Rendicontazione obbligatoria per garantire trasparenza nell’uso dei contributi percepiti

Norme / Tutti i beneficiari, indipendentemente dall’importo ricevuto, sono tenuti alla redazione di un rendiconto accompagnato da relazione illustrativa

Per assicurare allo Stao e ai contribuenti la massima trasparenza relativamente all’impiego delle risorse raccolte, tutti i soggetti che percepiscono quote del 5 per mille dell’Irpef, indipendentemente dall’ammontare del contributo ricevuto, sono tenuti a redigere un apposito rendiconto accompagnato da una relazione illustrativa, dai quali risulti in modo chiaro la destinazione delle somme percepite per ciascuna delle annualità di riferimento. Tale rendiconto dovrà essere redatto entro 12 mesi dal ricevimento del contributo e conservato per un periodo di 10 anni.Inoltre se l’importo ricevuto è superiore a 20.000 euro è obbligatoria la trasmissione del rendiconto al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.Sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sono reperibili le linee guida per la rendicontazione e il modello di rendiconto.Il rendiconto, debitamente firmato dal legale rappresentante deve essere corredato in copia di un valido documento di identità del medesimo rappresentante legale e dalla relazione descrittiva che illustra nel dettaglio la destinazione della quota ricevuta e gli interventi realizzati, indicandone il costo per ciascuna delle principali voci di spesa.Inoltre sarà obbligo dell’ente beneficiario la pubblicazione di tale rendicontazione sul proprio sito web entro i 30 giorni successivi all’invio del rendiconto all’amministrazione erogatrice alla quale dovrà darne comunicazione entro i successivi 7 giorni.


5, 2 e 8 per Mille: quote diverse e complementari

Cosa sono / Tre differenti misure fiscali che non si escludono fra loro

I contribuenti possono utilizzare una scheda unica per la scelta della destinazione dell’8, del 5 e del 2 per Mille dell’Irpef, strumenti fiscali che possono essere tutti utulizzati, l’uno non esclude l’altro. Del 5 per Mille abbiamo ormai analizzato vari aspetti. Che cosa sono e cosa possono andare a supportare le altre due misure fiscali?L’8 per Mille è la quota del gettito fiscale dell’IRPEF diviso, a seconda delle preferenze dei contribuenti, tra lo Stato e le diverse confessioni religiose che hanno firmato il protocollo d’intesa. Lo strumento nasce nel 1984 a seguito del nuovo concordato tra Stato e Chiesa. Grazie all’8 per Mille le diverse chiese possono finanziare vari progetti, siano essi umanitari, assistenziali o le esigenze di culto e la tutela della cultura e degli interessi religiosi, come la tutela delle minoranze contro il razzismo.Dal 2014 è stata istituita anche una nuova misura fiscale: il 2 per Mille. Tale misura, come nel caso del 5 per Mille e dell’8 per Mille non è una quota aggiuntiva a carico del contribuente ma una percentuale dell’Irpef -già dovuta e prevista- in favore di uno dei partiti politici che ha aderito al protocollo d’intesa. Abbiamo già visto come deve essere espressa la scelta per quanto riuguarda il 5 per Mille. Le modalità sono analoghe per esprimere la propria preferenza sulla destinazione dell’8 per Mille e per il 2 per Mille.