«Adeguare la preparazione delle persone»

Buzzoni (Ifoa): «Con le tecnologie c’è bisogno di competenze, i lavori creativi restano»

IFOA è una struttura di 220 persone, nata nel 1971 a Reggio Emilia, di proprietà delle Camere di commercio dell’Emilia-Romagna e di Unioncamere regionale e nazionale. «Siamo un istituto no profit, lavoriamo sulla formazione», spiega Francesco Buzzoni, responsabile formazione business a catalogo.

Verso chi sono rivolte le vostre attività di formazione?

«Facciamo attività per i giovani che si affacciano al lavoro post-diploma e post-laurea e la formazione obbligatoria, manageriale e tecnica. Inoltre non ci occupiamo più solo di formazione ma anche di servizi per il lavoro, siamo accreditati come agenzia per il lavoro. Usiamo molto il tirocinio formativo. Poi abbiamo diverse attività di progetti all’estero. Abbiamo una decina di sedi in Italia».

Quali corsi offrite?

«Se parliamo giovani, formiamo figure professionali come gli informatici, che sono scarsisssimi in Italia, figure amministrative, nel marketing e vendite e nelle risorse umane. Per quanto riguarda la formazione aziendale, aiutiamo le aziende a ottenere i finanziamenti per farla. Sui contenuti siamo legati al catalogo: le aree sono quelle dei contenuti amministrativi, di management e informatici, oltre che la sicurezza sul lavoro che è quella che fa più numeri. Complessivamente abbiamo circa 500 titoli a catalogo».

Come siete cambiati negli anni?

«Siamo sopravvissuti agli alti e bassi del mercato, che si è ingrandito molto. Abbiamo colto tutta l’office automation e cerchiamo di usare sempre più i dati, che sono il nuovo petrolio e danno il vantaggio competitivo. Non abbiamo ancora una figura di data scientist, ma diverse figure che ci lavorano. E poi bisogna considerare che oggi il 90% delle persone cerca un corso di formazione su Internet, lì si gioca il mercato».

E come è cambiato, in tempi di Industria 4.0, il tipo di servizio che offrite?

«Naturalmente formiamo molti informatici. Restano molto importanti le tematiche legate al marketing, alle vendite e amministrative. Poi abbiamo puntato un po’ sui corsi sull’ambiente e sull’agroalimentare. Abbiamo corsi nell’ambito della produzione. E abbiamo di recente lanciato un catalogo proprio su Industria 4.0: sono tutti temi che stiamo promuovendo molto nell’ambito delle Camere di commercio. Abbiamo supportato diverse Regioni da nord a sud, nella realizzazione di seminari per professionisti e imprenditori su queste tematiche. Inoltre con gli Innovation study tour accompagnamo manager e policy maker a vedere i casi di eccellenze: siamo stati in Svezia, progettiamo un viaggio in Israele. E sempre a livello di ecosistema stiamo mettendo in piedi uno study tour sull’Emilia-Romagna, considerata molto interessante nelle altre regioni».

Quali sono le sfide future da affrontare per l’Emilia-Romagna?

«Fare ancora più rete e riuscire a promuoversi e comunicare in maniera efficace ciò che si fa. L’obiettivo dello study tour è quello. Per essere i migliori la strada è investire ».

Come cambierà l’approccio alla formazione nei prossimi anni?

«Sempre di più le imprese usano i fondi che hanno ed è un buon dato. Uno dei problemi è quello di riuscire ad adottare nella maniera giusta la tecnologia e di essere avanti. L’altro tema è quello della managerialità: in certi casi i manager non crescono di pari passo con la tecnologia. Spesso i piccoli fanno più fatica. Si stanno affermando nuove modalità di formazione: l’online si sta diffondendo molto, ci sono corsi sempre più brevi. Ma anche una tendenza a cercare di fare da soli: ormai il web è un posto in cui si acquisisce qualsiasi tipo di know how, ma la percezione di diventare esperti con un video su youtube è un po’ falsa».

L’Industria 4.0 elimina posti di lavoro?

«Nell’immediato ne crea. Dal nostro osservatorio le figure informatiche si stanno evolvendo, le tecnologie generano bisogno di competenze. Poi è vero che certe tecnologie sostituiscono certe figure umane, quindi si tratta di adeguare la formazione delle persone. Forse tra qualche decennio certe professionalità spariranno, quelle più ripetitive. Ma non penso che spariranno quelle più creative, legate all’intelletto umano». Riccardo Rimondi