RESTAURIAMO

«Oggetti e opere ‘rivivono’»

ESPERTI di pittura e di scultura, professionisti della metallurgia ed ebanisti, artigiani della ceramica e restauratori, storici dell’arte e architetti. È un eterogeneo caleidoscopio di libere professioni, interessi personali e desiderio di contribuire al bene della comunità ad animare, dal 2010, le attività di RestauriAmo, l’associazione bolognese senza fini di lucro che punta a diffondere, riguardo agli oggetti di uso quotidiano come per i grandi capolavori, i concetti di conservazione, recupero e valorizzazione. «Il punto – dicono dal direttivo di RestauriAmo – è sensibilizzare la cittadinanza, a partire dalle giovani generazioni, per favorire un mutamento culturale duraturo, che ponga le opere al centro di un percorso fatto di conoscenza, amore e salvaguardia delle stesse». Il mezzo scelto per raggiungere questo nobile scopo è calarsi, con i propri saperi, fra la gente, attraverso l’organizzazione di incontri, seminari, laboratori e convegni che, organizzati in scuole, accademie e musei, favoriscano in particolar modo «lo scambio continuo fra opinione pubblica e addetti ai lavori, su un terreno delicato come quello della tutela del patrimonio artistico».

UNA DEFINIZIONE di arte, quella propugnata da RestauriAmo, di portata piuttosto ampia, visto che, come spiegano i fondatori, spazia «dai mobili e dalle cornici di pregio che magari abbiamo in casa a libri antichi e porcellane, passando a volte per una piccola chiave o per un vetro istoriato, oppure per il semplice picchiotto di un portone». In quasi un decennio di attività, speso a stretto contatto con numerose realtà locali consolidate e in collaborazione con gli organismi pubblici che si occupano di restauro e conservazione, RestauriAmo ha vantato e vanta partnership con strutture di pregio, pubbliche e private, fra le quali spiccano, tra le altre, le Collezioni comunali d’Arte di Palazzo D’Accursio, il Museo Davia Bargellini e il Museo civico Medievale.


POLIEDRICI

«Diamo forma al polistirolo»

PRODURRE artigianalmente oggetti e allestimenti, personalizzabili sotto ogni aspetto e dettaglio, dalle dimensioni alla forma, dai materiali alle finiture e colori. È un’idea semplice ma gravida di innovazione quella alla base di Poliedrici, l’azienda alle porte di Bologna che si occupa, in prevalenza, di dare una vita accattivante al polistirolo. Il materiale che viene impiegato per «dare forma alle idee» è infatti prevalentemente Eps, al secolo polistirolo, leggero e dai molteplici usi, che variano dagli allestimenti fieristici e teatrali agli articoli per eventi privati e aziendali, fino all’edilizia, al cake design, all’arredamento e alla vetrinistica. L’intuizione viene da due giovani calabresi emigrati anni fa sotto le Due Torri: Beatrice Mazzei, architetto di 30 anni con un’esperienza nell’azienda di famiglia che ha ispirato l’idea di Poliedrici, e Giulio Lacamera, 32enne laureato in Scienze Politiche a Bologna con una grande passione per la grafica e il design. Le produzioni di questo laboratorio sono di natura molto diversa tra loro per tipologia di realizzazione e campi di applicazione. Nella stessa giornata vengono realizzati dei più semplici dischi per il cake design a riproduzione di loghi per insegne e vetrine, fino alle sculture oversize per eventi aziendali e teatri.

QUASI tutti i prodotti nascono attraverso una doppia fase di produzione: la prima, digitale e automatizzata, attraverso la quale si disegna e successivamente intaglia l’oggetto mediante un macchinario e una seconda rappresentata, invece, dal lavoro artigiano di scultura, colorazione e assemblaggio, realizzato a mano. Poliedrici, dunque, rappresenta il modus operandi dell’azienda, basato sull’adrenalina dell’inaspettato, dei giorni lavorativi sempre diversi tra loro. Per questo motivo Giulio e Beatrice, nei primi tre anni di Poliedrici, si sono trovati a relazionarsi con situazioni molto diverse sul territorio bolognese, dall’allestimento di una parte di Palazzo Re Enzo fino alla festa del toro di Granarolo (zona dove attualmente è situata la sede produttiva dell’azienda), passando per le vetrine del centro e per la produzione delle scenografie dell’ultimo tour dello Stato Sociale.