodo è che Metalcastello passi da nave-scuola senza riuscire ad ancorare professionialità al territorio».

Che fare allora?

«Dobbiamo lavorare su più fronti. Da un lato, dobbiamo farci conoscere di più nelle università del centro nord dove forse non siamo abbastanza noti, poi lavorare su progetti specifici per i singoli lavoratori ».

Qualche esempio?

«Ci siamo resi conto che i professionisti oggi non sono tanto legati al grande marchio come un tempo, quanto più alla prospettiva di sviluppo che possono avere in un’azienda. E su questo la persona nella sua totalità ha un peso. Così, con un questionario, chiediamo quali siano i servizi di cui necessitano: dalla baby sitter alla ricerca casa o impiego per i familiari per non parlare dell’asilo nido ».

Insomma, l’intenzione è di prendersi a cuore il dipendente. Ma potrete anche offrire risposte?

«Perché no? Molte altre aziende della nostra zona vivono le stesse problematiche e se ci mettessimo insieme, se facessimo rete, non sarebbe così oneroso. Al momento ci siamo concentrati su altri aspetti di welfare aziendale».

Di che tipo?

«Con la Fondazione Ant abbiamo previsto screening oncologici gratuiti per i nostri dipendenti, oltre che sostenere l’istituto superiore locale per corsi serali di formazione per il nostro personale. Le figure apicali o diplomate possono seguire invece corsi di specializzazione alla Bologna Business School».

Cosa manca ancora?

«Forza lavoro. Ci siamo resi conto la carenza strutturale di risorse viene in parte dalla crisi demografica che affligge anche l’Alta Valle del Reno, in parte dall’orientamento dei giovani verso le discipline scientifiche. E l’orientamento avviene già alle medie, quando si sceglie tra liceo o istituto tecnico ».

Che fare allora?

«Abbiamo un progetto con i dirigenti scolastici dell’Alta Valle del Reno e del Setta far conoscere ai ragazzi e alle loro famiglie realtà tecnologiche e all’avanguardia, rompere certi luoghi comuni e cliché, perché la metalmeccanica è fortemente cambiata dal passato».

Come vi muovete con gli istituti superiori?

«Con gli istituti tecnici il rapporto è molto stretto, a partire da Porretta Terme e al di là dei risvolti normativi sull’alternanza scuolalavoro. Offriamo, tra l’altro, borse di studio agli studenti più meritevoli dell’istituto Montessori-Da Vinci per periti meccanici, elettronici e informatici, riservate ai ragazzi di terza, quarta e quinta. E risultati sono ottimi».


«Vogliamo ampliare la clientela
Valencia è la nostra sfida futura»

Pozzi, coop L’Operosa: «In soli due mesi già risultati inaspettati»

di LORENZO PEDRINI

PASSANO i decenni, le professioni cambiano e le tecnologie mutano assieme al mercato e alla società, «ma la professionalità e la competenza non passano mai di moda, anzi, si evolvono». E’ questo, in una manciata di parole, il messaggio sul quale, secondo il presidente Claudio Pozzi, si fonda il lavoro de L’Operosa, la cooperativa dei servizi basata da quasi 70 anni alle porte di Bologna, a Granarolo e, ora, pronta ad aprirsi al mondo.

Il vostro passato è di quelli da tramandare, ma sembra anche un trampolino buono per spiccare un salto in avanti.

«La prosecuzione della crescita nel rispetto di chi lavora con noi e la costruzione di un solido futuro per la cooperativa sono certamente la nostra stella polare, tanto più oggi, in un’epoca di così densi cambiamenti. Raccontare e ricordare da dove siamo partiti, però, resta fondamentale, soprattutto se la storia de L’Operosa, fin dal primo momento, parla di rapporti umani e del desiderio di fare».

Qual è, quindi, il vero momento fondante di un sodalizio tanto duraturo?

«Tutto cominciò nel 1951, dal bisogno pressante di mettersi all’opera in cui versavano 27 lavoratori all’indomani dell’esclusione da un concorso per un posto alle Ferrovie. Fianco a fianco, si misero assieme e lottarono fino a creare una cooperativa che partì proprio dalla Stazione di Bologna, dove si occupava degli interventi di manutenzione».

Con l’eco di questo inizio nelle orecchie, di acqua sotto i ponti ne è passata.

«Di certo i numeri non mentono. Il raggruppamento del quale L’Operosa è capogruppo, adesso, occupa infatti più di 3mila persone, per un fatturato totale che, nel 2018, ha superato quota 100 milioni di euro. Di questi, comunque, 80 sono stati generati dall’azienda centrale, che ha visto i suoi ricavi crescere, anno su anno, di un non banale 5%».

Tutto questo, o buona parte, con i servizi di pulizia?

«Diciamo pure buona parte, perché accanto alle pulizie, che restano da lungo tempo il nostro campo principale, forniamo sull’intero territorio nazionale il meglio delle soluzioni per impiantistica ed energia pulita disponibili su piazza, tanto per pubbliche amministrazioni e aziende quanto per i piccoli clienti privati».

La vera novità, però, è che vi siete finalmente affacciati anche fuori dai confini italiani.

«Tra i cardini sui quali vogliamo puntare per proseguire sulla strada della ripresa, accanto alla sempre più capillare diversificazione dei servizi che amplierà la clientela, c’è anche l’apertura di nuovi mercati, con la nuova sede di Valencia, aperta da due mesi, che inizia già a rappresentare, per noi, una valida alternativa al territorio che ci ha cresciuto e che non abbandoneremo mai».

Quando si dice ‘futuro’, di solito, i concetti chiave sono ambiente e innovazione.

«Sul primo fronte, ci onoriamo di essere la seconda azienda in Europa ad avere ottenuto la certificazione Ecolabel, per l’attenzione alla riduzione degli sprechi e all’inquinamento che poniamo nell’uso delle giuste uniformi, dei prodotti certificati e dei macchinari più all’avanguardia, mentre il completamento della reinformatizzazione dei processi aziendali arriverà entro l’anno».

La chiamano rivoluzione 4.0.

«Proprio quella, e noi resteremo al passo, mettendo in piedi una catena di comunicazione integrata che legherà direttamente, in modo sempre più efficiente, i vertici decisionali e i capicantiere, oltre a connettere macchine e uomini. Questo, anche grazie a piani di assunzioni che puntano forte su maestranze specializzate e neolaureati, in particolare ingegneri edili e gestionali. Cinque ne sono appena entrati e altri quattro, speriamo, arriveranno presto».


«Cse, al fianco delle banche
Siamo una fucina di giovani talenti»

L’ad Lombardi: «In campo con servizi informatici e consulenze»

LA STORIA di Cse inizia nel 1970, quando il gruppo che ha sede a San Lazzaro era un centro meccanografico. Oggi è una Società di Banche che si pone come fornitore di soluzioni end to end per il mondo bancario e finanziario, accompagnando gli istituti di credito nel cammino di innovazione tecnologica e di processo. Attualmente le società del gruppo contano oltre 160 clienti tra cui, oltre agli istituti di credito – che costituiscono il core target –, anche Sim, Sgr, Società finanziarie e filiali di banche estere.

Vittorio Lombardi, amministratore delegato di Cse, come è cambiato il gruppo negli anni?

«Siamo alla soglia dei 50 anni di attività e dopo aver attraversato le grandi trasformazioni del sistema, la società continua a crescere, rinnovandosi e ampliando la tipologia dei servizi. Abbiamo affiancato all’offerta di servizi di natura funzionale e informatica utilizzata da clienti, con una massa amministrata di circa 180 miliardi, un supporto di consulenza, dal punto di vista operativo e normativo, che permette di disegnare e realizzare soluzioni trasversali, flessibili e rilasciate in modalità ‘chiavi in mano’».

Quali figure professionali lavorano nel vostro gruppo?

«Attualmente disponiamo di esperienze diversificate e di team specifici focalizzati su precisi ambiti, nei quali operano circa 900 risorse. Siamo realmente una fucina di giovani talenti (oltre il 70% laureati) con un’età media molto bassa (circa 34 anni), bilanciata tuttavia da una quota di figure senior che, all’entusiasmo e alla capacità di innovazione dei giovani, abbinano una pluriennale esperienza, creando così un mix ottimale e vincente di competenze».

Qual è la struttura del gruppo?

«Il percorso di crescita perseguito negli anni ha portato Cse a strutturarsi come Gruppo formato dalla capogruppo e da altre quattro società specialistiche – Cse Consulting, Caricese, Cse Servizi e Onewelf – che, in sinergia con la prima e in maniera complementare, arricchiscono l’offerta con una pluralità di servizi di eccellenza su molteplici aree funzionali».

Come affrontate le sfide del settore?

«Per sostenere la sfida della digital economy, il Gruppo Cse sta facendo grandi investimenti sull’innovazione in tutti gli ambiti: organizzativo, metodologico, tecnologico. Portare avanti una trasformazione di tale portata richiede l’innesto di nuovi skill, di forze giovani propense all’innovazione e spinte dalla voglia di raggiungere grandi risultati. All’interno della capogruppo servono profili nuovi, come i data scientists e gli specialisti di Intelligenza Artificiale, servono esperti di user experience per disegnare servizi a valore aggiunto sui dispositivi mobile, servono ingegneri e tecnici che vedano nella tecnologia la possibilità di generare un impatto sulla società e sullo stile di vita dei cittadini».

Vi confrontate anche con le università del territorio?

«Quotidianamente. C’è una vera e propria competizione delle aziende Ict (Information and Communications Technology, ndr) per catturare i migliori ingegneri che escono dagli studi. Servono più laureati in materie scientifiche e serve soprattutto una collaborazione maggiore fra università e aziende, per migliorare il grado di matching tra domanda e offerta. Cse Consulting – realtà dinamica e orientata alle esigenze dei propri clienti e con una forte propensione all’innovazione di processo – è il terreno giusto per giovani neolaureati in materie economiche e organizzative, con una forte curiosità intellettuale e desiderosi di cimentarsi in sfide progettuali e di business sempre diverse».

Quali requisiti cercate?

«Il contatto con la clientela è per noi un ingrediente fondamentale per offrire soluzioni di eccellenza ai nostri clienti. Ecco perché anche la capacità di relazionarsi in maniera positiva – e propositiva – è un prerequisito per una carriera di successo. La capacità di adattamento e la flessibilità, infine, sono due ulteriori qualità determinanti per garantire l’evoluzione costante delle esigenze della nostra clientela. Cse Consulting pone al centro dello sviluppo dei propri specialist un percorso di crescita a obiettivi progressivi caratterizzati inizialmente da una base fondante di apprendimento on the job con il supporto di risorse senior, per poi arrivare a ricoprire ruoli di crescente autonomia nella conduzione di progetti complessi e nell’interazione diretta con i clienti».