Come destinare una piccola quota Irpef
senza sbagliare Occorre solo una firma

Possibile un’unica scelta per il contribuente

Introdotto per la prima volta nella legge finanziaria per il 2006, il 5 per mille è una misura di sussidiarietà fiscale. Si tratta formalmente di uno strumento che prevede per i contribuenti (solo persone fisiche e non aziende) la possibilità di destinare il 5 per mille dell’Irpef scegliendo tra onlus, associazioni di promozione sociali, associazioni riconosciute, enti dediti alla ricerca scientifica e alla sanità, università, servizi sociali dei Comuni. Il contribuente può decidere di destinare la quota prevista della propria imposta sul reddito delle persone fisiche firmando in uno dei 7 appositi riquadri sui modelli di dichiarazione ovvero modello Redditi Persone fisiche, modello 730, scheda allegata alla Certificazione unica. Ed è consentita una sola scelta di destinazione. Oltre alla firma, il contribuente può indicare il codice fiscale del singolo soggetto cui intende destinare direttamente la quota del 5 per mille. Per effettuare la destinazione al comune di residenza, invece, è sufficiente apporre la firma nell’apposito riquadro.


Larga partecipazione degli italiani

Dal 2012 sono entrati ufficialmente nel novero dei beneficiari anche gli enti che si occupano di tutela dei beni culturali. Fin dalla primissima edizione, il 5 per mille ha avuto un grande successo, con un’adesione dei contribuenti superiore alle aspettative iniziali. A oggi, circa il 65% dei contribuenti approfitta ogni anno di questa misura di democrazia fiscale che permette la devoluzione di una somma che raggiunge 400 milioni di euro l’anno.


IL RINNOVO 2019

Indicazioni nella legge di Bilancio

La legge di Bilancio, cui è demandato il compito di rinnovare la possibilità di versare il 5 per mille anno per anno, si limita a indicare appunto questa opportunità e ad elencare i soggetti che possono beneficiare del 5 per mille. La legge di Bilancio affida poi all’Agenzia delle entrate il compito di tipo amministrativo di definire con successive circolari le specifiche tecniche riservate agli enti che possono e vogliono concorrere alla ripartizione delle somme. Gli ultimi arrivati sono quelli che realizzano attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici.