L’EDITORIALE LE ASPETTATIVE PER IL 2019. SUSSULTI POSITIVI DAL TURISMO

Dalle infrastrutture agli investimenti
Un anno pieno di incognite per l’economia

di MATTEO NACCARI

UN ANNO pieno di incognite. Ecco come sarà il 2019. E’ inutile sperare in un’economia spumeggiante, sia a livello mondiale che locale. I segnali di rallentamento del ciclo economico ci sono tutti, le incertezze anche, soprattutto in Italia grazie al governo, e quindi, nonostante moltissimi settori stiano macinando fatturato e utili, nessuno scommetterebbe su curve di crescita spettacolari. Anzi. L’Emilia Romagna resta, fortunatamente, uno dei motori dell’economia italiana e le eccellenze che vanta nel suo territorio – dall’agroalimentare alla meccanica, al packaging –, sostenute da solidi distretti, sono sicuramente un punto di forza invidiato all’estero. E anche nel 2019 il Prodotto interno lordo, la ricchezza prodotta, dovrebbe essere positiva. Però lo scenario dove operano le imprese non è dei più favorevoli.

A BOLOGNA, salvo colpi di scena, sembra affondato il progetto per realizzare il passante autostradale, un nuovo e moderno tratto dell’A14 che liberi – finalmente – dal traffico quotidiano uno dei principali nodi della viabilità italiana. I tanti no che arrivano da un governo poco attento all’economia stanno cancellando questa infrastruttura che porterebbe in dote non soltanto investimenti superiori ai 100 milioni di euro, ma anche ricadute molto positive su tutta l’economia.

ANCHE in Romagna il problema infrastrutture esiste da tempo: le principali strade sono spesso in condizioni pietose, vedi E45 o Adriatica, senza contare che la chiusura della Ravegnana ha ridotto i collegamenti tra Ravenna e Forlì. Allargando lo sguardo, si attende che finalmente all’aeroporto di Forlì riprendano i voli, mentre si aspettano maggiori investimenti in quello di Rimini. L’economia ha sussulti positivi, ma come si diceva l’incertezza sta avendo pesanti ripercussioni. Lo dimostra, ad esempio, la marcia indietro di Ieg, la società che associa le Fiere di Rimini e di Vicenza, che ha deciso di fermare il processo di quotazione proprio a causa della incertezza sui mercati.

I DATI che emergono da questo inserto, mettono comunque sotto i riflettori un’economia in ripresa, con molti settori che si lasciano alle spalle le difficoltà della crisi. Non è però credibile augurarsi che gli imprenditori decidano di aumentare i propri investimenti in un territorio che resta fermo. Probabilmente in molte zone della Romagna manca una visione che vada oltre il presente e questo implica ricadute sull’economia. Purtroppo, gira e rigira, dovrebbe sempre essere la classe politica a delineare il futuro di una città o di un territorio e invece qui sembra che le idee siano poche. Anche dalla Regione non è arrivata una vera scossa. Cosa succederà sotto il profilo delle infrastrutture è difficile da dire, sicuramente con questo governo le novità saranno poche. Certo è che così facendo si rischia non solo di frenare lo sviluppo dei numeri, ma anche di non invogliare chi può a fare di più. Rassegnandoci non a un declino – le realtà brillanti sono molto diffuse, fortunatamente – ma a vivacchiare sull’esistente.

NOTE positive arrivano sotto il profilo del turismo, con una Rimini dinamica che ha riaperto il teatro Galli, che punta sui luoghi di Fellini e una Ravenna che ha finalmente inaugurato il grande museo archeologico di Classe. Non servirà a ribaltare le sorti dell’economia, ma sono comunque segnali positivi. Chissà se basteranno.

NOTE METODOLOGICHE

CAMPIONE ANALIZZATO

Top500 Romagna prende in esame le prime 500 imprese con sede legale e attività operativa nelle provincie della Romagna (Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini), selezionate sulla base del fatturato nell’esercizio 2017, di cui risulta disponibile il bilancio approvato. Come già avvenuto per le scorse edizioni del rapporto, sulla base delle informazioni in nostro possesso sono state incluse nel campione anche le imprese con sede legale non nelle provincie della Romagna ma con sede direzionale, amministrativa ed operativa nella Romagna, al fine di fornire una rappresentazione dell’economia romagnola il più accurata e completa possibile. Dall’analisi sono state invece escluse le società finanziarie (banche e assicurazioni) e le holding finanziarie (ossia le società che hanno come attività quasi esclusiva la gestione di partecipazioni in altre imprese, come le cosiddette “casseforti di famiglia”) senza sede operativa nelle provincie della Romagna. Utilizzando le informazioni disponibili, inoltre, si è cercato di escludere dal campione tutte le società controllate da imprese già inserite in graduatoria, per evitare duplicazioni. Non siamo tuttavia in grado di escludere che qualche gruppo sia stato presentato con più di una società nella graduatoria generale. I dati riportati nelle tabelle sono quelli del bilancio consolidato di gruppo, ovvero del bilancio d’esercizio, quando il bilancio consolidato non viene redatto. Solo in rari casi di irreperibilità del bilancio consolidato si è considerato comunque quello individuale. I dati presentati come esercizio 2017 sono relativi ai bilanci chiusi fra l’1 maggio 2017 ed il 30 aprile 2018. I dati comparativi dell’esercizio 2016 riportati nelle tabelle sono quelli acquisiti dai bilanci depositati dalle società nel 2016. Essi sono stati adeguati laddove le società avessero a loro volta prodotto un comparato 2016 diverso, per effetto della modifica di eventuali criteri di contabilizzazione ovvero del passaggio alla redazione del bilancio secondo gli IAS/IFRS. Pertanto, i dati di bilancio esaminati possono essere considerati confrontabili con quelli relativi all’esercizio precedente. Per l’individuazione iniziale delle società è stata utilizzata la banca dati AIDA, dalla quale sono stati estratti direttamente la maggior parte dei dati riportati nelle tabelle, qualora disponibili in formato digitale. È quindi possibile che alcune imprese, pur avendo i requisiti di fatturato, non siano state inserite in graduatoria per l’indisponibilità del relativo bilancio alla data di chiusura delle elaborazioni (ottobre 2018) presso la banca dati indicata. La classificazione nei diversi settori è stata effettuata utilizzando i codici ATECO attribuiti all’impresa dalla banca dati AIDA.

a dati AIDA.

GLOSSARIO – LEGENDA

L’analisi è volta ad approfondire tre rilevanti caratteristiche delle maggiori imprese delle provincie romagnole: la dimensione, la redditività ed il rischio finanziario. Ciascuna caratteristica è studiata attraverso l’utilizzo di appositi indicatori/indici di bilancio di seguito illustrati.

DIMENSIONE AZIENDALE

  1. Ricavi: è il valore complessivo dei ricavi di vendita dell’esercizio di riferimento.
  2. Totale attivo: è il totale degli investimenti aziendali in essere al termine dell’esercizio. È pari al totale delle attività di stato patrimoniale.
  3. Patrimonio netto: per definizione è la differenza fra attività e passività e rappresenta la valorizzazione delle risorse investite dai soci nell’impresa, direttamente attraverso il conferimento di denaro o beni e indirettamente attraverso la mancata distribuzione di utili. È pari al patrimonio netto di stato patrimoniale (patrimonio netto consolidato, in caso di bilancio consolidato).

REDDITIVITÀ

  1. Utile (perdita) d’esercizio: è il risultato che sintetizza l’andamento economico dell’anno. Se positivo, significa che l’impresa ha generato beni/servizi con un valore superiore al costo di tutti i fattori produttivi impiegati nella produzione/fornitura dei medesimi. È pari all’utile/perdita riportato in conto economico (utile/perdita consolidato, in caso di bilancio consolidato).
  2. Risultato operativo (EBIT): misura il reddito complessivamente prodotto da tutti gli investimenti non finanziari dell’impresa, prima degli oneri finanziari e delle imposte. Tale risultato quindi non è influenzato dall’indebitamento della società. È calcolato sottraendo ai ricavi di vendita tutti i costi ordinari di natura operativa.
  3. Mol (EBITDA): è il Margine Operativo Lordo ed è dato dalla differenza fra i ricavi di vendita e tutti i costi di produzione, esclusi gli ammortamenti e le svalutazioni. Non tiene inoltre conto, come già l’EBIT, della gestione finanziaria e tributaria. Rappresenta un indicatore della capacità dell’azienda di generare risorse finanziarie attraverso la vendita di beni e/o servizi.
  4. ROE: misura le redditività per i soci dell’impresa, ossia il rendimento del patrimonio netto. Nelle imprese (non cooperative) è un indice sintetico dell’efficacia gestionale. È calcolato come rapporto fra l’utile (perdita) dell’esercizio e il patrimonio netto a fine esercizio. Se il patrimonio netto è negativo, l’indice non viene calcolato.
  5. ROI: misura la redditività del totale attivo, ossia quanto hanno reso gli investimenti aziendali nell’anno considerato. È calcolato come il rapporto fra il risultato operativo e il totale attivo a fine esercizio. 10. ROS: misura la redditività operativa delle vendite, ossia quanta parte del fatturato dell’esercizio si è trasformata in reddito operativo. È un indice di efficienza della gestione: più alto è il ROS, più efficiente è stata l’impresa. È calcolato come il rapporto fra il risultato operativo e i ricavi di vendita.

RISCHIO FINANZIARIO

  1. Rapporto di indebitamento: misura per ogni euro di patrimonio netto, quante passività sono iscritte in stato patrimoniale. È quindi una misura dell’indebitamento complessivo dell’impresa, che considera sia le passività finanziarie (ad es. debiti verso banche), sia le passività operative (ad es. i debiti verso fornitori, e i fondi rischi e oneri). Tanto maggiore è questo rapporto, tanto più alto è il rischio finanziario. È calcolato rapportando tutte le passività (operative e finanziarie) al patrimonio netto. Se il patrimonio netto è negativo, l’indice non viene calcolato.
  2. Copertura degli oneri finanziari: questo indice misura quanto il margine operativo lordo copre gli oneri finanziari dell’esercizio. È calcolato rapportando il Mol (EBITDA) agli oneri finanziari dell’esercizio ed informa sulla quota di risorse derivanti dalla gestione destinate alla remunerazione dei mezzi dei terzi. Valori elevati dell’indice indicano un ridotto rischio finanziario. Se l’impresa non ha oneri finanziari e per valori prossimi allo zero, l’indice non è calcolato.