Furla, il lusso quotidiano
Brand sempre più green

Presente in tutti i continenti, il gruppo ha raddoppiato il fatturato in 4 anni
Confermato l’impegno a non utilizzare pelliccia animale nelle co

di Marco Principini

Esiste un marchio che, in oltre 90 anni di vita, ha saputo sempre legare la qualità delle proprie lavorazioni alla volontà di servire una platea quantomai ampia, coniugando l’alta moda con un’eleganza che sa di quotidianità. Quel brand si chiama Furla, specchio, fin dal lontano 1927, di quel concetto di ‘lusso inclusivo’ che l’azienda ha costruito per scalare il settore della pelletteria e degli accessori e posizionarsi, ora, fra i più importanti attori mondiali del comparto. La prova – mentre il 2019 ha visto il gruppo fondato sotto le Due Torri da Aldo Furlanetto rafforzare le sue politiche di salvaguardia ambientale, ideare con Mavive il suo primo profumo e lanciare la sua prima collezione di sneakers – sta innanzitutto nei numeri, che segnalano come, negli ultimi quattro anni, il fatturato sia addirittura raddoppiato, toccando, a fine 2018, quota 513 milioni di euro. Il motivo più lampante di questa crescita, perseguita attraverso il costante rafforzamento di 490 rivenditori monomarca e la presenza in 1.200 punti vendita multibrand nel mondo, sta proprio nella capillare presenza delle borse e dei portafogli targati Furla in tutti e cinque i continenti; con un’area Asia-Pacifico che, ad esempio, incide per oltre un quarto dei ricavi totali (grazie a un Giappone che, da solo, vale il 22% del fatturato), gli Stati Uniti che sfiorano l’8% e i Paesi dell’area Emea che rappresentano il 44% dei ricavi del gruppo. Altro fiore all’occhiello, poi, è stato il recente programma di investimenti su una piattaforma di ecommerce diretta, i cui ricavi – lo scorso anno – hanno fatto segnare un corposo +45,7%. Sistemi di vendita e promozione tradizionali da un lato, dunque, e votati all’innovazione dall’altro, affiancati dal collaudato sistema di welfare aziendale ‘Furla for you’ (valso la certificazione di ‘Top employers Italia’) e riconosciuti dall’amministratore delegato del Gruppo, Alberto Camerlengo, come «solide basi per garantire una crescita sostenibile e perseguire l’eccellenza delle creazioni firmate Furla». Se i risultati economici non sono mai stati tanto ragguardevoli, poi, i conseguimenti sotto il profilo etico non sono certo da meno, se è vero che, dopo l’annuncio lo scorso anno del suo impegno a non utilizzare pelliccia animale nelle sue collezioni a partire dalla stagione Cruise 2019, Furla ha ora anche aderito al programma ‘Fur Free Retailer’, promosso da Fur Free Alliance, il network delle principali organizzazioni di tutela degli animali. Una «responsabilità nella ricerca delle materie prime » che, per Camerlengo, «risponde alla crescente ricerca di prodotti etici da parte di un consumatore sempre più consapevole ».


La società è stata fondata nel 1979

Gvs, filtri hi-tech per il mercato internazionale

Nel mondo il Gruppo conta più di 2.500 dipendenti in quattordici stabilimenti e cinque sedi operative

di Luca Orsi

GVS compie 40 anni. Con ricavi consolidati al 2018 pari a circa 209 milioni di euro (94% estero/ 6% Italia), oltre 2.500 dipendenti, con 14 stabilimenti e 5 uffici commerciali all’estero, oggi GVS offre soluzioni avanzate di filtrazione per molteplici applicazioni in settori altamente regolamentati attraverso tre aree di business: Healthcare & Life Sciences, Energy & Mobility e Health & Safety.
Qual sono state le tappe fondamentali per la crescita della società?
«Il nostro Gruppo – spiega l’ad Massimo Scagliarini – nasce nel 1979, in un garage della periferia di Bologna. La società viene fondata da mia madre, Grazia Valentini con il supporto del padre Renato. Fin dall’inizio abbiamo puntato su una filosofia di qualità assoluta e una costante innovazione dei prodotti e processi, che sono alla base del nostro successo. A metà anni ‘80 inizia l’espansione internazionale, da sempre nel nostro DNA, e negli anni ‘90 nasce la divisione Energy & Mobility, guidata da mio fratello Marco, con il quale nel ‘99 apriamo il primo impianto produttivo in Brasile. Gli anni 2000 sono cruciali nella nostra storia: nel 2002 avviene il passaggio di consegne da mia madre a me e mio fratello e prosegue la crescita globale anche per linee esterne, con l’acquisizione di società e stabilimenti in tutto il mondo».
Quali sono i principali mercati del vostro export?
«Ci caratterizziamo per una forte vocazione internazionale e abbiamo sempre adottato un approccio glocal. GVS si contraddistingue per la capacità di offrire prodotti e soluzioni tecnologiche per molteplici applicazioni. Ad oggi abbiamo 14 stabilimenti tra Italia, UK, Brasile, USA, Cina, Romania e Messico, aperto recentemente, e 5 sedi commerciali dirette in Argentina, Russia, Turchia, Giappone e Corea».
Nel 2017 avete acquisito la Kuss Filtration. Ci sono altri investimenti o acquisizioni particolari in vista?
«GVS vanta un consolidato track record: negli ultimi dieci anni abbiamo acquisito 12 realtà, rafforzando la nostra presenza in Cina, UK e Nord America. Kuss Filtration è stata integrata perfettamente in soli sei mesi, a dimostrazione dell’esperienza maturata. Abbiamo un team dedicato alle attività di M&A e un nostro sistema ERP che consente di integrare sempre più rapidamente le realtà acquisite, che possono adottare metodi e procedure di Gruppo, facilitando il ricambio culturale. Abbiamo un modello di business resiliente e anticiclico grazie all’ampia diversificazione geografica e di settore e nei prossimi anni continueremo a focalizzarci nel percorso intrapreso di crescita equilibrata tra linee interne ed esterne»

FOCUS

Il 9% del fatturato in ricerca e sviluppo

Approvati in media tre brevetti all’anno
Oltre 50 patent proprietari

GVS nasce dalla ricerca e sviluppo, su cui si è investito e si continua a investire notevolmente per favorire la crescita del Gruppo. «Gli investimenti in R&D – spiega Massimo Scagliarini, ad – hanno consentito di realizzare prodotti ad alto livello tecnologico, garantendo l’assenza di difetti e un indiscutibile valore per i clienti. Investiamo circa il 9% del fatturato e possiamo contare su 52 patent proprietari e 7 centri di sviluppo nel mondo. Abbiamo diversi brevetti in pipeline e in media ne vengono approvati 3 l’anno. Grazie alle competenze del nostro straordinario team siamo diventati un Gruppo in grado non solo di produrre soluzioni filtranti, ma anche di proporre soluzioni che rispondono ai problemi dei clienti, con metodologie basate sulle loro esigenze».


Vmr, telai d’eccellenza dalla motor valley all’Asia

Florenzo Vanzetto, ad dell’azienda che produce pezzi e componenti per moto:
«Così abbiamo superato gli anni della crisi e siamo riusciti a reinventarci»

di Francesco Moroni

«Mentre il mercato dell’automotive è sempre più frammentato, noi andiamo avanti con quindici anni di esperienza e lo sguardo rivolto al futuro». A sottolinearlo con fermezza è Florenzo Vanzetto, ad di Vmr, realtà tutta bolognese al centro della motor valley e leader nel settore della telaistica motociclistica, che negli anni vanta una sinergia logistica – e non solo – con Ducati e collaborazioni di primissimo piano (una su tutti, la fornitura a Bmw).
Vanzetto, come nasce la vostra realtà?
«Con l’acquisizione nel 2004 di un’altra società: allora eravamo sei o sette dipendenti, per un fattura di poche decine di migliaia di euro».
Di strada ne avete fatta.
«Abbiamo capito c’erano grosse potenzialità. Una piccola società, ma dotata di ottimo know-how e conoscenze tecniche molto buone. Da lì, abbiamo prima deciso di lanciarci nel settore automobilistico, e poi in quello delle moto ».
In questi anni, cosa merita di essere messo in evidenza?
«Una crescita lineare, anno dopo anno, sia nel fatturato che nell’organico. Ma non sono mancate le difficoltà».
Quali?
«Nel 2008, ovviamente, con la crisi. Poi nel 2012 ci ha pensato il terremoto a mettere in ginocchio due dei nostri principali fornitori, ma non abbiamo mollato e ci siamo rialzati».
Come?
«Di fronte a una recessione che ha abbattuto il fatturato del 50%, ci siamo reinventati, creando la prima rete italiana dell’automotive ».
Una filiera importante?
«Dodici aziende, unite sotto un progetto comune. RaceBo racconta questo: le imprese hanno mantenuto la propria autonomia, mettendo insieme una serie di investimenti che ci hanno permesso di uscire prima dalla crisi».
Poi?
«Abbiamo cominciato a fornire grossi player internazionali e, nel 2015 dall’americana Tenneco abbiamo acquisito lo storico brand Marzocchi. Erano sul baratro e abbiamo salvato 120 posti di lavoro. Infine, a settembre abbiamo rilevato Rcm di Fonderie Tacconi. Un tassello importante per il nostro lavoro nella motor valley. Così riusciamo a differenziare: a Zola Predosa lavoriamo su forcelle e alluminio, a Monteveglio (sempre nel Bolognese) ci occupiamo di acciaio e magnesio. Oggi contiamo un fatturato di 90 milioni e 659 persone in azienda».
E ora, cosa vi aspetta?
«Vogliamo aggredire il mercato cinese, in forte espansione nei prossimi anni. Entro il 30 gennaio, avremo già un accordo per sviluppare un’unità produttiva in Cina. Con lo sguardo sempre rivolto avanti».


Scm, boom di fatturato e assunzioni

«Il segreto si chiama innovazione continua»

Andrea Aureli, ad del Gruppo: «Collaboriamo con le migliori università, tecnopoli e centri di ricerca»

Un fatturato di oltre 700 milioni di euro, di cui il 7% annuo investito in ricerca e sviluppo: la multinazionale romagnola Scm Group produce macchine e impianti per la lavorazione di un’ampia gamma di materiali – come legno, plastica, pietra, metallo e compositi – e componenti industriali. Il gruppo dispone di tre principali poli produttivi in Italia, ha 4mila dipendenti e una presenza mondiale diretta e capillare. Negli ultimi due anni ha aumentato il fatturato complessivo di 200 milioni e l’organico di circa 900 persone, oltre a concludere due acquisizioni strategiche negli Usa e in Germania.
Andrea Aureli, ad di Scm Group, l’azienda ha alle spalle quasi 70 anni di storia: le prossime sfide?
«Abbiamo le idee chiare sul nostro principale obiettivo e l’abbiamo dimostrato nei tanti anni di storia: creare valore. Per noi vuole dire soprattutto disporre della giusta redditività del capitale investito, ma in un’ottica di lungo termine reinvestendone una gran parte. Tre priorità ci guidano: persone, innovazione e sostenibilità ».
Quanto vale l’innovazione?
«È una continua e profonda esigenza, operando in settori altamente competitivi e in continua evoluzione. Abbiamo una funzione ‘Innovation’ interna, ma è altrettanto importante il rapporto con centri di ricerca, università, tecnopoli e startup. Con tali realtà collaboriamo anche per diversi progetti europei: uno di questi ha riguardato una nuova interfaccia uomo-macchina abbinata alle nostre tecnologie, che si è aggiudicata il prestigioso Premio internazionale RedDot Award».
Come si manifesta il legame con il territorio emiliano-romagnolo?
«Oggi è molto più facile e fluido l’accesso a tutte le collaborazioni e intuizioni provenienti dal variegato mondo della ricerca industriale: è fondamentale che chiunque abbia spirito innovativo possa continuare a incontrarsi in vari contesti. Siamo aperti a chi si vuole unire a noi e a chi desidera un supporto per portare avanti attività che abbiano ricadute importanti anche per il nostro gruppo».
Siete attivi in diversi settori, dall’edilizia all’automotive: in quale si prevede il maggiore sviluppo?
«La diversificazione è una grande opportunità per creare vera innovazione, trasferendo idee e soluzioni tecnologiche da un settore all’altro, in modo sempre più dinamico. Ma ha anche un valore per la stabilità dell’andamento del gruppo che può pianificare meglio gli investimenti compensando i settori più statici con quelli a maggiore crescita».
Estero e Italia: dove ci sono più margini di sviluppo?
«L’export rappresenta il 90% del fatturato. Stiamo lavorando all’integrazione di due società acquisite recentemente proprio all’estero: DMS negli Usa e HG Grimme in Germania, specializzate in soluzioni che completano ulteriormente la nostra gamma».

g. c.

FOCUS

Alla guida ancora le famiglie fondatrici

Gruppo leader mondiale
Macchine utensili in vari settori merceologici

Scm Group è leader mondiale nelle tecnologie per la lavorazione di una vasta gamma di materiali: legno con la divisione Scm, plastica, vetro, pietra, metallo e materiali compositi con la controllata Cms Spa, e componenti industriali Hiteco, ES e Steelmec. Le società del Gruppo sono, in tutto il mondo, partner affidabili di affermate industrie che operano in vari settori merceologici: dall’industria del mobile all’edilizia, dall’automotive all’aerospaziale, dalla nautica alla lavorazione di materie plastiche. Alla guida del Gruppo ci sono ancora le famiglie fondatrici, rappresentate nel CdA da Giovanni Gemmani, presidente, Andrea Aureli, ad, e dagli amministratori Alfredo Aureli e Linda Gemmani.


Enco, cavi nel mondo
«Dall’Antartide al deserto»

Carlo Pirazzoli, consigliere delegato del Gruppo: «Dall’export l’80% dei ricavi»
Il clienti: poli di produzione, ingrosso e imprese che fanno elettrodomestici

di Lorenzo Pedrini

La qualità dei prodotti, basata su un solido know-how del management aziendale; la tecnologia all’avanguardia degli impianti; l’eccellenza delle materie prime utilizzate e la costante attenzione alle esigenze del cliente. In una parola, Enco, il produttore e distributore di cavi per le lavorazioni industriali che – dalla località imolese di Mordano – ha ormai conquistato mezzo mondo.
Carlo Pirazzoli, consigliere delegato del gruppo, può dirci quando tutto è cominciato?
«La storia di Enco inizia 26 anni fa, nel 1993, quando mio nonno e mio zio si interessarono per la prima volta al settore dei cavi e, in particolare, alla nicchia di quei sistemi di cablaggio resistenti alle alte e basse temperature».
Lei, invece, è entrato in azienda poco dopo, affrontando, tra le altre sfide, quella del passato decennio di crisi.
«Sì, e ho potuto constatare come il seme della ripresa stia nella forza di continuare a investire anche quando le cose vanno male. Come abbiamo fatto noi quando, proprio negli anni più duri, abbiamo completato l’acquisizione di uno dei nostri maggiori concorrenti, stabilendo una seconda sede nel Padovano, a Limena, dove ha trovato spazio la produzione di cavi per l’industria del fotovoltaico ».
E i numeri, allora, sono cresciuti di pari passo.
«Soprattutto quelli legati all’export, perché, mentre il fatturato si assestava sugli oltre 50 milioni di euro attuali e i dipendenti superavano quota 80 unità, la quota di ricavi realizzata oltreconfine balzava all’80% del totale, con una Enco che sbarcava in oltre 46 Paesi».
Le parole d’ordine, come lei insegna, sono invece ‘profilo basso’ e ‘clientela sana’. Ma chi sono, nei fatti, i vostri clienti?
«Vendiamo a soggetti di tre diverse tipologie, fornendo semilavorati ai grandi poli di produzione di cablaggi complessi e materiale di qualità ai rivenditori all’ingrosso, ma anche lavorando per le aziende che producono piccoli elettrodomestici».
Questo grazie al lavoro di maestranze locali, che necessitano di un articolato percorso di formazione.
«I tecnici specializzati non sono facili da reperire, specie gli estrusoristi, dei quali abbiamo grande bisogno. Quindi, li formiamo, con lunghi affiancamenti interni che affinano le capacità di operai provenienti soprattutto dall’Imolese e dal Ravennate».
Una provincia laboriosa, questa, che si specchia in ciò che realizza nei luoghi più lontani.
«Dal particolare all’universale, vincendo la selezione naturale tipica dei momenti di recessione e conservando l’orgoglio di chi realizza prodotti raffinati e competitivi, utilizzati tanto nella stazione antartica ‘Concordia’ quanto nel cileno deserto di Atacama».


Un anno di crescita

«Lavoropiù, un ponte tra domanda e offerta»

Naldi, direttore marketing: organizziamo un Career Day per avvicinare candidati e distretti manufatturieri

«Lavoropiù è in crescita e i numeri con cui chiuderemo il 2019 consolidano il nostro ruolo di leadership nella regione», dice orgoglioso Matteo Naldi, direttore marketing della società presieduta dall’ingegner Tomaso Freddi. L’azienda, attiva da 22 anni con oltre 65 filiali, ha sede a Bologna, offre ogni giorno lavoro a più di 4.000 persone e supporta 1.900 aziende.
Naldi, qual è lo stato di salute del mondo del lavoro in Emilia Romagna e a Bologna in particolare?
«L’economia regionale continua a conseguire risultati positivi nonostante il rallentamento congiunturale. Il tasso di occupazione si attesta al 71,3%. La disoccupazione è al 4,8%, in calo dell’1,1% rispetto al secondo trimestre 2018. Nel 2019 si conferma la seconda regione italiana per opportunità di lavoro; tra le province del territorio, in cima alla classifica c’è Bologna».
Quali sono le figure professionali più cercate dalle aziende?
«L’innovazione digitale ha cambiato il mercato del lavoro. I profili più ricercati sono quelli del settore ICT: Security Specialist, Business Analyst, Software Engineer e Sistemisti».
Qualche consiglio per chi è in cerca di un’occupazione?
«Realizzare un curriculum efficace è il primo passo per emergere, combinarlo a una presenza web di qualità è sicuramente un’arma vincente».
Per alcuni la difficoltà nel trovare un impiego è legata a una scelta universitaria sbagliata. Da questo punto di vista, meglio puntare sulle Facoltà scientifiche?
«Senza dubbio, in questo momento storico le facoltà scientifiche offrono le migliori opportunità di lavoro, ma è anche vero che i laureati in ambito umanistico hanno un approccio teorico che si può applicare in settori che sembrano distantissimi. Prendiamo il machine learning o lo speech recognition, chi può analizzarli meglio di un umanista?».
Un altro ‘buco’ del mercato del lavoro riguarda le professioni tecniche, soprattutto nei distretti manifatturieri emiliani. In che modo agite per avvicinare domanda e offerta?
«Per ridurre il mismatch, da 3 anni organizziamo il Career Day IMT-Industry Meets Talent, un evento per favorire l’incontro tra aziende manifatturiere e candidati provenienti da tutta Italia».
Come sponsor avete scelto di legare il vostro nome a quello di società sportive come Bologna e Fortitudo. Perché?
«Tutto o molto sta nel nostro Pay Off “Work as you Play, Play as you Work”. Questo è il messaggio che vogliamo trasmettere, godetevi il lavoro e affrontate il gioco con la giusta determinazione. Le realtà imprenditoriali sono attori fondamentali per lo sviluppo dei territori in cui operano e Lavoropiù in questo crede tanto. Siamo al fianco della Fortitudo e del Bologna FC da svariati anni. Il legame con entrambe le squadre per noi è importante sia per motivi di posizionamento del nostro brand sia in termini affettivi. Bologna per noi è il cuore pulsante».

m. p.

FOCUS

Con più di 65 filiali aiuta 1.900 imprese

«In questi anni ci sono maggiori opportunità  con lauree scientifiche»

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Numeri
L’azienda, attiva da 22 anni con oltre 65 filiali, ha sede a Bologna, offre ogni giorno lavoro a più di 4.000 persone e supporta 1.900 aziende.

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Università
«in questo momento storico le facoltà scientifiche offrono le migliori opportunità di lavoro, ma è anche vero che i laureati in ambito umanistico hanno un approccio teorico che si può applicare in settori che sembrano distantissimi».

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Sport
«Il legame con Fortitudo e Bologna fc è importante sia per motivi di posizionamento del nostro brand sia in termini affettivi. Bologna per noi è il cuore pulsante»