«Ammissioni in crescita,
la Borsa sorride ancora»

Ermocida, partner Pwc: «Il 2019 ha confermato il trend positivo degli ultimi due anni. E i dati ci dicono che sarà un altro anno da record»

Sorride la Borsa. Lo conferma Giuseppe Ermocida, partner di Pwc, confrontando i numeri degli ultimi tre anni.
Ermocida, cosa emerge?
«Nei primi 9 mesi del 2019 ci sono state 29 ammissioni, di cui 26 all’Aim e 3 su segmento Mta. Poiché nel corso dell’intero 2018 erano state 38, e 39 nel 2017, appare credibile che si possa arrivare a un nuovo record per il 2019, rafforzando il trend del biennio».
Qual è, a suo parere, il motore trainante di questi trend?
«Sicuramente il segmento Aim, dedicato alle Pmi italiane ad alto potenziale che cercano denaro per la crescita del business».
A quali operazioni guardano le piccole e medie imprese?
«Sia nel 2018 che nel 2019, le operazioni prevalenti sono state le offerte pubbliche di sottoscrizione. In termini semplici, nuove risorse in azienda per far crescere il business attraverso crescita organica e acquisizioni».
Cresce dunque, nelle aziende, la ricerca di nuovi investitori.
«L’intento delle aziende è trovare nuove risorse finanziarie per consolidarsi e, nel contempo, attrarre nuovi talenti manageriali, capaci di farle diventare campioni internazionali e non solo italiani».
Questo per quanto riguarda l’Aim, il mercato alternativo del capitale. E l’Mta, invece?
«È stato interessato da tre operazioni. È da evidenziare come Nexi sia stata la più grande operazione europea di Ipo degli ultimi 9 mesi, per una capitalizzazione iniziale di 5,7 miliardi di euro».
Come vedono gli investitori internazionali il nostro mercato?
«Guardano all’Italia con rinnovata fiducia. Il nuovo Governo ha rassicurato i mercati sulla volontà di andare ad un accordo con la Commissione Europea sulla manovra e i toni sono scesi per lasciar spazio ad una nuova sostenibilità finanziaria».
Dall’osservatorio di Pwc cosa si vede?
«Il numero di operazioni in pipeline per la fine del 2019 e primo semestre 2020 è elevato. Come PwC stiamo lavorando su circa 10 dossier di diverse dimensioni. Nell’ultimo periodo oltre alle storie di crescita aziendale, favorite in termini valutativi dai tassi bassi e da valorizzazioni del futuro con multipli alti, incominciano a essere apprezzate anche storie più difensive di valore con forte resilienza, anche in caso di potenziali rallentamenti dell’economia nazionale ed internazionale.
Altri elementi degni di nota?
«L’attenzione alla qualità dei ricavi aziendali, all’agilità industriale ed alla sostenibilità dei gruppi in quotazione che, in tale ambito impone nuova attenzione sia all’equity story in termini di Esg (environment, social and governance), sia al grado di soddisfazione di manager e dipendenti. Insomma, buone prospettive di sviluppo del mercato borsistico italiano per il 2020, sperando che si possa vedere quotata la 150esima azienda all’ Aim».

Simone Arminio


L’analisi

Per i Family Office un mercato da 80 miliardi

Bendandi, partner di PwC: «Sempre maggiore la richiesta di servizi per la gestione dei patrimoni familiari»

Crescono i Family Office, strutture private che offrono servizi alle famiglie. Gianni Bendandi, partner di Pwc, ma cosa fanno?
«Hanno l’obiettivo di proteggere e conservare il patrimonio familiare in tutte le sue componenti, attraverso un’ampia varietà di servizi, tra i quali la gestione dei beni e delle partecipazioni, la governance e la trasmissione della ricchezza, l’istruzione della nuova generazione e la gestione dei conflitti familiari».
Da quali rischi proteggere i patrimoni?
«La situazione globale, le incertezze sulla crescita, le tensioni geopolitiche si ripercuotono sulle le strategie e le decisioni di investimento dei family office. Ad esempio, a seguito della politica monetaria delle Banche Centrali, che hanno abbassato i tassi di interesse, nonché delle limitate prospettive di ripresa, i family office si stanno orientando sempre di più verso attività meno liquide ma con ritorni più interessanti».
Degli esempi?
«Il portafoglio dei family offices ha visto aumentare l’esposizione verso asset alternativi, che nel 2019 ha raggiunto circa il 40% del totale degli investimenti, e al suo interno il peso maggiore è rappresentato dall’asset class private equity: la grande maggioranza dei family office (circa l’80%) sta investendo oggi in questo settore con un’esposizione media di circa il 19% del portafoglio».
E il real estate?
«Oggi ricopre un significativo spazio, con circa il 73% dei family office che investono nel settore immobiliare e un’esposizione pari al 17% del portafoglio».
Ma quanto vale, in totale, il mercato dei family office? «Secondo Magstat i family office attivi sono 139 con un patrimonio in gestione di 80 miliardi». La loro sfida più complicata?
«Il passaggio generazionale: in Italia, l’85% delle imprese sono a conduzione familiare ma solo il 13% supera la terza generazione. E ogni anno vengono stipulati circa 60,000 patti generazionali, di cui oltre il 20% non va a buon fine. In questo contesto è essenziale che il passaggio sia gestito e strutturato in modo da evitare la perdita di valore non soltanto per la famiglia e l’impresa ma anche per l’economia del paese».
Gli scenari del futuro?
«Oltre a quella tecnologica, per una sempre più accurata gestione del patrimonio, molto dipenderà anche da come il management si confronterà con un’esigenza sempre maggiore di personalizzazione da parte delle famiglie che necessitano di una pluralità di servizi diversi tra loro. La sfida principale, secondo noi, sarà scegliere tra due modelli organizzativi diversi: ricercare i migliori talenti sul mercato per soddisfare tutte le esigenze familiari oppure esternalizzare i servizi meno presidiati ad operatori specializzati ».

Simone Arminio


IL FOCUS

Proteggere e curare il patrimonio

Sono 139 le strutture in Italia che hanno un patrimonio in gestione

1
Cosa sono
I Family office sono nati per proteggere e conservare il patrimonio familiare attraverso una serie di servizi tra cui la gestione dei beni e delle partecipazioni, la governance, la trasmissione della ricchezza e i conflitti familiari

2
Gli asset di investimento
Oggi il 40% del totale degli investimenti è rivolto ad asset alternativi o al real estate, con il 70% dei family interessati a questo tipo di investimento

3
I due modelli
I family offices tendono sempre più a ricercare i migliori talenti sul mercato per soddisfare tutte le esigenze familiari oppure esternalizzare i servizi meno presidiati ad operatori specializzati


«La banca è vicina alle aziende
Ottime prospettive sui mercati»

Stefania Bergamaschi, direttore commerciale imprese: «Il nostro gruppo ha scelto di agevolare chi investe semplificando l’accesso al credito». Nei primi sei mesi del 2019 erogati 160 milioni

di Giuseppe Catapano

Stefania Bergamaschi, direttore commerciale imprese Emilia Romagna, Marche, Abruzzo e Molise di Intesa Sanpaolo, come si concretizza il vostro sostegno all’imprenditoria romagnola?
«La collaborazione con il tessuto imprenditoriale è salda e fidelizzata. Stiamo parlando di un territorio ricco di aziende con ottime prospettive sui mercati che hanno saputo investire nei capitali, nel rafforzamento sui mercati esteri e nella crescita dimensionale, a conferma di quanto la Romagna sia importante nel complesso del panorama economico italiano. Il nostro gruppo ha scelto di agevolare le imprese che investono semplificandone l’accesso al credito: nella determinazione del rating valorizziamo gli aspetti qualitativi come l’investimento in capitale umano e l’innovazione, l’appartenenza alle filiere e la sostenibilità. Nei primi sei mesi del 2019 Intesa Sanpaolo ha erogato alle imprese della Romagna 160 milioni di nuovo credito. Allo scorso aprile, in regione, avevamo aderito al nostro Programma Filiere, che consente alle piccole imprese di ottenere un migliore e più conveniente accesso al credito, 92 aziende capofila con circa 20mila dipendenti, 2.650 imprese fornitrici e un giro d’affari complessivo di 13,5 miliardi di euro. Il nostro gruppo è fortemente impegnato anche in Romagna nell’accompagnare interventi dalle elevate ricadute sociali e turistico-culturali».
Esistono settori in cui il vostro impegno è maggiore?
«Più che di settori credo sia giusto parlare di dinamiche che meritano attenzione da parte nostra, di istanze che ci giungono dalle imprese e dalle associazioni di categoria cui cerchiamo di dare risposte e supporto concreto. Dinamiche che possono andare dalla concessione di credito al supporto per il rafforzamento sui mercati esteri, come riguardare tutte quelle fasi e ciclicità che possono risultare vitali per lo sviluppo delle imprese e con esso per il livello occupazionale e di qualità della vita delle comunità locali. Oltre all’interazione diretta e costante con gli imprenditori, Intesa Sanpaolo segue attentamente le dinamiche economiche locali sia attraverso il lavoro puntuale della propria direzione studi e ricerche, sia attraverso il comitato territoriale della Romagna. Un organismo, quest’ultimo, composto da rappresentanti del tessuto socio-economico istituito lo scorso anno il cui scopo primario è proprio l’ascolto delle istanze che emergono dalla comunità locale e, al contempo, il dialogo e il confronto per creare insieme la Romagna di domani».
Dalle grandi aziende alle Pmi, fino alle start up: il tessuto economico dell’area è variegato, il sostegno di una banca è ‘solo’ nei finanziamenti?
«Il sostegno alla crescita e allo sviluppo vede nel credito un tassello fondamentale. Tuttavia, non può essere l’unico architrave su cui poggiare il nostro sistema produttivo. Per questo, come banca, abbiamo di recente intrapreso il progetto ‘Imprese Vincenti’: un programma di valorizzazione e promozione dedicato a 120 Pmi che hanno saputo creare un modello di business vincente, puntando su un insieme di strategie innovative. Per raggiungere questi traguardi, le aziende italiane, piccole e medie, hanno però bisogno di intraprendere un percorso di counseling in cui le banche – e non solo le società di consulenza – mettano a disposizione il loro enorme bagaglio culturale e di relazioni favorendone la crescita nel medio-lungo periodo. Motivo per il quale abbiamo creato anche una società ad hoc: Intesa Sanpaolo ForValue, specializzata nell’offerta di servizi non finanziari alle imprese. Solamente così si potrà ottenere quel ritorno sugli investimenti che poi è condizione necessaria per l’erogazione e il sostegno creditizio stesso».
Si tratta di un’area vivace e trainante per l’intera regione?
«L’Emilia Romagna è di per sé una regione con una fortissima vocazione manifatturiera e un’elevata propensione all’export. Nel 2018 si è raggiunto il livello record di 63,4 miliardi di euro di esportazioni: solo la Lombardia è riuscita a fare meglio. La Romagna contribuisce al primato della regione con una forte specializzazione in alcuni settori manifatturieri come moda, agroalimentare, meccanica e mobilio. Sul territorio romagnolo, infatti, sono presenti cinque dei venti distretti monitorati da Intesa Sanpaolo in regione: abbigliamento di Rimini, calzature di San Mauro Pascoli, ortofrutta romagnola, macchine per il legno di Rimini e mobili imbottiti di Forlì. L’Emilia Romagna è anche la quarta regione italiana per valore aggiunto del turismo, decisivo il ruolo della Romagna che rappresenta circa il 70% delle presenze dei turisti in regione».
Dopo grande crisi e ripresa, ora c’è chi teme che le banche chiudano i rubinetti del credito.
«Intesa Sanpaolo, in Italia, nei primi nove mesi del 2019 ha erogato più di 32 miliardi di euro a medio e lungo termine a famiglie e imprese. Come ha sottolineato il nostro consigliere delegato, Carlo Messina, siamo un fattore di accelerazione della crescita dell’economia reale del nostro Paese. Abbiamo confermato la nostra capacità di lavorare a fianco di tutte le aziende in grado di superare condizioni di temporanea difficoltà. Nei nove mesi abbiamo aiutato circa 15mila aziende a tornare in bonis. Dal 2014 il numero di queste imprese sale a 108mila: una cifra significativa considerato l’impatto positivo generato sull’occupazione – più di mezzo milione posti di lavoro – e sull’indotto».


LA SCHEDA

Progetti e finanziamenti

L’impegno dell’istituto sul territorio: i numeri di una presenza radicata

1
Il sostegno
Nel primo semestre di quest’anno Intesa Sanpaolo ha erogato alle imprese della Romagna 160 milioni di nuovo credito

2
Programma Filiere
Consente alle piccole imprese di ottenere un migliore e più conveniente accesso al credito

3
Le aziende
Ad aprile avevano aderito 92 aziende capofila, con circa 20mila dipendenti, 2.650 imprese fornitrici per un giro di affari di 13,5 milioni di euro

4
A livello nazionale
Nei primi nove mesi dell’anno Intesa Sanpaolo ha erogato a famiglie e imprese più di 32 miliardi di euro a medio e lungo termine