«Ok ai patti di quartiere, ma serviva più tempo»

Vittorio Valletta, Cesena Siamo Noi: «Buona la collaborazione tra le liste civiche e la maggioranza, che ha accolto le nostre istanze»

di Lucia Caselli

Cesena Siamo Noi per le elezioni di quartiere si è triplicato nel nome del civismo. Il gruppo civico presente in consiglio comunale ha dato il proprio supporto per concedere spazio alle liste civiche del quartiere Vallesavio e Dismano invece di gareggiare contro. «Da sempre sostenitori del civismo – racconta Vittorio Valletta – abbiamo dato una mano per favorire la nascita di altre realtà più vicine ai residenti».
Valletta, a dieci mesi dal voto quali sono le differenze che si notano nell’amministrazione dei quartieri?
«I progetti stanno andando a rilento. È difficile lavorare a causa delle restrizioni da Covid-19 quindi i consiglieri di quartiere per forza di cose sono lontani dai cittadini. È positivo che i rappresentanti siano stati eletti e non nominati, ma la pandemia ha tolto il contatto tra i residenti. In più, il nuovo regolamento ha imposto un albo a cui iscriversi per la partecipazione alle riunioni del consiglio che però ancora non esiste. In questo modo diventa difficile risolvere i problemi locali».
Qualche mese fa lamentava che ci fosse stato poco tempo per stilare i patti di quartiere.
«Sì, in un mese si è dovuto tirare le somme per elencare i progetti da portare avanti e vedere realizzati. I consiglieri non hanno avuto modo di incontrarsi spesso, ma un paio di volte al massimo ».
Servirebbe un tempo più lungo?
«Con almeno sei mesi, tra cui quelli estivi per incontrarsi, sarebbe di sicuro uscito un elenco delle priorità più ragionato. Così, invece, non c’è stato un vero confronto anche perché le proposte in realtà non derivavano dai cittadini, ma dal Comune. Una sorta di piramide rovesciata ».
Cosa c’è di Cesena Siamo Noi nel nuovo regolamento dei quartieri?
«Abbiamo partecipato cercando di essere molto collaborativi e la maggioranza è stata aperta nell’accogliere le nostre istanze ».
Di cosa andate orgogliosi?
«Avevamo chiesto sia il voto ai sedicenni che la loro possibilità di candidarsi, ma quest’ultima richiesta non è passata. In più, abbiamo cercato di favorire la nascita di realtà civiche garantendo il nostro appoggio e promettendo di non candidarci contro nel caso in cui in un quartiere si fosse presentata un’altra lista civica, ma al contrario di sostenerla ».
Come è andata?
«Sono nate le liste Noi Siamo del Dismano e Noi per il Vallesavio. La prima è nata unendo alcuni nostri candidati con altri cittadini, la seconda da residenti già impegnati nel quartiere. Ci tengo a sottolineare che il nostro è un lavoro di rete».
In che senso?
«I consiglieri dei vari quartieri hanno una chat in comune e fanno delle riunioni mensilmente per tenersi aggiornati e confrontarsi sui temi generali come la mobilità per fare un esempio. A coordinare la rete c’è Stefano Balzani. È un modo per sfruttare le competenze di tutti. Aiuta a crescere e a portare nuove iniziative nel proprio consiglio di appartenenza. Si formano anche dei gruppi di lavoro per trattare temi prioritari come l’integrazione tra le piste ciclabili e le reti di trasporto pubblico. Alcune frazioni sono prive di uno dei due o di entrambi quindi vogliamo monitorare per integrare quello che manca. La mozione è stata approvata oltre un anno fa dal consiglio comunale. Speriamo si riesca ad andare avanti».
Altre priorità dei quartieri?
«Risolvere la questione finanziamenti. Ogni quartiere prima aveva a disposizione un budget di 10mila euro, con cui finanziava tante iniziative. Ad esempio, una scuola elementare poteva chiedere e ottenere un piccolo contributo per realizzare laboratori con esperti o associazioni. Oggi non si fa più perché il fondo non è stato più stanziato da quando è cambiata la normativa anni fa e non c’è nemmeno più il comitato Q12 che deliberava sull’assegnazione dei fondi».
Quanto sono importanti i quartieri per una città?
«Noi siamo sempre stati cittadino centrici esattamente come i quartieri, che sono la base della piramide, se non è rovesciata. La partecipazione più è allargata più esprime la sintesi migliore del territorio in cui si vive».


«Si percepiva una necessità di cambiamento»

Fabio Biguzzi, Lega: «Nei quartieri con le liste ‘Insieme’ abbiamo tenuto fuori i simboli di partito. Nei quartieri c’è ancora molto da fare»

di Lucia Caselli

Fabio Biguzzi, consigliere comunale della Lega, ha collaborato alla creazione della lista civica Insieme per «dare una mano – spiega – a chi voleva candidarsi senza simbolo e partito, veramente all’insegna del civismo, ma di cambiamenti positivi in quasi un anno dal rinnovo dei consigli votati ce ne sono ben pochi».
La Lega aveva collaborato alla stesura del regolamento dei quartieri, ma poi si era astenuta dal voto. Perché questo cambio?
«Il ritorno al voto abbiamo sempre pensato fosse un elemento positivo, ma non abbiamo mai creduto che sarebbe avvenuto un miracolo, e infatti non c’è stato ».
A cosa si riferisce?
«A suo tempo abbiamo presentato 35 emendamenti e tra questi chiedevamo di rivedere la concessione del voto ai sedicenni. Richiesta che però non ha trovato terreno fertile. Il voto è stato concesso anche a loro, ma la decisione si è rivelata un flop. In pochissimi andarono a votare tra i 16 e i 18 anni. Fosse stato per me avrei sburocratizzato di molto anche la presentazione delle liste, ecco alcuni dei motivi per cui abbiamo preferito non votare».
Perché decise di spendersi per mettere in piedi questa lista?
«Per dare voce ai cittadini che non l’avevano. Non mi interessava sapere dove votassero o quale tessera avessero. Tant’è che in un consiglio è stato eletto qualcuno del Movimento 5 Stelle tramite la lista Insieme. Abbiamo voluto pensare solo alle proposte che le persone avevano per vivere meglio in alternativa a quelle del Pd. Per la Lega, come per Cambiamo, dargli un supporto a livello burocratico è stato naturale. Non ci interessava però mettere un nome o un simbolo come è stato fatto dall’altra parte. Abbiamo creato una lista veramente civica, senza essere espressione diretta di un partito come ha fatto invece il centrosinistra inserendo il nome del sindaco».
C’era la necessità di un cambiamento?
«In tanti nei quartieri non si sentivano più rappresentati anche perché i precedenti membri del consiglio erano stati nominati dalla vecchia giunta comunale sulla base di autocandidature, ma secondo me i consigli di quartiere troppo spesso hanno due funzioni principali: fare da cassa di risonanza dell’amministrazione o al contrario fare da filtro sulle critiche e bloccarle sul nascere. Questo a dire il vero non è cambiato molto».
Perché?
«Pensiamo al sistema di raccolta dei rifiuti, è lo stesso in tutti i quartieri senza tenere conto di esigenze diverse».
Qual è una priorità che accomuna tutti i quartieri?
«Per quello che ho potuto toccare con mano io, un aspetto molto sentito ancora prima delle elezioni era la sicurezza, una tematica comune in tutte le zone. Però ripeto, in questa lista i partiti non c’entrano, si muove in autonomia. Noi abbiamo dato una mano per presentare le liste e riuscire a dare ai cittadini che non si ritrovavano con le idee del centrosinistra una voce fuori dal coro: qualcuno che li rappresentasse nel proprio quartiere senza nessun colore politico e senza paraocchi. Questo è accaduto anche se i candidati di Insieme non si sono aggiudicati la presidenza».
Quindi non nota dei cambiamenti positivi?
«Se mi chiede se preferissi un sistema ad elezione diretta o i consigli nominati dall’alto rispondo naturalmente con la prima opzione più democratica, ma non è stato stravolto niente. Più o meno le situazioni restano quelle di prima. Poi ogni quartiere è a sé. Dove c’è lo stesso presidente da anni fanno in un modo, altri all’opposto. Per esempio, qualcuno voleva creare 9 commissioni, in pratica ricreare un piccolo consiglio comunale, altri zero».
Cosa ne pensa dell’introduzione dei patti di quartiere?
«Credo che il Comune non dovrebbe fare patti da firmare perché se poi ci si lamenta di qualcosa può sempre dire che non era previsto dal patto. In alcuni casi sono entrati nei patti sempre le stesse proposte che vengono avanzate da dieci anni a questa parte e ancora non hanno trovato una soluzione, chissà se sarà la volta buona».


«Il nostro impegno su strade e viabilità»

Unico raggruppamento slegato dai partiti, la ’Lista civica per la sicurezza’ è rappresentata da Gabriele Magnani nel quartiere Rubicone

di Lucia Caselli

L’unica lista slegata totalmente dalla politica locale era quella di Gabriele Magnani, che ha presentato nel quartiere Rubicone, dove Magnani risiede da lungo tempo.
Magnani, com’è nata Lista civica per la Sicurezza?
«A causa della mancanza di sicurezza stradale. A Calisese, la via Montiano è una stradina stretta e priva di manutenzione ma molto trafficata. La chiamano La corta perché in poco tempo porta a Montiano senza dover passare da Badia. Abito qui vicino da una vita e avrò già visto una decina di incidenti. Nessuno mortale, ma ho voluto impegnarmi per evitare che possa accadere in futuro. Per questo ho deciso di creare una lista civica senza colori politici per provare a cambiare le cose».
Ci sta riuscendo?
«È difficile a causa della burocrazia. Sono stato per 35 anni dipendente comunale dell’ufficio strade. Conosco bene le problematiche e i permessi che servono per realizzare gli interventi di messa in sicurezza. Ad esempio, a Calabrina in passato è stata fatta una circonvallazione per evitare che il traffico diretto verso il mare passasse dal centro abitato del paese, la stessa cosa andrebbe fatta anche qui a Calisese. Infatti, il Comune ha approvato un progetto per realizzare una chicane, una doppia curva a esse a senso unico alternato per rallentare la velocità nel centro abitato, ma ancora non ha ricevuto il nulla osta dalla Provincia da quando ha presentato la domanda, lo scorso novembre. Voglio proporre all’amministrazione di farsi cedere gratuitamente la via Montiano per poterla gestire meglio ».
Quali sono i principali problemi del Rubicone?
«Oltre alle strade, a cui aggiungo che in via Malanotte andrebbero installati dei dissuasori per rallentare la velocità dei mezzi, Calisese non ha neanche un metro di pista ciclabile. Si sta realizzando la bicipolitana, ma noi rischiamo di essere esclusi. L’abbiamo chiesta e inserita nei patti di quartiere che da Madonna del Fuoco arrivi fino a qui».
È la prima volta che lei si trova in consiglio?
«Sì, ho sempre rifiutato di fare politica, ma l’anno scorso ho deciso di scendere in campo perché essendo in pensione posso prendermi il tempo da dedicare ai problemi della zona. E farlo con il consenso dei cittadini non ha prezzo».
Soddisfatto del ritorno alle urne?
«Non aveva senso come era stato fatto nel 2015: nominare delle persone sulla base della loro autocandidatura da giostrare come dei burattini. È stato giusto poter dare di nuovo la possibilità di scegliere».
Qual è l’importanza di un quartiere?
«È un organo collegiale fondamentale. Cosa sarebbe un comune senza quartieri? Niente. È il giusto collegamento tra politica e cittadini. Tendenzialmente le persone non si sentono molto vicine ai politici, ma i consigli di quartiere servono proprio a ridurre le lontananze. Sono parte integrante della vita del Comune ».
La gente partecipa attivamente?
«Cerco sempre di invitare le persone a fare proposte, a partecipare agli incontri. Ci piacerebbe abbellire la piazza di Calisese, che è uno spazio di cemento desertico, e chiedo a tutti come la vorrebbero. Quando racconto del progetto della pista ciclabile si sorprendono e comprendono quanto sarebbe bello potersi spostare in bici fino a Cesena ».
All’interno del consiglio c’è collaborazione?
«Ci troviamo bene e gli incontri sono andati avanti attraverso gli schermi quando non ci si poteva incontrare fisicamente. Da poco abbiamo sostituito il presidente per motivi di salute, non è più Loris Babbini, ma Amedeo Farabegoli».
Invece i rapporti con il Comune come sono?
«L’ufficio partecipazione ci invia spesso le ultime notizie, comunque i rapporti sono buoni. Una volta era più semplice e c’erano meno formalità, ma i sei milioni stanziati per opere primarie sono una vera manna dal cielo».
Si riferisce al patto di quartiere.
«Lo abbiamo compilato, per adesso è sulla carta, ma nei prossimi tre anni il collegamento ciclabile dovrebbe vedere la luce».


«I quartieri, una palestra di democrazia»

Lorenzo Plumari, segretario cittadino del Pd, ha coordinato le liste di centrosinistra ’Cesena città dei quartieri’

di Lucia Caselli

Lo scorso settembre dopo 10 anni si è tornati a votare per eleggere i consigli di quartiere. Lorenzo Plumari, 27anni, ha fatto da coordinatore per la lista di centrosinistra ’Cesena Città dei Quartieri’ che riuniva tutti i movimenti e partiti che avevano supportato la candidatura a sindaco di Enzo Lattuca (Partito Democratico, Fondamenta, Partito Repubblicano Italiano, A sinistra – Articolo 1, Popolari per Cesena, Cesena 2024) a cui a Borello si era aggiunta la lista civica Uniti per Borello.
Plumari, cosa ne pensa del regolamento approvato a fine 2019 per riportare i cittadini al voto per scegliere il nuovo presidente di quartiere e il suo consiglio?
«Come centrosinistra abbiamo sempre creduto nei quartieri e lo abbiamo dimostrato anche negli anni passati. Abbiamo desiderato uno slancio per questi organi e lo avevamo inserito come punto forte anche nel nostro programma elettorale e lo abbiamo concretizzato subito»
I cesenati come accolto il ritorno alle urne?
«Sono stati oltre 15mila i cittadini che si sono recati a votare quindi ci ha fatto piacere vedere che il nostro stesso ragionamento è stato colto».
Quali sono state le motivazioni che hanno spinto la sua lista a presentare le candidature nei quartieri?
«Sicuramente continuare un percorso iniziato molti anni prima. Proseguire a lavorare al proprio quartiere per migliorarlo. Siamo riusciti infatti a replicare la riuscita esperienza delle elezioni amministrative, aggiudicandoci la maggioranza dei voti in tutti e 12 i quartieri».
Quali sono le tematiche che ritenete prioritarie quando si parla di quartieri?
«Essere un presidio del territorio da diversi punti di vista tra cui sociale e culturale. Un punto di ritrovo per tutti, dal ragazzo all’anziano. È importante essere una spalla dell’amministrazione quanto essere un pungolo».
Quanto sono importanti i quartieri come organi?
«Per prima cosa, avendo fatto parte del consiglio del quartiere Cesuola per cinque anni, posso dire che farne parte è un’esperienza molto formativa e che aiuta chiunque ad avvicinarsi alla politica e segnalare problematiche senza dover passare per forza dal Comune. Sono enti facilitatori fondamentali per solleciti, problemi, proposte. E i presidenti sono delle vere e proprie antenne che vivendo nel quartiere sono in grado di sorvegliarlo».
Tra le loro funzioni c’è anche l’organizzazione di iniziative.
«Tra cui Quartieri Solidali, una raccolta alimentare per le famiglie più bisognose che nell’ultimo anno è stata bloccata ma speriamo di poterla ripetere in autunno. In più, anche Puliamo il Mondo, una giornata dedicata alla raccolta dei rifiuti lungo le vie e le aree della nostra città a cui la prossima volta vorremmo riuscire a far aderire tutti i 12 quartieri».
Con il nuovo regolamento sono stati inseriti anche i Patti di Quartiere, un documento per ogni quartiere che contiene una programmazione condivisa tra amministrazione comunale e consigli di quartiere e i progetti che verranno realizzati nel prossimo triennio. Utili?
«Rappresentano lo slancio a cui ci riferivamo in campagna elettorale. Non bastava l’elezione diretta, serviva un patto, un programma che si traducesse in un esempio concreto come la costituzione di una rete bibliotecaria cittadina che ha creato sinergia tra le biblioteche di quartiere e i punti di lettura. Luoghi dinamici in cui convogliare interessi, progetti ed eventi. Un percorso partecipato che conta oltre 170 aderenti».
Quali sono altre novità che sono state introdotte?
«Il collegio dei presidenti si riunisce una volta al mese, mentre prima tre o quattro volte all’anno. Inoltre, i neoeletti hanno frequentato un corso di formazione durato mesi per conoscere i loro compiti e capire come comportarsi ».
Ora è più semplice vedere realizzate le proprie richieste?
«Abbiamo cercato di rafforzare i rapporti con l’amministrazione e l’applicazione Cesena Segnala sta velocizzando molto il tutto dando sempre risposte».